SVEGLIATI, AMORE, LA SITUAZIONE NON E' BUONA
SVEGLIATI, AMORE, LA SITUAZIONE NON E' BUONA (PARTE II)
Postato il Lunedi 4 Febbraio 2008 (19:00) di carlo
Informazione DI FULVIO GRIMALDI
Mondocane Fuorilinea
Necrofori, necrofagi
Un paese dell'illegalità e dell'assassinio di massa fisico e sociale, che a perfezione si inserisce nell'incastro della guerra preventiva, globale, infinita.
Centinaia di nostri militari sono morti, o stanno morendo, uccisi dalle gerarchie politiche e militari che li hanno spediti senza protezioni in teatri all'uranio, di guerra o di esercitazioni. Decine di migliaia sono le vittime militari tra i veterani Usa delle due guerre all'Iraq. Da uno studio del governativo Centro per gli Affari dei Veterani, a Washington, risulta che il 67% dei bambini nati da veterani della Guerra del Golfo denunciano deformità genetiche e patologie gravi alla nascita: mancano gli occhi, i cervelli, gli organi genitali, orecchie, bocche, nasi, arti. Milioni di innocenti spendibili e da sfoltire nel Sud del Mondo sono stati distrutti e si lasciano dietro generazioni a non finire che nascono mostruosizzate e non vivranno mai, nel senso della vita, per quattro miliardi e mezzo di anni. L'uranio ineliminabile avanzato dalle centrali nucleari, ceduto gratuitamente ai guerrafondai, è con la droga, le bombe e la devastazione ambientale, il simbolo e il rompighiaccio di un'oligarchia criminale che, per allargarsi e togliersi dai piedi esuberi e disturbatori, si propone - nel caso migliore acconsente - l'eliminazione della maggioranza delle specie viventi. Stupefacente è che né la gente in generale, né le sinistre nello specifico, e neppure il papa, all'apparenza tanto tormentato dalle privazioni dei poveri, prestino a questa strategia di olocausto planetario l'attenzione centrale e la massima informazione-mobilitazione.
Ne va di qualcosa che supera perfino i confini della lotta di classe, già di per sé obnubilata e deviata verso subordinate. Tra il 1991 e il 2003 gli Usa hanno cosparso l'Iraq di quasi cinquemila tonnellate di uranio. L'hanno scagliato su Somalia, Jugoslavia, Afghanistan. E' stato adoperato in Libano, insieme ad altri orrori chimici ed elettromagnetici. Gli elementi radioattivi e chimici dell'uranio entrano nella catena alimentare attraverso acqua e suolo, volano col vento a distanze imprecisabili, anche se nessuno potrà mai ricondurre l'esponenziale crescita delle nostre patologie al loro probabilissimo innesco. Cernobyl sta alla diffusione militare dell'uranio 238 e 235, come il ponentino romano sta a Katrina. E, con tutto questo, il governo Usa allestisce campagne belliche che prevedono l'uso non solo di proiettili all'uranio, ma addirittura di ordigni atomici, seppure chiamati "mini" e gli ex-capi di Stato Maggiore di Gran Bretagna, Olanda, Germania e Francia, padroni della Nato, hanno pubblicato a gennaio un documento collettivo in cui si perora il riarmo atomico in vista dell'arma nucleare da adoperare contro la "proliferazione terroristica". Nessun governante o politico li ha richiamati all'ordine, o alla sensatezza. Del resto, sono loro a comandare, a decidere strategia politiche che corrispondano ai profitti del complesso militar industriale. Nella rovina dell'economia capitalista, sempre più evidente a partire dal suo cuore statunitense, il PIL, vale a dire la ricchezza degli strati privilegiati, dipende dalle guerre, dalla costante espansione produttiva e finanziaria dell'industria militare (armi, elettronica, spazio, chimica, farmaceutica, metallurgia, sicurezza).
