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RAI:INTOLLERABILI INGERENZE DEL FASCISTA LANDOLFI.

Cronista · · 2 interventi

dal Manifesto online:

RAI: Cappon incassa la fiducia del governo
Dopo il no del CDA Il direttore generale ieri a colloquio da Padoa Schioppa. La Corte dei conti indaga sugli stipendi degli ex dg

ROMA - Il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa torna da Bruxelles in serata. E subito incontra il direttore generale della Rai Claudio Cappon, riconfermandogli la fiducia del governo nel suo operato. Dunque, anche rispetto alle sue ultime mosse. Dopo la precipitazione del caso Cda, con la bocciatura delle nomine proposte da Cappon da parte della maggioranza del consiglio ancora composta da rappresentanti del centrodestra, si erano ipotizzate le dimissioni del dg nel caso in cui il ministro dell'economia, azionista del servizio pubblico, non si fosse deciso a sostituire il consigliere Angelo Maria Petroni, nominato dal governo Berlusconi. A questo punto l'ago della bilancia pende verso la sostituzione del rappresentante del ministero che mantiene gli equilibri del consiglio in favore della Cdl.

Lo stesso titolare delle comunicazioni Paolo Gentiloni, nel pomeriggio caldeggia pubblicamente un qualche intervento dell'esecutivo, vista la situazione di stallo al settimo piano di viale Mazzini. «Le parole del ministro Gentiloni sono inquietanti perché lasciano intravedere la volontà di ottenere dalla Rai un allineamento rapido ed incondizionato alle esigenze del governo», commenta il presidente della commissione di vigilanza Rai, Mario Landolfi, di An, che evidentemente tiene a preservare l'allineamento alle esigenze dell'opposizione.

Ma Landolfi, facendo confusione tra un pacchetto di nomine mai arrivato in consiglio e quelle proposte e bocciate giovedì, chiede anche chiarimenti su quanto riportato ieri dal quotidiano La stampa: e cioè che Cappon avrebbe informato il governo delle sue proposte. «Il direttore generale della Rai non ha sottoposto ad approvazione preventiva di chicchessia le proposte di nomina sottoposte al cda», è la replica di viale Mazzini. Di certo, sia con Padoa Schioppa che con Gentiloni, il dg aveva concordato la mossa di arrivare alla resa dei conti proponendo nomi (tra i quali quello di Minoli, caro a Prodi, per Raidue, di Freccero per Raisat e di Barbera per Rai Cinema) che il cda avrebbe respinto al mittente.

Mentre scoppia la bufera su Santoro, a viale Mazzini arrivano anche le carte della Corte dei Conti che ha avviato un'idagine istruttoria sul rapporto economico tra l'azienda di servizio pubblico e alcuni suoi ex direttori generali, da Cappon quando ricopriva l'incarico nel 2001, passando per Saccà e Cattaneo fino a Alfredo Meocci.

Un'idagine ulteriore rispetto a quella sugli stipendi d'oro avviata dalla procura di Roma che vede indagati per abuso d'ufficio i cinque consiglieri del centrodestra che avevano approvato la nomina dell'incompatibile Meocci come direttore generale.
Nelle prossime settimane per loro potrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio. E il pm Adelchi d'Ippolito acquisirà anche gli atti - inviati a molti ex o attuali dirigenti Rai - della Corte dei Conti. Le prossime mosse di Padoa Schioppa terranno conto anche della vicenda giudiziaria: un'azione di responsabiltà nei confronti di Petroni non potrebbe non essere estesa anche agli altri indagati. E a quel punto decadrebbe l'intero consiglio.

12 Marzo 2007

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Commento:

Non v'è alcun dubbio che l'arroganza del fascista Landolfi sia volta a tastare il polso non solo alla compagine governativa, ma a tutta la maggioranza del centrosinstra, facendo rilevare, di fronte all'opinione pubblica, la debolezza dell'intera maggioranza, e mostrando di pari tempo che la destra è ancora ben salda nelle sue posizioni di rendita, stabilitesi nel corso della precedente magistratura.

Perchè il governo insiste su questa sconcertante posizione, prestando il fianco alla nauseabonda strategia berlusconiana, la quale risente platealmente della regia del nazifascista Fini?..

Davvero qualcuno della maggioranza crede ancora che ostentare assurdamente una tale strategia rinunciataria giovi all'immagine "buonista" dell'"homo sinistrum", quando ormai l'opinione pubblica ha digerito e "defecato" il concetto che associa il buonista al coglione??.

Ci sono tutte le premesse per indurre il capo del CDA RAI ed i consiglieri di centrosinistra a rassegnare le dimissioni, mettendo così fine, una buona volta, all'ignobile teatrino allestito da Fini e Berlusconi, per i chiari interessi, politici ed economici, di quest'ultimo! Perchè si deve attendere il pronunciamento della magistratura per arrivare a tanto?.. Tutto ciò è assurdo e lascia spazio a legittimi sospetti di conflagrazione di interessi fra le parti!

Questo sarebbe un legittimo e proficuo campo di azione della sinistra radicale, la quale si attarda ottusamente dietro a sterili questioni di principio, come quelle delle coppie omosessuali. (e non già delle semplici coppie eterosessuali: aspetto che sicuramente avrebbe tappato la bocca, o comunque messo in gravi difficoltà, ai reazionari vaticani, i quali puntano sulle coppie di fatto gay per inficiare tutto l'iter della proposta di legge!)

L'azione della magistratura, non può, in ogni caso, fermarsi al solo aspetto remunerativo delle alte cariche della RAI, ma deve affondare il coltello nel probabile marciume che si nasconde dietro la precedente gestione Mediaset della RAI, e di tutte le connivenze che hanno consentito a Berlusconi di raggiungere e mantenere il primato "emissivo" (forse anche attraverso il "taroccamento" dei sistemi di rilevazione Auditel), con il conseguente riflesso sulla raccolta pubblicitaria: una vera manna da suddividere, più o meno equamente, tra i vari partner del passato governo!

Ecco quale sarebbe l'azione di una sinistra radicale, che per far dimenticare agli elettori un'immagine coglionesca, generatasi all'indomani della caduta del governo Prodi ('98) in conseguenza del disimpegno bertinottiano nel sostenere il governo di centrosinistra, oggi cerca di proporsi come forza etica ad oltranza, rispolverando i vecchi arnesi del massimalismo distruttivo! Se tutto questo non accade, potrebbe essere il segno che all'interno di detta sinistra talebana allignano forze, e neppure di secondo piano, che hanno un comune denominatore: BERLUSCONI!...



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