Giovedì 25 giugno 2026
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SOZZO CINISMO E VUOTO MORALE NELLA DESTRA.

Cronista · · 2 interventi


da: http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=30582

Analisi. I colori politici di 10 anni d'abisso

Fioccano gli arresti tra gli interlocutori di Lady Asl, la «pasionaria» della sanità. E l'ex portavoce di Storace, Accame, è indagato per corruzione in merito al Laziogate del 2005. Il rapporto tra politica e potere emana afrori mefitici e si tinge di nero. Non perché il nero sia ancora il colore della destra, pesantemente coinvolta negli scandali della sanità e dei trucchi pre-elettorali. La destra «nera» non c'è più da tempo: è venuta Fiuggi e proprio in queste settimane in An si parla di nuove evoluzioni moderate, che portino a pescare nel grande mare di voti che è il centro. Nero perché è il colore dell'abisso, di un vuoto senza fondo che dà la vertigine. I magistrati Capaldo e Bombardieri hanno aperto questo abisso, andando a indagare in dieci lunghi anni di gestione sanitaria laziale. Si calano giù, a ritroso nel tempo, e appena dopo il management di Marrazzo, ecco quello di Storace. In questo girone si stanno fermando da mesi, perchè sembra essere il più interessante. Scattano infatti le prime manette, che si chiudono sui polsi di assessori e di alti funzionari vicini ad An. Emerge un «sistema» con cui la politica si alimenta e che consente alla politica di alimentare gli affaristi. Una partita di giro che sembra accontentare tutti gli interessati e dalla quale esce un odore di fogna. Ma gli inquirenti scendono ancora più giù, oltre il 2000, e si inoltrano nella gestione sanitaria del centrosinistra di Badaloni. Un magistrato non rinuncia a seguire una pista, a risalire la corrente: se non altro per scoprire le sorgenti di un business parallelo al servizio sanitario regionale che, secondo certe voci, sembra esistere dall'epoca del big bang istituzionale, quando le Regioni ottennero la competenza dell'assistenza sanitaria pubblica. Fin d'allora si presentò il problema dell'equilibrio tra utilizzazione delle strutture pubbliche e ricorso sussidiario alle strutture private. E l'alternarsi del colore politico dei governi del Lazio scandì orientamenti in favore delle une piuttosto che delle altre.

E' stato un po'come per le autostrade: qualche governo nazionale, vista la carenza dei collegamenti ferroviari, ha puntato sull'asfalto favorendo così i costruttori di auto. Intendiamoci: le autostrade sono utili, ma forse sarebbe utilissima anche una efficiente quanto densa maglia di rotaie. Non è un caso, forse, che nel Lazio sono cresciuti potentissimi gruppi privati con il core business nella sanità: con il risultato che solo il 48% dei posti letto sono pubblici e il resto è più o meno convenzionato.

Su una cornucopia che nel 2005 valeva quasi nove miliardi la politica non poteva restare indifferente: e infatti la Sanità è stata al centro dell'attenzione dei partiti facendo diventare l'assessorato competente il più prestigioso proprio perchè legato ad un faraonico potere di spesa. Le tentazioni, nel tempo, devono essere state tante. Qualcuno ha resistito, altri sicuramente no, ritenendo che il bene comune si puo'fare anche strizzando l'occhio a un operatore fervoroso. Forse politici e funzionari corrotti (quelli arrestati non sono da considerarsi colpevoli prima di una sentenza definitiva) hanno pensato che una limatina ad una montagna di soldi, offrendo peraltro un servizio alla comunità, non era che un peccatuccio, niente di grave. Così come un'intrusione nei computer dell'anagrafe di Roma prima delle elezioni. Al momento, sembra che questa attività illegale sia stata praticata da uomini del centrodestra. Chissà che nell'abisso i magistrati non facciano altre scoperte. Potrebbe, tra l'altro, venire a galla la ragione del persistere di lunghe liste d'attesa (6 mesi) per una mammografia, come denuncia il Tribunale dei diritti del malato. O che ci sono Asl che funzionano, senza il virus della corruzione. O che, nei gironi del buco nero, i peccatori vestono casacche di vari colori (politici).

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Commento. A rimborsare il furto saremo noi cittadini

Adesso è facile dire: lo sapevamo. Basta essere stati in certi ospedali della nostra città, ad assistere un parente, per intuire che qualcosa, nell'organizzazione sanitaria, non funziona a dovere. Ritardi, inefficienze, disguidi, incuria, sprechi: tutto questo è all'ordine del giorno. Potevamo immaginare, anche all'ombra del Cupolone, scenari alla Poggiolini, ma senza prove dovevamo stare zitti. Sono trascorsi poco più di cinque mesi dall'arresto di Anna Iannuzzi, cinquantenne imprenditrice romana, insomma Lady Asl, secondo vox populi: all'inizio la signora delle convenzioni speciali, passata in poche ore, con il marito Andrea Cappelli, dirigente sanitario, e il loro commercialista, dalla suite prestigiosa dello Sheraton dell'Eur alle sbarre assai meno accoglienti di Regina Coeli, non collaborò granché. Ma da quando, nell'interrogatorio del venti aprile, ha cominciato a parlare, fino ad oggi, è successo il finimondo.

Ieri i carabinieri hanno effettuato altri clamorosi arresti: quello di Giulio Gargano, attualmente consigliere regionale di Forza Italia, ma ex braccio destro di Francesco Storace nel momento in cui questi era presidente della Regione Lazio; Marco Buttarelli, commissario straordinario dell'Ipab San Michele, ex capo di gabinetto dello stesso Storace al dicastero della Sanità; Francesco Vaia, direttore della Asl Rm D (risultano essere già incriminati altri dirigenti delle Asl Rm A, B e C).

L'accusa è ormai sotto gli occhi di tutti: politici e imprenditori si dividevano la torta. Come? Finte fatturazioni emesse per forniture mai avvenute. Mandati di pagamento nei confronti di case di cura inattive o prive di accredito. Riabilitazioni finanziate solo sulla carta. In una giungla di false delibere e documenti fasulli, direttori e funzionari sottraevano ingenti somme di denaro alla sanità pubblica. Le indagini della magistratura, dopo due anni di lavori ancora in pieno corso, stanno evidenziando che non si trattava di poche mele marce. C'era un sistema di corruzione ben consolidato. Il deficit nel bilancio della sanità laziale assomiglia a una voragine.

Qualcuno ci rimborserà di questo furto colossale?
Macché. Saremo noi stessi a farlo. Dovremo pagare più tasse. Chi si rifiuterà, andrà giustamente incontro a pesantissime multe. Multe ai cittadini per coprire un ammanco prodotto dal malaffare: se questo non è un bel paradosso...

fonte: Il Corriere della Sera

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