Spie ebraiche: processo a porte chiuse?
Spie ebraiche: processo a porte chiuse?
Maurizio Blondet
13/04/2007
Steven Rosen e Keith Weissman
STATI UNITI - Si avvicina il processo a Steven Rosen e a Keith Weissman, i due alti dirigenti dell'AIPAC (American Israeli Political Committee) che sono stati beccati nel 2003 a farsi consegnare documenti segreti della Casa Bianca da Larry Franklin, un funzionario del Pentagono che si è già dichiarato colpevole e che «collabora» per uno sconto di pena.
Ora il governo Bush sta premendo perché il processo si tenga a porte chiuse, e ciò non stupisce, è un riguarda dovuto alla razza eletta.
Ma la stupefacente novità è che diversi organi di stampa americani, fra cui la potente Associated Press, si sono opposti fermamente alla manovra, firmando un esposto con la richiesta che i giornalisti siano presenti alle udienze. (1)
E ne dicono esplicitamente il motivo: temono, hanno scritto nell'esposto, che l'amministrazione «voglia sottrarre alla vista del pubblico vaste porzioni di prove» relative a questo delicato processo per spionaggio, che vede sul banco degli accusati l'organo più importante della lobby ebraica (anche se l'AIPAC s'è affrettata a dimissionare Rosen e Weissman, il rischio è che essa venga smascherata non come un gruppo di pressione legittimo, ma come un'agenzia di spionaggio per Israele).
La Casa Bianca vuole attivare una procedura poco usata, la «silent wittness rule» (regola del testimone silenzioso) in cui solo la giuria può aver visione di determinati indizi contro gli imputati, ma questi indizi non vengono resi di pubblico dominio.
Anche gli avvocati della difesa hanno avanzato un esposto identico.
Il perché è stato chiaro in una udienza preliminare tenutasi qualche giorno fa: gli avvocati difensori vogliono chiamare in correità Condoleezza Rice.
Dicono che l'attuale segretario di Stato è stata una regolare informatrice dei due ebrei, passando loro una quantità di materiale segreto.
Uno degli avvocati della difesa, Abe Lovell, ha detto che Condy ha dato alle due spie per Israele informazioni «più delicate» di quelle per cui sono oggi processati.
Ed ha chiesto un colloquio col giudice, senza la presenza dei procuratori d'accusa, per spiegare a quali domande intende sottoporre la Rice, ove essa fosse chiamata a testimoniare.
«Un sacco di succose informazioni», ha detto ai media, che la Rice avrebbe «soffiato». (2)
La cosa è più che probabile, visto che nessuno a Washington è tanto potente da poter negare qualcosa alla lobby ebraica, ma è evidente il tentativo di trasformare il processo ai due traditori (i due imputati hanno cittadinanza USA) in un processo al governo.
Se sono spie loro, lo è anche la Rice. l'assoluzione sembra inevitabile.
Il giudice distrettuale, T.S.Ellis, sta facendo di tutto per salvare la faccia del potere.
Ha respinto la richiesta dei difensori sull'apertura di ogni fase del processo («Gli avvocati esagerano nell'attribuire al governo l'intenzione di tenere il processo a porte chiuse») ed ha rigettato la richiesta di chiamare a deporre tre addetti dell'ambasciata israeliana accusati dall'FBI di aver ricevuto il materiale segreto da Rosen e Weissman, con la scusa che i suoi ordini «non hanno forza in Israele, dove ora i tre risiedono» (infatti se la sono squagliata).
Ma ora deve affrontare la richiesta delle agenzie d'informazione.
Frattanto la prima udienza, in calendario per il 21 aprile, è stata rimandata prima a giugno, poi al 7 agosto.
E tutte le forze e i militanti della lobby sono mobilitati a difesa dei loro cari confratelli.
Un articolo del Wall Street Journal ha superato ogni altro nel dipingere Rosen e Wissman come due ingenui, che sarebbero stati contattati da Franklin e per iniziativa di quest'ultimo, e forniti di materiale che non era affatto segreto, ma informazione da stampa; su un «attentato imminente per opera dell'Iran contro soldati americani e agenti israeliani in Iraq».
