Quando i privilegi dei pochi prevalgono sul bene dei molti: farmacisti, notai, dentisti e tassisti
Notai, farmacisti, tassisti, dentisti. Ecco quattro categorie che difendono ad ogni costo i propri privilegi allontanandoci dagli standard europei e scaricando sulla collettività i costi delle proprie rendite di posizione. Mercato? Concorrenza? Sì, per gli altri, per quei poveri sfigati che lavorano nell'industria, nella finanza o nei servizi privati. Che si facciano loro il culo per cercare di mantenere competitiva questa nostra povera Italia sui mercati internazionali.
Per loro, notai, farmacisti, tassisti, dentisti, no, non devono esistere né mercato né concorrenza, ma solo ed esclusivamente un corporativismo che sa di taglieggiamento. I camorristi chiedono il pizzo, loro sono più sottili e meno sanguinari, chiedono semplicemente un extra costo, in modo da remunerare adeguatamente il fatto che erogano un servizio in regime di oligopolio.
Il loro è un corporativismo ferreo ed inossidabile, capace di incunearsi nei meandri della politica, quella più sporca e fetida, quella che si fa nel buio delle commissioni parlamentari, quella che sa di scambio di favori e olezza di favoritismi e raccomandazioni. Un esempio ce l'hanno dati i farmacisti, capaci di far inserire nel disegno di legge per i lavori usuranti (ma pensa te!) un emendamento che non c'entra un cazzo, ma che gli permette di recuperare i privilegi perduti. Grazie a questo vomitevole emendamento (presentato per la cronaca dall' "onorevole" Filippo Santamartini del PdL) spariranno le parafarmacie, e si dovrà dire addio per sempre alla possibilità di poter comprare i farmaci, almeno quelli di uso più comune che non necessitano di ricetta, nei supermercati come avviene in tutti i paesi civili. Andremo avanti per l'eternità a dover comprare l'aspirina e la cibalgina dall'unico farmacista del quartiere, a sua volta figlio e nipote di farmacisti, anche se il valore aggiunto che ci dà nel vendercela è nullo. E' anzi, un valore aggiunto in negativo, nel senso che quella scatola di aspirine o di cibalgina continuerà a farcela pagare il 30% od il 40% in più di quello che potremmo pagare in una parafarmacia od al supermercato. Sapete quanto vale una farmacia? Milioni di euro. E sapete perché vale così tanto? Perché è un investimento che nella situazione attuale si ripaga in pochi anni. E sapete chi permette ad un ipotetico farmacista di recuperare in così poco tempo un investimento da milioni di euro? Noi, costretti a pagare non ciò che sarebbe giusto ma ciò che la lobby dei farmacisti (a loro volta associata alla lobby delle case farmaceutiche) decide. Ci spennano senza neanche ringraziarci.
Cosa dovrebbe fare secondo voi un giovane laureato intraprendente quando vede una opportunità di business? Dovrebbe cercare di sfruttarla, è ovvio. Ma in Italia non può farlo se non è figlio di farmacisti, anche se ha un 110 e lode preso a 23 anni. Non può farlo perché le licenze per le farmacie sono contingentate, a protezione di un diritto ereditario che vede i farmacisti passarsi la gallina dalle uova d'oro di generazione in generazione, senza possibilità alcuna per chi è esterno al "sistema" di entrare. A meno di non trovare i milioni di euro necessari per assicurarsi la rendita di una delle famacie già esistenti. E' meritocrazia questa? No. E' difesa della corporazione. E' cooptazione. E' un voler privilegiare la rendita dei pochi a scapito dell'interesse dei molti. E' un voler far prevalere il diritto di sangue di medievale memoria sulla meritocrazia.
Non diversi sono i notai. Certo, i notai, apparentemente, non si passano lo studio di padre in figlio. Peccato che uno guardi le statistiche e si accorga che un notaio su 6 è figlio di notai, mentre la probabilità di vincere il concorso per uno "normale" è una su 30, quando va bene. Come dire che chi è figlio di notai ha una probabilità di diventare notaio 5 volte superiore a quella di chi non è figlio di notaio. C'è una ragione in tutto questo? Forse sì, ed a pensar male certe volte ci si azzecca.
