QUELLA STRANA CUPOLA, A BRESCIA...
da Repubblica online:
MILANO - Il giornalista di "Repubblica" Carlo Bonini per dieci ore davanti agli investigatori di Brescia che lo hanno sentito e hanno ispezionato il suo computer. E il ministro della Difesa, Arturo Parisi, che scende in campo difendendo l'operato del Sismi e dei suoi vertici (indagati a Milano). Il terremoto dell'inchiesta sul sequestro dell'imam Abu Omar sembra ormai lontano, nell'occhio del ciclone invece dei presunti responsabili oggi si trovano i giornalisti che hanno dato conto dei fatti. Mentre all'orizzonte si profila la possibilità che l'inchiesta sia "sfilata" alla Procura di Milano che per un anno e mezzo ha condotto le indagini.
Sono le 11 di mercoledì mattina quando, a Roma, Carlo Bonini - che per "Repubblica" ha seguito con Giuseppe D'Avanzo l'inchiesta Abu Omar - compare davanti agli uomini della Guardia di finanza di Brescia. E' stato convocato come testimone, perché sul computer della collega Cristina Zagaria (indagata per ricettazione sempre dalla Procura di Brescia che la fece interrogare e perquisire) era stato trovato un file spedito proprio da Bonini.
Quel file, e non altro, dovrebbe essere quindi oggetto dell'interesse degli investigatori. Il giornalista - non indagato - risponde alle domande: dimostra che il documento non ha nulla a che fare con i verbali d'interrogatorio del dirigente del Sismi Lorenzo Pillinini, alla base dell'indagine. Aggiunge: il file incriminato riguardava un documento ormai pubblico e non più segreto. A dimostrarlo le date registrate dal computer e una circostanza a tutti nota: il file entra in possesso di Bonini il 18 luglio, dopo la sua pubblicazione sul "Corriere della Sera" dello stesso giorno.
Di più: il giornalista, pur avvalendosi del segreto professionale non indicando la propria fonte, afferma che il documento non gli è stato fornito né da un pubblico ufficiale, né da un incaricato di pubblico servizio. Insomma, che chi glielo ha dato non ha commesso reato come risulterebbe anche dall'esame del computer. Ed era questa l'ipotesi più scomoda, che l'atto provenisse da inquirenti e investigatori. Una circostanza che avrebbe giustificato il trasferimento dell'inchiesta Abu Omar a Brescia ma che finora avrebbe trovato solo smentite.
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Nell'affare Abu Omar NON possono non essere coinvolti fino al collo molti degli esponenti del passato governo, dal momento che è assurdo pensare che i servizi deviati (dall'alto) del SISMI abbiano agito di propria iniziativa, senza ricevere il benestare dall'alto. Del resto, lo stesso "affair" è strettamente connesso con l'assassinio di Calipari, commesso sicuramente di concerto con i servizi segreti americani ed alcuni funzionari dei nostri servizi i quali rispondevano, quasi sicuramente, a direttive governative. (Genova docet!)
Difficile dire qual'era l'esatto obiettivo da colpire: se Calipari o la Sgrena oppure tutti e due. Uccidere la Sgrena voleva significare per i fascisti del passato governo "vendicare" la morte del mercenario Quattrocchi, su cui è assolutamente necessario, per restituire fiducia allo Stato, gravemente compromessa dall'operato di Berlusconi e della sua cupola di stallieri, attivare quanto prima un'inchiesta parlamentare. Tuttavia, anche Calipari poteva costituire un obiettivo "sensibile" a cagione delle sue probabili "conoscenze" circa la vicenda Abu Omar. E' evidente, a questo punto, che la semplice indagine della magistratura non è più sufficiente e ad essa si deve affiancare necessariamente l'inchiesta parlamentare sopra invocata.
Come si ricorderà, nel passato governo c'è stata una costante attività da parte dei vari pasdaran di Berlusconi, dislocati nei punti nevralgici delle strutture ministeriali (soprattutto ai vertici), di cercare di spostare tutte le inchieste "calde" sull'unto di Arcore alla procura di Brescia.
Ancora a Brescia si rivolse l'ex ministro della Giustizia Biondi, durante l'effimero governo berlusconiano del '94, per attivare un'ispezione ministeriale sulla procura di Milano, la quale stava indagando sulle malefatte di Berlusconi, con chiari intenti intimidatori. Ancora da Brescia partì l'iniziativa del giudice Salomone, fratello dell'altro Salomone indagato in Sicilia per mafia, nei confronti dell'ex giudice Di Pietro il quale stava indagando con efficacia su Berlusconi & company. Ancora Di Pietro, con la sua attività inquisitoria, aveva contribuito a far condannare il fratello mafioso del giudice Salomone della PROCURA DI BRESCIA!
Insomma, sembra che dalla casa dei fascisti parta una strana "autostada" che porta direttamente a Brescia! Chi c'è dietro tutto ciò? Cosa si aspetta ad attivare con sollecitudine un'ispezione ministeriale? Se non si fa in fretta si rischia davvero che l'inchiesta sul caso Omar finisca nelle sabbie del "deserto" di Brescia!
Grazie ai "poteri" che Berlusconi si era fatto disegnare per sè dai pasdaran leghisti, perchè era convinto di vincere le elezioni (altra materia di inchiesta parlamentare), Prodi può intervenire efficacemente, anche contro le leggi vigenti, grazie all' "impunità" giudiziaria che Berlusconi si era fatta approvare nel passato governo!
