Riforma del Fisco. Anche i Commercialisti hanno un'anima.
Per una eventuale riforma del fisco sono stati interpellati dal ministro Tremonti anche i commercialisti. Recentemente hanno detto la loro su cosa non va e che cosa deve essere fatto per rendere il nostro sistema fiscale più moderno. Prima di tutto hanno messo in evidenza come il nostro sistema fiscale è vecchio di oltre quarant'anni e come in questi ultimi quindici hanni chi ci ha governato ha pensato al fisco come ad un mero strumento di raccolta di fondi e non anche ad uno strumento di politica sociale, e ciò mi fà venire in mente perchè poco tempo fa i francesi si sono opposti ad un semplice raffronto dei sistemi tributari tra le nazioni basandosi sulla percentuale di tassazione media in quanto, come i francesi affermano, hanno un sistema di aiuti sociali che non ha eguale in nessun altro paese d'Europa. Non solo, ora anhe i commercialisti affermano che la nostra burocrazia del fisco (e non solo del fisco aggiungo io) è abbastanza farraginosa e necessita di una semplificazione per consentirci di raggiungere, dal punto di vista del prelievo, obiettivi di equità e giustizia secondo i dettami scritti nella nostra Costituzione. Questi obiettivi possono essere raggiunti combattendo l'evasione, cercando di non ricorrere ai condoni (del resto che senso ha improntare un sistema giuridico se poi viene disatteso sapendo che la regolarizzazione avverrà con leggi "speciali"?) e stabilendo un principio di nesso causale tra reddito percepito e tenore di vita. Concretamente tali obiettivi possono essere raggiunti attraverso l'ausilio degli strumenti informatici, il potenziamento del redditometro, la tracciabilità delle transazioni finanziarie e la lotta ai paradisi finanziari.
Come esempio della non equità del nostro sistema fiscale paragonano la tassazione di 150 mila euro di redditi da lavoro (beati loro) e la tassazione di 150 mila euro di semplici redditi da capitale: nel primo caso la percentuale di tassazione è di circa il 40%, nel secondo caso è del 12,5%. Ovvero, anche loro sono concordi nell'affermare che in Italia conviene non lavorare o comunque se si lavora evadere.
E' interessante anche il loro punto di vista sulla sorte di quei governanti che non rispettano, nel corso del loro mandato, i vari vincoli tra entrate e uscite: ritengono che sia necessario stabilire delle conseguenze, in primis la ineleggibilità.
Dal mio punto di vista la loro presa di posizione è abbastanza interessante ma resta da vedere come il nostro attuale ministro dell'economia intenda dare seguito a queste che per ora rimangono delle semplici osservazioni di una corporazione che per anni ha taciuto sui problemi del nostro "bel paese" e in certo senso asserviti e aggrappati alle speranze dei loro clienti di ricevere "in dono" un sistema di "contribuzione" sempre più leggero nei loro confronti ma che si è dimostrato sempre più vessatoio nei confronti del resto della popolazione. Forse anche loro si rendono conto che di Italia, con tutte le sue diversità, non se esistono due, o tre, o quattro, e che si è passati in breve tempo da un periodo di lotte sindacali prima e di conquiste sociali dopo ad un periodo di declino economico, sociale e morale.
Come esempio della non equità del nostro sistema fiscale paragonano la tassazione di 150 mila euro di redditi da lavoro (beati loro) e la tassazione di 150 mila euro di semplici redditi da capitale: nel primo caso la percentuale di tassazione è di circa il 40%, nel secondo caso è del 12,5%. Ovvero, anche loro sono concordi nell'affermare che in Italia conviene non lavorare o comunque se si lavora evadere.
E' interessante anche il loro punto di vista sulla sorte di quei governanti che non rispettano, nel corso del loro mandato, i vari vincoli tra entrate e uscite: ritengono che sia necessario stabilire delle conseguenze, in primis la ineleggibilità.
Dal mio punto di vista la loro presa di posizione è abbastanza interessante ma resta da vedere come il nostro attuale ministro dell'economia intenda dare seguito a queste che per ora rimangono delle semplici osservazioni di una corporazione che per anni ha taciuto sui problemi del nostro "bel paese" e in certo senso asserviti e aggrappati alle speranze dei loro clienti di ricevere "in dono" un sistema di "contribuzione" sempre più leggero nei loro confronti ma che si è dimostrato sempre più vessatoio nei confronti del resto della popolazione. Forse anche loro si rendono conto che di Italia, con tutte le sue diversità, non se esistono due, o tre, o quattro, e che si è passati in breve tempo da un periodo di lotte sindacali prima e di conquiste sociali dopo ad un periodo di declino economico, sociale e morale.