Venerdì 26 giugno 2026
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Le preoccupazioni di Napolitano

Sergio Bagnasco · · 3 interventi
Apprendo dai giornali che il presidente Napolitano nel corso del suo viaggio in Spagna è intervenuto sul dibattito in corso sulle unioni di fatto e ha manifestato ottimismo sulla capacità delle forze politiche di trovare una sintesi che tenga conto delle "preoccupazioni del Papa"; va oltre il Presidente e auspica il dialogo come strumento per conciliare "sensibilità diverse" e rievoca l'approvazione dell'art. 7 della Costituzione, esempio della "buona politica del nostro paese". Se questa è la posizione del nostro Presidente, esprimo il mio disappunto e contrarietà. Contrarietà nei contenuti e nella forma dell'intervento, sbagliato nella scelta del luogo e dei tempi.
Il luogo. Trovo insopportabile che il presidente Napolitano, come i suoi predecessori, debba dall'estero intervenire sul dibattito politico italiano o in ogni caso su questioni estranee alle ragioni del suo essere all'estero. Insopportabile se poi si considera che il Presidente della Repubblica ha strumenti istituzionali per intervenire, che di tali strumenti ogni presidente faccia un uso molto parsimonioso per poi esternare appena varcate le porte del quirinale. Poi, forse, anche in Spagna ci sono "sensibilità diverse" e nonostante ciò.
I tempi. Trovo inopportuno che il Presidente si esprima su un tema all'ordine del giorno dei lavori parlamentari e iscritto nell'agenda delle forze politiche.
I contenuti. Risibili e grotteschi; discutibili sul piano della storia e dell'attualità. Non comprendo perché il legislatore dovrebbe farsi carico delle "preoccupazioni del Papa" che, insieme alla Chiesa nella sua totalità, ritengo si preoccupi e rifletta ogniqualvolta una pecorella devia dalla strada maestra e si smarrisce. La preoccupazione della Chiesa è - credo - ricondurre quella pecorella sulla dritta via ma può questa essere una preoccupazione del legislatore? La Chiesa fallisce ogniqualvolta non riesce nel proprio compito (cioè non riconduce la pecorella nell'ovile) ed è giusto che s'interroghi e si preoccupi ma può pretendere l'intervento dei Carabinieri, della Legge perché le pecorelle non fuggano dall'ovile? E può il Legislatore farsi carico di tali pretese? I comportamenti condannati dalla Chiesa probabilmente sono iscritti nell'elenco dei peccati ma non necessariamente sono reati e ancor meno richiedono che lo Stato laico assuma provvedimenti o persista in comportamenti discriminatori, condizionando pesantemente le scelte dei cittadini.
Personalmente sono disinteressato riguardo alle "preoccupazioni" del Papa e forse non è opportuno che il Presidente esprima valutazioni su quali siano i crucci del Pontefice. In tema di unioni di fatto non c'è alcuna "sensibilità diversa" di cui tener conto perché l'allargamento dei diritti alle coppie di fatto nulla toglie alla famiglia fondata sul matrimonio. La scelta matrimoniale sarà più forte e motivata il giorno in cui due persone potranno scegliere tra opzioni dotate di "dignità" dalla legge. Oggi scegliere la convivenza fuori del matrimonio significa rinunciare a una quantità di vantaggi e privilegi e, di conseguenza, la scelta del matrimonio è di sovente all'insegna dell'opportunismo ipocrita e ciò dovrebbe preoccupare chi considera il matrimonio un sacramento.
Il riferimento poi all'art. 7 della Costituzione è discutibile sul piano storico e dell'attualità politica e culturale. L'art. 7 - forse il più brutto e dannoso della nostra Costituzione - non è il risultato del "dialogo": fu fortemente sostenuto - per ragioni tattiche - da Togliatti, scelta che divise il mondo socialista e laico, una ferita ancora aperta nella storia della sinistra italiana. Contro quell'articolo in Italia sono state combattute molte battaglie e, ancora oggi, vi sono forze politiche che ne chiedono la revisione (come anche delle leggi che da quell'articolo discendono).
Inopportuno quindi il riferimento di Napolitano a quel lontano evento storico che determinò divisioni e lacerazioni. Forse il Presidente si riconosce in quella storia lontana e condivide ancora oggi le scelte del suo leader massimo, "il Migliore", ma non vorremmo tra mezzo secolo assistere ad altre rivalutazioni stile Budapest.
Sul piano generale infine, il dialogo è utile e costruttivo se le parti dialoganti si rispettano ma se una parte ritiene di essere in una posizione dominante sul piano etico, se una parte vanta una presunta superiorità morale o addirittura un'esclusiva in materia etica allora al diavolo il dialogo... Ho la sensazione che la Chiesa finga pluralismo e democrazia per semplice opportunismo politico e storico, in attesa di tempi migliori, i bei tempi andati dell'inquisizione, dei roghi, della caccia alle streghe...
❤️
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