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New York, vietato fotografare
di segretaire
10 luglio 2007 0:00
 
New York, vietato fotografare
Maurizio Blondet
09/07/2007
Il sindaco di New York

STATI UNITI - New York è la città più fotografata del mondo.
Dal 7 agosto, non più: per ordine del sindaco Bloomberg, il miliardario ebreo, chiunque voglia riprendere con camere o telecamere le parti pubbliche della città (edifici, giardini e marciapiedi compresi) dovrà fornirsi di una speciale autorizzazione e contrarre una polizza assicurativa che copra danni per un milione di dollari.
L'incredibile provvedimento non è stato spiegato, se non con vaghi riferimenti alla «lotta al terrorismo», e con l'aggiunta che l'obbligo non riguarderà i semplici turisti e le famiglie in vacanza.
Eppure, il dispositivo è assurdamente particolareggiato: devono fornirsi di autorizzazione e assicurazione tutti i gruppi «di due o più persone che vogliono usare una foto o telecamera in pubblico per più di mezz'ora».
Lo stesso per «gruppi di cinque o più persone che intendono piazzare un treppiede in un luogo pubblico per più di dieci minuti». (1)
Divieti di fotografare erano applicati in Unione Sovietica, e per lo più attorno a luoghi di interesse militare, come gli aeroporti.
Alcune associazioni di cittadini, come la New York Civil Liberties Union e l'associazione «We are Change», hanno protestato per questa limitazione delle libertà individuali.
«E' normale che i turisti e visitatori si trattengano per più di mezz'ora in luoghi come Ground Zero, il Rockefeller Center e Times Square», ha obiettato Chris Dunn, il legale del primo gruppo.
«E la dizione del divieto è tanto deliberatamente vaga, da dare alla polizia la massima discrezionalità nella applicazione».
Nel maggio del 2005 un documentarista indiano di nome Rakesh Sharma, che stava filmando in centro a Manhattan con una telecamera a mano, era stato arrestato e interrogato dalla polizia, forse perché il colore della sua pelle («orientale») lo rendeva sospetto.
Chiarito l'equivoco, la polizia comunicò a Sharma che occorreva un permesso per le riprese. D'accordo, disse il documentarista: qual è l'ufficio che dà i permessi?
Nessuno lo sapeva.

L'11 settembre, l'attività di fotografi professionali e improvvisati ha prodotto una quantità di immagini che sono state analizzate dai cercatori della verità non-ufficiale, e sono servite a mettere in dubbio la nota versione («E' stata Al Qaeda»).
Fra esse, i pilastri scatolati d'acciaio che paiono troncati obliquamente di netto, come nelle demolizioni controllate; o le immagini del secondo aereo sotto la cui pancia pare scorgersi una «gondola» oblunga, che potrebbe essere un apparato di teleguida.
E' possibile che Bloomberg voglia impedire o limitare immagini del genere, in vista di qualche nuovo «attentato arabo» false flag.
L'ipotesi sembra confermata indirettamente da allarmanti dichiarazioni dell'ex senatore repubblicano Rick Santorum.
Il quale, durante la trasmissione radio di Hugh Hewitt, ha ripetuto il mantra preferito dalla nota lobby: la «necessità» di «affrontare l'Iran in Medio Oriente».
Di fronte all'obiezione che l'opinione pubblica non avrebbe accettato una terza guerra dopo i disastri di Iraq e Afghanistan, Santorum ha testualmente risposto: «Da oggi a novembre avverranno un sacco di cose, e io credo che a un anno da adesso il pubblico americano avrà una opinione molto diversa su questa guerra; e ciò a causa, io credo, di qualche evento disgraziato, come quelli che vediamo avvenire in Gran Bretagna (i sedicenti attentati con mancata esplosione). Credo che il pubblico americano avrà una idea molto diversa allora». (2)
Insomma Santorum sa in anticipo che «eventi disgraziati» faranno cambiare idea agli americani sulla necessità di attaccare i «terroristi» fino a bombardare l'Iran.

Allarmante: gli ultimi 18 mesi di presidenza di un George W. Bush che non ha più niente da perdere (per i sondaggi, gli sono contro 76 americani su cento) sono sicuramente i più pericolosi per un attentato false flag.
In un recentissimo discorso al National War College, Bush ha fatto menzione di Al Qaeda ben 27 volte, del tutto indifferente al fatto che ormai questa sigla, inflazionata, non spiega più nulla (anche padre Bossi nelle Filippine, ci viene detto, è stato rapito da un gruppo «collegato ad Al Qaeda»).
Alcune affermazioni di Bush sono apparse semplicemente dementi, come questa, che pretendeva spiegare i sanguinosi attentati indiscriminati (3) che ogni giorno in Iraq massacrano centinaia di persone: «Al Qaeda è il nemico principale sia per gli sciiti, per i sunniti, sia per i curdi. Al Qaeda è responsabile dei più sensazionali massacri in Iraq. E' responsabile degli eccidi più sensazionali sul suolo americano».
Ora, poiché «Al Qaeda» ha compiuto sul suolo americano un solo «eccidio sensazionale» l'11 settembre 2001, anche Bush sa in anticipo che può cominciare ad usare il plurale?
E' ovvio, in quest'ipotesi, che stavolta Bloomberg non voglia, nel giorno degli «eventi disgraziati», troppe libere telecamere in giro per New York, a smentire la versione ufficiale.

Maurizio Blondet

Note
1) Ray Rivera, «City may seek permit and Insurance for Many Kinds of Public Photography», New York Times, 29 giugno 2007.
2) Paul Jones Watson, «Santorum Suggests New Terror Attacks Will Change View Of War», PrisonPlanet, 7 luglio 2007.
3) Secondo un calcolo della Brookings Institution, solo tra il 2004 e il 2005 in Iraq sono esplose 1.293 auto-bombe, che hanno devastato il Paese occupato come mai alcun altro Paese nella storia.


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