Per puro doppio patriottismo, preoccupati per tante vite in pericolo, i due avrebbero passato la notizia al Washington Post (che non ha mai pubblicato una riga) e all'ambasciata israeliana.
Processare quei due innocenti, conclude il Wall Street Journal, equivale a violare il Primo Emendamento, ossia la libertà di ricevere e diffondere informazioni.
Bella scusa, che potrebbe essere utilmente invocata da qualunque spia: ho esercitato il mio diritto a informarmi e ho condiviso le informazioni con amici.
L'autrice del pezzo di bravura sul giornale finanziario è una direttrice importante - si chiama Dorothy Rabinowitz, ovviamente ebrea - e naturalmente insinua che tutta la faccenda è una manovra antisemita dell'FBI.
Infatti cita il detto, fin nel titolo, «Prima vennero per gli ebrei.». (3)
Ma invece la faccenda è alquanto più grossa, come abbiamo spiegato in altre occasioni.
Ciò che il traditore Larry Franklin ha passato ai due ebrei, su loro richiesta e dietro la loro promessa di farlo avanzare in carriera (la lobby può tutto anche al Pentagono), era una bozza di un documento riguardante l'atteggiamento che la Casa Bianca si preparava a tenere nei confronti dell'Iran: disporne in anticipo, per la lobby, significava mobilitare le sue talpe per torcere le decisioni finali della Casa Bianca nel senso voluto da Israele.
Non a caso Larry Franklin, nonostante il patteggiamento, è stato condannato pesantemente: a 12 anni e sette mesi.
Ma lui non è ebreo.
Anche se è un grande amico del noto Michel Leeden ed è venuto con lui in Italia, a parlare con Pollari, per fabbricare la falsa storia dell'uranio del Niger.
Maurizio Blondet
Note
1) «Media seeks public access in upcoming AIPAC lobbyst's trial», Associated Press, 10 aprile 2007.
2) Ron Kampeas, «Ex-AIPAC staffers say Condy leaked them classified info», Jewish Telegraphic Agency, 28 aprile 2006.
3) Dorothy Rabinowitz, «First their came for the jews.», Wall Street Journal, 2 aprile 2007.
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Maurizio Blondet
13/04/2007
Steven Rosen e Keith Weissman
STATI UNITI - Si avvicina il processo a Steven Rosen e a Keith Weissman, i due alti dirigenti dell'AIPAC (American Israeli Political Committee) che sono stati beccati nel 2003 a farsi consegnare documenti segreti della Casa Bianca da Larry Franklin, un funzionario del Pentagono che si è già dichiarato colpevole e che «collabora» per uno sconto di pena.
Ora il governo Bush sta premendo perché il processo si tenga a porte chiuse, e ciò non stupisce, è un riguarda dovuto alla razza eletta.
Ma la stupefacente novità è che diversi organi di stampa americani, fra cui la potente Associated Press, si sono opposti fermamente alla manovra, firmando un esposto con la richiesta che i giornalisti siano presenti alle udienze. (1)
E ne dicono esplicitamente il motivo: temono, hanno scritto nell'esposto, che l'amministrazione «voglia sottrarre alla vista del pubblico vaste porzioni di prove» relative a questo delicato processo per spionaggio, che vede sul banco degli accusati l'organo più importante della lobby ebraica (anche se l'AIPAC s'è affrettata a dimissionare Rosen e Weissman, il rischio è che essa venga smascherata non come un gruppo di pressione legittimo, ma come un'agenzia di spionaggio per Israele).
La Casa Bianca vuole attivare una procedura poco usata, la «silent wittness rule» (regola del testimone silenzioso) in cui solo la giuria può aver visione di determinati indizi contro gli imputati, ma questi indizi non vengono resi di pubblico dominio.
Anche gli avvocati della difesa hanno avanzato un esposto identico.
Il perché è stato chiaro in una udienza preliminare tenutasi qualche giorno fa: gli avvocati difensori vogliono chiamare in correità Condoleezza Rice.
Dicono che l'attuale segretario di Stato è stata una regolare informatrice dei due ebrei, passando loro una quantità di materiale segreto.
