La protezionistica confusione geografica di Beppe Grillo
Sono assai turbato dall’uso disinvolto del termine geografia, usato da Beppe Grillo, quando parla di Ius soli, riferendosi a diritti e a esseri umani, perché quando con intento protezionista si usa il termine di geografia, insito ad esso ci sono dei confini, e dove ci sono confini non c’è nulla di universale, e senza universalità non si costruisce nulla di buono. Quel suo rifugiarsi poi, prima in un eventuale referendum sullo ius soli, , e poi addirittura quasi fosse un esule, il dover a priori discutere della ‘faccenda geografica’ più chiaramente il ‘problema’, con l’Europa, è veramente penoso, perché seppur pensiero lecito ad esprimersi, nel suo protezionistico patriottismo espressivo, è chiaramente infarcito di una presunta difesa di non si sa bene quali tipi umani, etnie o altresì popolazioni che, visto l’approccio incosciente di Grillo al tema , vedrebbero a rischio non i propri confini geografici ma l’omogeneità culturale dei propri profili. E quale sarebbe un omogeneità culturale europea? E altrimenti dove è la geografia citata da Beppe Grillo? Ma almeno si renderà conto Grillo che così predicando afferma delle concezioni pericolosissime, degne al massimo di una fastidiosissima discussione sulla zootecnica e la zoologia? Risparmiandomi la genetica. E ulteriori future contestazioni geografiche da un Grillo assai confuso.
Francesco Mangascià
Francesco Mangascià