PAGINE STORICHE
Pagine storiche
Hitler ed il cattolicesimo.
Dal momento che si è riaperta la diatriba su alcune figure storiche che hanno caratterizzato la prima metà del '900, vale la pena scrivere qualche "riga" su tale aspetto.
Il carattere della propaganda fanatica ed anticomunista del futuro "fuhrer" non passò certo inosservato alle autorità cattoliche vaticane del tempo, le quali si adoperarono subito per cercare di realizzare il sogno della reazionaria curia vaticana iniziato un decennio dietro: promuovere una santa crociata contro il demoniaco comunismo.
Papa Pacelli, all'epoca della scalata al potere di Hitler ancora cardinale, si fece subito portavoce di queste mire "strategiche" della massima cupola clericale in Italia. La sua estrazione nobile e reazionaria ne faceva un perfetto mediatore tra le ambizioni di Hitler ed i governanti occidentali.
In questo connubio a tre, le potenze occidentali desideravano la distruzione dello stato comunista, bestia nera del capitalismo occidentale; Hitler mirava a ricostruire una grande Germania, guardando con "ingordigia" agli immensi e ricchi territori dell'est, soprattutto quelli dell'Unione Sovietica; la Chiesa Cattolica, dal canto suo, mirava alla dissoluzione dell'ateismo rosso.
Inoltre , gli "strateghi di satana" miravano anche alla possibilità, all'indomani della devastazione e della conquista operata dalle armate hitleriane, di una ricostruzione in tali aree geografiche all'insegna del cattolicesimo, spazzando via la Chiesa ortodossa, a sua volta bestia nera del Vaticano.
Sotto tale aspetto, ciò che sarebbe accaduto nell'est, se Hitler avesse vinto la guerra, ne abbiamo un esempio in ciò che è avvenuto in Croazia. L'"hitler" croato Ante Pavelich, cattolicissimo ed in odore di santità per il clero vaticano, grazie agli aiuti di quest'ultimo e della Chiesa croata locale, dominata dalla criminale figura dell'arcivescovo Stepinach, compagno di "merende" del santo Pavelich, riuscì a conquistare il potere assoluto in Croazia.
Da notare che all'epoca Pavelich era ricercato dalle polizie di tutta Europa, per l'attentato che egli fece a Parigi e che costò la vita al re della Serbia e ad alti funzionari francesi.
Pavelich, poco meno di un anno dopo, diede inizio al "sogno" delle gerarchie cattoliche: sia locali che vaticane. Oltre 800.000 ortodossi serbi vennero trucidati con una modalità che definire agghiacciante è riduttivo. Interi nuclei famigliari vennero eliminati mediante sgozzamento, quasi si fosse trattato di bestie, senza alcuna remora per ciò che concerneva l'età ed il sesso. A questi poveri disgraziati veniva posta, quale alternativa alla morte, la possibilità di convertirsi al cattolicesimo: chi non accettava veniva massacrato senza pietà.
(la stessa modalità venen usata per i "pagani" nel IV secolo, quando il cattolicesimo riuscì a conquistare il potere)
Questa scelta estrema veniva posta anche agli ebrei. Circa 50 mila di loro vennero massacrati con le stesse modalità previste per gli ortodossi serbi. Di fronte ad un fine così "alto", che riaccese nel cuore dei cattolici il sacro fuoco inquisitorio a cui aveva dato vita san Torquemada (arrichitosi a dismisura con i beni sequestrati alle vittime ebree), tutti i cattolici croati si sentirono moralmente obbligati a partecipare alla mattanza. Fu ingente il numero di religiosi, tra domenicani, francescani, gesuiti e di altri ordini (come emerso nel processo a Stepinach), che svolsero il ruolo di giustizieri, sgozzando la loro parte di demoniaci ortodossi ed ebrei, nemici del cattolicesimo, al pari degli atei sovietici!
Dalle cronache del processo a Stepinach e dalle testimonianze dirette dei sopravvissuti all'olocausto croato, sono emersi aspetti agghiaccianti. I testimoni hanno raccontato di come le acque dei fiumi per vari giorni si colorarono di un rosso cupo, a cagione del sangue versato dalle "bestie" ortodosse!
Tutto ciò sarebbe accaduto anche in Russia se Hitler avesse vinto la guerra.
Quando iniziò l'ascesa al potere, Hitler era un fervente cattolico, rampollo di famiglia cattolica. Il generalissimo Franco commenterà, all'indomani della notizia della morte del fuhrer : "Il cattolicesimo ha perso una delle sue più fulgide figure, un vero paladino dei valori cattolici!"
Dunque, è più che chiaro che ciò che si proponeva il futuro papa Pacelli era di dar vita ad un'ultima, gigantesca crociata in versione XX secolo!
Le potenze occidentali finirono per cedere alle richieste del "mediatore" Pacelli in favore della Germania di Hitler e questi, già a partire dal '33, anno della sua vittoria e del suo insediamento al potere, iniziò un massiccio riarmo della Germania nazista.
