Riflessioni sulle attività contro gli incidenti stradali
Gentili signore e signori,
ho quattro motivi di riflessione sull'argomento che vi propongo in sequenza:
1) mi potete dire perchè e se è accettabile che la Commissione Europea ha elaborato un piano per la sicurezza stradale che prevede la riduzione delle 40.000 vittime annuali per incidenti in Europa, del 50% entro il 2010, mentre il piano di sicurezza italiano prevede la riduzione, entro lo stesso termine, del 40% delle vittime e dei feriti gravi? Di primo acchito mi viene di pensare alla solita soluzione all'italiana in cui ci sarà un problema di disaggregazione dei dati e di classificazione dei feriti per cui non solo l'obiettivo è di gran lunga inferiore a quello proposto dall'Europa, ma oltetutto non ci sarà data la possibilità di leggere ed interpretare i dati finali in maniera univoca. Interpreto male?
E ancora, perchè il governo italiano non prende a modello quanto ha fatto la Svezia che già dal '97 ha posto nel suo programma l'obiettivo Vittime e feriti gravi = 0? Sarebbe bello se ogni tanto anche noi dessimo dimostrazione di civiltà.
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2) temo che non esista in Italia un sistema codificato e certo di rilevazione dei dati sugli incidenti stradali, sulle vittime e sul tipo di ferite e/o menomazioni temporanee e/o permanenti che subiscono i soggetti coinvolti, dal quale poter attingere classi di eventi e quantità attendibili.
Se così fosse mi rimane veramente difficile comprendere il senso degli obiettivi adottati dal piano di sicurezza nazionale e mi piacerebbe sapere, in assenza di dati certi, come possono svilupparsi e su quali presupposti, le politiche di intervento nei confronti del problema delle vittime della strada.
Potete aiutarmi a capire?
(è proprio così, in Italia non esiste un sistema di rilevazione dati relativi agli incidenti stradali, che sia attendibile)
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3) mi assale un dubbio atroce: vuoi vedere che il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti non ha interesse a reperire dati corretti relativamente agli incidenti stradali?
E se così fosse vuol dire che potrebbe non dotarsi mai di un sistema attendibile di rilevazione dati. E senza tale sistema che senso ha parlare di obiettivi e di piano nazionale della sicurezza stradale?
Sapete perchè ho questo dubbio? perchè ho fatto il seguente ragionamento:
i dati cui si fa riferimento per le politiche di intervento nei confronti del problema vittime della strada sono quelli dell'ISTAT. Ora mi risulta che tali dati siano incompleti in primo luogo perchè non c'è una vera e propria rete sistematizzata di rilevazione finalizzata allo scopo, in secondo luogo perchè i decessi vengono attribuiti all'incidente se avvengono entro 7 giorni da questo, per cui in realtà le vittime sono di più di quelle dichiarate e quindi prese a riferimento. Questo significa che la prima cosa da fare e cioè avere dati attendibili per classi di eventi e quantità, contrasta con il perseguimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Sicurezza Stradale. Perchè? direte voi. Perchè il piano prevede la riduzione delle vittime in un lasso di tempo determinato, quindi se dovesse funzionare, in concomitanza, un sistema di rilevazione veramente efficiente, man mano che questo registra i dati registra anche le vittime che il vecchio sistema non avrebbe rilevato, quindi risulterebbero vittime in aumento. Aumento dovuto all'aumentata efficienza del sistema di rilevazione e non dovuto necessariamente al cattivo funzionamento del piano stesso, ma che comunque ne inficerebbe i risultati seppure questi fossero in sè positivi.
Spero di essermi spiegato, in difetto sto a disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento.
(successivamente all'invio di questo messaggio mi è stato fatto notare che l'ISTAT attribuisce all'incidente i decessi avvenuti entro i 30 giorni e non entro i 7 come avevo scritto, comunque la sostanza del discorso, a parte questa inesattezza, rimane la stessa)
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4) stavo riflettendo sulla questione della domanda di sicurezza stradale che, secondo gli analisti, nel nostro paese è assente e con la sua assenza giustifica lo scarso interesse dei Governi di ogni colore verso la sicurezza stradale stessa. Allora stavo pensando che forse un'opera di sensibilizzazione dovrebbe essere fatta per sollecitare questa benedetta domanda di sicurezza dalla quale sembra che tutto dipenda. In altre parole c'è una funzione educativa che, specialmente in questioni come questa, chi governa dovrebbe espletare o mi sbaglio? Se ci si riflette bene però, gli spot ed i messaggi con cui ci hanno bombardato da un po' di tempo a questa parte, mirano al risultato opposto, mirano cioè a farci sentire colpevoli o potenzialmente tali. Per domandare sicurezza al contrario bisogna che l'utente si convinca che essa dipende anche e soprattutto da fattori esterni al suo agire, diversamente come fa a chiederla? Se è convinto che dipende da lui, solo a se stesso potrà domandarla, o no!? Mi domando e vi domando: vuoi vedere che gli spot e i messaggi shock di cui il Ministero si vanta tanto servono a tenere a bada o addirittura ad annullare quel po' di domanda di sicurezza che c'è già? Che ne pensate?