E' vero che adesso ci sono molte cose urgenti a cui far fronte, tuttavia, gli elettori, i quali adesso sono costretti a stringere la cinghia a cagione dei distastri economici del passato governo, si aspettano almeno che venga fatta un minimo di giustizia e che chi deve pagare paghi!
cronista
MILANO - Il giornalista di "Repubblica" Carlo Bonini per dieci ore davanti agli investigatori di Brescia che lo hanno sentito e hanno ispezionato il suo computer. E il ministro della Difesa, Arturo Parisi, che scende in campo difendendo l'operato del Sismi e dei suoi vertici (indagati a Milano). Il terremoto dell'inchiesta sul sequestro dell'imam Abu Omar sembra ormai lontano, nell'occhio del ciclone invece dei presunti responsabili oggi si trovano i giornalisti che hanno dato conto dei fatti. Mentre all'orizzonte si profila la possibilità che l'inchiesta sia "sfilata" alla Procura di Milano che per un anno e mezzo ha condotto le indagini.
Sono le 11 di mercoledì mattina quando, a Roma, Carlo Bonini - che per "Repubblica" ha seguito con Giuseppe D'Avanzo l'inchiesta Abu Omar - compare davanti agli uomini della Guardia di finanza di Brescia. E' stato convocato come testimone, perché sul computer della collega Cristina Zagaria (indagata per ricettazione sempre dalla Procura di Brescia che la fece interrogare e perquisire) era stato trovato un file spedito proprio da Bonini.
Quel file, e non altro, dovrebbe essere quindi oggetto dell'interesse degli investigatori. Il giornalista - non indagato - risponde alle domande: dimostra che il documento non ha nulla a che fare con i verbali d'interrogatorio del dirigente del Sismi Lorenzo Pillinini, alla base dell'indagine. Aggiunge: il file incriminato riguardava un documento ormai pubblico e non più segreto. A dimostrarlo le date registrate dal computer e una circostanza a tutti nota: il file entra in possesso di Bonini il 18 luglio, dopo la sua pubblicazione sul "Corriere della Sera" dello stesso giorno.
Di più: il giornalista, pur avvalendosi del segreto professionale non indicando la propria fonte, afferma che il documento non gli è stato fornito né da un pubblico ufficiale, né da un incaricato di pubblico servizio. Insomma, che chi glielo ha dato non ha commesso reato come risulterebbe anche dall'esame del computer. Ed era questa l'ipotesi più scomoda, che l'atto provenisse da inquirenti e investigatori. Una circostanza che avrebbe giustificato il trasferimento dell'inchiesta Abu Omar a Brescia ma che finora avrebbe trovato solo smentite.
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Nell'affare Abu Omar NON possono non essere coinvolti fino al collo molti degli esponenti del passato governo, dal momento che è assurdo pensare che i servizi deviati (dall'alto) del SISMI abbiano agito di propria iniziativa, senza ricevere il benestare dall'alto. Del resto, lo stesso "affair" è strettamente connesso con l'assassinio di Calipari, commesso sicuramente di concerto con i servizi segreti americani ed alcuni funzionari dei nostri servizi i quali rispondevano, quasi sicuramente, a direttive governative. (Genova docet!)
Difficile dire qual'era l'esatto obiettivo da colpire: se Calipari o la Sgrena oppure tutti e due. Uccidere la Sgrena voleva significare per i fascisti del passato governo "vendicare" la morte del mercenario Quattrocchi, su cui è assolutamente necessario, per restituire fiducia allo Stato, gravemente compromessa dall'operato di Berlusconi e della sua cupola di stallieri, attivare quanto prima un'inchiesta parlamentare. Tuttavia, anche Calipari poteva costituire un obiettivo "sensibile" a cagione delle sue probabili "conoscenze" circa la vicenda Abu Omar. E' evidente, a questo punto, che la semplice indagine della magistratura non è più sufficiente e ad essa si deve affiancare necessariamente l'inchiesta parlamentare sopra invocata.
Come si ricorderà, nel passato governo c'è stata una costante attività da parte dei vari pasdaran di Berlusconi, dislocati nei punti nevralgici delle strutture ministeriali (soprattutto ai vertici), di cercare di spostare tutte le inchieste "calde" sull'unto di Arcore alla procura di Brescia.
Ancora a Brescia si rivolse l'ex ministro della Giustizia Biondi, durante l'effimero governo berlusconiano del '94, per attivare un'ispezione ministeriale sulla procura di Milano, la quale stava indagando sulle malefatte di Berlusconi, con chiari intenti intimidatori. Ancora da Brescia partì l'iniziativa del giudice Salomone, fratello dell'altro Salomone indagato in Sicilia per mafia, nei confronti dell'ex giudice Di Pietro il quale stava indagando con efficacia su Berlusconi & company. Ancora Di Pietro, con la sua attività inquisitoria, aveva contribuito a far condannare il fratello mafioso del giudice Salomone della PROCURA DI BRESCIA!
Insomma, sembra che dalla casa dei fascisti parta una strana "autostada" che porta direttamente a Brescia! Chi c'è dietro tutto ciò? Cosa si aspetta ad attivare con sollecitudine un'ispezione ministeriale? Se non si fa in fretta si rischia davvero che l'inchiesta sul caso Omar finisca nelle sabbie del "deserto" di Brescia!
Grazie ai "poteri" che Berlusconi si era fatto disegnare per sè dai pasdaran leghisti, perchè era convinto di vincere le elezioni (altra materia di inchiesta parlamentare), Prodi può intervenire efficacemente, anche contro le leggi vigenti, grazie all' "impunità" giudiziaria che Berlusconi si era fatta approvare nel passato governo!
E' vero che adesso ci sono molte cose urgenti a cui far fronte, tuttavia, gli elettori, i quali adesso sono costretti a stringere la cinghia a cagione dei distastri economici del passato governo, si aspettano almeno che venga fatta un minimo di giustizia e che chi deve pagare paghi!
cronista