Uranio per ridurre la densità umana
Gli scienziati dell Uranium Medical Research Center hanno registrato nelle urine in Iraq, Afghanistan, ma anche in paesi assai lontani, livelli di radioattività anche venti volte superiori a quelli normali. Nel convegno sulle armi all'uranio, impoverito o non, tenutosi ad Amburgo nell'ottobre del 2003, scienziati di tutto il mondo hanno documentato lo spaventoso aumento di tumori e deformità alla nascita, ovunque siano state usate queste armi. Le quasi mille tonnellate allora già gettate sull'Afghanistan corrispondevano a 83.000 bombe di Nagasaki. La quantità usata sull'Iraq equivale a 250.000 bombe di Nagasaki (Università Ryukyus di Okinawa). Per aver denunciato questi orrori, una biologa irachena, Ouda Hamash, membro del Consiglio della Rivoluzione, è stata definita "Dottoressa Veleno" e imprigionata dagli Usa. L'avevo ascoltata e poi intervistata negli anni '90 a Baghdad quando, per prima al mondo, documentò scientificamente, incontrando anche scienziati europei e veterani Usa, l'uso dell'uranio (allora negato) e i suoi effetti genocidi. Glie l'hanno fatta pagare. Nel 1989, prima delle due guerre, in un Iraq dalla sanità esemplare, le deformità alla nascita erano 11 su centomila. Nel 2001, dopo dieci anni di embargo, erano cresciute del 1000%.. Si può immaginare cosa abbiano prodotto le 4000 tonnellate di uranio del 2003. A Basra mi era occorso di visitare l'ospedale pediatrico, già privato dall'embargo di farmaci e supporti sanitari. La mortalità infantile era decuplicata, i neonati deformi, con gli organi mancanti, o spostati come in un puzzle impazzito. Non si leveranno mai più dagli occhi della mente. E non ci avevano ancora messo la denutrizione (due terzi dei minori iracheni nel 2007), il totale collasso del sistema idrico e fognario (ecatombe per diarree e dissenterie), la frenesia assassina dei marines e la pulizia etnica delle milizie di governo e filo iraniane. Per misurare la dimensione criminale di chi ci governa,pensate che, di questo passo, grazie ai vettori naturali, fra un po' saremo irradiati e contaminati tutti.
Altri strumenti di morte di massa
Al traffico delle sostanze stupefacenti, i cui centri di produzione si trovano tutti sotto controllo Usa, ci si aspetta, oltreché profitti calcolati dell'Osservatorio Mondiale di Parigi in oltre un trilione di dollari l'anno e che entrano nel circuito finanziario ufficiale, così sostenendo i poteri esistenti, si deve attribuire un ulteriore decimazione della popolazione mondiale. Nascono e partono, sempre sotto controllo Cia, da Colombia, Afghanistan, Triangolo d'Oro, ora anche dall'Iraq dove, sotto il regime degli occupanti e dei criminali loro fantocci, al posto di fragole e verdure ora si coltivano papaveri. Attraversano corridoi fidati e controllati come i Caraibi, il Kurdistan iracheno, laTurchia, il Kosovo-Albania. Infine si riversano nel sangue di milioni di emarginati e disperati, come di giovani generazioni alla ricerca di senso, sotto forma di migliaia di tonnellate di morti psichiche o fisiche. 6000 tonnellate solo dall'Afghanistan occupato da Usa, Nato e complici signori della guerra, nel 2007, anno record, ma i primati si succedono. E' grottesco, se non agghiacciante, che la triade papa-ceto politico-Giuliano Ferrara abbia la sfrontatezza di invocare la moratoria della pena di morte (da accoppiare subito a quella dell'aborto, grata ai baroni banditi), mentre tace e, per la parte maggiore, sostiene la pena di morte collettiva inflitta a interim popoli senza che il mondo fiati. In Iraq, secondo l'autorevole società britannica di sondaggi ORB che ha condotto ricerche con tecnici su tutto il territorio del paese, nel settembre 2007 stavamo a 1,2 milioni di vittime causate dal conflitto, dato che conferma quello di oltre 600mila nel 2005 dell'altrettanto rispettata rivista medica Lancet. Non sorprendentemente "il manifesto" senza più Chiarini prende per buoni i 35-40mila morti registrati dall' Irak Body Count, una Ong cara al Pentagono perché elenca solo i decessi pubblicati nei media governativi. Il precedente conflitto aveva ucciso centomila iracheni. L'embargo ne ha eliminato, secondo l'ONU, un milione e mezzo. Siamo a quasi tre milioni e ci arriveremo prestissimo. E'stato fatto fuori un sesto del popolo iracheno, dato che dalla popolazione complessiva di 25 milioni tocca togliere quasi tre milioni di curdi, al sicuro nel protettorato USraeliano, i 700mila cristiani emigrati, i due milioni di profughi in Siria, Giordania e Libano. Come se all'Italia fossero stati ammazzati quasi dieci milioni di cittadini.
