IL RITORNO DI DELL'UTRI!!!!!!!!!!
L'insostenibile ritorno di Dell'Utri IL CASO Il senatore, condannato a 9 anni nel processo di Palermo, guiderà la campagna elettorale di Forza Italia di Marco Travaglio da l'Unità del 15 novembre 2005 A parte le gag canore ed edilizie di Berlusconi e le prediche di Capello, le schitarrate di Apicella e le guappate di Previti, la convention sorrentina con i giovani azzurri del Circolo dà un'impronta decisiva alla campagna elettorale di Forza Italia: l'impronta, anche digitale, di Marcello Dell'Utri. Condannato per mafia a 9 anni soltanto 11 mesi fa dal Tribunale di Palermo, Dell'Utri «torna a Soriento» con un'esposizione mediatica mai vista in 12 anni. Nemmeno nel '94, quando l'uomo che sussurrava ai cavalli e al Cavaliere, ma soprattutto allo stalliere, mise in piedi il partito con un pugno di Publitalia Boys, ma sempre restando nell'ombra, dietro le quinte. Ma ora il gioco si fa duro, e i duri cominciano a giocare. Via i Bondi, Cicchitto, Schifani, Adornato. Sotto con Dell'Utri e i fedelissimi Previti e Jannuzzi. Una trentina d'anni di reclusione in tre. L'asse Milano-Palermo. Furono proprio Dell'Utri e Previti, nel '93, a gettare la spada sulla bilancia, facendola pendere per la «discesa in campo» di Silvio. «A volte mi scopro a piangere sotto la doccia», confidava il Cavaliere nei mesi più duri di Mani Pulite, mentre i suoi padrini politici cadevano l'uno dopo l'altro, il suo gruppo affogava nei debiti e i giudici ronzavano intorno al Biscione. Lo confidava disperato al suo vecchio consulente Ezio Cartotto, reclutato da Dell'Utri fin dall'estate '92 per studiare «un'iniziativa politica della Fininvest». Negli stessi mesi, anche Cosa Nostra tenta di riempire il vuoto politico creato da Tangentopoli: i boss Bagarella, Cannella, Brusca e Graviano fondano un partito autonomista, «Sicilia Libera». Ma, alla vigilia delle elezioni '94, lo cestinano e sposano Forza Italia. Perché? Una risposta viene dalle motivazioni della condanna di Dell'Utri, che raccontano quella campagna elettorale sull'asse Arcore-Palermo. La mafia - scrivono i giudici - pensa a un partito suo sino a quando «non aveva ottenuto "certezze" e "garanzie" politiche da altri "canali"». Poi Bernardo Provenzano le ottiene, "esce allo scoperto" e si fa sostenitore dell'appoggio a Forza Italia dalla fine del 1993, epoca in cui sarebbero arrivate delle "garanzie" in tal senso». Il «canale» è «Marcello Dell'Utri, noto da tanti anni, sfruttato positivamente in varie occasioni diverse da quelle attinenti la politica e destinato a essere fruttuoso anche in questo campo». Chi fa da tramite fra Milano e Palermo? Il tribunale, citando Giuffrè, fa tre nomi: «Il costruttore Giovanni Ienna (legato ai Graviano, che sarebbe stato in contatto con Berlusconi); un certo avvocato Berruti», cioè Massimo Maria Berruti, avvocato Fininvest, oggi deputato forzista; e il duo Mangano-Dell'Utri. Stalliere e Cavaliere Vittorio e Marcello si conoscono dal '73 e continuano a frequentarsi nel novembre '93, sebbene Mangano sia reduce da una condanna per mafia e droga al maxiprocesso che l'ha tenuto in carcere per ben 11 anni, dall'80 al 90. «Una continuità allarmante, molto grave se rapportata al nuovo ruolo di DelI'Utri, non più solo manager d'azienda, ma uomo pubblico investito di responsabilità politiche verso la comunità... in quanto uno degli ideatori e organizzatori del partito che vincerà le elezioni del '94 e porterà al governo Berlusconi». Fatto gravissimo anche perché «era cambiato, dopo le stragi mafiose del 1992- '93, il modo di intendere i contatti con soggetti mafiosi... in special modo di uomini pubblici». Mangano è stato appena promosso capo del clan di Porta Nuova, ed è in