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Razzismo o equità sociale?
di Alex
23 dicembre 2005 0:00
 
Il titolo è volutamente provocatorio, perchè non capirei proprio qualcuno che dovesse prendere posizioni contrarie rispetto alla proposta (salvo evidenti vantaggi di parte da difendere).
Riporto un articolo pubblicato su Miaeconomia.it


Maroni: niente assegno ai disoccupati che rifiutano un lavoro
(23/12/2005)



D'ora in poi ai disoccupati che rifiuteranno un nuovo posto di lavoro sarà tagliato qualunque sussidio. A dirlo è il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, che ieri, durante la conferenza di fine anno al Ministero ha detto che "a breve sarà emanata una circolare per fissare sanzioni per i lavoratori in mobilità che rifiutano offerte di lavoro. Potranno decidere di rifiutarle, ma perderanno il sussidio di disoccupazione, come del resto già accade in Germania e in Gran Bretagna. È necessario diminuire l'intervento dello Stato dove non serve".

La sanzione paventata dal ministro Maroni, peraltro, è già prevista nel nostro ordinamento. Spesso, tuttavia, le imprese preferiscono glissare sui nomi dei disoccupati che rifiutano un nuovo posto di lavoro per non inasprire i rapporti con i sindacati. Alla fine, quindi, chi è in cassa integrazione o in mobilità, continua a percepire l'assegno, pur rimanendo, almeno formalmente, senza lavoro.

Lo stesso, del resto, accade anche per tanti lavoratori socialmente utili, (58.467 LSU al 31 dicembre 2003) che preferiscono rimanere "LSU" (e percepire un reddito sicuro, seppur minimo), piuttosto che accettare un nuovo posto di lavoro. Salvo poi affiancare allo stipendio da LSU un reddito prodotto in nero.

Peraltro va ricordato come già oggi i lavoratori che beneficiano del regime di cassa integrazione straordinaria o di mobilità, come prevede l'art. 17 della legge 164/1975, sono tenuti a frequentare i corsi di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale. Orbene, il disoccupato che rifiuti di frequentare i corsi cessa dal beneficio dell'integrazione salariale. Inoltre, il lavoratore in mobilità o in CIGS è tenuto ad accettare i posti di lavoro alternativi, che non potranno, tuttavia, essere troppo diversi da quelli di provenienza.

Anche il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, ha sottolineato che "sono in molti a rifiutare, per ragioni umanamente comprensibili, ma inaccettabili dal punto di vista delle istituzioni". A molti conviene non accettare un nuovo posto di lavoro, in quanto al reddito derivante dal sussidio si affianca, molto spesso un reddito non dichiarato.

"Questo succede spesso con le forme di sussidio prolungate come la mobilità lunga: finiscono per diventare bacini di lavoro nero. È importante, continua Sacconi, fare funzionare il meccanismo sanzionatorio. Il Welfare to work si alimenta con nuove opportunità da offrire a chi perde il posto, ma servono anche responsabilità. Ad esempio non si può non accettare un posto che viene offerto".

A vigilare per l'applicazione della legge provvederanno innanzitutto i centri per l'impiego, coadiuvati dalle Regioni, dagli enti locali nonché da Italia Lavoro, longa manus del ministero del Welfare per le politiche a favore dell'occupazione.
 
 
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