Il contributo necrogeno degli agro combustibili e del lavoro
A far smagrire l'umanità in eccesso ci penseranno anche gli agrocombustibili, che "il manifesto" insiste a chiamare "biocombustibili", anche se il brasiliano Frei Betto correttamente li chiama necrocombustibili. Lo sciagurato accordo tra la speranza spenta Lula e l'obbrobrio confermato Bush è destinata a incrementare non solo la deforestazione dell'Amazzonia che ci fa respirare (già una Francia e un'Italia combinate sono andate), ma il numero dei morti di fame nel mondo, da un miliardo oggi a quattro miliardi domani. Se i piani per la produzione di etanolo da soia, canna, grano, mais, verranno attuati, si toglierà all'alimentazione umana, a vantaggio di quella delle già necrogene automobili, un abbondante terzo del terreno coltivato. Visto che la deforestazione a scopo di pascolo e legname va aumentando a ritmi vertiginosi, le industrie del legno faranno superprofitti, i ricchi mangeranno più carne (che gotta li colga!) e una gran fetta di popolazione umana si toglierà dai coglioni.
8000 morti sul lavoro dal 2001 al 2006, da tre a quattro al giorno, con la regolarità del pendolo. Si esagera dicendo che anche l'ininterrotta e immutata cadenza delle morti sul lavoro non sia effetto solo di colposa negligenza e di disprezzo della vita di sottoposti, ma che corrisponda a una precisa pianificazione di eliminazione di esuberi? Non sarà lucida intenzione del singolo Krupp di turno, ma l'indifferenza e la non messa in opera di misure di salvaguardia dell'incolumità rappresentano un assalto alla vita del lavoratore che a me non pare tanto distante da quello che i colonialisti compiono contro popoli inferiori da rimuovere. Che si tratti di città da radere al suolo come Falluja, di popolazioni da estinguere nella fame, nella sete e nelle stragi a casaccio, come a Gaza, di quartieri proletari e neri da annegare e poi restaurare alla speculazione come a New Orleans (dove fecero saltare gli argini a protezione dei quartieri neri: migliaia uccisi, duecentomila dispersi, 7 scuole pubbliche dove ce n'erano 123, 31 private al posto di 7), di operaie da stroncare nelle maquiladoras messicane delle multinazionali, di emarginati da far scomparire nella favelas, lontano da Copacabana. Quando le borghesie capitaliste e colonialiste occidentali prendono possesso di un paese, l'immediato obiettivo è quello di renderlo una fonte di arricchimento legale e criminale e uno strumento di morte. A questa bisogna servono l'impoverimento fino all'inedia, la distruzione delle infrastrutture alimentari (agricoltura, foreste, acqua) e igieniche, la droga, il traffico di donne, bambini, organi, forza lavoro schiavista. Pensiamo a quella fogna in cui è stato trasformato il Kosovo da Ong, Nato e basi Usa. Pensiamo all'America Latina dove, fatte salve le grandiose innovazioni in Venezuela, Bolivia e Ecuador, la denutrizione colpisce 52, 4 milioni di persone, il 10% della popolazione. Con la malnutrizione si arriva a metà. In Brasile, ma anche in Messico, Perù, Colombia, Centroamerica, il dilagare delle colture di necrocombustibili ha portato al passaggio dal lavoro ipersfruttato al lavoro schiavistico. Nel solo Stato brasiliano di Minas Gerais, in meno di quattro anni sono stati piantati 300mila ettari di canna da zucchero, sostituendo foreste e coltivazioni agricole. Grazie all'imperversare di questi combustibili, in mezz' anno abbiamo visto il costo dei viveri salire a livelli inaccessibili anche in Occidente: pane + 12,4%, cereali + 8%, pasta + 8%, formaggi e uova + 4,8%, frutta + 5%. Ed è solo l'inizio. Nel mondo, e qui in Italia siamo al