Uno degli avvocati della difesa, Abe Lovell, ha detto che Condy ha dato alle due spie per Israele informazioni «più delicate» di quelle per cui sono oggi processati.
Ed ha chiesto un colloquio col giudice, senza la presenza dei procuratori d'accusa, per spiegare a quali domande intende sottoporre la Rice, ove essa fosse chiamata a testimoniare.
«Un sacco di succose informazioni», ha detto ai media, che la Rice avrebbe «soffiato». (2)
La cosa è più che probabile, visto che nessuno a Washington è tanto potente da poter negare qualcosa alla lobby ebraica, ma è evidente il tentativo di trasformare il processo ai due traditori (i due imputati hanno cittadinanza USA) in un processo al governo.
Se sono spie loro, lo è anche la Rice. l'assoluzione sembra inevitabile.
Il giudice distrettuale, T.S.Ellis, sta facendo di tutto per salvare la faccia del potere.
Ha respinto la richiesta dei difensori sull'apertura di ogni fase del processo («Gli avvocati esagerano nell'attribuire al governo l'intenzione di tenere il processo a porte chiuse») ed ha rigettato la richiesta di chiamare a deporre tre addetti dell'ambasciata israeliana accusati dall'FBI di aver ricevuto il materiale segreto da Rosen e Weissman, con la scusa che i suoi ordini «non hanno forza in Israele, dove ora i tre risiedono» (infatti se la sono squagliata).
Ma ora deve affrontare la richiesta delle agenzie d'informazione.
Frattanto la prima udienza, in calendario per il 21 aprile, è stata rimandata prima a giugno, poi al 7 agosto.
E tutte le forze e i militanti della lobby sono mobilitati a difesa dei loro cari confratelli.
Un articolo del Wall Street Journal ha superato ogni altro nel dipingere Rosen e Wissman come due ingenui, che sarebbero stati contattati da Franklin e per iniziativa di quest'ultimo, e forniti di materiale che non era affatto segreto, ma informazione da stampa; su un «attentato imminente per opera dell'Iran contro soldati americani e agenti israeliani in Iraq».
Per puro doppio patriottismo, preoccupati per tante vite in pericolo, i due avrebbero passato la notizia al Washington Post (che non ha mai pubblicato una riga) e all'ambasciata israeliana.
Processare quei due innocenti, conclude il Wall Street Journal, equivale a violare il Primo Emendamento, ossia la libertà di ricevere e diffondere informazioni.
Bella scusa, che potrebbe essere utilmente invocata da qualunque spia: ho esercitato il mio diritto a informarmi e ho condiviso le informazioni con amici.
L'autrice del pezzo di bravura sul giornale finanziario è una direttrice importante - si chiama Dorothy Rabinowitz, ovviamente ebrea - e naturalmente insinua che tutta la faccenda è una manovra antisemita dell'FBI.
Infatti cita il detto, fin nel titolo, «Prima vennero per gli ebrei.». (3)
Ma invece la faccenda è alquanto più grossa, come abbiamo spiegato in altre occasioni.
Ciò che il traditore Larry Franklin ha passato ai due ebrei, su loro richiesta e dietro la loro promessa di farlo avanzare in carriera (la lobby può tutto anche al Pentagono), era una bozza di un documento riguardante l'atteggiamento che la Casa Bianca si preparava a tenere nei confronti dell'Iran: disporne in anticipo, per la lobby, significava mobilitare le sue talpe per torcere le decisioni finali della Casa Bianca nel senso voluto da Israele.
Non a caso Larry Franklin, nonostante il patteggiamento, è stato condannato pesantemente: a 12 anni e sette mesi.
Ma lui non è ebreo.
Anche se è un grande amico del noto Michel Leeden ed è venuto con lui in Italia, a parlare con Pollari, per fabbricare la falsa storia dell'uranio del Niger.
Maurizio Blondet
Note
1) «Media seeks public access in upcoming AIPAC lobbyst's trial», Associated Press, 10 aprile 2007.
2) Ron Kampeas, «Ex-AIPAC staffers say Condy leaked them classified info», Jewish Telegraphic Agency, 28 aprile 2006.
3) Dorothy Rabinowitz, «First their came for the jews.», Wall Street Journal, 2 aprile 2007.
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