Stefano Rodotà: “Attenti alla tecnologia che apre le porte, ma poi le chiude”
E' responsabilità della sfera pubblica fare in modo che Internet non offra solo stanze vuote chiuse a chiave
«La tecnologia dà l'illusione di aprire le porte alla libertà, ma poi ci si ritrova in stanze vuote chiuse a chiave».
Un esempio? La falsa e-democrazia di un indirizzo Internet diponibile per comunicare con un premier, che in realtà collega i cittadini solo a un computer.
In cambio di questa promessa di accesso, i cittadini subiscono la volontà di controllo di governi e aziende su cittadini e consumatori.
Stefano Rodotà, che ha chiuso ieri Paal 2008, il vertice della Pubblica Amministrazione digitale al Centro Sardegna Ricerche di Pula, sollecita la politica a intervenire «perchè Internet non offra solo maggiore efficienza, ma anche cittadinanza» grazie a regole condivise e trasparenti.
Ascoltate il discorso registrato qui
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&IDmsezione=17&IDalbum=9306&tipo=#mpos
e su cui vorrei riflettere prossimamente, ma che intanto vi anticipo.
by www.lastampa.it/masera
http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it
Che cosa offre realmente la tecnologia per meritarsi di produrre fiducia? Non si può intendere per democrazia, la pur giusta tutela, di ogni produttore o ricercatore tecnologico, anche il più piccolo o la tutela per lo sviluppo o l'uso delle stesse da parte del potenziale acquirente; la giusta espressione per questo non è lotta per la democrazia ma, guerra commerciale contro ignoti,o rivoluzione culturale, poiché una democrazia, come ogni altra espressione, per essere reale, per essere tale, deve essere totale, cioè globale condivisibile da tutti nessuno escluso, deve abbracciare tutti, deve essere alla portata di tutti, sennò siamo davanti a un democrazia parziale, e non credo valga la pena di seguire della parzialità. Secondo alcune preoccupazioni che ho qui ascoltato, sembra quasi che il consumatore dovrebbe addirittura farsi in quattro per difendere i diritti del venditore, del produttore dell' inventore o dell'uso di ciò che già gli appartiene, e perché dovrebbe farlo che cosa ci guadagna a livello di libertà personale, a sposare i pericoli altrui? Se lo facesse pagherebbe più volte ciò che è già suo. Comprendo pienamente la passione degli amanti delle conquiste tecnologiche e, non starò provocatoriamente a dilungarmi sulle mediocrità espresse dalla tecnologia attraverso lo svilimento della scienza, lo ha fatto benissimo Giorgio Israel nel suo libro, I Nemici della Scienza, non voglio filosofeggiare neanche sul fatto che se anche siamo stati capaci di arrivare sulla Luna, qui sulla terra siamo ancora alle stesse condizioni in cui si trovarono i greci di Leonida e i persiani di Serse alle Termopili, ma è la verità. Dunque questa tecnologia non ci porta verso l'età dell'oro. E oltretutto Io in queste egregie arringhe, in difesa della democrazia e della libertà, noto ancora delle inesattezze intellettuali, delle trascuratezze, poiché non si considera che, la gente, ha perso la libertà da tanto, non ha in sé un concetto appropriato su che cosa veramente significhi, nei nostri anni, il concetto di libertà e di democrazia e si vive e desidera solo delle forme di non-libertà e indemocraticità, accettabili, un po' come quei malati che devono convivere con il dolore sempre, ogni minuto, ogni secondo e si rassegnano a vivere con un dolore accettabile, sopportabile. No, non ci siamo non mi riesce di innamorarmi di una difesa di questi concetti, se si seguita a definirle come democrazie o libertà. Pertanto anche se mi trovo totalmente in accordo con il concetto di falsa e-democrazia di internet, espressa dal Professore Stefano Rodotà, confesso che ancora non riesco a produrre in me stesso una volontà tale che mi spinga ad aver una forma di creatività filosoficamente attiva, da riuscire a indurmi a proporre un pensiero veramente costruttivo, poiché istintivamente avverto che il nòcciolo di questa questione è più sottile di quanto appaia, so solo che si rischia di battersi per qualcosa che poi magari ti imprigiona peggio ma, ancora mi sfugge: e mi dispiace, poiché la democrazia e la libertà sono le cose a cui tengo di più. I miei tesori interiori.
