ragazza marocchina pestata a sangue dai suoi compaesani solo perchè si vestiva da occidentale. L'ISLAM COME REPRESSIONE DELLA LIBERTA' E DIGNITA' UMANA SOPRATUTTO NELLE DONNE.
Incinta di un italiano, aggredita.
Torino, marocchina fatta abortire.
Una storia agghiacciante arriva da Torino, dalla Torino della casbah di porta Palazzo. Vittima una donna marocchina punita perché aspettava un figlio da un italiano. Soumaya, 22 anni, è stata aggredita da quattro arabi integralisti, mentre faceva la spesa. A causa del raid punitivo, organizzato dall'ex marito, Soumaya ha perso il bimbo che portava in grembo. Un marocchino di 21 anni è stato arrestato ma ora la donna vive nel terrore.
La vicenda si è consumata una mattina di maggio. Soumaya esce di casa per andare al mercato, quando viene aggredita per strada. Quattro uomini la palpeggiano, la malmenano e la insultano. Lei alla fine riesce a scappare e a chiamare la polizia. Un uomo viene arrestato, lei soccorsa, ma troppo tardi. Lo spavento, lo choc è stato troppo forte: perde il bambino. Era all'ottava settimana di gravidanza.
La "colpa" di questa 22enne è quella di indossare la minigonna e di non portare il velo nero, di vivere come un'occidentale e di essersi innamorata di un italiano con cui voleva farsi una famiglia. Tutte cose che non sono andate giù ai connazionali amici dell'ex marito, da cui Soumaya ha divorziato. Per questi ragazzi marocchini, fuggiti per fame o disperazione dal loro Paese e che vivono solo con una cultura rozza incentrata su stereotipi coranici, è sacro l'uso della forza contro le connazionali che osano comportarsi da italiane.
Ora l'aggressore, Karim Tuffik, è in carcere, ma tra le vie di Torino, di quella Torino islamica, di Karim ce ne sono tanti e Soumaya ha paura. "Perdere un figlio è il male più grande", dice terrorizzata e triste nella speranza che le cose, un giorno, possano cambiare.
Torino, marocchina fatta abortire.
Una storia agghiacciante arriva da Torino, dalla Torino della casbah di porta Palazzo. Vittima una donna marocchina punita perché aspettava un figlio da un italiano. Soumaya, 22 anni, è stata aggredita da quattro arabi integralisti, mentre faceva la spesa. A causa del raid punitivo, organizzato dall'ex marito, Soumaya ha perso il bimbo che portava in grembo. Un marocchino di 21 anni è stato arrestato ma ora la donna vive nel terrore.
La vicenda si è consumata una mattina di maggio. Soumaya esce di casa per andare al mercato, quando viene aggredita per strada. Quattro uomini la palpeggiano, la malmenano e la insultano. Lei alla fine riesce a scappare e a chiamare la polizia. Un uomo viene arrestato, lei soccorsa, ma troppo tardi. Lo spavento, lo choc è stato troppo forte: perde il bambino. Era all'ottava settimana di gravidanza.
La "colpa" di questa 22enne è quella di indossare la minigonna e di non portare il velo nero, di vivere come un'occidentale e di essersi innamorata di un italiano con cui voleva farsi una famiglia. Tutte cose che non sono andate giù ai connazionali amici dell'ex marito, da cui Soumaya ha divorziato. Per questi ragazzi marocchini, fuggiti per fame o disperazione dal loro Paese e che vivono solo con una cultura rozza incentrata su stereotipi coranici, è sacro l'uso della forza contro le connazionali che osano comportarsi da italiane.
Ora l'aggressore, Karim Tuffik, è in carcere, ma tra le vie di Torino, di quella Torino islamica, di Karim ce ne sono tanti e Soumaya ha paura. "Perdere un figlio è il male più grande", dice terrorizzata e triste nella speranza che le cose, un giorno, possano cambiare.