E comunque, se il figlio di notaio è così capra da non riuscire a vincere l'agognato concorso, non c'è problema, può rimanere formalmente a lavorare nello studio del padre fino a oltre i 40 anni, e così uno stipendio è assicurato, anche se non avrebbe nessun titolo a percepirlo. Poi, quando il padre decide di andare in pensione, se il figlio nel frattempo si è riconfermata la capra che era, non c'è problema. Ci si mette d'accordo con il notaio del paese vicino, e si tiene aperto lo studio, passandogli i clienti. In cambio si ricevono delle "commissioni" per remunerare la "struttura" che si mette a disposizione del nuovo notaio. O forse sarebbe meglio chiamarlo pizzo.. Un pizzo legale, "buono", ottenuto con il sorriso, ma sempre pizzo è..
I notai possono fare tutto questo, tanto, dicono, il notaio è un libero professionista e fa quel cazzo che gli pare e piace. Peccato che sia però anche un pubblico ufficiale, e che sfrutti tale qualifica per spennare i malcapitati. Un pubblico ufficiale a numero chiuso ed a rendita garantita.
Sapete quale è il reddito medio di un notaio, dalle Alpi a Lampedusa, e sottolineo MEDIO? 300.000 ¤ l'anno. Li vale secondo voi? Secondo me no. Però so perché riesce, con quattro scartoffie, a guadagnare quanto tre primari ospedalieri messi assieme. I notai in Italia sono 4723, quando in realtà la pianta organica del Ministero ne prevederebbe 6152. E sono anni che è così. Ogni volta che se ne parla il buon Paolo Piccoli (presidente dell'ordine dei notai e, guarda un po', pure nipote dell'ex potentissimo notabile DC Flaminio Piccoli) promette roboanti iniziative volte ad incrementare il numero dei notai attivi, a cui segue il vuoto pneumatico in modo da mantenere inalterato lo status quo.Chissà perché, verrebbe da chiedersi.Già, chissà perché..
Se i notai fossero 6152 come previsto dalla pianta organica del Ministero, cosa accadrebbe? Primo, i notai, senza per questo morire di fame, dovrebbe accontentarsi di un reddito MEDIO un po' più basso, dovendosi dividere la ricca torta dei servizi notarili in 6152 e non in 4723. Secondo, e questo è più importante, si farebbero un minimo di concorrenza tra di loro, consentendoci di pagare cifre un po' più congrue. Perché, diciamocelo, certe cifre non stanno né in cielo né in terra, e penso che tutti noi quando siamo usciti dallo studio notarile dopo aver lasciato giù 2000 e passa euro di onorario per un paio di pezzi di carta, un pochino ci siamo sentiti presi in giro..
"Il notariato non si tocca!!!" hanno tuonato i notai quando l'on. Lulli e l'on. Bersani nel 2007 hanno cercato di scalfire almeno in piccola parte il loro marmoreo monopolio e la loro conseguente rendita di posizione. Risultato? Lulli e Bersani ci hanno rimesso le penne (politicamente parlando), ed i notai sono rimasti esattamente quelli che erano nel 2007, non uno di più. 4723 contro i 9550 della Germania, gli 8822 della Francia ed i 2000 e passa della Svizzera (per una popolazione di 8.000.000 di abitanti). Svizzera in cui, esattamente come in Germania, l'avvocato può esercitare, previa abilitazione professionale, funzioni notarili a prezzi più che modici, mentre qui da noi quando hai la sfiga di dover andare dal notai devi portarti dietro il blocchetto degli assegni.
Ed ho usato il termine "dovere" a proposito, perché il recarsi da un notaio italiano non è una libera scelta ma un obbligo sancito dalla legge.è un po' come se ci fosse una legge dello Stato che ti obbliga a comprare solo auto della Fiat ed a volare solo con Alitalia, alla faccia della libera circolazione delle professioni..