Stando alle clausole dell'armistizio e del successivo trattato di Versailles, la Germania non poteva disporre se non di una modestissima forza armata e senza mezzi pesanti. Risulta evidente, dunque, che senza la complicità delle potenze occidentali, stimolate dai santi "Torquemada" vaticani, Hitler non avrebbe potuto fare nulla!
L'Unione Sovietica di Stalin nulla poteva al riguardo visto che era stata esclusa dai trattati di pace ed il controllo sull'armamento tedesco rientrava nelle competenze dei soli occidentali.
Se Stalin avesse appena provato ad imporsi, si sarebbe trovato addosso subito gli eserciti occidentali. Non è escluso che, in definitiva, questa possa essere stata una prima strategia degli occidentali: creare, con la provocazione del riarmo nazista, il "casus belli" per aggredire la Russia insieme alla stessa Germania.
Stalin non cadde nell'errore e fece l'unica cosa che gli restava da fare: promuovere un potente riarmo della Russia!
Tuttavia, per fare questo egli, giocoforza, dovette distogliere ingentissime risorse dai piani di sviluppo quinquennali, incontrando la risoluta opposizione dei responsabili dei vari settori economici del governo sovietico.
Stalin riuscì ad imporsi, prospettando il gravissimo pericolo rappresentato dalle ciniche strategie delle potenze occidentali. Quest'ultime finirono col gettare la maschera, mostrando al mondo tutto il loro squallido cinismo, quando a Monaco, nel '38, consegnarono all'"amico" Hitler la Cecoslovacchia su di un piatto d'argento!
Questa regione era essenziale (o così la ritenevano gli strateghi occidentali) ad Hitler per poter disporre di un sufficiente fronte d'attacco all'indomani dell'aggressione all'Unione Sovietica. Con il trattato di Monaco le potenze occidentali divennero, a tutti gli effetti, delle vere e proprie alleate del dittatore nazista!
Il trattato di Monaco servì, se non altro, a convincere tutti i responsabili del Politburo e del governo sovietico che la scelta di Stalin era stata quella giusta e da quel momento in poi la collaborazione, a tutti i livelli, fu totale.
Non è difficile capire la strategia degli occidentali i quali, sebbene si fossero dimostrati in più di un'occasione assolutamente incompetenti nel portare avanti una strategia anche minimamente valida, non sottovalutarono comunque il pericolo rappresentato dal minaccioso assolutismo nazista. Essi, tuttavia, si convinsero che Hitler, come prima mossa, avrebbe subito aggredito l'odiato nemico rosso : Stalin!
Gli strateghi occidentali erano più che certi che all'indomani della fine della guerra, chiunque ne fosse stato il vincitore, entrambi i paesi ne sarebbero usciti con le "ossa" rotte a cagione dell'ingente sforzo economico e militare. A questo punto, secondo questi "furbi" strateghi occidentali, il gioco era fatto: le fresche forze dell'Occidente sarebbero prontamente intervenute ed avrebbero fatto un sol boccone del vincitore.
A supportare confortevolmente tale ricostruzione c'è la testimonianza della cosiddetta "linea Maginot": un vero e proprio monumento alla stupidità umana, fieramente contrastata da una piccola minoranza di generali francesi (tra cui lo stesso De Gaulle). Costoro, giustamente, avevano ravvisato in tale progetto solo un immenso spreco di risorse economiche, sicuramente a beneficio di potentati economici francesi in combutta con il corrotto potere politico dell'epoca.
La cosa più allucinante di tale aspetto è che nei primi anni trenta un giornalista, dal nome "inpronunciabile" (difficile da ricordare), grazie ai pareri raccolti tra i militari avversi a tale progetto, aveva descritto l'esatto modo con cui i nazisti, pochi anni dopo, avrebbero aggirato con facilità l'"ostacolo" rappresentato da tale gigante con i piedi di argilla, quale si dimostrò fatalmente essere la linea Maginot! Addirittura lo stesso giornalista, nel suo libro, aveva anche previsto, con stupefacente approssimazione, il numero dei morti "giornalieri" che l'intera guerra sarebbe costata.
Ora, se a fronte di tutto questo i responsabili anglofrancesi non intesero prendere delle misure efficaci per prevenire il pericolo che veniva prospettato da più parti, è evidente che essi facevano il massimo affidamento sulla loro scellerata strategia politico-militare che sarebbe costata all'umanità 5 anni di tragedie senza fine.
Uno dei massimi errori, forse il più insulso, commesso dagli strateghi occidentali del tempo, fu quello di credere che Hitler ed i suoi collaboratori militari non avessero subdorato il disegno infantile di tali ineffabili "strateghi" occidentali!
