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UN SECOLO DI DIALOGO ECUMENICO -MA QUANT'E' ANCORA GIOVANE!

Annapaola Laldi · · 0 interventi
Riporto volentieri qui sotto l'articolo di Paolo Naso pescato sul sito www.chiesavaldese.org, che fa il punto del dialogo ecumenico (dialogo fra le confessioni cristiane), i cui inizi risalgono appunto a 100 anni fa (Conferenza missionaria di Edimburgo) e su quello interreligioso che sta muovendo ora i primi esitanti passi.
A Chianciano, la settimana scorsa, c'ero anch'io proprio per aggiornarmi su questi argomenti, visto che tutti i massmedia ignorano questo settore (come tanti altri nel campo delle confessioni religiose) e preferiscono fare esclusivamente da cassa di risonanza ai pronunciamenti vaticani. Invece, la stessa chiesa cattolica non è quel monolite che sembra dalle pessime -perché parzialissime - informazioni giornalistiche, ma piuttosto un arcipelago molto articolato.
E' dunque nell'intento di far conoscere qualche aspetto dell'argomento "religione" sconosciuto alla maggioranza, che ricorro all'articolo del valdese Paolo Naso che ha svolto una relazione durante il convegno e riferisce di esso con correttezza.

Ecumenismo. Eppur si muove
di Paolo Naso

Nell'anno in cui si ricordano i cento anni della Conferenza missionaria di Edimburgo, convenzionalmente ritenuta l'assemblea di fondazione del movimento ecumenico, i rapporti tra le diverse chiese cristiane non vivono la loro stagione più esaltante. La chiesa cattolica sembra privilegiare la strategia dei colloqui bilaterali piuttosto che confrontarsi nel mare aperto dell'incontro con le diverse tradizioni cristiane; al tempo stesso si sente più impegnata al dialogo con l'ortodossia che con le chiese della Riforma. D'altra parte sono difficili anche i rapporti tra Roma e Canterbury, complicati dalla propensione "cattolica" a recuperare l'anglicanesimo conservatore che ormai ha dolorosamente consumato la sua frattura con i vertici della Chiesa d'Inghilterra.
Ampi settori del mondo evangelical, infine, mantengono un pregiudizio antiecumenico nei confronti della chiesa di Roma, anche se su singoli temi etici, non respingono l'azione comune con il mondo cattolico. L'ecumenismo, insomma, ha vissuto altre, più vibranti e promettenti stagioni.

In questo quadro la sessione annuale del Segretariato per le Attività Ecumeniche (SAE), ormai giunta alla sua 47ma edizione, svoltasi a fine luglio a Chianciano (SI) ha raccolto i vertici di quel "popolo ecumenico" che sente l'unità come una vocazione centrale dell'identità e della missione cristiana.
Quasi una settimana intensa di studi biblici, celebrazioni liturgiche, lezioni teologiche e storiche, testimonianze, tavole rotonde, gruppi di studio ai quali hanno partecipato circa 250 una persone: un grande laboratorio che vive sotto traccia, poco visibile e poco considerato anche dalla grande informazione religiosa cattolica che predilige gli eventi spettacolari.
Questo "movimento interconfessionale di laici impegnati per l'ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo ebraico cristiano" sorse nel 1964 per iniziativa di Maria Vingiani, vero e proprio pioniere di un percorso che si sarebbe consolidato negli anni successivi al Concilio Vaticano II.

Alle sessioni del SAE non si consumano eventi ma si vive un'intensa esperienza di spiritualità ecumenica; nessun effetto speciale e nessuna star di fama mondiale; nessun gesto plateale e nessuna firma risolutiva delle divisioni tra le chiese cristiane. Piuttosto una comunità di credenti "uniti nella diversità" che si vogliono conoscere ed ascoltare reciprocamente. Il tema di quest'anno era "Sognare la comunione, costruire il dialogo". Numerosi gli interventi di autorevoli esponenti del protestantesimo storico italiano che si sono intrecciati a quelli di teologi, preti o intellettuali cattolici ed ortodossi. In una tavola rotonda e nei gruppi di lavoro è stato dato spazio anche al dialogo interreligioso, con la presenza ed il contributo di ebrei e di musulmani.
La sintesi di un incontro di questa natura è pressoché impossibile. Solo alcuni telegrafici appunti.

1. La crisi di questa fase non si supera con la nostalgia dei tempi andati ma con un onesto "realismo ecumenico" che consenta a credenti di diverse tradizioni di camminare con convinzione lungo la strada dell'unità.

2. Dopo l'ecumenismo della testimonianza comune e delle formulazioni teologiche condivise, quello attuale sembra dover essere quello della "spiritualità", e cioè del linguaggio profondo della fede. Non si tratta di rinunciare alla ricerca teologica o all'azione ma di percorrere un nuovo sentiero di confronto e di comunione che si apre al contributo anche di altre tradizioni della cristianità.

3. Lo sguardo ecumenico deve allargarsi alla Chiesa glocale, globale e locale insieme, deve cioè rendersi attento da una parte a cogliere le grandi novità del cristianesimo africano o asiatico e le sfide proprie del tempo della globalizzazione e, dall'altra, a radicarsi in comunità reali di uomini e di donne che ne condividono il senso teologico e la prospettiva vocazionale.

4. L'ecumenismo del nostro tempo non può ignorare il grande tema dell'incontro con le altre religioni, prime tra tutte quelle della tradizioni abramatica. Ma se il movimento ecumenico ha cento anni di vita, quello per il dialogo interreligioso è assai più recente, ha meno strumenti e meno esperienze: in un tempo di divisioni e lacerazioni politico religiose, il dialogo interreligioso si propone come un prezioso strumento anche sul spiano dell'integrazione e della coesione sociale. Da qui l'urgenza della sua promozione anche nella propsettiva della pace e della salvaguardia ambientale.
A Chianciano si è detto, ovviamente, molto di più e in termini assai più articolati. A ridosso della prossima sessione saranno pertanto disponibili gli atti di quella appena conclusa: un altro volume di quella corposa enciclopedia dell'ecumenismo pratico scritta grazie alle proposte e all'impegno del SAE.

2 agosto 2010
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