Sabato 27 giugno 2026
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Studio Cgil: gli operai alle politiche hanno votato per Berlusconi.

Alex · · 9 interventi

La proposta politica del centrodestra, le strategie e gli obiettivi della coalizione guidata da Silvio Berlusconi costituiscono da oltre un decennio un elemento innovativo nella società italiana e guadagnano consensi nel mondo operaio, un tempo considerato sicuro baluardo delle formazioni della sinistra.
A rivelarlo è una ricerca dell'Ires, l'ufficio studi della Cgil, sul voto dell'aprile 2006. Dall'indagine risulta che nel Nord il 45,7 per cento delle "tute blu" ha votato per la Casa delle libertà e soltanto il 37,5 per cento ha dato il suo consenso all'Unione. Il legame storico fra classe operaia e partiti della sinistra si è dunque incrinato proprio nelle regioni - soprattutto Lombardia e Veneto - dove più qualificata è la presenza degli addetti all'industria metalmeccanica e manifatturiera in genere.
Anche fra gli operai del Sud quelli che hanno votato per il centrodestra sono più di quelli che hanno votato a sinistra: il 41,4 contro il 40,9 per cento.

Un messaggio chiaro: i lavoratori dell'industria in maggioranza ritengono che i programmi e i metodi delle sinistre e del centrosinistra non sono adeguati alla complessità dei problemi che assillano la classe operaia.
Nelle aree del centro-nord e del centro-sud, invece, fra le "tute blu" risultata più votata l'Unione, rispettivamente col 52 e col 47 per cento, contro il 30 e il 33 per cento della Casa delle Libertà. Tutto si spiega: le aree considerate sono quelle delle "Regioni rosse", caratterizzate dalla vischiosità di un potere consolidato dentro e fuori le fabbriche, e che si irraggia anche attraverso le cooperative e gli enti territoriali di governo.
Un altro dato interessante riguarda le casalinghe e i disoccupati: in tutta Italia il 60 per cento di questi cittadini ha dato il voto alla coalizione guidata da Berlusconi.
Fra gli artigiani, imprenditori e commercianti il 65 per cento ha votato per la Casa delle Libertà.

A vantaggio del centrosinistra si sono espressi il 55 per cento degli insegnanti, degli impiegati pubblici e di quelli privati.
Due riflessioni s'impongono alla luce di queste cifre:
1. le categorie più protette dalle attuali rigidità del mercato del lavoro individuano nella sinistra un sicuro bastione della conservazione, un freno alle riforme realmente liberalizzatrici e capaci di snellire gli apparati burocratici dalla macchina statale;
2. le categorie economicamente più deboli - casalinghe e disoccupati - insieme agli autonomi e agli operai stanchi del livellamento imposto dal sindacalismo puntano sul centrodestra, ritenendolo lo schieramento più idoneo a suscitare cambiamenti e a suscitare rinnovate energie nel Paese.
Sempre alla luce di questi dati si spiega perché le sinistre e il centrosinistra abbiano tanta paura di un ritorno alle urne: se questa era la situazione nel 2006, cosa potrebbe accadere dopo le miserevoli prove offerte dal governo Prodi?

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