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Pedofilia sul web, 186 indagati

Mario · · 10 interventi
Maxioperazione in 16 regioni italiane: video con minori
tra i 4 e gli otto anni. Si entrava solo con una password segreta
Pedofilia sul web, 186 indagati
coinvolti tre preti e un sindaco
Nell'indagine anche due assessori, un vigile urbano e un assistente sociale
Le pagine web erano "appoggiate" su un server italiano a sua insaputa

SIRACUSA - Tre sacerdoti, un vigile urbano, un sindaco e due assessori. Ci sono anche degli insospettabili "eccellenti" tra le 186 persone indagate dalla procura di Siracusa nell'ambito di una maxi inchiesta sulla pedopornografia su Internet. Le persone coinvolte nell'indagine sono accusate di aver scaricato da un sito web 'segreto', non catalogato dai motori di ricerca e al quale si poteva accedere soltanto con una password, filmati con bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni vittime di abusi sessuali e sevizie.

Gli indagati risiedono in ben 16 regione italiane. Nei loro confronti sono ancora in corso perquisizioni compiute da polizia postale, carabinieri e guardia di finanza. Sui computer dei tre sacerdoti coinvolti, che prestano il loro ministero in Sicilia, Lombardia e Trentino Alto Adige, sono state trovate diverse collezioni di filmati pedopornografici. Accertamenti sono stati eseguiti anche nella casa di un educatore all'infanzia siciliano, di un agente di polizia municipale marchigiano, di un operatore di un centro oncologico veneto, di un sindaco e di un assessore di due comuni lombardi.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati anche alcuni filmati di produzione 'artigianale', sul quale sono in corso indagini per identificare i bambini coinvolti nelle riprese.

L'inchiesta, denominata 'Video privé', coordinata dal procuratore della Repubblica aggiunto di Siracusa, Giuseppe Toscano, e dai sostituti Antonio Nicastro e Manuela Cavallo, è scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall'associazione Telefono Arcobaleno presieduta da Giovanni Arena.

Le indagini eseguite da Nucleo investigativo telematico hanno fatto emergere l'esistenza di un sito Internet al quale erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Gli esperti del Nit sono riusciti però a violare la rete di protezione estesa attorno al sito e a identificare i computer di italiani che vi si erano collegati.

Gli indagati, individuati a conclusione di 11 mesi di accertamenti, sono tutti uomini, di media età, di varie estrazioni sociali: 34 sono residenti in Lombardia, 22 in Veneto ed altrettanti nel Lazio, 17 in Piemonte, 13 in Emilia Romagna, 11 in Campania e Toscana, 10 in Sicilia ed altrettanti in Liguria, 8 in Trentino, 7 nelle Marche, 5 in Puglia, Friuli e Abruzzo, 4 in Calabria e 2 in Basilicata.

Il sito era stato aperto su un server italiano, estraneo all'inchiesta e che ha collaborato con gli investigatori, con una tecnica da 'mordi e fuggi': è stato in funzione soltanto nove giorni, per evitare di essere identificato.
Il breve tempo ha permesso così una "selezione" dei fruitori che potevano essere soltanto esperti del settore della pedopornografia. La sua esistenza, infatti, era pubblicizzata tra i messaggi online di un sito 'specializzato' aperto in un paese orientale.

Su un altro indirizzo web, della stessa aera geografica, era disponibile la password che permetteva di accedervi, composta da una combinazione di 15 caratteri alternati di lettere e numeri. L'indirizzo del sito era inoltre privo di una pagina di 'indice' per evitare che potesse essere individuato e catalogato dai motori di ricerca presenti sul web.

(24 maggio 2005)
Fonte la Repubblica.it
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che schifo.... e poi ditemi che la condanna a morte è un gesto di inciviltà.
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