Cordiali saluti
Danilo Di Mambro
ho quattro motivi di riflessione sull'argomento che vi propongo in sequenza:
1) mi potete dire perchè e se è accettabile che la Commissione Europea ha elaborato un piano per la sicurezza stradale che prevede la riduzione delle 40.000 vittime annuali per incidenti in Europa, del 50% entro il 2010, mentre il piano di sicurezza italiano prevede la riduzione, entro lo stesso termine, del 40% delle vittime e dei feriti gravi? Di primo acchito mi viene di pensare alla solita soluzione all'italiana in cui ci sarà un problema di disaggregazione dei dati e di classificazione dei feriti per cui non solo l'obiettivo è di gran lunga inferiore a quello proposto dall'Europa, ma oltetutto non ci sarà data la possibilità di leggere ed interpretare i dati finali in maniera univoca. Interpreto male?
E ancora, perchè il governo italiano non prende a modello quanto ha fatto la Svezia che già dal '97 ha posto nel suo programma l'obiettivo Vittime e feriti gravi = 0? Sarebbe bello se ogni tanto anche noi dessimo dimostrazione di civiltà.
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2) temo che non esista in Italia un sistema codificato e certo di rilevazione dei dati sugli incidenti stradali, sulle vittime e sul tipo di ferite e/o menomazioni temporanee e/o permanenti che subiscono i soggetti coinvolti, dal quale poter attingere classi di eventi e quantità attendibili.
Se così fosse mi rimane veramente difficile comprendere il senso degli obiettivi adottati dal piano di sicurezza nazionale e mi piacerebbe sapere, in assenza di dati certi, come possono svilupparsi e su quali presupposti, le politiche di intervento nei confronti del problema delle vittime della strada.
Potete aiutarmi a capire?
(è proprio così, in Italia non esiste un sistema di rilevazione dati relativi agli incidenti stradali, che sia attendibile)
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3) mi assale un dubbio atroce: vuoi vedere che il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti non ha interesse a reperire dati corretti relativamente agli incidenti stradali?
E se così fosse vuol dire che potrebbe non dotarsi mai di un sistema attendibile di rilevazione dati. E senza tale sistema che senso ha parlare di obiettivi e di piano nazionale della sicurezza stradale?
Sapete perchè ho questo dubbio? perchè ho fatto il seguente ragionamento:
i dati cui si fa riferimento per le politiche di intervento nei confronti del problema vittime della strada sono quelli dell'ISTAT. Ora mi risulta che tali dati siano incompleti in primo luogo perchè non c'è una vera e propria rete sistematizzata di rilevazione finalizzata allo scopo, in secondo luogo perchè i decessi vengono attribuiti all'incidente se avvengono entro 7 giorni da questo, per cui in realtà le vittime sono di più di quelle dichiarate e quindi prese a riferimento. Questo significa che la prima cosa da fare e cioè avere dati attendibili per classi di eventi e quantità, contrasta con il perseguimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Sicurezza Stradale. Perchè? direte voi. Perchè il piano prevede la riduzione delle vittime in un lasso di tempo determinato, quindi se dovesse funzionare, in concomitanza, un sistema di rilevazione veramente efficiente, man mano che questo registra i dati registra anche le vittime che il vecchio sistema non avrebbe rilevato, quindi risulterebbero vittime in aumento. Aumento dovuto all'aumentata efficienza del sistema di rilevazione e non dovuto necessariamente al cattivo funzionamento del piano stesso, ma che comunque ne inficerebbe i risultati seppure questi fossero in sè positivi.
Spero di essermi spiegato, in difetto sto a disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento.
(successivamente all'invio di questo messaggio mi è stato fatto notare che l'ISTAT attribuisce all'incidente i decessi avvenuti entro i 30 giorni e non entro i 7 come avevo scritto, comunque la sostanza del discorso, a parte questa inesattezza, rimane la stessa)
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4) stavo riflettendo sulla questione della domanda di sicurezza stradale che, secondo gli analisti, nel nostro paese è assente e con la sua assenza giustifica lo scarso interesse dei Governi di ogni colore verso la sicurezza stradale stessa. Allora stavo pensando che forse un'opera di sensibilizzazione dovrebbe essere fatta per sollecitare questa benedetta domanda di sicurezza dalla quale sembra che tutto dipenda. In altre parole c'è una funzione educativa che, specialmente in questioni come questa, chi governa dovrebbe espletare o mi sbaglio? Se ci si riflette bene però, gli spot ed i messaggi con cui ci hanno bombardato da un po' di tempo a questa parte, mirano al risultato opposto, mirano cioè a farci sentire colpevoli o potenzialmente tali. Per domandare sicurezza al contrario bisogna che l'utente si convinca che essa dipende anche e soprattutto da fattori esterni al suo agire, diversamente come fa a chiederla? Se è convinto che dipende da lui, solo a se stesso potrà domandarla, o no!? Mi domando e vi domando: vuoi vedere che gli spot e i messaggi shock di cui il Ministero si vanta tanto servono a tenere a bada o addirittura ad annullare quel po' di domanda di sicurezza che c'è già? Che ne pensate?
Cordiali saluti
Danilo Di Mambro