Fu proprio in conseguenza a ciò che Hitler, prima di sferrare l'attacco all'Unione Sovietica dell'odiato Stalin, volle neutralizzare l'Occidente, sconfiggendo con una guerra lampo il fronte ocidentale anglo-francese ed umiliando pesantemente la Francia.
Quando ormai apparivano chiari i piani di Hitler (o dei suoi strateghi), gli occidentali cercarono disperatamente di rimediare alla loro stupidità, provando a battere sul tempo gli emissari di Hitler che a Mosca cercavano l'impegno, da parte dei responsabili sovietici, a sottoscrivere un trattato di non aggressione (poi definito squallidamente di "alleanza" dagli infami denigratori occidentali, responsabili in prima persona dell'olocausto rappresentato dalla seconda guerra mondiale) tra la Germania e l'Unione Sovietica.
Hitler, infatti, voleva essere sicuro che nel momento in cui aggrediva il fronte occidentale, Stalin se ne rimanesse "buono" in casa sua, per non trovarsi poi esposto tra due fuochi. La stessa occupazione della Polonia fu funzionale a tale strategia nazista. Sebbene i reazionari governanti polacchi guardassero con il fumo negli occhi all'"ingombrante" vicino comunista è evidente che a fronte dell'aggressione alle potenze occidentali portata avanti dalle armate naziste i governanti polacchi, pur "turandosi" il naso, avrebbero finito con lo stringere alleanza con Stalin. Del resto, tale alleanza era stata sollecitata più volte dagli stessi russi, ma sempre rifiutata sdegnosamente dai governanti polacchi (oggi, certi storici di "comodo" hanno la spudoratezza di affermare che ciò fu dovuto alla paura che tali governati polacchi avevano di Hitler: in realtà ciò fu dovuto al viscerale anticomunismo di tali reazionari polacchi, non inferiore a quello dello stesso Hitler!)
L'alleanza con la Polonia avrebbe permesso alle forze russe di poter disporre di importantissime basi aeree a ridosso del confine tedesco. Da tali basi aeree sarebbero potuti decollare bombardieri sovietici in grado di scaricare un numero incalcolabile di tonnellate di bombe sulle città tedesche! Dunque, da un punto di vista di "fredda" strategia, fu del tutto logico per Hitler aggredire la Polonia: come fu logico per i sovietici rispondere con l'invasione dell'altra metà di questo sfortunato stato, fatale ed importantissima zona-cuscinetto tra due acerrimi rivali: la Germania di Hitler e la Russia di Stalin!
L'azione dei sovietici era tesa a tenere il più possibile lontani i nazisti dal confine con la Russia. Infatti, in tutto il lungo confine tra la Polonia e la Russia non esistevano barriere naturali, ma solo un'immensa pianura. Lo sconfinamento tedesco dal territorio polacco, si sarebbe potuto trasformare facilmente in un vero e proprio dilagamento delle forze naziste in territorio russo: come purtroppo fu!
A quei tempi, i denigratori occidentali, mossi soprattutto da spirito anticomunista, non mancarono di deplorare l'intervento sovietico in Polonia, accusando il "compagno" Stalin di essersi spartito questo stato con Hitler! Nel '38 essi non solo non avevano deplorato l'intervento nazista in Cecoslovacchia, ma con il trattato di Monaco essi avevano incoraggiato Hitler a fare di "più"!
Oggi, gli eredi morali di quei critici "storici" non si vergognano di accettare senza riserve il salutare intervento "preventivo" dell'esercito americano in Medioriente, anche se questi eventi, "stranamente", hanno portato ad una triplicazione del prezzo del greggio, con relativa "disperazione" dei petrolieri texani a cui Bush pare "amorevolmente" attaccato!
Come raccontano le cronache del tempo, per tornare all'argomento principale, furono giorni drammatici quelli di Mosca in cui gli emissari occidentali tentarono disperatamente di convincere i responsabili sovietici dell'opportunità di stringere alleanza con l'Occidente piuttosto che fare accordi con la Germania nazista.
Sicuramente riuscirono a convincerne qualcuno se è vero (come è vero) che la successiva scelta di Stalin venne ferocemente ostacolata da un certo numero di compagni di partito. Tuttavia, anche se a Stalin ripugnava di stringere accordi con l'odiato Hitler, nemico giurato di tutti i comunisti, nella scelta del dittatore sovietico pesarono importanti elementi oggettivi.
L'Occidente, all'epoca, si chiedeva drammaticamente quale sarebbe stata la scelta di Stalin. Lo statista Churchill, intervistato sull'argomento, rispose: "Stalin farà la scelta che riterrà più opportuna per gli interessi del proprio paese". Non c'è da meravigliarsi di una tale risposta. Churchill, infatti, era stato sempre un uomo di grande realismo politico e si rendeva perfettamente conto del peso che avrebbero avuto nella scelta di Stalin tutti gli antefatti che avevano portato a quella situazione drammatica: dunque, egli non avrebbe biasimato Stalin se costui avesse scelto di accordarsi con Hitler, visto la politica subdola e cinica condotta precedentemente dagli occidentali.
