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SISMI, BERLUSCONI ED IMMORALITA'.

Cronista · · 31 interventi

Al servizio dello Stato o al servizio di Berlusconi?

Ecco come il Sismi spiava "Repubblica"

MILANO - Nelle 510 pagine della richiesta di custodia cautelare nei confronti dei funzionari del Sismi Marco Mancini e Gustavo Pignero (datata 15 giugno) il pubblico ministero Armando Spataro affronta diffusamente le attività di depistaggio e inquinamento del Servizio ai danni della stampa. A cominciare dall'intercettazione illegale e dal pedinamento cui il Sismi ha sottoposto i giornalisti di Repubblica, Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini. Si legge nella richiesta: "Il 12 maggio 2006, alle ore 13.47, viene intercettata la seguente conversazione tra Pio Pompa (int) e Marco Mancini (Ut):

Ut: pronto? (Mancini)
Int: pronto? (Pompa Pio)
Ut: si, Pio?
Int: senti, i due..
Ut: come?
Int: i due.. cerca di capirme!
Ut: i due..
Int: i due che scrivono, no?
Ut: si
Int: stanno a Milano..
Ut: si.
Int: allo Sheraton (fon) .. Viale Piave.
Ut: si
Int: domani escono con una parola incomprensibile.
Ut: con una?
Int: eh escono hai capito? .. con una..
Ut: ancora?
Int: ancora!.. ehh.
Ut: su di me?
Int: eh questo non te lo so dire perché hai capito? stanno là!
Ut: ok, ricevuto.
Int: eh?
Ut: ho capito tutto! Grazie Pio!
Int: stanno a fà la spola co'...
Ut: ho capito, ho capito.
Int: .. telefonate.. PM (fon), capito?
Ut: ho capito, ho capito.. ok.
Int: no, scusami ma..
Ut: no hai fatto bene, ti ringrazio.
Int: parola incomprensibile buono, no?
Ut: eh certo, molto buono!
Int: eh.
Ut: grazie, grazie ciao".

Annota il pubblico ministero: "La Digos di Milano ha accertato che il 12.5.06, presso l'Hotel Sheraton Diana di viale Piave di Milano hanno alloggiato i due giornalisti del quotidiano la Repubblica, Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini, autori di molti articoli critici nei confronti del Sismi, in relazione a varie vicende di rilievo internazionale, tra cui il sequestro di Abu Omar. Peraltro, proprio in data 12.5.06, prima delle 13.47 (orario della telefonata appena citata), il Pm Spataro, che si trovava in Roma presso il Consiglio Superiore della Magistratura, aveva ricevuto varie telefonate da parte del D'Avanzo. Alla luce di queste circostanze e del contenuto della telefonata, appariva dunque probabile che, tra le attività illegali poste in essere da personale del Sismi, potesse esservi anche quella di intercettazione telefonica abusiva nei confronti dei due giornalisti, di uno di essi o dello stesso Pm".

Il funzionario del Sismi Pio Pompa, inquilino dell'ufficio riservato di Pollari in via Nazionale 230, a Roma, se da un lato spia i due cronisti di Repubblica, dall'altro. "gestisce una rete di inquinamento probatorio e di disinformazione" che punta invece ad avvicinare "alcuni giornalisti professionisti". "Il Sismi - si legge - vanta una rete di contatti con il mondo giornalistico. In sé, il fatto potrebbe essere neutro processualmente e magari suscettibile di valutazioni solo sul piano deontologico se non si trasformasse in uno strumento di controllo preventivo del contenuto di molti articoli prossimi alla pubblicazione, in modo da potervi contrapporre altri articoli di contenuto favorevole al Sismi; o se non servisse a conoscere gli orientamenti dei giornalisti e a dividerli in amici e nemici con il rischio che taluno di questi ultimi sia sottoposto ad "accertamenti mirati" o addirittura ad intercettazioni illegali". Rapporti con i giornalisti, ciascuno citato e chiamato in causa a titolo diverso (solo Renato Farina è indagato), che risultano dagli atti del pm.

Dei contatti di Pompa con il vicedirettore di Libero, Renato Farina, alias "Fonte Betulla", le cronache hanno ampiamente riferito. Ma le carte del pubblico ministero segnalano altre circostanze. Il 19 maggio, "Pio Pompa riceve una telefonata dalla giornalista Claudia Fusani di Repubblica e le illustra la tesi del Sismi (sulla vicenda del sequestro Abu Omar ndr.), già oggetto delle conversazioni con Renato Farina".

