Storace, ultimo atto...
L'IMMONDA DESTRA NAZIFASCISTA DI BERLUSCONI.
Storace insulta Napolitano la Cdl non dice nulla
Dopo le offese a Rita Levi Montalcini e ai senatori a vita, il "duro" della destra Francesco Storace se la prende con Giorgio Napolitano. «Non so se devo temere l`arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale», è la sconcertante frase di Storace.
Neanche il detererrente di compiere il reato di vilipendio al capo del capo dello Stato (art. 278 codice penale), punibile con la reclusione da uno a cinque anni, lo fa desistere da questo attacco senza precedenti. Anzi, il leader de "La Destra" va oltre.
Per Storace sono due le ragioni per le quali le affermazioni di Napolitano sono gravi. «La prima - ha spiegato - per le ragioni che riguardano la storia personale del Presidente che ancora deve farsi perdonare; la seconda per quelle che riguardano l'atteggiamento nepotistico delle istituzioni e per l'evidente faziosità istituzionale. Napolitano - ha affermato Storace - difende chi lo vota contro chi non lo ha votato».
«Credo che sia Napolitano, viste le posizioni che ha assunto, a meritarsi la patente di indegnità. Anche perché si muove a sostegno di una senatrice importante, per la quale il governo nella finanziaria ha stanziato tre milioni di euro ad personam. Nobel o non nobel - ha detto - i ricatti sono ricatti. Se dovessi scherzare - ha concluso Storace - dovrei considerare improbabile che il Capo della "casta" mandi i corazzieri a sedare i tumulti a Villa Arzilla», conclude Storace, forse dimenticando che anche lui fa parte della "casta".
L'antipolitica è il suo cavallo rampante. Ma nella giornata della "festa di popolo" di An, con la Brambilla e la figliol prodigo Alessandra Mussolini, ciò che fa più impressione è il rumoroso silenzio della Cdl a reprimere le sue parole. Solo un Gianni Alemanno gli ricorda che «non si critica il Quirinale anche quando dice cose che non convincono». Una reprimenda molto all'acqua di rose perché per l'ex ministro per Agricoltura «il problema dei senatori a vita c'è tutto. È una questione che resta, ma non c'è bisogno di
arrivare agli insulti». Insomma Storace ha ragione ma poteva evitare di voler mandare le stampelle a Rita Levi Montalcini.
Per le maggior cariche istituzionali - dai presidenti della Camera e del Senato al premier e vicepremier Rutelli e D'Alema - è invece gravissimo l'attacco al Quirinale.
Per il presidente del Consiglio Romano Prodi. «Le parole irrispettose e irresponsabili pronunciate oggi da Francesco Storace nei confronti del Capo dello Stato impongono una decisa presa di distanza da parte di tutte le forze politiche. Mi auguro di sentire presto anche da parte del centrodestra una ferma condanna ad un attacco sconsiderato e ingiusto rivolto alla massima autorità dello Stato garante delle nostre istituzioni democratiche».
Ancora più duro il presidente della Camera Fausto Bertinotti per il quale «Storace è estraneo allo spirito della Repubblica». «La dichiarazione del senatore Storace - scrive in una nota il presidente della Camera - è incompatibile con la civiltà politica. La questione che si pone - aggiunge Bertinotti - non è di buona educazione, essa investe i fondamenti della convivenza civile della Repubblica. La Costituzione Repubblicana - dice ancora - non a caso nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, attribuisce al Capo dello Stato il ruolo di garante e rappresentante della Repubblica».
Ma dalla Cdl arrivano anche solidarietà a Storace: dal Teodoro Buontempo "er Pecora", dalla "Destra" di cui Storace è il leader, ma anche dai giovani di An. Solo l'Udc si smarca, sia nelle parole del segretario Lorenzo cesa sia in quelle del vice presidente del Senato Mario Baccini.
Indignata invece l'Unione: «parole indegne» per Rosy Bindi, Enrico Letta si dice «sdegnato», per Walter Veltroni «parole gravissime» da cui si capisce come «noi abbiamo un'altra idea della politica e di come una democrazia».
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Sostanziale appoggio morale della casa del lordume al nostalgico nazifascista Storace! Questa volta la realtà ha superato di gran lunga l'immaginazione!
A Roma passerella dei nostalgici fascisti (più esatto dire cattofascisti), all'insegna del saluto romano e delle croci celtiche, guidata dal neofascista FINI, sedicente "demokratico".
Dopo gli allucinanti 5 anni berlusconiani, che hanno riportato a galla tutto lo stercume nazifascista che si pensava essere stato gettato nella latrina dalla storia, l'arnese cattofascista si dimostra più vitale di quanto si pensasse: grazie soprattutto alla scellerata politica di riconciliazione perpetrata da una sinistra tanto demenziale quanto sconcertante! Ecco a cosa è servita la politica di "riconciliazione": a riportare in vita, più virulento che mai, il nauseabondo arnese cattofascista, un tempo rappresentato dalla fraterna alleanza tra Mussolini ed il Vaticano!
Un ignobile fascista, indagato in atteso di processo per gravissimi crimini contro la democrazia (v. lo spionaggio politico alla regione Lazio, devastata da Storace e dai suoi complici "istituzionali"), si permette di insultare senza vergogna alte personalità dello Stato!..
Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso! Ora si aspetta una reazione "fattiva" da parte del centrosinistra, come cacciare a pedate nel culo i cattofascisti che ammorbano la RAI, i quali, con i loro telegiornali di stampo berlusconiano, fanno da supporter ai peggiori escrementi della destra cattofascista!
