Giovedì 18 giugno 2026
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IL PAPA E LA CHIAMATA ALLE ARMI

Sergio · · 0 interventi
Dal Pontefice ci attendiamo onestà intellettuale, parole chiare, indicazioni precise.
Il Papa ha il diritto d'indicare a fedeli e non fedeli (perché nessuno nega proselitismo e missione evangelica) la retta via da seguire in coerenza con quelli che lui ritiene gli insegnamenti divini.
Troppo spesso la Chiesa interviene con finalità politiche, portando scompiglio nella vita sociale, non per la profondità profetica e scomoda del messaggio ma per le banali mistificazioni che nessuno ha il coraggio di definire tali.
Qualunque pronunciamento delle autorità ecclesiastiche produce un'infinità di dichiarazioni dei politici che si prostrano e blaterano di autorevolezza morale e spirituale.
Ancora una volta l'obiettivo della Chiesa appare evidente: affermare il primato della Chiesa sullo Stato laico, piegare le Istituzioni a una funzione confessionale, affermare la moralità con le leggi e i Carabinieri, trasformare il peccato in reato. Il Papa chiama i cattolici alle armi per ricostituire lo Stato confessionale, lo Stato etico piegato ai dettami della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Ha un farmacista il diritto di rifiutarsi di vendere medicinali che servono a realizzare scopi "immorali"?
Per quanto mi riguarda sì, a determinate condizioni.
Il farmacista ha una funzione pubblica e interessa solo a lui quali siano i suoi convincimenti etici, filosofici, religiosi, politici. o la sua fede calcistica. Se il farmacista intende far prevalere le sue concezioni etiche sulla funzione pubblica è necessario che il pubblico ne sia preventivamente informato. Come? Inserendo la "qualifica di coscienza" nell'insegna del suo esercizio pubblico, negli elenchi telefonici e in ogni mezzo atto a qualificarsi al pubblico. Farmacia Cattolica. Farmacia Giudaica. Farmacia Islamica. Infatti, se è un suo diritto "non anestetizzare" la sua coscienza è un mio diritto sottrarmi alla violenta imposizione di un suo predicozzo su quel che lui ritiene immorale. Non entro in farmacia per sentire lezioncine di morale e se decido di comprare la pillola del giorno dopo, ad esempio, nessuno ha il diritto di mettere in discussione la mia moralità e la mia responsabile decisione.
Se vogliamo ampliare l'ambito d'esercizio dell'obiezione di coscienza, ben venga purché se ne traggano le dovute conseguenze e si tutelino i cittadini dalle ingerenze confessionali di chicchessia. Medici, farmacisti, infermieri si qualifichino preventivamente come "obiettori", in modo da non arrecare danno agli utenti. Le Istituzioni ne tengano conto creando le condizioni più ampie possibili di liberalizzazione dei servizi e istituendo centri sanitari e farmacie comunali ad assoluta vocazione "laica" perché lo Stato ha il dovere di rendere possibile l'esercizio dei diritti previsti dalle nostre leggi. E' compatibile con il Servizio Sanitario Nazionale il dato oggettivo che in alcune realtà del nostro Paese sia impossibile il ricorso all'aborto? Allora si estenda la possibilità di praticare l'interruzione volontaria di gravidanza anche alle strutture private e in ogni centro sanitario pubblico si assicuri la presenza di un minimo di personale non obiettore: troppo facile sbandierare candore etico quando da ciò derivano solo vantaggi. In alcune strutture chi non è obiettore spesso si occupa solo di aborti; non è esattamente l'aspirazione professionale di un medico praticare solo aborti.

Nella visione cattolica della sessualità la pillola del giorno dopo è immorale, come la spirale e ogni altro strumento di controllo delle nascite. La pillola del giorno dopo, con modalità chimiche, evita, in relazione a quando è avvenuto il rapporto e l'ovulazione, la fecondazione dell'ovulo o l'impianto nell'utero dell'ovulo fecondato. Si tratta di un contraccettivo d'emergenza assunto eccezionalmente senza alcuna certezza che la fecondazione sia avvenuta e anche quando questa è avvenuta non si può parlare di metodica abortiva perché l'aborto è l'interruzione della gravidanza (che inizia con l'impianto dell'embrione e non con la fecondazione dell'ovulo). La pillola del giorno dopo non ha effetti sull'impianto embrionale già avvenuto e quindi la gravidanza continua: non è un farmaco abortivo. Mettere sullo stesso piano pillola del giorno dopo e RU486 (che produce un aborto farmacologico, in alternativa a quello chirurgico) è confusivo, per non dire scorretto sul piano etico e intellettuale. Confondere il concepimento (che avviene con la fecondazione) con la gravidanza e l'aborto è inammissibile. Che la Chiesa sia contraria a ogni pratica anticoncezionale è cosa risaputa ma non confonda le coscienze con mistificazioni e affermazioni capziose.
Attribuire alle parole significati diversi da quelli che hanno è pratica violenta, priva di valore etico.

