il potere di Farmindustria
Gentile redazione,
è di questi ultimi giorni il passaggio di uno spot elegante e commovente di Farmindustria, e, per l'occasione, l'allestimento di un sito internet dedicato (www.farmaci-e-vita.it). Lo avrete certamente notato. Lo spot è eccellente, anche perchè dice una verità fondamentale: oltre il 90% della ricerca farmaceutica è finanziata dalle industrie farmaceutiche stesse: lo Stato è, per motivi di bilancio, pressocchè assente. Ora, il problema è che Farmindustria, nel suo messaggio, cerca di persuaderci che tutto ciò è positivo. E invece non solo non è positivo, ma è quanto di peggiore, in termini di salute, poteva capitarci. Se la ricerca è promossa dal produttore dei farmaci, non è forse legittimo il sospetto che il produttore medesimo, piuttosto che indirizzare la ricerca verso settori utili ma poco remunerativi, si rivolga a segmenti che gli garantiscano maggiori ritorni economici? In altre parole, se a ricercare sono i produttori, non è normale che come obiettivo finale ci sia il profitto delle case farmaceutiche? Facciamo due esempi: le benzodiazepine sono le uniche molecole utilizzate come ansiolitici. Da circa cinquant'anni non si compie ricerca sugli ansiolitici. Eppure sono in testa a tutte le classifiche di ventita dei farmaci. Perchè non si effettua ricerca su un prodotto che è così largamente diffuso? Appunto perchè si vende così bene. Le benzodiazepine hanno relativamente pochi effetti collaterali, son in genere ben tollerate, ma hanno un piccolo difettuccio: provocano dopo appena due mesi di assunzione, assuefazione, tolleranza e soprattutto dipendenza fisica e psichica. E' vero che il produttore si affanna a precisarlo, sul foglietto illustrativo, ma è altrettanto vero che se un individuo sta così male da essere obbligato ad assumere ansiolitici, i due mesi fatidici di terapia sono largamente insufficienti. Il malcapitato, dietro consiglio medico, le assumerà almeno per sei, otto mesi, per "consolidare il risultato" e "evitare la recidive" (questo dicono i medici imbeccati dagli informatori), entrando così, a pieno titolo nella dipendenza. Si trasformerà, in sostanza in un tossicodipendente, dal momento che il farmaco stabilirà in lui un circolo perverso: l'effetto rebound (rimbalzo). Una volta cessato l'effetto sedativo, ci si ritrova più ansiosi di prima, e si necessita, di conseguenza, di una nuova dose di farmaco, e così via , a spirale. Il farmaco stesso arriva a procurare il sintomo che dovrebbe guarire. La dismissione delle benzodiazepine è un processo lunghissimo (può durare anche anni) e quasi mai arriva a buon fine. L'individuo in oggetto ha buone probabilità di diventare un acquirente a vita di queste sostanze, che, è vero, non sono potenzialmente troppo dannose, ma ti trasformano in un tossicodipendente. Ecco perchè non si fa ricerca da cinquanta anni sugli ansiolitici. Il secondo caso: il "clofoctol" principio attivo classificato come "antibatterico", commercialmente conosciuto come "Gramplus". E' esperienza di noi tutti che quando ci si ammala di una qualche infezione delle prime vie aeree (sinusiti, laringiti, faringiti, tracheobronchiti), il medico ti prescrive in prima battuta un antinfiammatorio (in genere un "fans", altamente gastrolesivo), dopo di che, alla comparsa delle prime secrezioni, o muco, si passa direttamente all'antibiotico. E il clofoctol che ci sta a fare? nessun medico lo prescrive, nessuno dei cosiddetti "informatori medici" lo consiglia. Perchè? Non ha alcun effetto collaterale, è efficace (l'ho provato io stesso) e ha un considerevole potere batteriostatico. Se non si è in presenza di una polmonite, sarebbe d'obbligo prescriverlo prima dell'antibiotico. Eppure non si fa. Un farmacista in vena di confidenze mi ha detto: "beh, sa, non è abbastanza promosso dagli informatori..." Si vede che la casa farmaceutica che lo produce, la italiana Chiesi, non ha denari sufficienti da investire nella promozione di questo farmaco. Dulcis in fundo, lo spot che ho citato parla di cancro. La grande maggioranza dei farmaci oncologici, a totale carico del sistema sanitario nazionale, hanno prezzi sbalorditivi: un esempio fra i tanti: 3 fiale iv 500 mg di amifostina costano 930 euro. Scusate se mi sono dilungato, ma lo spot in questione mi ha sinceramente indignato. Farmindustria non fa beneficenza a nessuno, non è un ente filantropico: E' semplicemente una associazione di industriali che nella vita hanno un solo obiettivo, legittimo o meno che sia: il profitto. Altro che spot patinati e musichette orecchiabili...
