La nuova fase di Piergiorgio
In tutto questo mare di parole che, da sponde opposte, si è rovesciato sul caso Welby, non ne ho potuto individuare una sola che equivalesse con chiarezza al "di là". Sì, vi è stato chi ha promesso preghiere per l'anima di Piergiorgio, e non si prega per uno che la morte abbia "cancellato" da ogni esperienza di vita. Io avevo scritto a Welby tramite Aduc, (ma, gli sarà agiunto il messaggio?) rammentandogli alcune cose da tener presenti: ad esempio questa: che uno che si dica minimamente credente possa sul serio illudersi di "farla finita" o di "por fine alla vita", dato che è conscio dell'immortalità dell'anima. Glielo dissi di considerarla, minimo, un'ipotesi, come un'ipotetica (ma, è chiaro, non per me) "esistenza di Dio". Altra frase fatta di pura miscredenza era lo "staccare la spina" nel senso di interrompere e annullare un flusso di vita. Come noi sosteniamo dei diritti inerenti la giustizia umana, del pari il credente sa che esiste, deve eistere una "giustizia divina", alla quale rendere conto, prima o poi, del nostro operato, delle nostre libere e tanto spesso irrazionali scelte. Salvarsi non significa "andare subito in Paradiso" ma "evitare l'eternità dell'inferno".E ciò, sia per chi crede, sia per chi irride alla salvezza redentiva del Cristo.
Se Welby ha chiesto davvero "misericordia" al Dio suo creatore, il catechismo e la teologia cattolica mi inducono a credere che tale misericoria lo abbi accolto nel suo passaggio all'al di là; ma restava pur sempre il confronto con l'altro essenziale attributo di Dio, con la "giustizia", che ovviamente deve valutare ogni atto compiuto dall'anima nel periodo temporale. Di qui nasce quel termine che suona "Purgatorio" e che equivale a "fase di purificazione". E qui, -lo dissi a Piergiorgio- non ci ci può illudere di "staccare la spina": là si viene a essere purificati per un "tempo", cioè un periodo equivalente alla necessità di purificazione. Ciò per chi crede e per chi non crede, esattamente come i nostri codici terreni valgono sia per l'onesto come per il delinquente.
Ora, lo so, si rovescerà su questo intervento un'altra valanga di insulti e di "vergogna!", ma la cosa mi lascia del tutto indifferente, come non tange il Sole il fatto che i suoi raggi invadano una stanza, illuminandola, oppure si debbano fermare su degli scuri sbarrati di una qualsiasi finestra ostinatamente chiusa. Se, come spero e prego, Piergiorgio si "è salvato", cioè ha potuto fruire dell'unica salvezza resa possibile dal Cristo, sta patendo quella parte di sofferenze purificanti che gli competono. E di là, lo ripeto, non si trovano medici compiacenti né frange politicizzate che urlano perché "si stacchi la spina". Il Purgatorio ha una durata misteriosa e personale, e ha fine solo quando sarà colma quella misura d'amore che non si volle pagare in questa vita. Ci sono, infatti e purtroppo, delle sofferenze terrene che non valgono un soldo, quando le si patiscano consapevolmente distaccati dal Salvatore.
Spero di incontrare un giorno l'anima immortale di Welby, e so che mi abbraccerà fraternamente: sia per le cose che gli suggerii circa un mesetto fa, sia per le cose che gli dico adesso. Intanto prego ogni giorno perché la "Madre" gli sia accanto in questo chissà quanto lungo periodo di ineluttabile (e finalmente) benedetta sofferenza.
Raimondo Marco Sorgia
Se Welby ha chiesto davvero "misericordia" al Dio suo creatore, il catechismo e la teologia cattolica mi inducono a credere che tale misericoria lo abbi accolto nel suo passaggio all'al di là; ma restava pur sempre il confronto con l'altro essenziale attributo di Dio, con la "giustizia", che ovviamente deve valutare ogni atto compiuto dall'anima nel periodo temporale. Di qui nasce quel termine che suona "Purgatorio" e che equivale a "fase di purificazione". E qui, -lo dissi a Piergiorgio- non ci ci può illudere di "staccare la spina": là si viene a essere purificati per un "tempo", cioè un periodo equivalente alla necessità di purificazione. Ciò per chi crede e per chi non crede, esattamente come i nostri codici terreni valgono sia per l'onesto come per il delinquente.
Ora, lo so, si rovescerà su questo intervento un'altra valanga di insulti e di "vergogna!", ma la cosa mi lascia del tutto indifferente, come non tange il Sole il fatto che i suoi raggi invadano una stanza, illuminandola, oppure si debbano fermare su degli scuri sbarrati di una qualsiasi finestra ostinatamente chiusa. Se, come spero e prego, Piergiorgio si "è salvato", cioè ha potuto fruire dell'unica salvezza resa possibile dal Cristo, sta patendo quella parte di sofferenze purificanti che gli competono. E di là, lo ripeto, non si trovano medici compiacenti né frange politicizzate che urlano perché "si stacchi la spina". Il Purgatorio ha una durata misteriosa e personale, e ha fine solo quando sarà colma quella misura d'amore che non si volle pagare in questa vita. Ci sono, infatti e purtroppo, delle sofferenze terrene che non valgono un soldo, quando le si patiscano consapevolmente distaccati dal Salvatore.
Spero di incontrare un giorno l'anima immortale di Welby, e so che mi abbraccerà fraternamente: sia per le cose che gli suggerii circa un mesetto fa, sia per le cose che gli dico adesso. Intanto prego ogni giorno perché la "Madre" gli sia accanto in questo chissà quanto lungo periodo di ineluttabile (e finalmente) benedetta sofferenza.
Raimondo Marco Sorgia