vertice, ci sono quasi un miliardo di auto. Quante quelli che stanno morendo di fame. Bush, Lula, il capitalismo mondiale hanno deciso di nutrire le prime e di moltiplicare i secondi fino a che scompaiano: spazio alle macchine, mica agli esseri viventi, specie se sono in eccesso quanto a forza lavoro, non consumano, epperò mangiano. La deforestazione in Sud America, Africa, Indonesia, garantisce un'accelerazione del cambiamento climatico che seminerà milioni di morti, oltre a ondate bibliche di migranti votati alla repressione e all'emarginazione ovunque arrivino. Pensate al decreto espulsioni di Veltronussolini. Intanto le stragi africane da fame, epidemie, mancanza di igiene, vengono attribuite all'Aids e, dunque, alle colpevoli irregolarità sessuali dei primitivi. Il papa agita il ditino e noi ci sentiamo orgogliosi ribelli a raccomandare il profilattico.
La portata dell"umanicidio"
L'intero sistema capitalistico sta precipitando verso una crisi rispetto alla quale quella del '29 appare un'increspatura, alla faccia dei milioni di morti che già quella è costata. La polverizzazione industriale, che ormai risparmia solo i giganteschi produttori di morte militare e il circuito del banditismo finanziario ufficiale e illegale, contribuirà fortemente alla riduzione della densità umana. Nel sistema finanziario mondiale ogni banca può moltiplicare il proprio credito e usarlo in operazioni che travolgono l'economia reale, oppure la possono soffocare. Il successo è dato dal tasso di profitto, comunque conseguito. Intanto imprese, settori industriali, paesi interi dipendono dal credito internazionale, deciso da pochi operatori, legati tra loro da patti che rimangono segreti, come se le popolazioni non avessero il diritto di sapere. Quelle popolazioni che saranno poi tenute a pagare in termini di minori consumi e maggiore povertà, disoccupazione, fame, malattie, morte, per i delitti e i giochi segreti dei banchieri (Galapagos). E' questo il mondo in cui, dei tre miliardi di lavoratori (40% donne, altro che Luxuria), mezzo miliardo guadagna meno di un dollaro e quasi un miliardo e mezzo è sotto i due dollari. E' questo forzatamente il mondo in cui ogni giorno muoiono 26mila bambini sotto i cinque anni e quasi 10 milioni l'anno per fame, malattie e guerre (Unicef). Non si uccidono così anche i cavalli? Nell'Afghanistan "liberato" dai Taliban si ha una mortalità infantile di 257 su mille. Prima era di 60 su mille. Nel mondo la media è di 72, a Cuba, primato assoluto, si è scesi a 5,3. Questa sottrazione di vite al mantello nero con la falce dà la misura dell'assedio Usa alla vita. Si strepita sull'urgenza di cambiare produzione e stile di vita per non annegare e arrostire tutti fra vent'anni, ma se non rottamiamo macchine siamo nessuno e se non prendiamo il caffè sotto il "fungo", non sappiamo vivere. Non c'è più bar, pub, ristorante che non ci voglia far stare ai tavolini fuori, anche a 10° sottozero, appunto sotto il "fungo" a gas. In piena emergenza climatica siamo arrivati a scaldare anche l'aria, laddove nel Sud del mondo, gelato tra deserti e ghiacci, non si possono riscaldare neanche le case. In Inghilterra ce ne sono 630mila e sparano ulteriori 140mila tonnellate di C02 all'anno. Da noi si vedono, ma non ci si pensa, il Ministero dell'ambiente ha altre gatte da pelare. In un'ora, quell' aggeggio idiota consuma quanto una macchina in 25 km. Da noi a sfoltire la plebaglia del Sud ci pensano, in società con la camorra, il complesso politico-industriale del commercio e dell'avvelenamento da rifiuti: genocidio da economicidio ed ecocidio. Se non è strategia di sfoltimento questa!