Roberto Tacchino
è di questi ultimi giorni il passaggio di uno spot elegante e commovente di Farmindustria, e, per l'occasione, l'allestimento di un sito internet dedicato (www.farmaci-e-vita.it). Lo avrete certamente notato. Lo spot è eccellente, anche perchè dice una verità fondamentale: oltre il 90% della ricerca farmaceutica è finanziata dalle industrie farmaceutiche stesse: lo Stato è, per motivi di bilancio, pressocchè assente. Ora, il problema è che Farmindustria, nel suo messaggio, cerca di persuaderci che tutto ciò è positivo. E invece non solo non è positivo, ma è quanto di peggiore, in termini di salute, poteva capitarci. Se la ricerca è promossa dal produttore dei farmaci, non è forse legittimo il sospetto che il produttore medesimo, piuttosto che indirizzare la ricerca verso settori utili ma poco remunerativi, si rivolga a segmenti che gli garantiscano maggiori ritorni economici? In altre parole, se a ricercare sono i produttori, non è normale che come obiettivo finale ci sia il profitto delle case farmaceutiche? Facciamo due esempi: le benzodiazepine sono le uniche molecole utilizzate come ansiolitici. Da circa cinquant'anni non si compie ricerca sugli ansiolitici. Eppure sono in testa a tutte le classifiche di ventita dei farmaci. Perchè non si effettua ricerca su un prodotto che è così largamente diffuso? Appunto perchè si vende così bene. Le benzodiazepine hanno relativamente pochi effetti collaterali, son in genere ben tollerate, ma hanno un piccolo difettuccio: provocano dopo appena due mesi di assunzione, assuefazione, tolleranza e soprattutto dipendenza fisica e psichica. E' vero che il produttore si affanna a precisarlo, sul foglietto illustrativo, ma è altrettanto vero che se un individuo sta così male da essere obbligato ad assumere ansiolitici, i due mesi fatidici di terapia sono largamente insufficienti. Il malcapitato, dietro consiglio medico, le assumerà almeno per sei, otto mesi, per "consolidare il risultato" e "evitare la recidive" (questo dicono i medici imbeccati dagli informatori), entrando così, a pieno titolo nella dipendenza. Si trasformerà, in sostanza in un tossicodipendente, dal momento che il farmaco stabilirà in lui un circolo perverso: l'effetto rebound (rimbalzo). Una volta cessato l'effetto sedativo, ci si ritrova più ansiosi di prima, e si necessita, di conseguenza, di una nuova dose di farmaco, e così via , a spirale. Il farmaco stesso arriva a procurare il sintomo che dovrebbe guarire. La dismissione delle benzodiazepine è un processo lunghissimo (può durare anche anni) e quasi mai arriva a buon fine. L'individuo in oggetto ha buone probabilità di diventare un acquirente a vita di queste sostanze, che, è vero, non sono potenzialmente troppo dannose, ma ti trasformano in un tossicodipendente. Ecco perchè non si fa ricerca da cinquanta anni sugli ansiolitici. Il secondo caso: il "clofoctol" principio attivo classificato come "antibatterico", commercialmente conosciuto come "Gramplus". E' esperienza di noi tutti che quando ci si ammala di una qualche infezione delle prime vie aeree (sinusiti, laringiti, faringiti, tracheobronchiti), il medico ti prescrive in prima battuta un antinfiammatorio (in genere un "fans", altamente gastrolesivo), dopo di che, alla comparsa delle prime secrezioni, o muco, si passa direttamente all'antibiotico. E il clofoctol che ci sta a fare? nessun medico lo prescrive, nessuno dei cosiddetti "informatori medici" lo consiglia. Perchè? Non ha alcun effetto collaterale, è efficace (l'ho provato io stesso) e ha un considerevole potere batteriostatico. Se non si è in presenza di una polmonite, sarebbe d'obbligo prescriverlo prima dell'antibiotico. Eppure non si fa. Un farmacista in vena di confidenze mi ha detto: "beh, sa, non è abbastanza promosso dagli informatori..." Si vede che la casa farmaceutica che lo produce, la italiana Chiesi, non ha denari sufficienti da investire nella promozione di questo farmaco. Dulcis in fundo, lo spot che ho citato parla di cancro. La grande maggioranza dei farmaci oncologici, a totale carico del sistema sanitario nazionale, hanno prezzi sbalorditivi: un esempio fra i tanti: 3 fiale iv 500 mg di amifostina costano 930 euro. Scusate se mi sono dilungato, ma lo spot in questione mi ha sinceramente indignato. Farmindustria non fa beneficenza a nessuno, non è un ente filantropico: E' semplicemente una associazione di industriali che nella vita hanno un solo obiettivo, legittimo o meno che sia: il profitto. Altro che spot patinati e musichette orecchiabili...
Roberto Tacchino