Martedì 30 giugno 2026
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Quando Walter parlava come Lenin

topolino · · 2 interventi
Sarà pur vero che a vent'anni «la gioventù sorride senza ragione». Ma certo, pure aggrappandosi ad Oscar Wilde, rileggere gli scritti di metà anni Settanta a firma Walter Veltroni una certa impressione la fa. Non tanto per l'antiamericanismo viscerale o per le invettive sulla Dc, tutte cose che non potevano non appartenere a un giovane dirigente della Fgci che stava muovendo i primi e decisivi passi nel movimento. Né, a dire il vero, per l'elogio di Lenin, che pure fa a pugni con il Veltroni del new deal, quello che nel Duemila giura solennemente di non essere mai stato comunista. Quel che colpisce di più, in verità, sono le costruzioni verbali e le immagini retoriche ripetute all'infinito, quasi ci si trovasse davanti a una delle tante e memorabili parodie cinematografiche di Nanni Moretti.
Non parla di politica, infatti, il Veltroni che nel novembre del 1974 scrive il suo primo articolo sulla rivista Roma Giovani. Eppure l'eloquio è lo stesso usato da Michele durante l'ormai celebre partita di pallanuoto che fa da cornice a Palombella rossa. Tema della riflessione: «Una vita da cambiare: la droga». Con il futuro segretario del Pd che respinge la riduzione del fenomeno della tossicodipendenza «ad una presunta americanizzazione del modo di vivere dei giovani e degli studenti delle grandi città». Il punto è ben altro, perché il diffondersi della droga dipende da «una angosciosa situazione dove molti giovani sono stati cacciati dall'immoralità delle classi dominanti». I toni non cambiano quando l'allora dirigente della Fgci passa alla politica tout court, sempre in una serie di articoli pubblicati su Roma Giovani tra il '74 e il '76. Tutti o quasi raccolti nel pamphlet «Il compagno Veltroni» (edito nel 2000 da Stampa Alternativa), firmato con lo pseudonimo Ilya Kuriakhin ma documentatissimo.
E via con una serie di vere e proprie perle. Come quando contende a Lotta Continua la leadership del mondo giovanile. «Il nostro ruolo - scrive - è nella capacità del movimento operaio di esercitare a pieno la propria egemonia su quei settori dei giovani delusi dall'esperienza estremista». Conclusione solenne: «Solo così sarà possibile recuperare alla milizia rivoluzionaria i giovani delusi dall'estremismo». Ma il Veltroni della Fgci è anche pronto a denunciare a più riprese «l'acquiescenza all'imperialismo» di quegli Stati Uniti che in età matura amerà follemente. E, dunque, grandi feste per i «compagni vietnamiti» che «hanno sconfitto la grande potenza americana». Con tanto di elogio di Lenin: «No, non ci sono scorciatoie. Lenin diceva che "la via della Rivoluzione non è dritta e selciata come la prospettiva di Newski". I giovani questa via hanno già cominciato a percorrerla». In linguaggio splendidamente morettiano, pure il proclama che segue le elezioni del 15 giugno 1975 che vedono una decisa avanzata del Pci. Scrive testualmente: «Orientare la spesso generica aspirazione al rinnovamento che è presente tra i larghi settori delle nuove generazioni nella direzione dell'adesione all'ideale della società socialista è già un compito dei giorni successivi al 15 giugno». Memorabile anche l'esaltazione del «fare politica». «Significa - scrive Veltroni - edificare mattone per mattone una società nuova e partecipare al progetto ambizioso della vittoria della rivoluzione proletaria in occidente, di quella rivoluzione che noi portiamo avanti e che tutti i giovani devono vivere». E ancora: «Il socialismo e il comunismo debbono essere il progetto di più alta realizzazione della libertà, di più grande valorizzazione del lavoro come forza motrice della storia».

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