Suharto, un modello sempre valido
In casi che si prestano si ricorre al metodo diretto. Un castigamatti al servizio dell'imperialismo sfoltimondo, che intervenga con drasticità in cambio di vitalizi di potere e ruberie. Insieme ai generali vietnamiti come Diem o Cao Ky, a quelli argentini, a Pinochet, ai dittatori Cia del Sudamerica in genere, è un classico esempio il generale Suharto di Indonesia, cui gli Usa nel 1965 garantirono copertura e impunità (più un regno assoluto trentennale) nell'eliminazione di un milione di comunisti indonesiani che rischiavano di trascinare il paese verso il campo nemico e di negargli il ruolo di anello nell'assedio Usa all'Asia Orientale. Marina Forti, altra dama del "manifesto", e il chierico Emanuele Giordana, "Lettera 22", che su quel giornale insiste a rifilarci la "società civile"(cioè borghese, saprofita, collaborazionista) asiatica con le sue Ong , sono riusciti a riempire una pagina del quotidiano senza far riferimento, neanche di sfuggita, al padrinato statunitense sul dittatore e sul suo arcipelago strategico (petrolio, legname, basi). Deprimentemente meglio "la Repubblica".
L'epitome della strategia capitalista di riduzione della popolazione mondiale sono gli attuali scenari di guerra: Iraq su tutti, Palestina, Afghanistan, ognuno col suo Suharto, che si chiami Al Maliki, Mahmud Abbas, o Karzai. Truffaldina è la conta dei morti mercenari, dell'esercito o privati, taciuta o ridicolmente ridotta quella delle vittime civili, gonfiata quella dei resistenti, pervicacemente ignorata quella degli effetti letali sulla salute e vita delle popolazioni. In Palestina non si fanno somme: come quella dei cinquemila palestinesi ammazzati dall'inizio dell'Intifada e delle migliaia destinati a estinguersi nel più criminale meccanismo di privazioni visto da Auschwitz in qua. E per 30 dollari la ditta israeliana Magen Yehuda vi fa fare un tour dell'omicidio in cui assassini veterani insegnano ad appassionati dai 7 anni in su come si spara a un palestinese. Viva, dunque, sia il coraggio e la determinazione di Hamas che, stupendo il mondo, ha fatto saltare uno dei muri sionisti, dando al popolo di Gaza alcuni giorni di libertà e ribadendo, contro l'infame complicità dei boss di Fatah, la validità della resistenza. E viva anche l'unico contributo possibile del mondo: il boicottaggio di Israele, stigmatizzato dalla lobby ebraica capeggiata da Valentino Parlato. In Iraq, situazione più tragica e più oscenamente ignorata da tutti, sinistre comprese, a inizio 2008 vengono uccisi, grazie anche a un aumento di 500 volte rispetto all'anno prima delle incursioni aeree, una media di 50 cittadini al giorno, in parte torturati e liquidati, dalle bande "di Stato" di obbedienza iraniana. La Resistenza, rifattasi sotto dopo i mesi di allentamento a fine 2007, dovuti alla riduzione dei pattugliamenti Usa e alla corruzione di alcuni capitribù sunniti pagati per costituire i collaborazionisti cosiddetti "Consigli del risveglio" (e subito decimati dalla Resistenza), all'inizio del 2008 torna a eliminare una media di tre occupanti (ammessi) al giorno. In Afghanistan, dei bilanci di villaggi rasi al suolo dall'alto non si sa praticamente nulla. In compenso gli analisti occidentali assegnano al controllo della Resistenza il 52% del paese e la sua presenza nei due terzi.
