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Sicurezza aerea: l’effetto dura, la causa no

segretaire · · 1 interventi
Sicurezza aerea: l'effetto dura, la causa no
Maurizio Blondet
04/05/2007

Ancor oggi, in tutti gli aeroporti del mondo, ogni aspirante passeggero deve mostrare che non porta nel bagaglio a mano più di un decilitro di sostanze fluide: Coca Cola o succo di frutta, shampoo o dopobarba in dosi-famiglia finiscono inesorabilmente nella spazzatura.
Meglio ancora se il bagaglio a mano è ridotto ad un sacchetto di plastica trasparente; si ha la speranza di accelerare gli occhiuti controlli che formano code infinite.
Tutto ciò da oltre un anno.
La causa di queste misure eccezionali e durevoli misure di sicurezza ha un nome: Rashid Rauf, alias «Liquid Bomber».
Il pakistano accusato dalla polizia britannica, nell'agosto 2006, di aver progettato insieme a numerosi complici di contrabbandare a bordo di aerei diretti in USA le componenti liquide di esplosivi da preparare poi nella toilette.
Onde compiere un attentato-strage che «avrebbe fatto impallidire l'11 settembre», come dichiarò Ian Blair, il capo di Scotland Yard.
E' il caso di ricordare che il terribile Rauf, arrestato in Pakistan, è stato assolto da un tribunale antiterrorismo di Rawalpindi per assenza totale di prove.
Il tribunale lo ha accusato di detenzione di esplosivi; ma gli «esplosivi» in suo possesso sono diversi flaconi di perossido di idrogeno (vulgo acqua ossigenata) che può sì diventare il componente di esplosivi, ma solo insieme ad altre sostanze e dopo un processo di de-idratazione con pompe a vuoto, che non è facile trovare nel WC di un aereo.
Rashid Rauf è da tempo un uomo libero, perché è stato rilasciato.
Anche il complotto strillato dai media e dalle polizie britanniche è da tempo svanito.
I presunti attentatori non avevano mai fabbricato un ordigno.
Non avevano mai comprato un biglietto aereo.
Diversi di loro non avevano neppure il passaporto; e per di più, parecchi erano sotto sorveglianza poliziesca già da mesi.
Insomma: la causa delle dure misure di sicurezza è scomparsa.
Come mai tali misure, che ostacolano i trasferimenti aerei, sono ancora in vigore?

Se lo domanda finalmente il giornale olandese De Telegraaf, che interroga vari esperti di esplosivi e antiterrorismo.
Uno di questi si chiama Carel van Eijk, ed ha testimoniato sulla faccenda davanti al parlamento europeo, capeggiato da Janine Hennis-Plasschaerts. (1)
L'esperto ha testimoniato (oh meraviglia) che «la limitazione del bagaglio a mano non è utile» a sventare terroristi e liquid bombers.
Un professore, Cees Hamelink, è stato più esplicito: «E' una idiozia, il limite di 100 millilitri da non portare a bordo. Che significa? Se porti 100 millilitri di nitroglicerina puoi far saltare l'intero aereo. La misura ha solo lo scopo di spaventare la gente, di mantenerla in allarme e di tenere in vita la sensazione che il terrorismo sia un pericolo reale, per sventare il quale è necessario spendere molti fondi».
Viene il dubbio che il professore abbia ragione.
Intanto, chi vuol salire a bordo continua a vedersi sequestrare anche le forbicine taglia-unghie perché i terroristi suicidi dell'11 settembre 2001, si sa, dirottarono quattro aerei terrorizzando i tremebondi passeggeri con i taglierini taglia-cartone.
A Londra e negli aeroporti americani è ancora obbligatorio togliersi le scarpe e passarle al metal detector, in ricordo del fatto che nel dicembre 2001 un certo Richard Reid, forse uno squilibrato (in ogni caso un recente convertito all'Islam) tentò di farsi esplodere una scarpa che aveva infarcito di un qualche esplosivo, almeno così si disse, con un cerino.
Una hostess del volo 63 American Airlines decollato da Parigi per Miami bastò a placcarlo e renderlo inoffensivo.
Repubblica diede la notizia così: «Un'altra tragedia in cielo, questa volta evitata davvero per un soffio: quello che basta a spegnere un fiammifero», ma non intendeva fare dello spirito.
Infatti l'articolo continuava: «Molti esperti di terrorismo, come Dan Goure e Andy Messing, temono che si tratti di un attentato preparato in fretta e furia da una organizzazione terroristica, forse solo il primo di una serie».
Volevano darvi i brividi alla schiena.
Sei anni dopo, in coda con il sacchetto di plastica come tutto bagaglio a mano, albeggia il dubbio che ci abbiano preso per fessi, e che forse effettivamente lo siamo.
Intanto però, Foreign Affairs - la rivista del potente Council on Foreign Relations, ossia la vecchia guardia dell'imperialismo «realista» - ha cominciato a parlare.
No, non ai fessi, agli intelligenti.
Un lungo articolo nel numero di maggio dice: Al Qaeda è più forte che mai.
Così forte, che può benissimo perpetrare un altro tragico attentato negli Stati Uniti.
Un attentato, precisa Foreign Affairs, «false flag», nel senso che apparirà come eseguito non da Al Qaeda, ma dall'Iran, in modo da trascinare gli USA nella guerra contro Teheran. (2)
Quasi una profezia.

Una tortuosa profezia.
Che assume un altro senso se si ricorda che Zbigniew Brzezinski - uno dei maggiorenti del Council on Foreign Relations - ha recentemente dichiarato in un'audizione al Congresso, di temere che non Al Qaeda, ma la Casa Bianca potrebbe benissimo creare un «false flag» per giustificare la sua nuova avventura, stavolta contro l'Iran.
Un messaggio a chi deve intendere, insomma.
Interessante il nome dell'autore dell'articolo, che appare in copertina con il massimo rilievo.
E' Bruce Riedel, attualmente analista principe al Saban Center for Middle East Policy della Brroking Institution (un think tank ebraico dentro un think tank ebraico), ma che ha lavorato per 29 anni alla CIA, ed è stato «special assistant» del presidente del National Security Council per il Medio Oriente dal 1997 al 2002.
Non certo un ingenuo credente nell'esistenza di Al Qaeda.
Piuttosto, uno degli ebrei mobilitati a contrastare i neocon e le loro nuove avventure.

Maurizio Blondet

Note
1) «Experts: beperking handabages amper zinvol», De Telegraaf, 2 maggio 2007.
2) Bruce Riedel, «Al Qaeda strikes back», Foreign Affairs, maggio-giugno 2007.


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