Sabato 27 giugno 2026
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RATZINGER IL DEMOLITORE

Sergio · · 39 interventi
Ratzinger si è assunto l'ingrato compito di demolire la Chiesa.
Talvolta, per riedificare bisogna prima demolire. Il Pontefice ha avviato l'impietoso percorso.
Demolire la Chiesa, intesa come comunità cristiana, per riedificare l'impero di Sacra Romana Chiesa: questo è il disegno politico del Vaticano. Lasciarsi finalmente alle spalle il rinnovamento ecumenico avviato da Giovanni XXIII e riprendere la tradizione dei Papi Re.
Ritorno alle tradizioni della politica assolutista, intransigente, autoritaria e intollerante arricchita col formidabile e sapiente utilizzo della comunicazione e dei mass media, unica vera novità introdotta dal lungo pontificato di Giovanni Paolo II. Capacità comunicativa che mancava totalmente a Paolo VI: qualcuno ricorda ancora Humanae Vitae con terrore ma in fondo il messaggio degli ultimi due pontefici è sul piano della dottrina perfettamente in linea con quella enciclica.

Come arrivo a simili conclusioni?
Il grande assente di tutto il logorroico discutere su DiCo, PACS e famiglia è l'etica.
Si sbatte in prima pagina l'etica e la difesa dei valori perché non c'è alcuna etica da sostenere, alcun valore da difendere. D'altra parte non c'è alcun attacco ad alcun valore cattolico o cristiano che sia.
Nessuno ha ancora spiegato perché riconoscere diritti a qualcuno significhi attentare alla famiglia; perché riconoscere a determinati soggetti alcuni specifici diritti, che già altri hanno, significhi minare la civiltà cristiana.
Solo affermazioni vuote e retoriche rivestite di valori e idealità a buon mercato.
Un'operazione, rozza e pacchiana, degna di qualsiasi ciarlatano cartomante.
Forse è vero che la Chiesa è espressione della società; pertanto quando la Chiesa praticava e legittimava la tortura e la pena di morte ciò era comunemente accettato e la Chiesa non era schierata con la parte illuminata della società laica ma conduceva la propria battaglia con la parte più retriva, conservatrice e reazionaria della società civile. Così oggi a una società impoverita sul piano politico, culturale e intellettuale corrisponde una Chiesa incapace di produrre pensiero e riflessione, di generare comportamenti virtuosi e coerenti con i declamati valori morali.
Oggi come ieri la parola d'ordine è proibire nella speranza che la coercizione produca comportamenti "fenotipicamente" morali ma "geneticamente" immorali.
Oggi come ieri.
Se consentiamo che le donne possano utilizzare "la pillola" rischiamo che diventino puttane; invece, la paura di una gravidanza indesiderata frenerà la libido delle nostre figlie, sorelle e mogli. Grande pensiero etico, non c'è nulla da dire, solo da vomitare.
I DiCo minano la famiglia. Grossolana assurdità.
Se due omosessuali desiderano "accasarsi", con la garanzia che lo Stato arbitro, e non etico, riconosca il valore sociale del loro legame affettivo e qualche diritto, la loro richiesta di essere considerati "famiglia" afferma la centralità dell'istituto familiare. E quindi essi non minano la famiglia ma ne colgono il valore alto che supera le tecniche e le preferenze sessuali.
La famiglia monogamica come oggi l'intendiamo è una recente "conquista" sociale; abbiamo conosciuto altre forme di organizzazioni sociali e nel mondo sono presenti molte forme di famiglia. In tanti luoghi della palla terrestre il matrimonio è stato ed è il modo per trasmettere la ricchezza, i beni; le passioni sono rigorosamente tenute fuori dal matrimonio. Il matrimonio "politico" in voga tra i regnanti non era un'invenzione della diplomazia ma una condotta usuale all'interno dei clan, delle tribù.
Nulla di più falso quando si afferma la "naturalità" della famiglia fondata da uomo e donna con la finalità di procreare.
Questo lo sa bene ogni ecclesiastico, che tutto è tranne che ignorante, lo sa bene ogni politico, sebbene tanti ignoranti e stupidi lo siano, ne siamo forse meno consapevoli noi comuni cittadini che abbiamo tante cose di cui occuparci ogni giorno e non disponiamo di molto tempo per riflettere sulle "cose" e così finiamo per dare credito a ciò che sentiamo, assumendo come vere le affermazioni insistentemente ripetute: la verità diviene il prodotto della rilevanza statistica. Così si crea il conformismo, così si genera la coazione a ripetere.
La Chiesa in ciò è sempre stata maestra: mescolando il potere di controllo sull'individuo, per condizionarne i comportamenti più intimi, con il messaggio spirituale che risponde al sentimento naturale di religiosità. Dalla Chiesa hanno imparato tutti i dittatori del XX secolo, quando la politica ha scoperto la società di massa che la Chiesa ha sempre conosciuto. Non è un caso che ogni dittatore è sempre stato molto attento alle dinamiche sessuali e familiari. Il nostro Duce non ha forse trasformato ogni "padre di famiglia" in un piccolo dittatore? La concezione fascista della patria potestà è rimasta in vigore sino al 1975 e con essa tutto il vecchio impianto delle leggi a tutela della famiglia, non a caso difese dalla Chiesa.