Ma la guerra al terrorismo c'è?
Tutto questo va, e viene giustificato, sotto la denominazione di "guerra al terrorismo", partorita dal solito terrorismo di Stato dell'11/9. Vediamo in Tv e compiangiamo le vittime di una dissennata lotta armata, come raccontate dai figli Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Marco Alessandrini, che rivendicano punizioni senza fine ai responsabili. Avete mai visto in Tv i famigliari delle decine di ragazzi uccisi dalle "forze dell'ordine", in risposta al movimento di liberazione degli anni 60-70? Vi hanno detto quanti sono? Hanno potuto chiedere giustizia e risarcimenti? Quanti morti ha fatto la "guerra al terrorismo" e quanti il "terrorismo"? Dov'è la sinistra che ha decostruito il paradigma grazie al quale un colonialismo e una lotta di classe unilaterale stanno sterminando popoli, rapinano risorse, si appropriano e distruggono beni comuni e tornano a imporre un effettivo schiavismo ai subordinati del mondo? Stiamo assistendo a una guerra globale interciviltà senza campi di battaglia e senza confini, mascherata da rimozione dei Taliban e di un Al Qaida, paradossalmente onnipresente e onnipotente, a dispetto della massima coalizione militare e di intelligence di tutti i tempi. Un'organizzazione virtuale, ma il cui logo viene appiccicato a qualsiasi cosa si muova in controtendenza al dominio imperialista assoluto. Per mantenerci nella nostra sciagurata indifferenza e ostilità rispetto a popoli combattenti che rappresentano l'ultima, auspicabilmente la nuova, trincea della giustizia e della libertà, si dà a tutti, dall'Iraq all'America Latina, dall'Afghanistan all'Europa, l'infamante nome di Al Qaida. Sigla che sarà pure stata assunta da qualche gruppo di illusi manipolati, ma che rimane tutta di origine e utilizzo anglo-euro-israelo-statunitense. Basterebbe ricordare il ruolo di Osama bin Laden, per conto degli Usa, contro i sovietici, contro i serbi, contro gli afghani (che avevano offerto, prima dell'attacco Usa, di consegnarlo purchè si fornissero le prove delle sue responsabilità), contro il Sudan, che, pure, lo aveva invano offerto a Washington nel 1998. Il terrore è un mezzo per perseguire fini politici e uno strumento di lotta. Che senso ha muovere guerra a un mezzo e a uno strumento? E se il terrore punta all'intimidazione politica e al consenso minacciando o utilizzando la violenza contro civili, non sono forse gli Usa, Israele e i loro alleati a fare proprio questo con le guerre "shock and awe" (colpisci e terrorizza), le bombe sugli abitati, le armi proibite, gli assassini mirati, le punizioni collettive, gli squadroni della morte, il sequestro e la tortura?
Religione, ideologia di guerra e dominio
Quando si dice che papa Ratzinger, non meno di quanto abbia fatto il predecessore Woytila, ma il polacco con più diplomazia e charme, ci sta riportando al Medioevo, non si gonfia in iperbole una strategia di fatto. Si descrive secca secca la realtà. Del resto, non è forse che a forza di panzane, ricatti morali e spietata repressione che da 2000 anni questa Chiesa, sempre più arida di fede, sempre più enfia di ubbie e negromanzie, garantisce a sé e ai suoi partner politici la coesione degli alloccati che stanno sotto? Se, con il concorso di Bertinotti (spirale guerra-terrorismo), Veltroni, Berlusconi, le elites dominanti che esprimono i Bush, i Gordon Brown, i Tony Blair, i Sarkozy, hanno inteso offuscare e rimuovere il concetto di lotta di classe per convogliare i loro oppressi e sfruttati nello scontro di civiltà contro popoli oppressi e sfruttati, il corollario ideologico è fornito dalla religione. Qualunque religione, come interpretata e utilizzata dai padroni, con il monarca assoluto del Vaticano in testa. Come ai tempi dell'impero, delle conquista del nuovo mondo, del feudalesimo, del colonialismo e dello Stato borghese, del fascismo. I protagonisti dello scontro epocale cui assistiamo non sono i poveri, i ricchi, i fuoriquota, i padroni, i lavoratori. Inseriti nel calderone terroristico, si agitano e si combattono - o piuttosto si fanno combattere, auspicando che si facciano a pezzi - militanti cristiani evangelici e cattolici creazionisti contro laici, sunniti e sciti, buddisti, musulmani, indù e cristiani, ayatollah ed ebrei, il Dalai Lama e i contrapposti guru indiani, i Kikuyu cristiani e i Luo che vogliano tornare alle origini.