Anche i dentisti non scherzano però. In Italia abbiamo, almeno al Nord, un ottimo Servizio Sanitario, in cui tutte le prestazioni sono erogate a fronte di ticket irrisori, soprattutto se confrontate con l'effettivo costo di quelle prestazioni. Con la tessera del S.S.N. posso farmi curare qualunque cosa tranne, chissà perché, i denti. Da un punto di vista formale potrei andare dal dentista anche con il SSN, peccato che l'appuntamento sarebbe fissato nel 2011 e che sarei curato da uno studente del'ultimo anno di Odontoiatria che "sperimenterebbe" su di me ciò che ha studiato fino ad allora solo sulla carta.
Come si diventa dentisti? Studiando Odontoiatria, ovviamente. E se 10000 brillanti studenti l'anno volessero laurearsi in Odontoiatria esattamente come avviene in Giurisprudenza od in Ingegneria lo potrebbero fare? Ovviamente no.
In Italia si diventa dentisti solo frequentando la facoltà di Odontoiatria. Neanche la laurea in Medicina basta più. Od Odontoiatria o niente. E, guarda caso, le facoltà di odontoiatria si contano sulle dita di una mano e sono a rigorosissimo numero chiuso. Per salvaguardare la preparazione dei futuri dentisti? Si, a voler credere agli asini che volano. Per salvaguardare il reddito medio degli attuali dentisti evitando eccessiva concorrenza? Ecco, questa ipotesi sembra più credibile.
Il numero degli studenti non c'entra un cazzo con la qualità della loro preparazione. Il Politecnico di Milano di studenti ne ha 20000, e sforna ogni anno 2000 ingegneri, universalmente riconosciuti come i più preparati d'Europa. Eppure non hanno un numero chiuso da 40 persone per classe.
La verità è che i dentisti non vogliono la concorrenza, e si sono inventati questo sistema che impedisce persino ai medici, di cui abbiamo abbondanza e che avrebbero sicuramente la preparazione di base necessaria, di accedere alla professione. Risultato? Abbiamo i dentisti più cari d'Europa. Non so se a voi è capitato di farvi curare i denti all'estero. Spendereste la metà, e non è un caso che qualcuno cominci ad andare all'estero per cure odontoiatriche "impegnative". Senza, tra l'altro, dover chiedere sempre la ricevuta (in Italia i dentisti sono sempre così distratti, poverini..)
E finiamo, dulcis in fundo, con i tassisti. Questa categoria benedetta da Dio (o unta dal Signore, se preferite), che a Roma si è pure inventata una sovratassa di 2 Euro per i passeggeri che partono dalla Stazione Termini che non sta né in cielo né in terra. Ma pensateci un attimo.Se un disoccupato vuole fare il tassista, e per farlo è disposto (previa tutte le autorizzazioni e le qualifiche necessarie) a farsi pagare di meno a noi che danno farebbe? Nessuno, anzi ci porterebbe un grande beneficio, permettendoci di pagare di meno a parità di servizio. Lui troverebbe un lavoro, e noi spenderemmo di meno, non vedo che male ci sia. Beh, in Italia non lo può fare, perchè le licenze (che, per inciso, non sono di proprietà dei tassisti ma sono delle concessioni pubbliche) sono contingentate. Risultato? Provate a prendere un taxi ad Amburgo, Barcellona, Londra o Parigi. Spenderete, a parità di corsa, la metà di quello che spendete in Italia. Con la conseguenza che la sera nelle grandi città ci muoviamo tutti in macchina per non farci spennare dal tassista di turno.
L'Italia è il mondo al contrario. E' il mondo in cui le persone capaci non emergono, ed i "figli di.." invece sì, forti come sono del potere che gli deriva dalla cooptazione e dalla appartenenza. Parassiti profondissimamente annidati e radicati nel sistema, attaccati visceralmente ai propri privilegi, incapaci di capire che il mondo attorno a loro è cambiato. Tanto c'è qualcuno che paga per loro. E che gliene frega a loro se, di questo andazzo, tra trent'anni non saremo più tra i paesi più avanzati del mondo.. Notai, farmacisti, tassisti, dentisti, sono l'emblema di una Italia che non vuole cambiare, il simbolo di un'Italia fatta di minoranze attaccate ai propri privilegi, disposte a portare allo sfacelo il Paese pur di salvare le proprie squallide rendite di posizione. Senza rendersi conto che, di questo passo, crollerà tutto, e non ci saranno né privilegi, né ricchezze, né status quo da difendere.