"Alle 22.20 del 10 maggio, il giornalista di Repubblica Luca Fazzo chiama Marco Mancini e gli anticipa che l'indomani sarà pubblicato un articolo pesante il cui contenuto gli riassume e che subito dopo gli invia per fax. Alle 9.34 del giorno successivo ancora il giornalista chiama Mancini, commenta con lui gli articoli, apparsi sui quotidiani di quel giorno e l'attività di alcuni suoi "colleghi" ("E' come se si fosse creato un circuito che si autoalimenta, in cui alcuni hanno i loro cazzi da sistemare... Colpiscono te per colpire il direttore")".

"Il 20 maggio, Pompa effettua due conversazioni telefoniche con il giornalista Andrea Purgatori dell'Unità a cui chiede "se sta facendo il capolavoro", ricevendone risposta affermativa. Appare evidente che Purgatori ha ricevuto materiale documentale dal Pompa e si accinge a scrivere un articolo, rassicurandolo che sta facendo di tutto per farlo pubblicare in prima pagina".

"Il 13 giugno una telefonata tra Pio Pompa e il giornalista del Riformista Stefano Cingolani ha come oggetto la riconducibilità a Prodi di un documento che avrebbe agevolato di fatto le "consegne straordinarie" di sospetti terroristi". "L'11 maggio 2006, alle 22.46, Mancini riceve una chiamata da Lorenzo Murgolo, altro funzionario Sismi, che il giorno precedente, alle ore 17.38, dopo essersi informato presso la giornalista Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera gli aveva parlato dell'articolo che quel quotidiano avrebbe pubblicato".

(19 luglio 2006)


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Riflessioni:

Estremamente inquietante risulta ciò che appare nell'ultima parte dell'articolo: "una telefonata tra Pio Pompa e il giornalista del Riformista Stefano Cingolani ha come oggetto la riconducibilità a Prodi di un documento che avrebbe agevolato di fatto le "consegne straordinarie" di sospetti terroristi".

E' evidente che tutto ciò verteva a scagionare Berlusconi dalle sue responsabilità. Tutto ciò lascia ampio margine al sospetto che forse l'ufficio che faceva capo al "Pio" Pompa non dovrebbe essere stato estraneo all' "affair" Telekom-Serbia, in cui alcuni funzionari corrotti del SISMI confezionarono un falso dossier per "incastrare" Prodi, Dini e Fassino e che consegnarono poi ai loro committenti: i fascisti della libertà!

Con tali documenti venne allestito poi una sorta di "tribunale" parlamentare con a capo il fascista Trantino: uno sprovveduto che si fece incastrare come uno sciocco dalle volpi "camerate"!

Quando alcuni giornalisti dell'Espresso svelarono tutti i retroscena, il funzionario corrotto del SISMI, autore in prima persona del falso dossier, provvide ad "emigrare" frettolosamente in Estremo Oriente (Giappone), mentre i fascisti della libertà si precipitarono a chiudere l' "otre" nauseabonda a cui attingono comunemente per la loro "edificante" politica!

Il tribunale parlamentare venne smantellato e Taormina, una pedina importante di tutta la vicenda, fu "moralmente" costretto a fare gli elogi ai giornalisti dell'Espresso che avevano svelato tutto l'infame "affair", la cui genesi va ovviamente ricercata nelle "alcove" della passata compagine governativa.

Ora sia aspetta che la magistratura apri formalmente un'inchiesta su tutto ciò. Sarebbe comunque auspicabile che la maggioranza si decida ad istituire a sua volta una commissione d'inchiesta su tale inquietante vicenda, che mina alla base i valori della nostra democrazia. Chi si è macchiato di un tale crimine deve essere denunciato all'opinione pubblica alfine che gli elettori sappiano chiaramente chi sono quelli che per cinque anni si sono riempiti la bocca con parole del tipo "immorale, indegno, squallido, vergognoso, insulso, ec.": ovviamente il tutto rivolto all'indirizzo degli oppositori del centrosinistra!

Tutto ciò rappresenta un "chiaro" messaggio: chi non si uniforma a tale spregevole modo di agire, a tale nauseabonda veste intellettuale è fatalmente un "coglione"!


cronista

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