E' una conflittualità sanguinosa, sterminatrice, ma artefatta. Si devia dalla scontro naturale, fisiologico, necessitato, storico, tra haves and havenots (chi ha e chi non ha), si salvaguarda il potere esistente e si fa in modo che gli altri si sbranino tra di loro. E' da sempre lo strumento della conquista, della divisione, del colonialismo. Ma è di più. Con la supremazia ontologica ed escatologica delle religioni si torna a imporre la superstizione al posto della ragione conquistata faticosamente, contro roghi e eccidi, secoli fa. E con la superstizione che obnubila la visione della realtà, del vero e del possibile, si ricostituisce anche il dominio assoluto che si vanta disceso da verità rivelate, indiscutibili a scanso di iconoclastia, emananti dall'Assoluto. Di cui evidentemente l'autorità costituita è interprete e impositrice. Con strumenti della superstizione-repressione, quali la sacralità della famiglia codificata una volta per tutte, con il recupero del dominio totalitario su sessualità, accoppiamento, procreazione, nascita e morte, si tolgono di mezzo i diritti al libero arbitrio, alla libertà di scelta, all'uscita dal seminato. Walter Veltrussolini è l'uomo dell'esclusione bipartitica delle frange dissidenti e dello Stato di polizia travestito da presidenzialismo. Non per nulla gli occorre il quadro ideologico della religione "rivelata" e della Chiesa trionfante. Nell'era in cui le oligarchie credono di aver bisogno del ristabilimento del principio, verticale, tirannico, di gerarchia, le religioni, in particolare quelle intolleranti e fondamentaliste, cattolicesimo in testa, forniscono gli strumenti per la guerra globale e infinita e per la riduzione in schiavitù dei subalterni. Si consacra il rapporto uomo-caporale. Ahamedinejad e i neo-teo-con faranno finta di accapigliarsi, il papa sbertuccerà l'Islam, il gioco concordato provocherà pure qualche sbavatura, qualche scontro vero, ma c'è un filo che unisce questi rappresentanti della trascendenza in un interesse, in un disegno antiumano comune. Alro che "oppio dei popoli". Dei popoli la religione è l'acido lisergico, una roba che propone lucciole per lanterne, mentre è la coca per i potenti.
Integralismi allo sbaraglio
La duplicità tra apparenza e sostanza si è manifestata in termini addirittura grotteschi in occasione del tour di Bush in Medioriente all'inizio del 2008. Data a Israele l'ennesima via libera alla liquidazione dei palestinesi, il presidente Usa ha preteso nelle varie capitali degli arabi vassalli di creare un fronte contro l'Iran, da lui definito "massimo promotore mondiale del terrorismo". Oltre a riequilibrare un po' il sorpasso persiano nella spartizione dell'Iraq, l'operazione, del tutto propagandistica, serviva a rinfocolare il mantra della guerra al terrorismo e dello scontro di civiltà, tanto necessario alla eliminazione degli spazi di democrazia in Occidente e alla lubrificazione della macchina militar-industriale. Non erano passati che pochi giorni che l'intero pollaio mediorientale rettificava l'assunto e rimetteva le cose nel giusto ordine: il governo fantoccio di Baghdad e i paesi del Golfo invitavano a casa loro, con cordialità, il presidente iraniano, appena reduce dal suo primo coccolatissimo pellegrinaggio alla Mecca, Condoleezza Rice si vestiva da soubrette per ammansire diplomaticamente Tehran. L'Egitto apriva addirittura al ristabilimento delle relazioni diplomatiche. Si tratta di paesi nei quali, notoriamente, non si muove foglia senza che il padrino di Washington non voglia. Altro che coalizione per la guerra all'Iran messa in piedi da Bush. C'è poco da ciurlare nel manico.
