occhio alla patente ed alle convergenze parallele
confesso che la storia dei mafiosi pentiti non mi ha mai convinto. E' vero che in qualche caso il pentimento ha portato in galera qualche "galantuomo", ma sono convinto anche che nella stragrande maggioranza dei casi la collaborazione sia dettata dall'opportunismo e magari anche da qualche "consiglio". Cosa alquanto strana è che il "sincero pentimento" avvenga solo dopo l'arresto. Inoltre, e spero di sbagliarmi, dimostra di essere l'unico elemento attraverso il quale la magistratura cerca di combattere la criminalità organizzata. Le indagini sono ormai un retaggio dei tempi che furono: i nostri carabinieri, i poliziotti e la Guardia di Finanza non contano più niente? Dobbiamo svilire il loro operato ascoltando solo un pluriomicida? E' veramente stupefacente la facilità con la quale si da credito a certi ceffi, artefici di orrendi delitti, che di punto in bianco ardono dal desiderio di collaborare con la giustizia. In tal modo si sperpera anche tanto denaro pubblico per tutelare "galantuomini". Succede anche che questi signori facciano il doppio gioco: collaborano con la giustizia e contemporaneamente continuano a delinquere.
Un'altra cosa che nel paese "culla del diritto" non dovrebbe accadere è quella per cui per anni si da credito a certuni, poi non si crede più a costoro, ma a qualcun altre le cui affermazioni, pur imprecise, coincidono con la linea d'accusa: mi riferisco al caso Cosentino, dal quale il pentito che lo accusa dichiara di aver ricevuto una mazzetta di 50 mila euro quando l'euro ancora non era in circolazione. Definiamo pure la sbadataggine una cosa di poco conto, ma con quale criterio si possono giudicare attendibili tutte le altre rivelazioni? Inoltre prima di emettere provvedimenti si vuol sentire almeno una volta il presunto colpevole? Costui non ha alcun diritto? A rigor di logica dovrebbe valer di più la parola di una persona incensurata che quella di uno che si è macchiato di atroci crimini e che dopo oltre 10 anni di galera "si pente" e racconta la sua "verità", confondendo le lire con l'euro. Si può trattare di un pentimento anche sincero e quanto raccontato può essere la pura verità, ma il dubbio che sia tutto costruito ad arte è alquanto forte. Come fa un magistarto a non avvertite un senso di disagio?
E' veramente un paese strano il nostro: le persone sono divise in acculturate e non a seconda di come votano alle urne ( D'Alema docet) ed anche i pentiti sono suddivisi in due fasce, quelli che raccontano la "verità" e quelli che sputano solo menzogne. Mi viene in mente Andreotti accusato da un pentito di collusione con la mafia:secondo il suo racconto il divino Giulio andava agli incontri in 500 per non dare nell'occhio. Le dichiarazioni furono considerate attendibili dai Pm. Nessun elemento ancora è trapelato circa i furtuiti incontri tra la mafia, Dell' Utri e Berlusconi. Ritengo però che costoro, sempre per prudenza, andassero agli appuntamenti usando il tandem oppure il side-car: in tal caso, per rispetto delle gerarchie, Dell'Utri sarebbe stato alla guida e Berlusconi sul carrozzino, entrambi provvisti di occhiali da motociclista, casco e sciarpa di lana. Speriamo che all'epoca dei fatti Dell'Utri avesse la patente in regola. A proposito di regole, senza mancare di rispetto a nessuno ed in particolare agli addetti ai lavori, mi sembra che il reato di " concorso esterno in associazione mafiosa" non esista nel nostro codice penale; mi fa venire in mente la politica delle " covergenze parallele" mostruosità che ha trovato nascita e morte solo in Italia.
yannis
Un'altra cosa che nel paese "culla del diritto" non dovrebbe accadere è quella per cui per anni si da credito a certuni, poi non si crede più a costoro, ma a qualcun altre le cui affermazioni, pur imprecise, coincidono con la linea d'accusa: mi riferisco al caso Cosentino, dal quale il pentito che lo accusa dichiara di aver ricevuto una mazzetta di 50 mila euro quando l'euro ancora non era in circolazione. Definiamo pure la sbadataggine una cosa di poco conto, ma con quale criterio si possono giudicare attendibili tutte le altre rivelazioni? Inoltre prima di emettere provvedimenti si vuol sentire almeno una volta il presunto colpevole? Costui non ha alcun diritto? A rigor di logica dovrebbe valer di più la parola di una persona incensurata che quella di uno che si è macchiato di atroci crimini e che dopo oltre 10 anni di galera "si pente" e racconta la sua "verità", confondendo le lire con l'euro. Si può trattare di un pentimento anche sincero e quanto raccontato può essere la pura verità, ma il dubbio che sia tutto costruito ad arte è alquanto forte. Come fa un magistarto a non avvertite un senso di disagio?
E' veramente un paese strano il nostro: le persone sono divise in acculturate e non a seconda di come votano alle urne ( D'Alema docet) ed anche i pentiti sono suddivisi in due fasce, quelli che raccontano la "verità" e quelli che sputano solo menzogne. Mi viene in mente Andreotti accusato da un pentito di collusione con la mafia:secondo il suo racconto il divino Giulio andava agli incontri in 500 per non dare nell'occhio. Le dichiarazioni furono considerate attendibili dai Pm. Nessun elemento ancora è trapelato circa i furtuiti incontri tra la mafia, Dell' Utri e Berlusconi. Ritengo però che costoro, sempre per prudenza, andassero agli appuntamenti usando il tandem oppure il side-car: in tal caso, per rispetto delle gerarchie, Dell'Utri sarebbe stato alla guida e Berlusconi sul carrozzino, entrambi provvisti di occhiali da motociclista, casco e sciarpa di lana. Speriamo che all'epoca dei fatti Dell'Utri avesse la patente in regola. A proposito di regole, senza mancare di rispetto a nessuno ed in particolare agli addetti ai lavori, mi sembra che il reato di " concorso esterno in associazione mafiosa" non esista nel nostro codice penale; mi fa venire in mente la politica delle " covergenze parallele" mostruosità che ha trovato nascita e morte solo in Italia.
yannis