Per loro, notai, farmacisti, tassisti, dentisti, no, non devono esistere né mercato né concorrenza, ma solo ed esclusivamente un corporativismo che sa di taglieggiamento. I camorristi chiedono il pizzo, loro sono più sottili e meno sanguinari, chiedono semplicemente un extra costo, in modo da remunerare adeguatamente il fatto che erogano un servizio in regime di oligopolio.
Il loro è un corporativismo ferreo ed inossidabile, capace di incunearsi nei meandri della politica, quella più sporca e fetida, quella che si fa nel buio delle commissioni parlamentari, quella che sa di scambio di favori e olezza di favoritismi e raccomandazioni. Un esempio ce l'hanno dati i farmacisti, capaci di far inserire nel disegno di legge per i lavori usuranti (ma pensa te!) un emendamento che non c'entra un cazzo, ma che gli permette di recuperare i privilegi perduti. Grazie a questo vomitevole emendamento (presentato per la cronaca dall' "onorevole" Filippo Santamartini del PdL) spariranno le parafarmacie, e si dovrà dire addio per sempre alla possibilità di poter comprare i farmaci, almeno quelli di uso più comune che non necessitano di ricetta, nei supermercati come avviene in tutti i paesi civili. Andremo avanti per l'eternità a dover comprare l'aspirina e la cibalgina dall'unico farmacista del quartiere, a sua volta figlio e nipote di farmacisti, anche se il valore aggiunto che ci dà nel vendercela è nullo. E' anzi, un valore aggiunto in negativo, nel senso che quella scatola di aspirine o di cibalgina continuerà a farcela pagare il 30% od il 40% in più di quello che potremmo pagare in una parafarmacia od al supermercato. Sapete quanto vale una farmacia? Milioni di euro. E sapete perché vale così tanto? Perché è un investimento che nella situazione attuale si ripaga in pochi anni. E sapete chi permette ad un ipotetico farmacista di recuperare in così poco tempo un investimento da milioni di euro? Noi, costretti a pagare non ciò che sarebbe giusto ma ciò che la lobby dei farmacisti (a loro volta associata alla lobby delle case farmaceutiche) decide. Ci spennano senza neanche ringraziarci.
Cosa dovrebbe fare secondo voi un giovane laureato intraprendente quando vede una opportunità di business? Dovrebbe cercare di sfruttarla, è ovvio. Ma in Italia non può farlo se non è figlio di farmacisti, anche se ha un 110 e lode preso a 23 anni. Non può farlo perché le licenze per le farmacie sono contingentate, a protezione di un diritto ereditario che vede i farmacisti passarsi la gallina dalle uova d'oro di generazione in generazione, senza possibilità alcuna per chi è esterno al "sistema" di entrare. A meno di non trovare i milioni di euro necessari per assicurarsi la rendita di una delle famacie già esistenti. E' meritocrazia questa? No. E' difesa della corporazione. E' cooptazione. E' un voler privilegiare la rendita dei pochi a scapito dell'interesse dei molti. E' un voler far prevalere il diritto di sangue di medievale memoria sulla meritocrazia.
Non diversi sono i notai. Certo, i notai, apparentemente, non si passano lo studio di padre in figlio. Peccato che uno guardi le statistiche e si accorga che un notaio su 6 è figlio di notai, mentre la probabilità di vincere il concorso per uno "normale" è una su 30, quando va bene. Come dire che chi è figlio di notai ha una probabilità di diventare notaio 5 volte superiore a quella di chi non è figlio di notaio. C'è una ragione in tutto questo? Forse sì, ed a pensar male certe volte ci si azzecca.