Churchill aveva capito che Stalin non aveva alcun motivo per fidarsi degli occidentali.
Infatti, questa fu la maggiore remora che convinse Stalin ad accettare accordi con la Germania piuttosto che stringere alleanza con le potenze occidentali, suscitando un vero scandalo all'interno del partito comunista sovietico.
Stalin aveva l'oggettivo timore che se avesse stretto alleanza con gli occidentali questi ultimi, visto l'inaffidabilità sino allora dimostrata, avrebbero potuto lasciarlo solo a far fronte alle armate di Hitler. Per giunta, le forze armate sovietiche non erano ancora pronte a sostenere l'attacco delle armate naziste.
Molti storici hanno riconosciuto che all'inizio dell'operazione "Barbarossa", grazie alle scelte di Stalin, l'Unione Sovietica disponeva del più potente esercito terrestre del mondo. I carriarmati sovietici erano di gran lunga più potenti di quelli tedeschi ed inoltre erano stati progettati per muoversi agevolmente sul difficile suolo delle steppe russe le quali, nel periodo delle piogge, diventano dei veri e propri acquitrini. La cingolatura dei carriarmati sovietici era una volta e mezzo quella dei Panzer tedeschi.
Fu solo grazie alla stoltezza e all'assoluta incapacità dello stato maggiore sovietico di allora a consentire ad Hitler i rapidi ed iniziali successi dell'invasione.
Per spiegare l'assoluta inadeguatezza dei quadri militari sovietici al momento dell'aggressione nazista, bisogna risalire ad alcuni anni indietro. Stalin, come vari biografi hanno descritto, soffriva di quella che venne poi chiamata la "fobia del complotto". Egli temeva, infatti, un tradimento da parte dei quadri militari sovietici di allora i quali erano per la maggior parte di origine tedesca e si erano formati sotto l'impero zarista.
Quando tale fobia raggiunse il massimo della sua manifestazione, Stalin passò drasticamente ad una "pulizia" di tali quadri, facendone fucilare, a torto o a ragione, moltissimi. Per rimpiazzare, almeno nel breve termine, tali vuoti, egli si affidò a dirigenti di partito che se da un lato gli fornivano la massima garanzia di fedeltà, dall'altro non potevano fornirla per ciò che concerneva le loro capacità militari.
L'accordo di non aggressione con Hitler, consentì a Stalin di portare velocemente a termine i piani difensivi e di armamento. Tuttavia, come la storia drammaticamente attesta, ciò non fu sufficente ad evitare il crollo del fronte orientale e l'obbligo per le forze sovietiche ad un drammatico e profondo ripiegamento verso linee difensive più interne, lasciando alle criminali scorrerie naziste un immmenso territorio. E' stato calcolato in circa 27 milioni di civili sovietici massacrati dai nazisti, con l'aiuto dell'armata italina, di quella rumena e degli eserciti delle regioni baltiche (soprattutto la Lituania e l'Estonia).
In questi ultimi 5 anni di governo berlusconiano, dominato dalle inquietanti figure di nostalgici fascisti come Fini, La Russa, Tremaglia, Gasparri, etc. oltre che dai loro "supporter" della Lega, c'è stato uno strisciante tentativo di rivalutare la figura di Mussolini e del suo "fraterno" alleato Hitler, paladini dell'anticomunismo occidentale! Ovviamente, nel contempo, la figura di Stalin è stata ulteriormente "demonizzata".
Qualunque possa essere il giudizio politico su questo personaggio, è indubbio che i popoli di tutto il pianeta devono alle scelte staliniane lo scampato pericolo da una universale dominazione nazista. A Kursk, nell'Ucraina, si svolse la più grande battaglia di mezzi pesanti di tutti i tempi. Dopo otto ore di terribile lotta aereo-terrestre, alla fine l'esercito tedesco venne letteralmente annientato. Se a Kursk l'Armata Rossa avesse fallito il suo obiettivo, Hitler si sarebbe impadronito di tutto il mondo.
La tecnologia militare ed industriale della Germania di allora era la più avanzata di tutto il pianeta. Gli scienziati tedeschi erano ad un passo dalla realizzazione del primo ordigno atomico. La tecnologia missilistica, fiore all'occhiello della Germania nazista, era pressochè sconosciuta nel resto del mondo.
Con la conquista dell'Unione Sovietica, Hitler avrebbe così potuto disporre di immense risorse petrolifere e minerarie e, oltre a ciò, di uno sterninato numero di possibili "schiavi" da impiegare nelle fabbriche sotto il controllo tedesco.
In questi scenari non è difficile rendersi conto che l'esercito tedesco avrebbe potuto disporre di un reintegro di mezzi militari almeno 30 volte superiori a quelli che venivano giornalmente distrutti dagli eserciti alleati.
cronista
Hitler ed il cattolicesimo.
