Domenica 28 giugno 2026
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Prego, favorisca lo scontrino

Dr. R. Siniscalchi · · 7 interventi
In farmacia siamo in quattro a lavorare, compreso me.
Due dottori e due dottoresse.

Capita, più spesso di quanto non si creda, che un cliente manifesti l'esigenza di interloquire con un dottore invece che con una delle due dottoresse, e viceversa.

Questo perché vi sono problemi e questioni intime, spesso estremamente personali, da dover essere esternati solo a persone dello stesso sesso.
Casi emblematici, a supporto di quanto affermo, ognuno ne ricorderà un corposo elenco: la prescrizione del Viagra®, la richiesta di un test anticoncezionale da parte di una minorenne o la prescrizione della "pillola del giorno dopo" o, semplicemente, una scatola di preservativi.

Ora immaginate la scena in cui un "pavido playboy" aspetta con educazione il suo turno in una farmacia momentaneamente affollata, per essere servito al banco; mostrandosi magari gentile e disponibile a far avanzare chi, dopo di lui, attende.
A farmacia vuota, rivolgendomi un cenno chiede un colloquio in privato nel mio studio, mostrando la prescrizione dell'andrologo.
A quel punto, dopo aver chiarito l'utilizzo corretto del farmaco prescritto, averlo nascostamente incartato, evitando di far capire di cosa trattasi ai miei collaboratori (che invece hanno intuito tutto), il "timidone" si defila dalla farmacia con il piccolo pacchetto in tasca e lo scontrino "parlante" in mano.

Mai egli avrebbe potuto immaginare di avere in pugno un "ruffiano" più spudorato. Mai!

- "Prego, favorisca lo scontrino... , Guardia di Finanza!" gli intima un tizio in borghese. E gli sventola davanti al naso un tesserino plastificato.
- "Ma, ...cosa? ...io stavo..."
- "Cosa ha acquistato, ...quanto ha speso?"
"...Ecco...ce l'ho lo scontrino!"

Il finanziere prende il "villano pezzo di carta" ed invita la vittima a rientrare in farmacia a stilare il verbale, per attestare la regolarità dell'avvenuta verifica.
Il cliente, in profondo imbarazzo mentre fornisce le generalità, farfuglia qualcosa tipo: "... sapete... non è per me, mi ha chiesto un favore un amico."
Alla fine, dopo aver firmato in calce la mia copia dell'ispezione, mi accomiato con un saluto dagli altri imbarazzati attori dell'imprevista commedia.

Resta però un dubbio a deconcentrarmi nello svolgimento delle mie successive azioni.
Lascio quindi i collaboratori al banco e vado a rileggermi il disciplinare tecnico per la corretta applicazione delle norme a tutela della privacy.
Nulla!
Non ho trovato nulla che giustificasse una così plateale violazione del diritto alla riservatezza di quel cliente.
D'altronde quel finanziere svolgeva il suo lavoro, e tra i suoi compiti compete anche quello di verificare la corretta emissione dei documenti fiscali.
E poco importa al ministro Visco se, nel far ciò, lo si costringe a infilarsi tra le lenzuola e nella vita privata di un povero disgraziato.

Ma al Garante della Privacy dovrebbe interessare, però? O sbaglio?
Non viene lautamente stipendiato per questo?

Sempre più sconcertato e con minori tutele, cordialmente saluto.

Dr. Raffaele Siniscalchi.
❤️
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