Se è lecito in una visione cattolica della sessualità considerare immorale tutto ciò che ostacola la fecondazione o l'impianto embrionale, in una visione laica della sessualità è immorale ogni condotta che ostacoli conoscenza e diffusione delle pratiche contraccettive. Pratiche che, se più conosciute e adottate, consentono di ridurre le gravidanze indesiderate e, conseguentemente, gli aborti.
Evitare che dall'esercizio della sessualità derivino drammi, violenze, rilevanti costi sociali è un imperativo categorico per uno Stato laico e democratico. Lo Stato s'impegni dunque con la scuola e le strutture sanitarie per diffondere il più possibile la corretta conoscenza dei metodi contraccettivi. Sviluppare la cultura della responsabilità anche in ambito sessuale è un interesse primario della collettività. Ciascuno poi sarà libero di vivere la sessualità secondo le proprie convinzioni. Asteniamoci dall'usare ignoranza e paura come deterrenti contro la deriva etica. In ciò non c'è nulla di etico.

Sollevare il problema dell'obiezione di coscienza dei farmacisti in relazione a eutanasia e aborto è discutibile, sul piano etico e intellettuale.
Non esistono in vendita farmaci per l'eutanasia: qualsiasi cocktail di sostanze in grado di agire sulle funzioni vitali dell'organismo può determinare la morte.
La RU486 non si compra in farmacia.
Per la pillola del giorno dopo è necessaria la prescrizione del medico (o è cambiato qualcosa di recente?).
Che valore civico ed etico c'è nell'indicare al farmacista un'intrusione nel rapporto fiduciario tra medico e assistito? Con quale diritto il farmacista dovrebbe intromettersi nelle decisioni etiche di un cliente?
Non è etico, morale, civile chiedere che il farmacista faccia "conoscere le implicazioni etiche di alcuni farmaci": non è il suo compito e non può arrogarsi il diritto d'insinuare che il cliente e il medico non abbiano già valutato le implicazioni etiche. A nessuno interessa ciò che il farmacista ritiene etico o immorale. Un'indicazione di tal genere è piuttosto rivelatrice di una concezione gretta dell'uomo e della società. Perché il Papa tira in ballo i farmacisti? Certamente non per affermare valori etici. Eutanasia e aborto sono usati strumentalmente e surrettiziamente dal Pontefice per riproporre in modo torbido la questione della contraccezione e per agitare le acque politiche: i cefali cattolici agiteranno pinne e code per abboccare all'amo in un'interminabile gara a chi è più papista del papa.

Nelle parole del Pontefice leggo la banalizzazione della complessità sociale, rivelatrice di finalità politiche, per niente ecumeniche.
La Chiesa è tollerante perché le condizioni storiche costringono a tale atteggiamento attendista ma non perde occasione per intervenire, dimostrando quanto sia incapace di confronto, dialogo e rispetto per chi ha altre convinzioni etiche.
Chi rappresenta le Istituzioni, come il ministro Turco, farebbe bene a occuparsi di far funzionare le strutture sanitarie e di affermare le ragioni pluralistiche della laicità dello Stato.
Cosa fa invece l'ineffabile ministro Turco, ci spiega che il Papa "pone il problema dell'educazione alla sessualità che sia anche un'educazione alla vita, alla responsabilità e alla relazione tra i sessi"!
Ma quale film ha visto sta' Turco?
Il Papa afferma la concezione autoritaria e repressiva della sessualità, mostrando disprezzo per l'eticità dell'individuo, che avrebbe perfino bisogno dell'aiuto etico del farmacista cattolico. Alla Chiesa non interessa lo sviluppo della responsabilità nella conoscenza e nel libero arbitrio ma inculcare sensi di colpa e messaggi distorti.
Ormai lo sappiamo, qualunque cosa dica il Papa o altre autorità ecclesiastiche succede un gran casino perché i genuflessi rappresentanti delle Istituzioni fanno a gara a testimoniare la portata illuminante del messaggio della Chiesa. Dov'è questa luce? Vedo solo cecità.
❤️
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