Dal momento che si è riaperta la diatriba su alcune figure storiche che hanno caratterizzato la prima metà del '900, vale la pena scrivere qualche "riga" su tale aspetto.
Il carattere della propaganda fanatica ed anticomunista del futuro "fuhrer" non passò certo inosservato alle autorità cattoliche vaticane del tempo, le quali si adoperarono subito per cercare di realizzare il sogno della reazionaria curia vaticana iniziato un decennio dietro: promuovere una santa crociata contro il demoniaco comunismo.
Papa Pacelli, all'epoca della scalata al potere di Hitler ancora cardinale, si fece subito portavoce di queste mire "strategiche" della massima cupola clericale in Italia. La sua estrazione nobile e reazionaria ne faceva un perfetto mediatore tra le ambizioni di Hitler ed i governanti occidentali.
In questo connubio a tre, le potenze occidentali desideravano la distruzione dello stato comunista, bestia nera del capitalismo occidentale; Hitler mirava a ricostruire una grande Germania, guardando con "ingordigia" agli immensi e ricchi territori dell'est, soprattutto quelli dell'Unione Sovietica; la Chiesa Cattolica, dal canto suo, mirava alla dissoluzione dell'ateismo rosso.
Inoltre , gli "strateghi di satana" miravano anche alla possibilità, all'indomani della devastazione e della conquista operata dalle armate hitleriane, di una ricostruzione in tali aree geografiche all'insegna del cattolicesimo, spazzando via la Chiesa ortodossa, a sua volta bestia nera del Vaticano.
Sotto tale aspetto, ciò che sarebbe accaduto nell'est, se Hitler avesse vinto la guerra, ne abbiamo un esempio in ciò che è avvenuto in Croazia. L'"hitler" croato Ante Pavelich, cattolicissimo ed in odore di santità per il clero vaticano, grazie agli aiuti di quest'ultimo e della Chiesa croata locale, dominata dalla criminale figura dell'arcivescovo Stepinach, compagno di "merende" del santo Pavelich, riuscì a conquistare il potere assoluto in Croazia.
Da notare che all'epoca Pavelich era ricercato dalle polizie di tutta Europa, per l'attentato che egli fece a Parigi e che costò la vita al re della Serbia e ad alti funzionari francesi.
Pavelich, poco meno di un anno dopo, diede inizio al "sogno" delle gerarchie cattoliche: sia locali che vaticane. Oltre 800.000 ortodossi serbi vennero trucidati con una modalità che definire agghiacciante è riduttivo. Interi nuclei famigliari vennero eliminati mediante sgozzamento, quasi si fosse trattato di bestie, senza alcuna remora per ciò che concerneva l'età ed il sesso. A questi poveri disgraziati veniva posta, quale alternativa alla morte, la possibilità di convertirsi al cattolicesimo: chi non accettava veniva massacrato senza pietà.
(la stessa modalità venen usata per i "pagani" nel IV secolo, quando il cattolicesimo riuscì a conquistare il potere)
Questa scelta estrema veniva posta anche agli ebrei. Circa 50 mila di loro vennero massacrati con le stesse modalità previste per gli ortodossi serbi. Di fronte ad un fine così "alto", che riaccese nel cuore dei cattolici il sacro fuoco inquisitorio a cui aveva dato vita san Torquemada (arrichitosi a dismisura con i beni sequestrati alle vittime ebree), tutti i cattolici croati si sentirono moralmente obbligati a partecipare alla mattanza. Fu ingente il numero di religiosi, tra domenicani, francescani, gesuiti e di altri ordini (come emerso nel processo a Stepinach), che svolsero il ruolo di giustizieri, sgozzando la loro parte di demoniaci ortodossi ed ebrei, nemici del cattolicesimo, al pari degli atei sovietici!
Dalle cronache del processo a Stepinach e dalle testimonianze dirette dei sopravvissuti all'olocausto croato, sono emersi aspetti agghiaccianti. I testimoni hanno raccontato di come le acque dei fiumi per vari giorni si colorarono di un rosso cupo, a cagione del sangue versato dalle "bestie" ortodosse!
Tutto ciò sarebbe accaduto anche in Russia se Hitler avesse vinto la guerra.
Quando iniziò l'ascesa al potere, Hitler era un fervente cattolico, rampollo di famiglia cattolica. Il generalissimo Franco commenterà, all'indomani della notizia della morte del fuhrer : "Il cattolicesimo ha perso una delle sue più fulgide figure, un vero paladino dei valori cattolici!"
Dunque, è più che chiaro che ciò che si proponeva il futuro papa Pacelli era di dar vita ad un'ultima, gigantesca crociata in versione XX secolo!
Le potenze occidentali finirono per cedere alle richieste del "mediatore" Pacelli in favore della Germania di Hitler e questi, già a partire dal '33, anno della sua vittoria e del suo insediamento al potere, iniziò un massiccio riarmo della Germania nazista.
