Giovedì 25 giugno 2026
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Nelle caserme dove e' esposto il crocifisso

WaFer · · 5 interventi
Ecco cosa succede.

Botte in caserma, tre carabinieri a processo
Lesioni, abuso, falso, sequestro di persona Ad accusarli è un trentenne di Burano Una storia intricata, dove probabilmente la verità non sta tutta da una parte, certo è che ieri sul banco degli imputati c'erano il comandante della stazione dei carabinieri di Cavallino-Treporti, il maresciallo Claudio Pintus (45 anni), e due suoi carabinieri, Alessandro Esposito (33 anni) e Francesco Callari (27 anni). Devono rispondere, a vario titolo, di accuse gravissime: sequestro di persona, violenza privata, lesioni, abuso d'ufficio e falso ideologico. Ad accusarli tre giovani veneziani, uno di Burano, gli altri due di Cavallino e un cittadino marocchino: quei reati li avrebbero commessi per mettere a segno quella che le forze dell'ordine chiamano un'operazione di servizio, arrestare una o più persone, in questo caso per spaccio di sostanza stupefacenti.
Ieri, Jurghen Michieli (35 anni), incalzato dalle domande del pubblico ministero Giorgio Gava, ha raccontato la sua disavventura. L'8 maggio di due anni fa si era imbarcato sul vaporetto delle 23,07 che da Burano arriva a Treporti: voleva andare in discoteca a Jesolo e si era messo d'accordo con due amici di Cavallino che dovevano attenderlo, con l'auto del fratello di Jurghen, al pontile di Treporti. Venti minuti dopo il giovane ha raggiunto Simone Mentossi (27 anni) e Massimiliano D'Este (31 anni) e con loro, in macchina, si è diretto verso Jesolo.
Poco prima del ponte girevole, però, da un'auto dei carabinieri è arrivato il segnale di fermarsi e così i tre hanno fatto. Dopo un'attenta perquisizione, sono stati portati in caserma. «In auto - ha raccontato ai giudici della sezione penale del Tribunale lagunare Michieli - c'erano solo delle caramelle, quelle dei figli di mio fratello e forse hanno pensato che fosse droga». Arrivati in caserma, i tre sono stati divisi: Mentossi e D'Este in un ufficio, Jurghen in un'altra stanza.
«Appena mi sono seduto - ha riferito il giovane di Burano - uno di loro mi ha colpito con il manganello sulla bocca, volevano che chiamassi a tutti i costi Franco (il marocchino Eddine Kharamanli di 36 anni: ndr) per prendere un appuntamento con lui in modo che mi vendesse della cocaina, ma io neppure avevo il suo numero sul mio cellulare». Ha spiegato che avrebbero continuato a tirargli pugni e schiaffi e a urlargli: «Se questa sera non ci fai prendere qualcuno la droga te la mettiamo noi in tasca».
Così, lo avrebbero costretto a telefonare al marocchino e a prendere un appuntamento con lui poco dopo, al bar «Bamby», incontro che ci sarebbe stato alla presenza dei carabinieri, presenti ad una certa distanza. Dopo lo scambio, riportato in caserma avrebbero aggiunto che se collaborava ancora per qualche settimana non gli avrebbero ritirato la patente. «Mi hanno lasciato andare via intorno alle tre e mezzo della notte - ha concluso - mentre i miei amici li avevano lasciati andare un'ora prima».
Una settimana prima, Michieli aveva incontrato il marocchino attraverso uno dei due amici di Cavallino. «Mi voleva dire - ha sostenuto sempre ieri - che i carabinieri stavano preparando una trappola perchè lo avevano portato in caserma, lo avevano picchiato e gli avevano spento anche una sigaretta sulla mano e mi aveva fatto vedere la scottatura». Circostanze che il cittadino extracomunitario ha poi confermato ed è anche l'unico che si è costituito parte civile contro i tre carabinieri imputati.
Il reato di sequestro di persona è stato contestato perchè Mentossi e D'Este sono stati trattenuti in caserma senza alcun motivo e contestazione. Quelli di lesioni riguardano le botte che Michieli e Kharmanli avrebbero preso. I numerosi falsi si riferiscono ai rapporti in cui il comandante e i suoi uomini ricostruiscono la vicenda in modo fantasioso, parlando di indagini, di pedinamenti e accertamenti. Infine, l'abuso per aver preso dalle tasche di Michieli cinque biglietti da 20 euro (in tutto 100 euro) e averli invece addebitati al cittadino marocchino per dimostrare che erano i soldi pagati per l'acquisto della cocaina. Prossima udienza dedicata ai testi della difesa.
Quitidiano LA NUOVA DI VENEZIA
WaFer
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