Storace insulta Napolitano la Cdl non dice nulla
Dopo le offese a Rita Levi Montalcini e ai senatori a vita, il "duro" della destra Francesco Storace se la prende con Giorgio Napolitano. «Non so se devo temere l`arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale», è la sconcertante frase di Storace.
Neanche il detererrente di compiere il reato di vilipendio al capo del capo dello Stato (art. 278 codice penale), punibile con la reclusione da uno a cinque anni, lo fa desistere da questo attacco senza precedenti. Anzi, il leader de "La Destra" va oltre.
Per Storace sono due le ragioni per le quali le affermazioni di Napolitano sono gravi. «La prima - ha spiegato - per le ragioni che riguardano la storia personale del Presidente che ancora deve farsi perdonare; la seconda per quelle che riguardano l'atteggiamento nepotistico delle istituzioni e per l'evidente faziosità istituzionale. Napolitano - ha affermato Storace - difende chi lo vota contro chi non lo ha votato».
«Credo che sia Napolitano, viste le posizioni che ha assunto, a meritarsi la patente di indegnità. Anche perché si muove a sostegno di una senatrice importante, per la quale il governo nella finanziaria ha stanziato tre milioni di euro ad personam. Nobel o non nobel - ha detto - i ricatti sono ricatti. Se dovessi scherzare - ha concluso Storace - dovrei considerare improbabile che il Capo della "casta" mandi i corazzieri a sedare i tumulti a Villa Arzilla», conclude Storace, forse dimenticando che anche lui fa parte della "casta".
L'antipolitica è il suo cavallo rampante. Ma nella giornata della "festa di popolo" di An, con la Brambilla e la figliol prodigo Alessandra Mussolini, ciò che fa più impressione è il rumoroso silenzio della Cdl a reprimere le sue parole. Solo un Gianni Alemanno gli ricorda che «non si critica il Quirinale anche quando dice cose che non convincono». Una reprimenda molto all'acqua di rose perché per l'ex ministro per Agricoltura «il problema dei senatori a vita c'è tutto. È una questione che resta, ma non c'è bisogno di
arrivare agli insulti». Insomma Storace ha ragione ma poteva evitare di voler mandare le stampelle a Rita Levi Montalcini.
Per le maggior cariche istituzionali - dai presidenti della Camera e del Senato al premier e vicepremier Rutelli e D'Alema - è invece gravissimo l'attacco al Quirinale.
Per il presidente del Consiglio Romano Prodi. «Le parole irrispettose e irresponsabili pronunciate oggi da Francesco Storace nei confronti del Capo dello Stato impongono una decisa presa di distanza da parte di tutte le forze politiche. Mi auguro di sentire presto anche da parte del centrodestra una ferma condanna ad un attacco sconsiderato e ingiusto rivolto alla massima autorità dello Stato garante delle nostre istituzioni democratiche».
Ancora più duro il presidente della Camera Fausto Bertinotti per il quale «Storace è estraneo allo spirito della Repubblica». «La dichiarazione del senatore Storace - scrive in una nota il presidente della Camera - è incompatibile con la civiltà politica. La questione che si pone - aggiunge Bertinotti - non è di buona educazione, essa investe i fondamenti della convivenza civile della Repubblica. La Costituzione Repubblicana - dice ancora - non a caso nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, attribuisce al Capo dello Stato il ruolo di garante e rappresentante della Repubblica».
Ma dalla Cdl arrivano anche solidarietà a Storace: dal Teodoro Buontempo "er Pecora", dalla "Destra" di cui Storace è il leader, ma anche dai giovani di An. Solo l'Udc si smarca, sia nelle parole del segretario Lorenzo cesa sia in quelle del vice presidente del Senato Mario Baccini.
Indignata invece l'Unione: «parole indegne» per Rosy Bindi, Enrico Letta si dice «sdegnato», per Walter Veltroni «parole gravissime» da cui si capisce come «noi abbiamo un'altra idea della politica e di come una democrazia».
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Sostanziale appoggio morale della casa del lordume al nostalgico nazifascista Storace! Questa volta la realtà ha superato di gran lunga l'immaginazione!
A Roma passerella dei nostalgici fascisti (più esatto dire cattofascisti), all'insegna del saluto romano e delle croci celtiche, guidata dal neofascista FINI, sedicente "demokratico".
Dopo gli allucinanti 5 anni berlusconiani, che hanno riportato a galla tutto lo stercume nazifascista che si pensava essere stato gettato nella latrina dalla storia, l'arnese cattofascista si dimostra più vitale di quanto si pensasse: grazie soprattutto alla scellerata politica di riconciliazione perpetrata da una sinistra tanto demenziale quanto sconcertante! Ecco a cosa è servita la politica di "riconciliazione": a riportare in vita, più virulento che mai, il nauseabondo arnese cattofascista, un tempo rappresentato dalla fraterna alleanza tra Mussolini ed il Vaticano!
Un ignobile fascista, indagato in atteso di processo per gravissimi crimini contro la democrazia (v. lo spionaggio politico alla regione Lazio, devastata da Storace e dai suoi complici "istituzionali"), si permette di insultare senza vergogna alte personalità dello Stato!..
Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso! Ora si aspetta una reazione "fattiva" da parte del centrosinistra, come cacciare a pedate nel culo i cattofascisti che ammorbano la RAI, i quali, con i loro telegiornali di stampo berlusconiano, fanno da supporter ai peggiori escrementi della destra cattofascista!