«La tecnologia dà l'illusione di aprire le porte alla libertà, ma poi ci si ritrova in stanze vuote chiuse a chiave».
Un esempio? La falsa e-democrazia di un indirizzo Internet diponibile per comunicare con un premier, che in realtà collega i cittadini solo a un computer.
In cambio di questa promessa di accesso, i cittadini subiscono la volontà di controllo di governi e aziende su cittadini e consumatori.
Stefano Rodotà, che ha chiuso ieri Paal 2008, il vertice della Pubblica Amministrazione digitale al Centro Sardegna Ricerche di Pula, sollecita la politica a intervenire «perchè Internet non offra solo maggiore efficienza, ma anche cittadinanza» grazie a regole condivise e trasparenti.
Ascoltate il discorso registrato qui
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&IDmsezione=17&IDalbum=9306&tipo=#mpos
e su cui vorrei riflettere prossimamente, ma che intanto vi anticipo.
by www.lastampa.it/masera
http://italiasvegliati.ilcannocchiale.it
Che cosa offre realmente la tecnologia per meritarsi di produrre fiducia? Non si può intendere per democrazia, la pur giusta tutela, di ogni produttore o ricercatore tecnologico, anche il più piccolo o la tutela per lo sviluppo o l'uso delle stesse da parte del potenziale acquirente; la giusta espressione per questo non è lotta per la democrazia ma, guerra commerciale contro ignoti,o rivoluzione culturale, poiché una democrazia, come ogni altra espressione, per essere reale, per essere tale, deve essere totale, cioè globale condivisibile da tutti nessuno escluso, deve abbracciare tutti, deve essere alla portata di tutti, sennò siamo davanti a un democrazia parziale, e non credo valga la pena di seguire della parzialità. Secondo alcune preoccupazioni che ho qui ascoltato, sembra quasi che il consumatore dovrebbe addirittura farsi in quattro per difendere i diritti del venditore, del produttore dell' inventore o dell'uso di ciò che già gli appartiene, e perché dovrebbe farlo che cosa ci guadagna a livello di libertà personale, a sposare i pericoli altrui? Se lo facesse pagherebbe più volte ciò che è già suo. Comprendo pienamente la passione degli amanti delle conquiste tecnologiche e, non starò provocatoriamente a dilungarmi sulle mediocrità espresse dalla tecnologia attraverso lo svilimento della scienza, lo ha fatto benissimo Giorgio Israel nel suo libro, I Nemici della Scienza, non voglio filosofeggiare neanche sul fatto che se anche siamo stati capaci di arrivare sulla Luna, qui sulla terra siamo ancora alle stesse condizioni in cui si trovarono i greci di Leonida e i persiani di Serse alle Termopili, ma è la verità. Dunque questa tecnologia non ci porta verso l'età dell'oro. E oltretutto Io in queste egregie arringhe, in difesa della democrazia e della libertà, noto ancora delle inesattezze intellettuali, delle trascuratezze, poiché non si considera che, la gente, ha perso la libertà da tanto, non ha in sé un concetto appropriato su che cosa veramente significhi, nei nostri anni, il concetto di libertà e di democrazia e si vive e desidera solo delle forme di non-libertà e indemocraticità, accettabili, un po' come quei malati che devono convivere con il dolore sempre, ogni minuto, ogni secondo e si rassegnano a vivere con un dolore accettabile, sopportabile. No, non ci siamo non mi riesce di innamorarmi di una difesa di questi concetti, se si seguita a definirle come democrazie o libertà. Pertanto anche se mi trovo totalmente in accordo con il concetto di falsa e-democrazia di internet, espressa dal Professore Stefano Rodotà, confesso che ancora non riesco a produrre in me stesso una volontà tale che mi spinga ad aver una forma di creatività filosoficamente attiva, da riuscire a indurmi a proporre un pensiero veramente costruttivo, poiché istintivamente avverto che il nòcciolo di questa questione è più sottile di quanto appaia, so solo che si rischia di battersi per qualcosa che poi magari ti imprigiona peggio ma, ancora mi sfugge: e mi dispiace, poiché la democrazia e la libertà sono le cose a cui tengo di più. I miei tesori interiori.