Mercoledì 1 luglio 2026
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Sui delitti di Fidel Castro

la sinistra ha girato la testa · · 2 interventi
http://www.repubblica.it/online/esteri/cuba/intervista/intervista.html

n Italia la sinistra ha sempre girato la testa dall'altra parte. Più con il silenzio che con l'appoggio aperto. In nome dell'antiamericanismo hanno sempre perdonato tutto a Fidel Castro. Gli intellettuali e i politici della sinistra hanno sempre saputo bene qual era la situazione dei diritti umani a Cuba ma quando con altri dissidenti andavamo a chiedere una firma di condanna a Fidel Castro ci sbattevano la porta in faccia. Mi ricordo il 1971. Fidel Castro aveva fatto arrestare un poeta, Heberto Padilla, e Luigi Nono scrisse una lettera di protesta che l'Unità si rifiutò di pubblicare".

Corre sul filo dei ricordi Carlos Franqui, il "nonno" dei dissidenti cubani che oggi vive a Portorico. Ottantaquattro anni, con Fidel sulla Sierra Maestra durante la rivoluzione, direttore di Revoluciòn, poeta, scrittore, saggista fuggito da Cuba nel 1968 quando criticare la rivoluzione voleva dire, anche in Europa, accettare l'ostracismo, l'insulto personale, l'accusa, tremenda in epoca di Guerra Fredda per un uomo di sinistra, di "tradimento".

Perché lasciò l'isola ?"
Perché non potevo essere libero, non potevo scrivere, pubblicare quello che volevo. A Cuba se non sei d'accordo con Fidel Castro sei un uomo morto. Non puoi lavorare, muori di fame. Prima venni destituito da direttore di Revoluciòn , poi mi cacciarono da direttore del Museo d'Arte moderna".

Perché venne destituito da direttore del giornale? "Pubblicai il dispaccio dell'agenzia France Press che dava la notizia della decisione di Kruscev di ritirare le rampe dei missili da Cuba. Castro non lo sapeva, il presidente sovietico non lo aveva avvisato. Ma non voleva neppure che lo sapessero i cubani. Così il giorno dopo mi processarono, solo perché avevo scritto la verità. Vissi una situazione kafkiana nella quale il colpevole della decisione di Kruscev finivo per essere io".
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