Pasqua? e che cos'è?
“Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces” è il famoso epitaffio che il grande poeta mantovano Virgilio scrisse per se stesso.
In italiano: "Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, mi tiene ora Napoli; cantai i pascoli (pascua), le campagne (rura), i comandanti (duces)".
Pascuus (singolare), pascua (plurale) in latino non significano altro che “i pascoli”, là dove si pasce il bestiame.
La festa di Pascua si celebra la prima luna piena di primavera (per i cristiani la domenica dopo la prima luna piena di primavera).
Ancora oggi i simboli della Pascua o Pasqua sono i simboli primaverili delle uova, dei coniglietti, delle colombe...
“Su sü i oliv, aqua sü i ciapp” è un antico detto milanese che in italiano dice: sole sugli ulivi (domenica delle palme) acqua sulle chiappe ( il giorno di Pasqua).
La Pasqua è chiamata “ciapp”, “chiappe” ovvero natiche, anche qui un simbolo di fertilità, di primavera.
(fatemi sapere se il detto dovesse funzionare anche questa volta)
In altri idiomi, per esempio l’inglese e il tedesco, la parola Pasqua viene indicata con Easter o Ostern, che significano nascere, sorgere, come il punto cardinale est o ost.
Eppure da per tutto si legge che l’etimo pasquale venga da una voce aramiaca-ebraica , tale “pessac” che indica la celebrazione giudaica della fuga dall’Egitto, celebrazione di sofferenza, di preoccupazione e di pani azzimi, celebrata in ogni caso in differenti momenti dell’anno (il calendario giudaico è lunare), in netta contrapposizione con il carattere festoso della Pasqua europea.
Altri fanno risalire l’etimo da Pasqua al verbo greco “pasco”, “patior” in latino, ovvero soffro, patior da cui deriva “passione”. Per quanto la lingua del protocristianesimo fosse appunto il greco, anche qui abbiamo un etimo di tristezza e sofferenza, che anche in questo caso mal si concilia con lo spirito pasquale che è di gioia e di rinascita (risurrezione per i cristiani).
Non penso che l’Annapaola Laldi, che di solito in questi argomenti ci sguazza, voglia sprecare le dita per citare i testi secondo i quali la Pasqua europea derivi da qualche festività giudaica, speriamo che faccia uno sforzo... Ma se qualcuno di voi (magari Lucio Musto che è assai cristiano), avesse qualche testo da postare al riguardo ( testo sto dicendo, non riferimenti senza fonte) oppure qualche altra osservazione pertinente all’etimo e al significato della Pasqua, mi farebbe un favore di scriverne.
Per intanto auguro a tutti voi, e anche a me, una buona Pasqua, e una buona Pasquetta, da celebrarsi rigorosamente e tradizionalmente “fuoriporta”, ovvero stravaccati nei pascoli tra una buascia di vacca e un’altra, proverbio milanese permettendo.
In italiano: "Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, mi tiene ora Napoli; cantai i pascoli (pascua), le campagne (rura), i comandanti (duces)".
Pascuus (singolare), pascua (plurale) in latino non significano altro che “i pascoli”, là dove si pasce il bestiame.
La festa di Pascua si celebra la prima luna piena di primavera (per i cristiani la domenica dopo la prima luna piena di primavera).
Ancora oggi i simboli della Pascua o Pasqua sono i simboli primaverili delle uova, dei coniglietti, delle colombe...
“Su sü i oliv, aqua sü i ciapp” è un antico detto milanese che in italiano dice: sole sugli ulivi (domenica delle palme) acqua sulle chiappe ( il giorno di Pasqua).
La Pasqua è chiamata “ciapp”, “chiappe” ovvero natiche, anche qui un simbolo di fertilità, di primavera.
(fatemi sapere se il detto dovesse funzionare anche questa volta)
In altri idiomi, per esempio l’inglese e il tedesco, la parola Pasqua viene indicata con Easter o Ostern, che significano nascere, sorgere, come il punto cardinale est o ost.
Eppure da per tutto si legge che l’etimo pasquale venga da una voce aramiaca-ebraica , tale “pessac” che indica la celebrazione giudaica della fuga dall’Egitto, celebrazione di sofferenza, di preoccupazione e di pani azzimi, celebrata in ogni caso in differenti momenti dell’anno (il calendario giudaico è lunare), in netta contrapposizione con il carattere festoso della Pasqua europea.
Altri fanno risalire l’etimo da Pasqua al verbo greco “pasco”, “patior” in latino, ovvero soffro, patior da cui deriva “passione”. Per quanto la lingua del protocristianesimo fosse appunto il greco, anche qui abbiamo un etimo di tristezza e sofferenza, che anche in questo caso mal si concilia con lo spirito pasquale che è di gioia e di rinascita (risurrezione per i cristiani).
Non penso che l’Annapaola Laldi, che di solito in questi argomenti ci sguazza, voglia sprecare le dita per citare i testi secondo i quali la Pasqua europea derivi da qualche festività giudaica, speriamo che faccia uno sforzo... Ma se qualcuno di voi (magari Lucio Musto che è assai cristiano), avesse qualche testo da postare al riguardo ( testo sto dicendo, non riferimenti senza fonte) oppure qualche altra osservazione pertinente all’etimo e al significato della Pasqua, mi farebbe un favore di scriverne.
Per intanto auguro a tutti voi, e anche a me, una buona Pasqua, e una buona Pasquetta, da celebrarsi rigorosamente e tradizionalmente “fuoriporta”, ovvero stravaccati nei pascoli tra una buascia di vacca e un’altra, proverbio milanese permettendo.