Pagati poco, e leggi che ostacolano la previdenza integrativa
Da parecchi anni il Governo (insieme alle compagnie di assicurazione,
etc) spinge per la cosidetta previdenza integrativa. Il loro
ragionamento e' che le pensioni pubbliche (INPS) saranno sempre piu'
basse, e quindi occorre un secondo pilastro, la previdenza integrativa
appunto, in modo che la somma di pensione pubblica e integrativa
consenta una vita dignitosa. Naturalmente per poter accedere alla previdenza integrativa bisogna avere un lavoro e ben pagato, il che oggigiorno e' sempre piu' difficile. Comunque per favorire la previdenza integrativa ci sono delle agevolazioni
fiscali e d'altro genere. Ci sono pero' anche delle norme di legge
che, deliberatamente o no, remano contro, tanto che solo un 20% dei
lavoratori dipendenti ha aderito. Intanto chi aderisce alla previdenza
integrativa aziendale (si parla di TFR) non puo' in seguito cambiare
idea e tirarsene fuori, e quindi molti preferiscono non entrarci
nemmeno. Ma ci sono problemi piu' grossi. Per ottenere la pensione
minima INPS occorrono 20 anni di contributi, e se non ci si arriva non
si ottiene la pensione e i contributi non vengono restituiti, un vero
furto di Stato. E coi tempi che corrono, con carriere lavorative piene
di periodi di disoccupazione, il primo lavoro a 30 anni e poi a 40 si
e' gia' vecchi, difficile arrivare ai 20 anni di contributi. Chi ne
avesse 10 o 15 se avesse i soldi per farlo potrebbe versare i
contributi volontari per gli anni che gli mancano, e si guardera' bene
dal buttare via dei soldi per una pensione integrativa rischiando di
perdere quella di base, dell'INPS. Vi sono poi parecchi limiti alla
pssibilita' di sommare i contributi versati in fondi pensionistici
diversi, e di farlo senza spese,ad esempio non si possono sommare (in
gergo tecnico ricongiungere o totalizzare) i periodi INPS con quelli
Enasarco (previdenza dei rappresentanti. Se non ci danno lavoro e ben pagato, e se non correggono queste
norme, per la previdenza integrativa non ci sono buone prospettive.
Paolo
etc) spinge per la cosidetta previdenza integrativa. Il loro
ragionamento e' che le pensioni pubbliche (INPS) saranno sempre piu'
basse, e quindi occorre un secondo pilastro, la previdenza integrativa
appunto, in modo che la somma di pensione pubblica e integrativa
consenta una vita dignitosa. Naturalmente per poter accedere alla previdenza integrativa bisogna avere un lavoro e ben pagato, il che oggigiorno e' sempre piu' difficile. Comunque per favorire la previdenza integrativa ci sono delle agevolazioni
fiscali e d'altro genere. Ci sono pero' anche delle norme di legge
che, deliberatamente o no, remano contro, tanto che solo un 20% dei
lavoratori dipendenti ha aderito. Intanto chi aderisce alla previdenza
integrativa aziendale (si parla di TFR) non puo' in seguito cambiare
idea e tirarsene fuori, e quindi molti preferiscono non entrarci
nemmeno. Ma ci sono problemi piu' grossi. Per ottenere la pensione
minima INPS occorrono 20 anni di contributi, e se non ci si arriva non
si ottiene la pensione e i contributi non vengono restituiti, un vero
furto di Stato. E coi tempi che corrono, con carriere lavorative piene
di periodi di disoccupazione, il primo lavoro a 30 anni e poi a 40 si
e' gia' vecchi, difficile arrivare ai 20 anni di contributi. Chi ne
avesse 10 o 15 se avesse i soldi per farlo potrebbe versare i
contributi volontari per gli anni che gli mancano, e si guardera' bene
dal buttare via dei soldi per una pensione integrativa rischiando di
perdere quella di base, dell'INPS. Vi sono poi parecchi limiti alla
pssibilita' di sommare i contributi versati in fondi pensionistici
diversi, e di farlo senza spese,ad esempio non si possono sommare (in
gergo tecnico ricongiungere o totalizzare) i periodi INPS con quelli
Enasarco (previdenza dei rappresentanti. Se non ci danno lavoro e ben pagato, e se non correggono queste
norme, per la previdenza integrativa non ci sono buone prospettive.
Paolo