Con la sentenza di Cassazione 25138, sarà duro far condannare chi è MANESCO in famiglia
La sentenza di Cassazione 25138, con cui si è assolto, perché il fatto non sussiste, un marito dalle accuse di maltrattamenti nei confronti della moglie, nonostante accertati episodi di ingiurie minacce e percosse avvenute nell’arco di tre anni, è una sentenza che costituisce un precedente pericolosissimo e sospetto, poiché ci si appelleranno tutti quei violenti che vengono denunciati perché responsabili di picchiare le mogli o le figlie sulla base di dettàmi religiosi o tribalismi vari. E così tutto il lavoro fatto da chi si applica da anni, affinché a una donna immigrata nel nostro paese sia garantita una dignità si perderà, in ossequio a una sentenza che assolve il picchiatore se la vittima, come da detta sentenza, non era intimorita da ciò che subiva ma solo esasperata e molto carica emotivamente.
Francesco Mangascià
Fonte
"Se la moglie è forte maltrattarla non è reato"
Le mogli che hanno un carattere «forte» e che non si lasciano «intimorire» dal clima di intimidazione, comprensivo di percosse, al quale le sottopone il marito corrono il rischio di vedere assolto il coniuge dal reato di maltrattamenti proprio per via della fermezza della loro forza d’animo. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte il marito aggressivo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie «non era per nulla intimorita» dal comportamento del coniuge ma solo «scossa, esasperata, molto carica emotivamente».
Il caso
In particolare, Sandro F. (45 anni) era stato condannato in primo grado dal tribunale di Sondrio, nel settembre 2005, e anche la Corte d’appello di Milano, nell’ottobre 2007, lo aveva ritenuto colpevole di maltrattamenti ai danni della moglie Roberta B. condannandolo a 8 mesi di reclusione con le attenuanti generiche.
Ad avviso della Corte d’appello «la responsabilità dell’imputato era provata sulla base di sue stesse ammissioni, anche se parziali, e sulla testimonianza di medici, conoscenti e certificati medici, da cui si ricava una condotta abituale di sopraffazioni, violenze e offese umilianti, lesive della integrità fisica e morale» della moglie sottoposta a «continue ingiurie, minacce e percosse». Dinanzi ai Supremi giudici Sandro F. ha sostenuto che non era stata ben considerata la circostanza che sua moglie «per ammissione della stessa di carattere forte, non fosse intimorita dalla condotta del marito».
In sostanza secondo l’uomo i giudici avevano «scambiato per sopraffazione esercitata dall’imputato» quello che era solo «un clima di tensione fra coniugi». La Cassazione - con la sentenza 25138 - ha dato ragione a Sandro F. rilevando che non si può considerare come «condotta vessatoria» l’atteggiamento aggressivo non caratterizzato da «abitualità».
I fatti «incriminati» in questa vicenda - prosegue la Cassazione - «appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell’arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sè integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione» necessaria alla configurazione del reato di maltrattamenti.
«Tanto più che - conclude la Cassazione - la condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente». Così la condanna a 8 mesi è stata annullata «perchè il fatto non sussiste».
http://www3.lastampa.it/i-tuoi-diritti/sezioni/famiglia-successioni/news/articolo/lstp/261422/
Francesco Mangascià
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"Se la moglie è forte maltrattarla non è reato"
Le mogli che hanno un carattere «forte» e che non si lasciano «intimorire» dal clima di intimidazione, comprensivo di percosse, al quale le sottopone il marito corrono il rischio di vedere assolto il coniuge dal reato di maltrattamenti proprio per via della fermezza della loro forza d’animo. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte il marito aggressivo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie «non era per nulla intimorita» dal comportamento del coniuge ma solo «scossa, esasperata, molto carica emotivamente».
Il caso
In particolare, Sandro F. (45 anni) era stato condannato in primo grado dal tribunale di Sondrio, nel settembre 2005, e anche la Corte d’appello di Milano, nell’ottobre 2007, lo aveva ritenuto colpevole di maltrattamenti ai danni della moglie Roberta B. condannandolo a 8 mesi di reclusione con le attenuanti generiche.
Ad avviso della Corte d’appello «la responsabilità dell’imputato era provata sulla base di sue stesse ammissioni, anche se parziali, e sulla testimonianza di medici, conoscenti e certificati medici, da cui si ricava una condotta abituale di sopraffazioni, violenze e offese umilianti, lesive della integrità fisica e morale» della moglie sottoposta a «continue ingiurie, minacce e percosse». Dinanzi ai Supremi giudici Sandro F. ha sostenuto che non era stata ben considerata la circostanza che sua moglie «per ammissione della stessa di carattere forte, non fosse intimorita dalla condotta del marito».
In sostanza secondo l’uomo i giudici avevano «scambiato per sopraffazione esercitata dall’imputato» quello che era solo «un clima di tensione fra coniugi». La Cassazione - con la sentenza 25138 - ha dato ragione a Sandro F. rilevando che non si può considerare come «condotta vessatoria» l’atteggiamento aggressivo non caratterizzato da «abitualità».
I fatti «incriminati» in questa vicenda - prosegue la Cassazione - «appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell’arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sè integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione» necessaria alla configurazione del reato di maltrattamenti.
«Tanto più che - conclude la Cassazione - la condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente». Così la condanna a 8 mesi è stata annullata «perchè il fatto non sussiste».
http://www3.lastampa.it/i-tuoi-diritti/sezioni/famiglia-successioni/news/articolo/lstp/261422/