Prodi: emblema della disonestà intellettuale
Iniquo che da un giorno all'altro siano richiesti tre anni in più per accedere al trattamento pensionistico.
Questo il Prodi pensiero in materia di pensioni e di modifica dell'ormai famigerato "scalone" previsto dalla riforma Maroni.
Prodi non è stupido e neanche ignorante pertanto il suo stupido argomentare e la scelta dei termini, degna di un ignorante, devono necessariamente essere prodotti indesiderati della sua disonestà intellettuale.
Innalzare il requisito anagrafico per la pensione non può che comportare il tracciare una linea di demarcazione, una data, oltre la quale il requisito precedente, l'età, non è più sufficiente. Lo scalone dei tre anni può essere sostituito da tanti graduali scalini; la grande iniquità da tante piccole e ripetute iniquità, tranne il caso in cui Prodi affermi l'inutilità di procedere all'innalzamento dell'età anagrafica per accedere al trattamento pensionistico. Poiché così non è, Prodi gorgoglia a destra e manca solo per sostituire una millantata iniquità con tante piccole iniquità. Forse Prodi è un po' esaurito, se la sua intelligenza lo conduce a così modesti e demagogici proclami.
Il termine iniquo è utilizzato con vergognosa leggerezza, non degna di un primo ministro, al solo scopo di contribuire a mantenere alta la fittizia contrapposizione tra i due schieramenti oligarchici.
Diverso è invece il discorso se l'intervento sulle pensioni modifica e innova il sistema di calcolo e non un semplice dato oggettivo che inevitabilmente produce un prima e un poi, un di qua e un di là.
Ebbene, intervenendo sul sistema pensioni il centrosinistra ha ampiamente dimostrato di non essere titolato per disquisire sul concetto di equità.
Non riconosco al centrosinistra alcuna credibilità in materia di equità sociale (ciò non significa che la riconosco al centrodestra).
Il centrosinistra con Dini e poi con Prodi è responsabile della peggiore iniquità che si possa immaginare in tema di pensioni: da un giorno all'altro il centrosinistra ha modificato il sistema di calcolo delle pensioni passando dal criterio retributivo a quello contributivo.
Dal momento dell'entrata in vigore della riforma Dini, confermata dal primo gabinetto Prodi, i lavoratori sono stati distribuiti in tre gruppi:
1) nuovo sistema contributivo per coloro che sono entrati nel mondo del lavoro dal 1996;
2) sistema misto contributivo e retributivo per coloro che al 31 dicembre 1995 non avevano accumulato 18 anni di contribuzione;
3) sistema retributivo per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano accumulato 18 anni di contribuzione.
Gli appartenenti al terzo gruppo non sono stati minimamente toccati dalla riforma pensionistica mentre coloro che appartengono al secondo gruppo si ritrovano pesantemente penalizzati. Gli appartenenti al primo gruppo vivranno solo se elimineranno fisicamente i loro nonni e, forse, anche i padri.
Con quale faccia tosta queste non-credibili persone della maggioranza utilizzano l'argomentazione "per un solo giorno tre anni in più di lavoro"? Con quale onestà intellettuale sproloquiano di equità e iniquità?
Ricordo l'ipocrita comunista berlusconiano Cesare Salvi commentare l'approvazione della legge Maroni affermando "qualcuno il 31 dicembre 2007 brinderà perché può andare in pensione e altri piangeranno perché per un sol giorno dovranno lavorare ancora per tre anni" (le parole non le ricordo con precisione ma lo stupido concetto espresso da Salvi era questo). Cosa dice Cesare Salvi, Prodi, Bertinotti, Diliberto, Padoa Schioppa, Bersani, Melandri, Rutelli, Fassino & C. a coloro che al 31 dicembre 1995 avevano 17 anni e 11 mesi di contribuzione?
L'innalzamento dell'età per la pensione comporta inevitabilmente un'iniquità, per utilizzare l'inadeguato e stupido termine sbandierato dall'iniquo Prodi, la riforma del sistema pensionistico poteva invece essere spalmato su tutti: ciascuno in funzione del residuo periodo lavorativo per giungere alla pensione.
Il sistema contributivo andava esteso a ogni persona in attività.
Chiunque affermi il contrario non ha il minimo senso della giustizia sociale.
L'aver fatto gravare la riforma pensionistica solo su alcuni è stata una precisa scelta di parte, coerente con gli interessi elettorali di una maggioranza legata a doppio filo con alcune fasce anagrafiche che, strana coincidenza, coincidono con la quasi totalità degli iscritti ai sindacati.
La scelta tra il berlusconiano interesse proprietario e l'interesse materiale del berlusconiano centrosinistra è realmente difficile: non so chi provochi la nausea e chi il vomito ma il risultato non cambia.
La disonestà intellettuale della berlusconiana armata prodiana non è seconda a nessuno.
Il centrosinistra non è qualificato per parlare di equità, figuriamoci se può sproloquiare su inesistenti patti generazionali vecchi o nuovi poco importa.