Stando alle clausole dell'armistizio e del successivo trattato di Versailles, la Germania non poteva disporre se non di una modestissima forza armata e senza mezzi pesanti. Risulta evidente, dunque, che senza la complicità delle potenze occidentali, stimolate dai santi "Torquemada" vaticani, Hitler non avrebbe potuto fare nulla!
L'Unione Sovietica di Stalin nulla poteva al riguardo visto che era stata esclusa dai trattati di pace ed il controllo sull'armamento tedesco rientrava nelle competenze dei soli occidentali.
Se Stalin avesse appena provato ad imporsi, si sarebbe trovato addosso subito gli eserciti occidentali. Non è escluso che, in definitiva, questa possa essere stata una prima strategia degli occidentali: creare, con la provocazione del riarmo nazista, il "casus belli" per aggredire la Russia insieme alla stessa Germania.
Stalin non cadde nell'errore e fece l'unica cosa che gli restava da fare: promuovere un potente riarmo della Russia!
Tuttavia, per fare questo egli, giocoforza, dovette distogliere ingentissime risorse dai piani di sviluppo quinquennali, incontrando la risoluta opposizione dei responsabili dei vari settori economici del governo sovietico.
Stalin riuscì ad imporsi, prospettando il gravissimo pericolo rappresentato dalle ciniche strategie delle potenze occidentali. Quest'ultime finirono col gettare la maschera, mostrando al mondo tutto il loro squallido cinismo, quando a Monaco, nel '38, consegnarono all'"amico" Hitler la Cecoslovacchia su di un piatto d'argento!
Questa regione era essenziale (o così la ritenevano gli strateghi occidentali) ad Hitler per poter disporre di un sufficiente fronte d'attacco all'indomani dell'aggressione all'Unione Sovietica. Con il trattato di Monaco le potenze occidentali divennero, a tutti gli effetti, delle vere e proprie alleate del dittatore nazista!
Il trattato di Monaco servì, se non altro, a convincere tutti i responsabili del Politburo e del governo sovietico che la scelta di Stalin era stata quella giusta e da quel momento in poi la collaborazione, a tutti i livelli, fu totale.
Non è difficile capire la strategia degli occidentali i quali, sebbene si fossero dimostrati in più di un'occasione assolutamente incompetenti nel portare avanti una strategia anche minimamente valida, non sottovalutarono comunque il pericolo rappresentato dal minaccioso assolutismo nazista. Essi, tuttavia, si convinsero che Hitler, come prima mossa, avrebbe subito aggredito l'odiato nemico rosso : Stalin!
Gli strateghi occidentali erano più che certi che all'indomani della fine della guerra, chiunque ne fosse stato il vincitore, entrambi i paesi ne sarebbero usciti con le "ossa" rotte a cagione dell'ingente sforzo economico e militare. A questo punto, secondo questi "furbi" strateghi occidentali, il gioco era fatto: le fresche forze dell'Occidente sarebbero prontamente intervenute ed avrebbero fatto un sol boccone del vincitore.
A supportare confortevolmente tale ricostruzione c'è la testimonianza della cosiddetta "linea Maginot": un vero e proprio monumento alla stupidità umana, fieramente contrastata da una piccola minoranza di generali francesi (tra cui lo stesso De Gaulle). Costoro, giustamente, avevano ravvisato in tale progetto solo un immenso spreco di risorse economiche, sicuramente a beneficio di potentati economici francesi in combutta con il corrotto potere politico dell'epoca.
La cosa più allucinante di tale aspetto è che nei primi anni trenta un giornalista, dal nome "inpronunciabile" (difficile da ricordare), grazie ai pareri raccolti tra i militari avversi a tale progetto, aveva descritto l'esatto modo con cui i nazisti, pochi anni dopo, avrebbero aggirato con facilità l'"ostacolo" rappresentato da tale gigante con i piedi di argilla, quale si dimostrò fatalmente essere la linea Maginot! Addirittura lo stesso giornalista, nel suo libro, aveva anche previsto, con stupefacente approssimazione, il numero dei morti "giornalieri" che l'intera guerra sarebbe costata.
Ora, se a fronte di tutto questo i responsabili anglofrancesi non intesero prendere delle misure efficaci per prevenire il pericolo che veniva prospettato da più parti, è evidente che essi facevano il massimo affidamento sulla loro scellerata strategia politico-militare che sarebbe costata all'umanità 5 anni di tragedie senza fine.
Uno dei massimi errori, forse il più insulso, commesso dagli strateghi occidentali del tempo, fu quello di credere che Hitler ed i suoi collaboratori militari non avessero subdorato il disegno infantile di tali ineffabili "strateghi" occidentali!
