ROMA MIA , POVERA ROMA MIA, NON SEI PIU' QUELLA DI UNA VOLTA
Sono nata a Roma, non è un merito, è andata così, mia nonna vantava orgogliosa le sue 17 generazioni, se davvero fosse vero, io sarei arrivata quindi a 19 e mio figlio 20!
Importa il numero? Non credo, comunque io sono nata qui, credevo perciò fosse un po' anche mia, questa città, ma come pensarlo ancora, non è più la nostra città : non possiamo godercerla più con tutta tranquillità, se ci sediamo su una panchina, dobbiamo stare attenti a chi si avvicina, anche in pieno giorno.
Se dobbiamo uscire di sera, abbiamo paura che qualcuno ci possa aggredire, lasciamo la borsa a casa, abbiamo le tasche sformate per le chiavi, il telefonino, gli euro di resto...e tutto quel che ci serve.
Ricordo che,
andavamo la sera al Gianicolo a prendere con mio padre e mia madre, una coppetta,un cremino, un cornetto gelato. Era tutto tranquillo, e noi tre nella nostra seicento con la portiera aperta, vicino al faro, o vicino al teatrino di Pulcinella, chi se lo mangiava adagio chi con più ingordigia, ma tutti assaporavamo serenamente quel gelatino gustoso e chi aveva paura di niente!
Eppure era buio, durante la passeggiata, io bambinetta correvo avanti ed indietro, i miei genitori, pur tanto apprensivi, si rilassavano un po' dopo una giornata di lavoro.
Adesso avrebbero paura, ne son certa, di andare al Gianicolo.
Quante Piazze di Roma, quante belle Fontane, quante Stradine, quanti Vicoli, quante Ville... la "mia" Villa Sciarra, con la Biblioteca per i ragazzi. Quanti giardinetti dove giocare... andavamo con mia nonna alla Mole Adriana, all'Eur, a Villa Borghese...
Quante passeggiate a piedi, di sera, in Borgo, sul Lungo Tevere, a Trastevere per mangiare una pizza sulla tovaglia di carta, a San Pietro a giocar con i colombi, in via Cola di Rienzo...sento ancora l'odore dei confetti fuoriuscire dalle grate di Loreti...
Adesso?
Paura. Paura anche di giorno, devi guardarti dietro, davanti, a destra, a sinistra...
Ma che è vita questa? Ma è Roma questa?
Se parcheggi e c'è un abusivo, devi pagare per paura che ti faccia un dispetto.
Se attraversi un giardino di una qualunque piazzetta ( ad esempio quello che sta all'inizio di Via dei Giubbonari), ci sono drogati, barboni, cartacce, siringhe...popo, pipi...
Se prendi un autobus, sei in pericolo,
se vai a piedi, sei in pericolo,
se vai in macchina, sei in pericolo,
se vai in metro, sei in pericolo,
se vai in bicicletta sei in pericolo
se vai in Banca, alla Posta, in farmacia, in un parcheggio sotterenaeo, in Chiesa, al cinema, al ristorante, a Porta Portese...è sempre un rischio,
ma insomma, dove si può andare come si andava una volta?
Povera Roma mia, poveri noi romani, poveri noi tutti, romani e non, Roma non è più una città, è un luogo pericoloso, dove chi non ha diritto di starci, se ne è appropriato e bivacca e sporca e distrugge e spadroneggia e si è appropriato d'ogni angolo e panchina, e ci incute timore e ci ha rubato la libertà di andare a cuor leggero sotto il sole caldo o tiepido, a seconda della stagione, come potevamo una volta quando Roma era nostra e di tutti quelli che l'amavano e rispettavano.
E noi paghiamo le tasse "bellissime" per questa "bellissima" città, dove come noi, oramai, anche ogni monumento inorridisce silenzioso e straziato.
Abbiamo un sindaco anche noi?
Abbiamo una città anche noi?
CIAO GIOVANNA, SCUSACI, PERDONACI, anche se noi non abbiamo colpa.
RITA
Rita
Importa il numero? Non credo, comunque io sono nata qui, credevo perciò fosse un po' anche mia, questa città, ma come pensarlo ancora, non è più la nostra città : non possiamo godercerla più con tutta tranquillità, se ci sediamo su una panchina, dobbiamo stare attenti a chi si avvicina, anche in pieno giorno.
Se dobbiamo uscire di sera, abbiamo paura che qualcuno ci possa aggredire, lasciamo la borsa a casa, abbiamo le tasche sformate per le chiavi, il telefonino, gli euro di resto...e tutto quel che ci serve.
Ricordo che,
andavamo la sera al Gianicolo a prendere con mio padre e mia madre, una coppetta,un cremino, un cornetto gelato. Era tutto tranquillo, e noi tre nella nostra seicento con la portiera aperta, vicino al faro, o vicino al teatrino di Pulcinella, chi se lo mangiava adagio chi con più ingordigia, ma tutti assaporavamo serenamente quel gelatino gustoso e chi aveva paura di niente!
Eppure era buio, durante la passeggiata, io bambinetta correvo avanti ed indietro, i miei genitori, pur tanto apprensivi, si rilassavano un po' dopo una giornata di lavoro.
Adesso avrebbero paura, ne son certa, di andare al Gianicolo.
Quante Piazze di Roma, quante belle Fontane, quante Stradine, quanti Vicoli, quante Ville... la "mia" Villa Sciarra, con la Biblioteca per i ragazzi. Quanti giardinetti dove giocare... andavamo con mia nonna alla Mole Adriana, all'Eur, a Villa Borghese...
Quante passeggiate a piedi, di sera, in Borgo, sul Lungo Tevere, a Trastevere per mangiare una pizza sulla tovaglia di carta, a San Pietro a giocar con i colombi, in via Cola di Rienzo...sento ancora l'odore dei confetti fuoriuscire dalle grate di Loreti...
Adesso?
Paura. Paura anche di giorno, devi guardarti dietro, davanti, a destra, a sinistra...
Ma che è vita questa? Ma è Roma questa?
Se parcheggi e c'è un abusivo, devi pagare per paura che ti faccia un dispetto.
Se attraversi un giardino di una qualunque piazzetta ( ad esempio quello che sta all'inizio di Via dei Giubbonari), ci sono drogati, barboni, cartacce, siringhe...popo, pipi...
Se prendi un autobus, sei in pericolo,
se vai a piedi, sei in pericolo,
se vai in macchina, sei in pericolo,
se vai in metro, sei in pericolo,
se vai in bicicletta sei in pericolo
se vai in Banca, alla Posta, in farmacia, in un parcheggio sotterenaeo, in Chiesa, al cinema, al ristorante, a Porta Portese...è sempre un rischio,
ma insomma, dove si può andare come si andava una volta?
Povera Roma mia, poveri noi romani, poveri noi tutti, romani e non, Roma non è più una città, è un luogo pericoloso, dove chi non ha diritto di starci, se ne è appropriato e bivacca e sporca e distrugge e spadroneggia e si è appropriato d'ogni angolo e panchina, e ci incute timore e ci ha rubato la libertà di andare a cuor leggero sotto il sole caldo o tiepido, a seconda della stagione, come potevamo una volta quando Roma era nostra e di tutti quelli che l'amavano e rispettavano.
E noi paghiamo le tasse "bellissime" per questa "bellissima" città, dove come noi, oramai, anche ogni monumento inorridisce silenzioso e straziato.
Abbiamo un sindaco anche noi?
Abbiamo una città anche noi?
CIAO GIOVANNA, SCUSACI, PERDONACI, anche se noi non abbiamo colpa.
RITA
Rita