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promiseland
di ernesto
5 marzo 2006 0:00
 
Chi ha rubato Promiseland.it?
All'inizio sembrava soltanto una piccola scocciatura. Un semplice problema burocratico, per adempiere il quale sarebbero potuti bastare soltanto pochi minuti.

Si poteva fare.

Il dominio Promiseland.it era stato registrato a suo tempo da Sauro Martella, attraverso il nome della sua ditta individuale. Ditta che circa un anno fa ha cessato di esistere, senza che però ne fosse stata comunicata la chiusura all'authority preposta, che in Italia è l'Istituto di Informatica e Telematica del CNR, "Registro del cc TLD .IT", detto semplicemente NIC. Sauro Martella però continuava ad essere l'intestatario del dominio, che nel frattempo era passato ad indicare anche un'associazione (anch'essa con il nome "Promiseland.it") che aveva il compito di svolgere sul territorio le stesse attività che fino ad ora erano state fatte solo attraverso il web. Associazione di cui peraltro Sauro Martella è presidente.

Un errore nostro, dunque, niente da eccepire.

A questo punto, si sarebbe trattato di correggere il dato sbagliato, per continuare nella nostra quotidiana battaglia per una informazione etica, così come da anni migliaia di frequentatori sono abituati a conoscere ed apprezzare. Attività che - è bene ricordarlo - si basa sul lavoro volontario di oltre venti persone circa, tra staff tecnico, redazione e moderazione dei forum tematici.

Ma non avevamo fatto i conti con un regolamento che definire folle, farraginoso e anche un po' demenziale, è il minimo, il quale in pochi giorni avrebbe contribuito a creare un piccolo disastro.
Intendiamoci, non saranno certo questi piccoli o grandi contrattempi che ci potranno far passare la voglia di lottare per una informazione libera e nonviolenta, dedicata alla liberazione di uomini ed altri animali dallo sfruttamento, dato che siamo ancora tutti qui, con la stessa disponibilità e voglia di prima pronti a riorganizzarci in maniera ancora più attiva.

Ma torniamo alla nostra storia.

Alla contestazione iniziale, Sauro Martella provvedeva immediatamente ad avvisare che si trattava sempre della stessa persona, e che bastava aggiornare il dato sbagliato, per così dire "in corsa", senza alcuna interruzione. Questa sarebbe stata la soluzione che qualsiasi persona dotata di buon senso avrebbe potuto accettare. Ma non l'implacabile e irresponsabile regolamento del NIC italiano.

Il dominio andava immediatamente disattivato, e reso disponibile a chiunque. Chiusura immediata del sito internet e obbligo di compiere la procedura ordinaria di nuova richiesta, come se fossimo stati utenti qualsiasi, privati di qualsiasi diritto acquisito da anni di lavoro, tempo e denaro speso.

C'è da dire che per fare questo genere di richieste al NIC si possono utilizzare soltanto due strade: o la posta ordinaria (chissà con quale garanzia di successo) oppure un più moderno (!) fax, al quale inviare la richiesta. Convinti della supremazia tecnologica di quest'ultimo, e scartata l'ipotesi di inviare una mail (il NIC non ne vuole sapere... eppure si occupano di informatica e telematica!), subito si provvedeva ad inviare la richiesta per la nuova registrazione del dominio, con tutti i dati corretti.

Nel fare questo, noi che da anni abbiamo la proprietà del dominio, noi che per un cavillo burocratico ne eravamo stati esclusi solo da poche ore, noi che siamo membri di un'associazione che si chiama nello stesso identico modo, avevamo uguali chances di successo nella registrazione come qualsiasi altro individuo sul pianeta. E tutti, beninteso, avevamo a disposizione lo stesso numero di fax costantemente ed implacabilmente occupato ed a cui cadeva continuamente la linea le rarissime volte in cui si riusciva ad avviare una trasmissione.

Il fax. Ecco il moderno strumento che, complice il Regolamento, non ne ha voluto sapere di noi. Nonostante le nostre ricevute di invio regolare, le poche volte che siamo riusciti a trasmettere il documento, ci veniva comunicato che non si leggeva una riga, che un dato era poco comprensibile, che il foglio era sparito e non ne avevano traccia, e via discorrendo. Tutto in rapida successione? Noooo! Bisognava aspettare circa 24 ore per sapere se c'era stato un piccolo difetto di trasmissione, e che occorreva ripetere tutta la procedura. E nel frattempo, chiunque, in giro per il mondo, si può impossessare di un dominio, che è frutto del lavoro di molte persone, lavoro basato completamente sul volontariato, per utilizzarlo per scopi commerciali di quart'ordine, utilizzandone l'enorme numero di visite giornaliere, con un'abile mossa da "spammatori" e per finalità apertamente vietate in Italia.

E così, tra una proposta di portare a mano la richiesta (il regolamento non lo prevede), o di parlare con qualcuno per spiegare bene la cosa (il regolamento non lo prevede), il tempo è trascorso, e quando all'ultimo abbiamo provato la via di un bel pacchettino postacelere... ecco che il dominio era perso.

Oggi è di proprietà di un anonimo signore austriaco, il quale non può aver alcun titolo per detenerlo e al quale abbiamo immediatamente contestato la cosa. Ma intanto è suo, e magari occorrerà una costosa battaglia legale per poterlo riavere. E chi sosterrà le spese di un'eventuale battaglia legale per difendere i diritti di un'associazione priva di fondi e che si basa sul lavoro di volontari?

E poco importa, se una voce libera dell'informazione, per qualche giorno è stata condannata a tacere e per molti altri sarà obbligata a tentare di continuare il proprio volo con le ali spezzate. Qualcuno si assumerà mai la responsabilità del danno causato da un regolamento sbagliato e contrario ad ogni logica?

Una cosa è certa: in attesa di riuscire ad ottenere di nuovo il legittimo utilizzo del nostro dominio Promiseland.it, continueremo il nostro lavoro e la nostra voce, sul web, non scomparirà mai. Adesso siamo qui: http://promiselandlab.blogspot.com/

posted by Marcello Paolocci
 
 
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5 marzo 2006 0:00
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