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Il ponte di Messina: la truffa del secolo ...

Emilio · · 17 interventi
(tratto dal blog di Franca Rame)

Inizio, (e mi scuso se solo da oggi, ma non ce l'ho fatta prima) a presentarvi il materiale raccolto anche grazie a voi, sugli sprechi. Ovviamente non tutto insieme. sono preoccupata per il pensionato da 500 euro al mese. non vorrei che davanti a certe cifre, gli venisse un colpo! Forse, quanto segue alcuni di voi l'avranno già letto... ma la percentuale in Italia di lettori di giornali e riviste è bassissima quindi eccovi:

"Il ponte di Messina: la truffa del secolo

Prima puntata
Dov'è finito l'architetto del ponte?
Da un articolo di Curzio Maltese (Venerdì di Repubblica 3 nov. 2006)

(.) Berlusconi ha buttato un mare di soldi 600-700 milioni di euro (.) per non cominciare neppure i lavori.
(.) Oltre 150 milioni sono stati sprecati per gli studi preparatori, in laute consulenze agli amici degli amici per studiare fra l'altro il "flusso dei cetacei fra Scilla e Cariddi", "l'mpatto psico-socio-antropologico dei lavori sulla popolazione locale". Una montagna di 126 chili di carta che giace negli uffici del ministero. Un altro centinaio di milioni per l'esproprio dei terreni, nel tripudio delle cosche. Ed è da record la penale che lo Stato dovrà pagare all'impresa appaltatrice, l'Impregilo: 388 milioni di euro. Il ponte doveva essere una delle più grandi opere pubbliche d'Europa ed è invece la truffa del secolo.
Si poteva immaginare che non si sarebbe mai fatto? Si doveva. I mercati ne erano sicuri. Quando l'Impregilo vince l'appalto, il titolo crolla in borsa di quasi il 6%. Appena il Parlamento decide che non si farà nulla, la quotazione schizza in alto. Nessuno ha mai creduto che il lavoro si sarebbe fatto. Tutte le imprese straniere si erano ritirate dall'asta, dove la vittoria dell'Impregilo era annunciata, fra l'altro, da una telefonata dell'amministratore delegato Savona, intercettata per caso dai magistrati di Monza: "Tranquilli, l'appalto è nostro, me l'ha giurato Dell'Utri".
Il mondo dell'architettura internazionale è impazzito per capire come gli italiani potessero credere al progetto. In particolare i giapponesi, massimi esperti, che vantano il ponte più lungo a una campata, l'Akashi Kyokyo, 1960 metri. Volevano farci passare una linea ferroviaria, ma gli ingegneri hanno spiegato che non esistono materiali in grado di reggere una struttura simile: sarebbe crollato tutto.
Il ponte sullo Stretto avrebbe dovuto essere lungo quasi tre chilometri e mezzo e con due linee di ferrovia, non una. Chi era l'autore di una simile meraviglia? Renzo Piano, Richard Rogers, Norman Foster? Macchè, un certo William C.Brown, nipote di un più famoso William H.Brown che ha progettato un paio di ponti in Africa ai tempi delle colonie. Un carneade mai nominato da nessuna rivista di architettura del Pianeta. Due architetti italiani, Ugo Rosa e Domenico Calandro, hanno lanciato una "caccia a mister Brown" e hanno scritto l'esilarante diario su Internet. Pare che sia scomparso qualche mese fa.(.)

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