stretto contatto con gli artefici delle stragi, Brusca e Bagarella. Grazie ai suoi vecchi rapporti con Berlusconi e Dell'Utri, «Mangano "serviva"politicamente», tant'è che Bagarella «insieme a Brusca aveva organizzato un suo viaggio a Milano». Per incontrare chi? Dell'Utri. Chi lo dice? Vari mafiosi pentiti. Ma soprattutto «le agende sequestrate a Dell' 'Utri», in cui «si sono ritrovate due annotazioni relative a incontri tra lo stesso e Mangano, il 2 e il 30 novembre 1993. Un dato documentale incontestabile». L'onorevole imputato «non ha potuto negare questo rapporto con Mangano, limitandosi ad addurre giustificazioni di facciata... Mangano, di tanto in tanto, era solito andarlo a trovare in ufficio (a Milano!) per esporgli non meglio identificati problemi di carattere personale, precisando che egli "subiva" tali rapporti e non ricordando quali fossero i problemi personali che Mangano gli avrebbe sottoposto il 2 e 30 novembre '93, periodo in cui era in corso l'organizzazione del partito FI e Cosa nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica». Dunque, le "conclamate relazioni di Dell'Utri con Mangano» sono «finalizzate a una promessa di aiuti concreti e importanti a Cosa nostra in cambio del sostegno a FI». «Il Tribunale ha tratto la conclusione che Dell'Utri aveva preso "impegni" con la mafia, promesso "cose buone" per Cosa nostra su importanti fronti "politico-giudiziari "». E «Provenzano, latitante da 40 anni, capo di una delle organizzazioni criminali più pericolose e sanguinarie al mondo, fin dal '94 si era impegnato a far votare i suoi sodali per FI». Insomma, «vi è la prova che Dell'Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per FI nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l'imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle fila dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia». Il più amato dai boss Altruista nel '94, quando non è candidato in proprio, Dell'Utri diventa più egoista nelle campagne per le europee del '99 e per le politiche del 2001, quando ha bisogno del doppio seggio perché rischia l'arresto. Cosa Nostra è sempre al suo fianco. Parola di pentiti? No, prove inconfutabili: «La compromissione di Dell'Utri con la mafia anche sul fronte della politica riceve definitiva conferma dalle intercettazioni relative agli anni '99 e 2001». Nel '99 Carmelo Amato, fedelissimo di Provenzano, organizza la campagna elettorale per Dell'Utri: «In Cosa Nostra -scrive il tribunale - era stato deciso che Dell'Utri andava votato.., e fatto votare... Un impegno collettivo cui si doveva aderire», anche per «tirar fuori Dell'Utri dai guai giudiziari, dal momento che i rappresentanti delle istituzioni "lo volevano fottere "a tutti i costi, ma non avrebbero più potuto fargli nulla se fosse stato eletto». La scena si ripete nella campagna del 2001, quando il boss Giuseppe Guttadauro si lamenta col collega Salvatore Aragona: «Dell'Utri si presentò alle Europee... prese degl'impegni e dopo... non si sono visti più». Stavolta «deve pigghiari impegni e l'ava a manteniri però». Con chi prese impegni nel '99, quando Mangano era in carcere? Guttadauro dice, che li prese col boss della Guadagna, Gioacchino Capizzi. Poi tutto fila liscio: il 15 maggio 2001 Dell'Utri diventa senatore e la Cdl fa il pieno dei collegi siciliani, 61 su 61. Il 21 maggio Guttadauro si augura che Dell'Utri subentri a Miccichè come capo dei forzisti a Palermo: «Miccichè un ci si po' parrari... Macari fussi Dell'Utri!». Alla fine i giudici parlano di «elementi certi di prova sulla compromissione mafiosa dell'imputato». Ciononostante l'imputato è il regista, palese, della quarta campagna elettorale nazionale di FI. O forse proprio per questo.