E comunque, se il figlio di notaio è così capra da non riuscire a vincere l'agognato concorso, non c'è problema, può rimanere formalmente a lavorare nello studio del padre fino a oltre i 40 anni, e così uno stipendio è assicurato, anche se non avrebbe nessun titolo a percepirlo. Poi, quando il padre decide di andare in pensione, se il figlio nel frattempo si è riconfermata la capra che era, non c'è problema. Ci si mette d'accordo con il notaio del paese vicino, e si tiene aperto lo studio, passandogli i clienti. In cambio si ricevono delle "commissioni" per remunerare la "struttura" che si mette a disposizione del nuovo notaio. O forse sarebbe meglio chiamarlo pizzo.. Un pizzo legale, "buono", ottenuto con il sorriso, ma sempre pizzo è..
I notai possono fare tutto questo, tanto, dicono, il notaio è un libero professionista e fa quel cazzo che gli pare e piace. Peccato che sia però anche un pubblico ufficiale, e che sfrutti tale qualifica per spennare i malcapitati. Un pubblico ufficiale a numero chiuso ed a rendita garantita.
Sapete quale è il reddito medio di un notaio, dalle Alpi a Lampedusa, e sottolineo MEDIO? 300.000 ¤ l'anno. Li vale secondo voi? Secondo me no. Però so perché riesce, con quattro scartoffie, a guadagnare quanto tre primari ospedalieri messi assieme. I notai in Italia sono 4723, quando in realtà la pianta organica del Ministero ne prevederebbe 6152. E sono anni che è così. Ogni volta che se ne parla il buon Paolo Piccoli (presidente dell'ordine dei notai e, guarda un po', pure nipote dell'ex potentissimo notabile DC Flaminio Piccoli) promette roboanti iniziative volte ad incrementare il numero dei notai attivi, a cui segue il vuoto pneumatico in modo da mantenere inalterato lo status quo.Chissà perché, verrebbe da chiedersi.Già, chissà perché..
Se i notai fossero 6152 come previsto dalla pianta organica del Ministero, cosa accadrebbe? Primo, i notai, senza per questo morire di fame, dovrebbe accontentarsi di un reddito MEDIO un po' più basso, dovendosi dividere la ricca torta dei servizi notarili in 6152 e non in 4723. Secondo, e questo è più importante, si farebbero un minimo di concorrenza tra di loro, consentendoci di pagare cifre un po' più congrue. Perché, diciamocelo, certe cifre non stanno né in cielo né in terra, e penso che tutti noi quando siamo usciti dallo studio notarile dopo aver lasciato giù 2000 e passa euro di onorario per un paio di pezzi di carta, un pochino ci siamo sentiti presi in giro..
"Il notariato non si tocca!!!" hanno tuonato i notai quando l'on. Lulli e l'on. Bersani nel 2007 hanno cercato di scalfire almeno in piccola parte il loro marmoreo monopolio e la loro conseguente rendita di posizione. Risultato? Lulli e Bersani ci hanno rimesso le penne (politicamente parlando), ed i notai sono rimasti esattamente quelli che erano nel 2007, non uno di più. 4723 contro i 9550 della Germania, gli 8822 della Francia ed i 2000 e passa della Svizzera (per una popolazione di 8.000.000 di abitanti). Svizzera in cui, esattamente come in Germania, l'avvocato può esercitare, previa abilitazione professionale, funzioni notarili a prezzi più che modici, mentre qui da noi quando hai la sfiga di dover andare dal notai devi portarti dietro il blocchetto degli assegni.
Ed ho usato il termine "dovere" a proposito, perché il recarsi da un notaio italiano non è una libera scelta ma un obbligo sancito dalla legge.è un po' come se ci fosse una legge dello Stato che ti obbliga a comprare solo auto della Fiat ed a volare solo con Alitalia, alla faccia della libera circolazione delle professioni..
Anche i dentisti non scherzano però. In Italia abbiamo, almeno al Nord, un ottimo Servizio Sanitario, in cui tutte le prestazioni sono erogate a fronte di ticket irrisori, soprattutto se confrontate con l'effettivo costo di quelle prestazioni. Con la tessera del S.S.N. posso farmi curare qualunque cosa tranne, chissà perché, i denti. Da un punto di vista formale potrei andare dal dentista anche con il SSN, peccato che l'appuntamento sarebbe fissato nel 2011 e che sarei curato da uno studente del'ultimo anno di Odontoiatria che "sperimenterebbe" su di me ciò che ha studiato fino ad allora solo sulla carta.