La Chiesa dunque punta a svolgere una funzione politica. Comincia dall'Italia, infatti non si è mobilitata negli altri Paesi europei dove sono in vigore leggi ben più avanzate dei nostri modestissimi DiCo.
La Chiesa sfrutta la fragilità della politica italiana che presenta una peculiarità assoluta.
La tradizione comunista ha sempre voluto e cercato l'alleanza con la DC. In altri Paesi l'alleanza è stato un fatto contingente, dettato da logiche di numeri elettorali per garantire il governo. In Italia no, l'alleanza è stata elevata a categoria ideologica, "a prescindere" da valutazioni contingenti.
Gli eredi del PCI soffrono ancora di questa grave sindrome da "carenza teocratica" che ha paralizzato l'Italia.
Il confronto elettorale ha generato un "bipartitismo imperfetto" che vedeva tutto lo scontro focalizzato su DC e PCI, l'un contro l'altro armato, ma in realtà dove il secondo voleva governare col primo il quale a sua volta chiedeva e otteneva voti a sufficienza per volgere lo sguardo altrove, trovando con facilità commensali ben disposti a sedersi al tavolo e banchettare allegramente. E in più gli invitati finivano per sovrastimare il proprio ruolo e potere politico.
Così tra potere d'interdizione e corruzione l'Italia è andata avanti sino agli anni novanta del ventesimo secolo.
Poi la DC è esplosa e per partenogenesi sono nati tanti partitini; ciascuno ha il vigore di un poppante e quindi strilla e sa farsi sentire; hanno poco da dire, sono poppanti, ma si fanno notare. Questi poppanti sono stati adottati a destra e a sinistra (i termini destra e sinistra hanno puro valore di collocazione geografica, senza alcun riferimento a valenze politiche) in misura sostanzialmente identica. Ne consegue che mai come adesso la politica democristiana percepisce la forza della propria debolezza: ogni democristiano deve gareggiare con tanti altri per dimostrare di essere più democristiano degli altri e la misura della democristianità è calcolata in termini di vicinanza e obbedienza al Vaticano. La DC ha avuto anche la capacità di rivendicare un ruolo autonomo rispetto alla Chiesa; i neo poppanti DC non possono permettersi un gioco in autonomia. Gli alleati dei poppanti non possono lasciare che questi crescano troppo e quindi anch'essi corrono a farsi benedire.
Il giochino della caccia al voto cattolico potrebbe finire poiché gli elettori sanno distinguere tra legge e morale, tra Stato e Chiesa. Basterebbe che i politici che si dicono liberali, laici, democratici, socialisti sviluppassero un programma preciso e chiaro (tema e svolgimento) invece di preferire sempre le logiche sommatorie del "tu quanti voti porti" e costruire armate brancaleone che tutto sono tranne schieramenti politici. Certo se facessero così rischierebbero di fare politica e di lavorare; quanto facile invece è aggregare un po' di forze, quel tanto che basta per vincere le elezioni e ripetere sempre le stesse cose: sempre uguali i temi all'ordine del giorno in Italia ormai da decenni.
Mai la DC è stata così forte; mai la Chiesa ha avuto, dalla fine del fascismo, una opportunità così ghiotta per rilanciare il proprio ruolo politico.
La Chiesa sta morendo, il Papa Re sta tornando. Anche questa è una responsabilità della politica inconcludente e di una società stanca che genera una Chiesa vecchia e incapace d'interpretare il messaggio di Cristo in modo forte, coraggioso e attuale. Cristo non ha bisogno di leggi perché la legge l'ha crocifisso.
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