Siamo tra due fuochi: soccombere o reagire.
Questo il Prodi pensiero in materia di pensioni e di modifica dell'ormai famigerato "scalone" previsto dalla riforma Maroni.
Prodi non è stupido e neanche ignorante pertanto il suo stupido argomentare e la scelta dei termini, degna di un ignorante, devono necessariamente essere prodotti indesiderati della sua disonestà intellettuale.
Innalzare il requisito anagrafico per la pensione non può che comportare il tracciare una linea di demarcazione, una data, oltre la quale il requisito precedente, l'età, non è più sufficiente. Lo scalone dei tre anni può essere sostituito da tanti graduali scalini; la grande iniquità da tante piccole e ripetute iniquità, tranne il caso in cui Prodi affermi l'inutilità di procedere all'innalzamento dell'età anagrafica per accedere al trattamento pensionistico. Poiché così non è, Prodi gorgoglia a destra e manca solo per sostituire una millantata iniquità con tante piccole iniquità. Forse Prodi è un po' esaurito, se la sua intelligenza lo conduce a così modesti e demagogici proclami.
Il termine iniquo è utilizzato con vergognosa leggerezza, non degna di un primo ministro, al solo scopo di contribuire a mantenere alta la fittizia contrapposizione tra i due schieramenti oligarchici.
Diverso è invece il discorso se l'intervento sulle pensioni modifica e innova il sistema di calcolo e non un semplice dato oggettivo che inevitabilmente produce un prima e un poi, un di qua e un di là.
Ebbene, intervenendo sul sistema pensioni il centrosinistra ha ampiamente dimostrato di non essere titolato per disquisire sul concetto di equità.
Non riconosco al centrosinistra alcuna credibilità in materia di equità sociale (ciò non significa che la riconosco al centrodestra).
Il centrosinistra con Dini e poi con Prodi è responsabile della peggiore iniquità che si possa immaginare in tema di pensioni: da un giorno all'altro il centrosinistra ha modificato il sistema di calcolo delle pensioni passando dal criterio retributivo a quello contributivo.
Dal momento dell'entrata in vigore della riforma Dini, confermata dal primo gabinetto Prodi, i lavoratori sono stati distribuiti in tre gruppi:
1) nuovo sistema contributivo per coloro che sono entrati nel mondo del lavoro dal 1996;
2) sistema misto contributivo e retributivo per coloro che al 31 dicembre 1995 non avevano accumulato 18 anni di contribuzione;
3) sistema retributivo per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano accumulato 18 anni di contribuzione.
Gli appartenenti al terzo gruppo non sono stati minimamente toccati dalla riforma pensionistica mentre coloro che appartengono al secondo gruppo si ritrovano pesantemente penalizzati. Gli appartenenti al primo gruppo vivranno solo se elimineranno fisicamente i loro nonni e, forse, anche i padri.
Con quale faccia tosta queste non-credibili persone della maggioranza utilizzano l'argomentazione "per un solo giorno tre anni in più di lavoro"? Con quale onestà intellettuale sproloquiano di equità e iniquità?
Ricordo l'ipocrita comunista berlusconiano Cesare Salvi commentare l'approvazione della legge Maroni affermando "qualcuno il 31 dicembre 2007 brinderà perché può andare in pensione e altri piangeranno perché per un sol giorno dovranno lavorare ancora per tre anni" (le parole non le ricordo con precisione ma lo stupido concetto espresso da Salvi era questo). Cosa dice Cesare Salvi, Prodi, Bertinotti, Diliberto, Padoa Schioppa, Bersani, Melandri, Rutelli, Fassino & C. a coloro che al 31 dicembre 1995 avevano 17 anni e 11 mesi di contribuzione?
L'innalzamento dell'età per la pensione comporta inevitabilmente un'iniquità, per utilizzare l'inadeguato e stupido termine sbandierato dall'iniquo Prodi, la riforma del sistema pensionistico poteva invece essere spalmato su tutti: ciascuno in funzione del residuo periodo lavorativo per giungere alla pensione.
Il sistema contributivo andava esteso a ogni persona in attività.
Chiunque affermi il contrario non ha il minimo senso della giustizia sociale.
L'aver fatto gravare la riforma pensionistica solo su alcuni è stata una precisa scelta di parte, coerente con gli interessi elettorali di una maggioranza legata a doppio filo con alcune fasce anagrafiche che, strana coincidenza, coincidono con la quasi totalità degli iscritti ai sindacati.
La scelta tra il berlusconiano interesse proprietario e l'interesse materiale del berlusconiano centrosinistra è realmente difficile: non so chi provochi la nausea e chi il vomito ma il risultato non cambia.
La disonestà intellettuale della berlusconiana armata prodiana non è seconda a nessuno.
Il centrosinistra non è qualificato per parlare di equità, figuriamoci se può sproloquiare su inesistenti patti generazionali vecchi o nuovi poco importa.
Siamo tra due fuochi: soccombere o reagire.