Come si diventa dentisti? Studiando Odontoiatria, ovviamente. E se 10000 brillanti studenti l'anno volessero laurearsi in Odontoiatria esattamente come avviene in Giurisprudenza od in Ingegneria lo potrebbero fare? Ovviamente no.
In Italia si diventa dentisti solo frequentando la facoltà di Odontoiatria. Neanche la laurea in Medicina basta più. Od Odontoiatria o niente. E, guarda caso, le facoltà di odontoiatria si contano sulle dita di una mano e sono a rigorosissimo numero chiuso. Per salvaguardare la preparazione dei futuri dentisti? Si, a voler credere agli asini che volano. Per salvaguardare il reddito medio degli attuali dentisti evitando eccessiva concorrenza? Ecco, questa ipotesi sembra più credibile.
Il numero degli studenti non c'entra un cazzo con la qualità della loro preparazione. Il Politecnico di Milano di studenti ne ha 20000, e sforna ogni anno 2000 ingegneri, universalmente riconosciuti come i più preparati d'Europa. Eppure non hanno un numero chiuso da 40 persone per classe.
La verità è che i dentisti non vogliono la concorrenza, e si sono inventati questo sistema che impedisce persino ai medici, di cui abbiamo abbondanza e che avrebbero sicuramente la preparazione di base necessaria, di accedere alla professione. Risultato? Abbiamo i dentisti più cari d'Europa. Non so se a voi è capitato di farvi curare i denti all'estero. Spendereste la metà, e non è un caso che qualcuno cominci ad andare all'estero per cure odontoiatriche "impegnative". Senza, tra l'altro, dover chiedere sempre la ricevuta (in Italia i dentisti sono sempre così distratti, poverini..)
E finiamo, dulcis in fundo, con i tassisti. Questa categoria benedetta da Dio (o unta dal Signore, se preferite), che a Roma si è pure inventata una sovratassa di 2 Euro per i passeggeri che partono dalla Stazione Termini che non sta né in cielo né in terra. Ma pensateci un attimo.Se un disoccupato vuole fare il tassista, e per farlo è disposto (previa tutte le autorizzazioni e le qualifiche necessarie) a farsi pagare di meno a noi che danno farebbe? Nessuno, anzi ci porterebbe un grande beneficio, permettendoci di pagare di meno a parità di servizio. Lui troverebbe un lavoro, e noi spenderemmo di meno, non vedo che male ci sia. Beh, in Italia non lo può fare, perchè le licenze (che, per inciso, non sono di proprietà dei tassisti ma sono delle concessioni pubbliche) sono contingentate. Risultato? Provate a prendere un taxi ad Amburgo, Barcellona, Londra o Parigi. Spenderete, a parità di corsa, la metà di quello che spendete in Italia. Con la conseguenza che la sera nelle grandi città ci muoviamo tutti in macchina per non farci spennare dal tassista di turno.
L'Italia è il mondo al contrario. E' il mondo in cui le persone capaci non emergono, ed i "figli di.." invece sì, forti come sono del potere che gli deriva dalla cooptazione e dalla appartenenza. Parassiti profondissimamente annidati e radicati nel sistema, attaccati visceralmente ai propri privilegi, incapaci di capire che il mondo attorno a loro è cambiato. Tanto c'è qualcuno che paga per loro. E che gliene frega a loro se, di questo andazzo, tra trent'anni non saremo più tra i paesi più avanzati del mondo.. Notai, farmacisti, tassisti, dentisti, sono l'emblema di una Italia che non vuole cambiare, il simbolo di un'Italia fatta di minoranze attaccate ai propri privilegi, disposte a portare allo sfacelo il Paese pur di salvare le proprie squallide rendite di posizione. Senza rendersi conto che, di questo passo, crollerà tutto, e non ci saranno né privilegi, né ricchezze, né status quo da difendere.