Mercoledì 1 luglio 2026
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Prodi, ventidue mesi da dimenticare

maria · · 7 interventi
Roma - Per essere la legislatura più corta della Seconda Repubblica, ne sono successe di cose, un grande Carnevale di suoni, facce, colori, polemiche, scontri feroci, una grande telenovela piena di durezza, ma senza vero dramma, che ha aperto e chiuso la prima e ultima stagione dell'Unione al governo.

Era cominciata, questa legislatura, con la faccia terrea di Piero Fassino, che per primo, nel cuore della notte elettorale, si era presentato davanti alle telecamere per dire: «Abbiamo vinto». E a rivederla con gli occhi di oggi, quella faccia, in qualche modo era una profezia, perché non si è mai visto uno che proclama una vittoria con la stessa espressione con cui potrebbe partecipare a un funerale, non si è mai vista una legislatura che inizia nel segno della controversia, e persino del paradosso elettorale, 24mila voti di differenza alla Camera e 240mila (ma in meno) al Senato. Ed infatti, già la campagna elettorale era stata un bel paradosso, i sondaggi dicevano che l'Unione era 10 punti in vantaggio, era finita testa a testa, con qualche mistero elettorale nelle urne campane. Appena nata, la coalizione dell'Unione, diventava qualcosa a metà strada fra il caso scientifico e la telenovela. Il primo voto, quello sull'indulto, creava un mezzo terremoto nel governo, traeva con forza sulla ribalta due dei personaggi di maggiore successo del fotoromanzo ulivista, Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, continuamente intenti a litigare: «Se c'è lui me ne vado io», annunciava già due anni fa Clemente Mastella, «Se ne vada pure, così non fa danni», rispondeva Antonio di Pietro. Di Pietro e Mastella litigavano praticamente su tutto, sulla legalità, sulle sentenze, sulle leggi di ciascuno, e si combattevano soprattutto a colpi di «penultimatum», pronti ad andarsene, ma bene inchiavardati alle poltrone. E Di Pietro rischiò di far cadere il governo con un voto al Senato sul ponte sullo Stretto di Messina, Mastella oltre che per l'indulto, per tutte quelle che ha enumerato come tappe del suo «calvario». «Me l'aveva detto Cossiga - ha sospirato poi - dal primo giorno che ti insedi a via Arenula finirai in un guaio».

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