Fu proprio in conseguenza a ciò che Hitler, prima di sferrare l'attacco all'Unione Sovietica dell'odiato Stalin, volle neutralizzare l'Occidente, sconfiggendo con una guerra lampo il fronte ocidentale anglo-francese ed umiliando pesantemente la Francia.
Quando ormai apparivano chiari i piani di Hitler (o dei suoi strateghi), gli occidentali cercarono disperatamente di rimediare alla loro stupidità, provando a battere sul tempo gli emissari di Hitler che a Mosca cercavano l'impegno, da parte dei responsabili sovietici, a sottoscrivere un trattato di non aggressione (poi definito squallidamente di "alleanza" dagli infami denigratori occidentali, responsabili in prima persona dell'olocausto rappresentato dalla seconda guerra mondiale) tra la Germania e l'Unione Sovietica.
Hitler, infatti, voleva essere sicuro che nel momento in cui aggrediva il fronte occidentale, Stalin se ne rimanesse "buono" in casa sua, per non trovarsi poi esposto tra due fuochi. La stessa occupazione della Polonia fu funzionale a tale strategia nazista. Sebbene i reazionari governanti polacchi guardassero con il fumo negli occhi all'"ingombrante" vicino comunista è evidente che a fronte dell'aggressione alle potenze occidentali portata avanti dalle armate naziste i governanti polacchi, pur "turandosi" il naso, avrebbero finito con lo stringere alleanza con Stalin. Del resto, tale alleanza era stata sollecitata più volte dagli stessi russi, ma sempre rifiutata sdegnosamente dai governanti polacchi (oggi, certi storici di "comodo" hanno la spudoratezza di affermare che ciò fu dovuto alla paura che tali governati polacchi avevano di Hitler: in realtà ciò fu dovuto al viscerale anticomunismo di tali reazionari polacchi, non inferiore a quello dello stesso Hitler!)
L'alleanza con la Polonia avrebbe permesso alle forze russe di poter disporre di importantissime basi aeree a ridosso del confine tedesco. Da tali basi aeree sarebbero potuti decollare bombardieri sovietici in grado di scaricare un numero incalcolabile di tonnellate di bombe sulle città tedesche! Dunque, da un punto di vista di "fredda" strategia, fu del tutto logico per Hitler aggredire la Polonia: come fu logico per i sovietici rispondere con l'invasione dell'altra metà di questo sfortunato stato, fatale ed importantissima zona-cuscinetto tra due acerrimi rivali: la Germania di Hitler e la Russia di Stalin!
L'azione dei sovietici era tesa a tenere il più possibile lontani i nazisti dal confine con la Russia. Infatti, in tutto il lungo confine tra la Polonia e la Russia non esistevano barriere naturali, ma solo un'immensa pianura. Lo sconfinamento tedesco dal territorio polacco, si sarebbe potuto trasformare facilmente in un vero e proprio dilagamento delle forze naziste in territorio russo: come purtroppo fu!
A quei tempi, i denigratori occidentali, mossi soprattutto da spirito anticomunista, non mancarono di deplorare l'intervento sovietico in Polonia, accusando il "compagno" Stalin di essersi spartito questo stato con Hitler! Nel '38 essi non solo non avevano deplorato l'intervento nazista in Cecoslovacchia, ma con il trattato di Monaco essi avevano incoraggiato Hitler a fare di "più"!
Oggi, gli eredi morali di quei critici "storici" non si vergognano di accettare senza riserve il salutare intervento "preventivo" dell'esercito americano in Medioriente, anche se questi eventi, "stranamente", hanno portato ad una triplicazione del prezzo del greggio, con relativa "disperazione" dei petrolieri texani a cui Bush pare "amorevolmente" attaccato!
Come raccontano le cronache del tempo, per tornare all'argomento principale, furono giorni drammatici quelli di Mosca in cui gli emissari occidentali tentarono disperatamente di convincere i responsabili sovietici dell'opportunità di stringere alleanza con l'Occidente piuttosto che fare accordi con la Germania nazista.
Sicuramente riuscirono a convincerne qualcuno se è vero (come è vero) che la successiva scelta di Stalin venne ferocemente ostacolata da un certo numero di compagni di partito. Tuttavia, anche se a Stalin ripugnava di stringere accordi con l'odiato Hitler, nemico giurato di tutti i comunisti, nella scelta del dittatore sovietico pesarono importanti elementi oggettivi.
L'Occidente, all'epoca, si chiedeva drammaticamente quale sarebbe stata la scelta di Stalin. Lo statista Churchill, intervistato sull'argomento, rispose: "Stalin farà la scelta che riterrà più opportuna per gli interessi del proprio paese". Non c'è da meravigliarsi di una tale risposta. Churchill, infatti, era stato sempre un uomo di grande realismo politico e si rendeva perfettamente conto del peso che avrebbero avuto nella scelta di Stalin tutti gli antefatti che avevano portato a quella situazione drammatica: dunque, egli non avrebbe biasimato Stalin se costui avesse scelto di accordarsi con Hitler, visto la politica subdola e cinica condotta precedentemente dagli occidentali.
