SPORT E VIOLENZA
La tragica fine di Sandri, come ieri di Raciti, ripropone un drammatico interrogativo.
Perché la violenza sembra inseparabile dal calcio e dallo sport?
La violenza che accompagna l'evento sportivo è, insieme alla violenza sessuale, la forma più odiosa e grave di violenza.
Significa negare i valori della convivenza che, in una gara sportiva, s'incarnano nel confronto tra abilità fisiche.
Provate a immaginare se durante una trasmissione televisiva, AnnoZero per esempio, il pubblico invadesse il palcoscenico e cominciasse a menare fendenti a un ospite della trasmissione. O se durante un comizio, l'oratore fosse aggredito da oppositori politici. Parleremmo di squadrismo, attentato alle libertà costituzionali.
Ebbene, in uno stadio non avviene forse la stessa cosa?
Ma noi siamo indulgenti, comprendiamo gli eccessi del tipo. Indulgenza un corno! Questo significa assecondare e giustificare la violenza.
Se dovessi decidere a chi dare 10 anni di pena scegliendo tra un tifoso che aggredisce qualcuno e chi commette una rapina a mano armata non avrei dubbi e sceglierei il primo.
Il rapinatore è reo di aver cercato scorciatoie per impossessarsi di ciò che comunemente è considerato un bene; viola l'ordinamento sociale ma ne accetta alcuni fondamenti, i valori materiali, i simboli; è all'interno dell'ottica consumistico-produttiva che caratterizza la nostra società; agisce privilegiando nettamente l'aspetto consumistico e predatorio a quello produttivo (e questa è la colpa).
Il tifoso violento cancella col suo gesto la ragione stessa dell'essere "animale sociale"; l'unica sua finalità è sfogare l'aggressività, il cinismo, la negazione di ogni valore culturale, quasi come uno psicopatico represso.
La "civiltà della violenza", che si manifesta nella primordiale e primitiva necessità di dividere il mondo in "amici" e "nemici", troppo spesso alimentata dalla cultura egemone dei mass media e della politica, condita con un po' di fatalità, una dose variabile di imprudenza da parte di chi dovrebbe essere addestrato all'uso calibrato della forza, produce le tragedie che riempiono le nostre domeniche, con l'inevitabile corollario di polemiche, altre violenze "riparatrici", fiumi di accuse, rivendicazioni e dichiarazioni.
Possiamo discutere sino alla nausea su colpe e responsabilità in ogni tragico avvenimento, ma non servirà a nulla se non si sconfigge la civiltà della violenza cui troppo spesso ammicchiamo con atteggiamenti indulgenti, comprensivi e accondiscendenti.
Servono norme severe contro i violenti ammantati da fede sportiva, serve rigore e preparazione tecnico-professionale per i tutori dell'ordine ma urge un rifiuto duro e intransigente di ogni forma di comprensione nei confronti degli eccessi delle tifoserie: veri e propri attentati alla convivenza civile che nulla hanno da spartire con lo sport. Terrorismo pre-politico più grave e insidioso del cosiddetto terrorismo politico.
Serve un impegno di tutta la società e delle istituzioni per sconfiggere la civiltà della violenza. A cominciare dai politici che si comportano come violente tifoserie, rimpallandosi colpe e responsabilità, incapaci e indolenti nel cimentarsi con i problemi e porvi rimedio.
Perché la violenza sembra inseparabile dal calcio e dallo sport?
La violenza che accompagna l'evento sportivo è, insieme alla violenza sessuale, la forma più odiosa e grave di violenza.
Significa negare i valori della convivenza che, in una gara sportiva, s'incarnano nel confronto tra abilità fisiche.
Provate a immaginare se durante una trasmissione televisiva, AnnoZero per esempio, il pubblico invadesse il palcoscenico e cominciasse a menare fendenti a un ospite della trasmissione. O se durante un comizio, l'oratore fosse aggredito da oppositori politici. Parleremmo di squadrismo, attentato alle libertà costituzionali.
Ebbene, in uno stadio non avviene forse la stessa cosa?
Ma noi siamo indulgenti, comprendiamo gli eccessi del tipo. Indulgenza un corno! Questo significa assecondare e giustificare la violenza.
Se dovessi decidere a chi dare 10 anni di pena scegliendo tra un tifoso che aggredisce qualcuno e chi commette una rapina a mano armata non avrei dubbi e sceglierei il primo.
Il rapinatore è reo di aver cercato scorciatoie per impossessarsi di ciò che comunemente è considerato un bene; viola l'ordinamento sociale ma ne accetta alcuni fondamenti, i valori materiali, i simboli; è all'interno dell'ottica consumistico-produttiva che caratterizza la nostra società; agisce privilegiando nettamente l'aspetto consumistico e predatorio a quello produttivo (e questa è la colpa).
Il tifoso violento cancella col suo gesto la ragione stessa dell'essere "animale sociale"; l'unica sua finalità è sfogare l'aggressività, il cinismo, la negazione di ogni valore culturale, quasi come uno psicopatico represso.
La "civiltà della violenza", che si manifesta nella primordiale e primitiva necessità di dividere il mondo in "amici" e "nemici", troppo spesso alimentata dalla cultura egemone dei mass media e della politica, condita con un po' di fatalità, una dose variabile di imprudenza da parte di chi dovrebbe essere addestrato all'uso calibrato della forza, produce le tragedie che riempiono le nostre domeniche, con l'inevitabile corollario di polemiche, altre violenze "riparatrici", fiumi di accuse, rivendicazioni e dichiarazioni.
Possiamo discutere sino alla nausea su colpe e responsabilità in ogni tragico avvenimento, ma non servirà a nulla se non si sconfigge la civiltà della violenza cui troppo spesso ammicchiamo con atteggiamenti indulgenti, comprensivi e accondiscendenti.
Servono norme severe contro i violenti ammantati da fede sportiva, serve rigore e preparazione tecnico-professionale per i tutori dell'ordine ma urge un rifiuto duro e intransigente di ogni forma di comprensione nei confronti degli eccessi delle tifoserie: veri e propri attentati alla convivenza civile che nulla hanno da spartire con lo sport. Terrorismo pre-politico più grave e insidioso del cosiddetto terrorismo politico.
Serve un impegno di tutta la società e delle istituzioni per sconfiggere la civiltà della violenza. A cominciare dai politici che si comportano come violente tifoserie, rimpallandosi colpe e responsabilità, incapaci e indolenti nel cimentarsi con i problemi e porvi rimedio.