Domenica 21 giugno 2026
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IL SISMI SCHEDAVA I PM ANTIFRODE.

Cronista · · 0 interventi
Il Sismi schedava i pm «antifrode»

da Manifesto online:

Tra le carte dell'archivio di Pio Pompa inviate al Csm
anche un faldone dedicato al caso «Olaf»:
nel 2001 Berlusconi e Castelli bloccarono le nomine
italiane all'Organismo Europeo Antitruffa.

Sara Menafra

Interi faldoni dedicati alle polemiche con cui il centrodestra attaccava i magistrati italiani negli anni in cui Silvio Berlusconi era al governo. C'è soprattutto questo nelle carte trovate nell'archivio dell'ex agente del Sismi Pio Pompa e spedite al Csm dalla procura di Milano (che indaga sul rapimento di Abu Omar e sul ruolo del Sismi nella vicenda).

Con una strana coincidenza tra i faldoni più consistenti e le campagne antitoghe, politiche e di stampa, che hanno caratterizzato i cinque anni del governo Berlusconi. Tra le carte arrivate al Csm spicca, ad esempio, un faldone dedicato al «caso Olaf» che tra la fine del 2001 e l'inizio del 2002 (quando al Sismi c'era già il generale Nicolò Pollari) contrappose prima il ministro Castelli e poi lo stesso Silvio Berlusconi ad alcuni magistrati.

Tra novembre 2001 e gennaio 2002, il titolare di via Arenula tempestò il Csm di missive per indurre il Consiglio a revocare la nomina fuori ruolo dei magistrati Alberto Perduca e Nicola Piacente ed a bloccare quella di Mario Vaudano. I tre avevano vinto un concorso per entrare a far parte dell'Olaf, organismo antifrode dell'Unione europea con ampi e temuti poteri di indagine.

Attorno a quelle nomine partì un braccio di ferro durato mesi ed accompagnato dalla pubblicazione su alcuni importanti quotidiani, tra cui un informatissimo pezzo su Il Giornale, in cui si parlava del ruolo del precedente ministro della giustizia Piero Fassino nella nomina dei tre. Nel faldoni collezionati da Pio Pompa la storia è documentata con cura e ci sarebbe anche copia, forse non per caso, delle «riservatissime» carte pubblicate in quei giorni da Il Giornale. La storia delle nomine all'Olaf si risolse male. Il presidente del Consiglio bloccò tutto, l'allora direttore dell'organismo antifrode Franz Herman Bruener protestò a lungo e il magistrato piemontese Mario Vaudano fu costretto a dimettersi per poter proseguire nell'incarico europeo.

La storia è finita nella polvere per anni, finché ad ottobre scorso tra le prime carte dell'archivio di Pio Pompa è spuntato un report sul caso Olaf, allegato al documento sui metodi migliori per «disarticolare» l'opposizione a Berlusconi. Il report invitava a «scongiurare l'eventualità che taluni soggetti, deputati ad operare negativamente, vengano ad essere addirittura designati (all'ente antifrode ndr) dalla stessa compagine governativa che potrebbe risultare poi vittima della loro iniziativa». E inserisce nell'elenco dei magistrati «potenzialmente pericolosi» Alberto Perduca, che nel 2001 sembrava il candidato più probabile alla direzione dell'ufficio inchieste ed operazioni dell'Olaf, nonché il protagonista dei documenti che finirono in bella evidenza su Il Giornale.

Arrabbiatissimo, l'ex ministro Castelli scrisse una lettera al Corriere della sera sottolineando che quel documento era stato elaborato nell'estate 2001 e cioè prima dell'arrivo di Pollari e Pompa al Sismi (anche se quel testo poteva essere stato elaborato in altre strutture). Solo ora si scopre che l'attenzione del Sismi sul caso Olaf proseguì anche nei mesi successivi.
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