Churchill aveva capito che Stalin non aveva alcun motivo per fidarsi degli occidentali.
Infatti, questa fu la maggiore remora che convinse Stalin ad accettare accordi con la Germania piuttosto che stringere alleanza con le potenze occidentali, suscitando un vero scandalo all'interno del partito comunista sovietico.
Stalin aveva l'oggettivo timore che se avesse stretto alleanza con gli occidentali questi ultimi, visto l'inaffidabilità sino allora dimostrata, avrebbero potuto lasciarlo solo a far fronte alle armate di Hitler. Per giunta, le forze armate sovietiche non erano ancora pronte a sostenere l'attacco delle armate naziste.
Molti storici hanno riconosciuto che all'inizio dell'operazione "Barbarossa", grazie alle scelte di Stalin, l'Unione Sovietica disponeva del più potente esercito terrestre del mondo. I carriarmati sovietici erano di gran lunga più potenti di quelli tedeschi ed inoltre erano stati progettati per muoversi agevolmente sul difficile suolo delle steppe russe le quali, nel periodo delle piogge, diventano dei veri e propri acquitrini. La cingolatura dei carriarmati sovietici era una volta e mezzo quella dei Panzer tedeschi.
Fu solo grazie alla stoltezza e all'assoluta incapacità dello stato maggiore sovietico di allora a consentire ad Hitler i rapidi ed iniziali successi dell'invasione.
Per spiegare l'assoluta inadeguatezza dei quadri militari sovietici al momento dell'aggressione nazista, bisogna risalire ad alcuni anni indietro. Stalin, come vari biografi hanno descritto, soffriva di quella che venne poi chiamata la "fobia del complotto". Egli temeva, infatti, un tradimento da parte dei quadri militari sovietici di allora i quali erano per la maggior parte di origine tedesca e si erano formati sotto l'impero zarista.
Quando tale fobia raggiunse il massimo della sua manifestazione, Stalin passò drasticamente ad una "pulizia" di tali quadri, facendone fucilare, a torto o a ragione, moltissimi. Per rimpiazzare, almeno nel breve termine, tali vuoti, egli si affidò a dirigenti di partito che se da un lato gli fornivano la massima garanzia di fedeltà, dall'altro non potevano fornirla per ciò che concerneva le loro capacità militari.
L'accordo di non aggressione con Hitler, consentì a Stalin di portare velocemente a termine i piani difensivi e di armamento. Tuttavia, come la storia drammaticamente attesta, ciò non fu sufficente ad evitare il crollo del fronte orientale e l'obbligo per le forze sovietiche ad un drammatico e profondo ripiegamento verso linee difensive più interne, lasciando alle criminali scorrerie naziste un immmenso territorio. E' stato calcolato in circa 27 milioni di civili sovietici massacrati dai nazisti, con l'aiuto dell'armata italina, di quella rumena e degli eserciti delle regioni baltiche (soprattutto la Lituania e l'Estonia).
In questi ultimi 5 anni di governo berlusconiano, dominato dalle inquietanti figure di nostalgici fascisti come Fini, La Russa, Tremaglia, Gasparri, etc. oltre che dai loro "supporter" della Lega, c'è stato uno strisciante tentativo di rivalutare la figura di Mussolini e del suo "fraterno" alleato Hitler, paladini dell'anticomunismo occidentale! Ovviamente, nel contempo, la figura di Stalin è stata ulteriormente "demonizzata".
Qualunque possa essere il giudizio politico su questo personaggio, è indubbio che i popoli di tutto il pianeta devono alle scelte staliniane lo scampato pericolo da una universale dominazione nazista. A Kursk, nell'Ucraina, si svolse la più grande battaglia di mezzi pesanti di tutti i tempi. Dopo otto ore di terribile lotta aereo-terrestre, alla fine l'esercito tedesco venne letteralmente annientato. Se a Kursk l'Armata Rossa avesse fallito il suo obiettivo, Hitler si sarebbe impadronito di tutto il mondo.
La tecnologia militare ed industriale della Germania di allora era la più avanzata di tutto il pianeta. Gli scienziati tedeschi erano ad un passo dalla realizzazione del primo ordigno atomico. La tecnologia missilistica, fiore all'occhiello della Germania nazista, era pressochè sconosciuta nel resto del mondo.
Con la conquista dell'Unione Sovietica, Hitler avrebbe così potuto disporre di immense risorse petrolifere e minerarie e, oltre a ciò, di uno sterninato numero di possibili "schiavi" da impiegare nelle fabbriche sotto il controllo tedesco.
In questi scenari non è difficile rendersi conto che l'esercito tedesco avrebbe potuto disporre di un reintegro di mezzi militari almeno 30 volte superiori a quelli che venivano giornalmente distrutti dagli eserciti alleati.
cronista