Su Quelle 75 trote ex aennini, in anteprima di quel trota padanamente antiitaliano
Dopo aver ri-meditato lungamente sulla luce, mi sono ri-illuminato e, così, dopo che la luce ha dissipato l’oscurità in cui era avvolta la mia tolleranza verso i secessionisti delle Lega, sono giunto alla conclusione che un elettore che non è veneto, piemontèis o lumbard e vota per la Lega stando al centro o al sud, è un poveretto che chissà per quali colpi karmiche si è incarnato in una ‘trota’, ignorante, camuffata da essere umano.
Questa povera specie, priva di dubbi, essendo così, miseramente, spensieratamente afflitta dalla sindrome del non pensiero, cioè il pensiero unico, è orfana, orbata, persino di quel piccolo residuo di conoscenza che resiste a ogni dubbio: appurato ciò, è chiaro che, per loro, per questi poverini, quel Cogito Ergo Sum di Cartesio, non può essere applicato. Fanno quasi pena, ma può una ‘trota far pena’ a un non vegetariano?
Come si può essere vicini e amanti della Lega e sentirsi, pomposamente, dei patrioti italiani, lo sanno solo quei settantacinque parlamentari del Pdl ex aennini che per contestare il dissenso di uomini come Gianfranco Fini e Italo Bocchino, hanno firmato un documento, una specie di ‘manifesto’ addirittura, prima di conoscere ciò che il Presidente della Camera avrebbe detto nell’aula Tatarella di Montecitorio, stringendosi vicino a coloro, la lega, che non ama l’Italia né il Tricolore.
Francesco Mangascià
Questa povera specie, priva di dubbi, essendo così, miseramente, spensieratamente afflitta dalla sindrome del non pensiero, cioè il pensiero unico, è orfana, orbata, persino di quel piccolo residuo di conoscenza che resiste a ogni dubbio: appurato ciò, è chiaro che, per loro, per questi poverini, quel Cogito Ergo Sum di Cartesio, non può essere applicato. Fanno quasi pena, ma può una ‘trota far pena’ a un non vegetariano?
Come si può essere vicini e amanti della Lega e sentirsi, pomposamente, dei patrioti italiani, lo sanno solo quei settantacinque parlamentari del Pdl ex aennini che per contestare il dissenso di uomini come Gianfranco Fini e Italo Bocchino, hanno firmato un documento, una specie di ‘manifesto’ addirittura, prima di conoscere ciò che il Presidente della Camera avrebbe detto nell’aula Tatarella di Montecitorio, stringendosi vicino a coloro, la lega, che non ama l’Italia né il Tricolore.
Francesco Mangascià