Svegliati, amore
Svegliati, amore, la situazione non è buona. Anzi, è molto peggio di come ce la presentano le cosiddette sinistre politiche e mediatiche. E finché non ne prendiamo atto, combattiamo con il braccio legato alla schiena Eccoci qua, a sessant'anni dalla Costituzione e, più strappacuore, a quarant'anni dalla rivolta sociale e generazionale del '68, a poche ore dal vomito rigettato su quegli anni dagli scampati di Palazzo, soprattutto da quelli "recuperati", come Ferrara, l'enfio e spampanato Liguori, Riotta che scimmiotta i conduttori Usa, il vivandiere d'armata Sofri, perennemente spaventati dal potenziale di forza delle masse, a dispetto di calmieratori come i capi delle nostra "sinistre". Gli abbiamo messo addosso una paura che ancora oggi gli deforma le facce: guardate Veltroni, Fassino.I sensi di colpa, per quanto sepolti sotto montagne di dollari e broccati da cerimonia, ti corrodono senza che te ne accorgi. Eravamo laici, anticonformisti, ribelli, comunisti, innamorati gli uni degli altri, della vita, del futuro. Avevamo venti, trent'anni, anni spumeggianti di idee coraggio, disposti a ogni sacrificio, straboccanti di musica fatta e cantata, non solo ascoltata, il privato era pubblico. Oggi siamo appena a cinquanta, sessanta, neanche tanto vecchi da non rifare tutto, magari meglio, ma molti quanto invecchiati! Addirittura, se guardiamo ai convertiti, putrefatti. Io quella vicenda l'ho vissuta tra Boulevard S. Michel, la valle del Giordano insieme ai Fedajin di Hawatmeh e del mai dimenticato e sempre rimpianto George Habash, le casupole da fiammiferi di Belfast e Derry, la savana dell'Eritrea in lotta di liberazione, il Vietnam, la Sapienza, Piazza Cavour, Bologna. Inestimabili e assolutamente da ritrovare le intuizioni e i contenuti di allora. Uscivamo, a forza di Bee-Bee-Berlinguer, dal riformismo di Togliatti e di una burocrazia a rischio - realizzato - di corruzione e integrazione, che effettuava la "lunga marcia attraverso le istituzioni", perdendo a ogni passaggio un pezzo di forza, integrità, pulizia, etica. Fino a D'Alema, fino a Fassino, Veltroni, Napolitano, Bertinotti. Scoprimmo che ci avevano incastrato in una scala gerarchica senza pioli, ma con in cima monarchi e preti. Liberammo i corpi e l'anima dai ceppi e cappi dell'antisessualità. Scoprimmo, soprattutto con Lotta Continua, che accanto agli operai, non ancora normalizzati, c'erano fasce escluse o lobotomizzate, soggetti di giusta e forte potenzialità politica: i carcerati, i militari di leva, i poliziotti e, alla grande, un popolo dimenticato, formicolante nelle periferie, i senza servizi sociali, i rincoglioniti nelle scuole di classe, i senza casa, i senza lavoro, i senza felicità, il Sud, quelli che già paventavano il collasso della biosfera, gli antiguerra vincenti di Comiso (da rifare a Vicenza), le donne non ingabbiate da manipolazioni ginocratiche, speculari a quelle patriarcali, i bambini, gli scugnizzi, i senza sindacato passati da Enna alle acciaierie della Ruhr. Vennero i Consigli di fabbrica a mettere in riga i gialli, le gigantesche conquiste dei lavoratori in termine di salute, ambiente, salario, diritti, "sapere alto" (le "150 ore"), vennero gli organi collegiali, tutto strappato a forza di scontri di piazza, scioperi, occupazioni, comunicazione intelligente e vera.Che onore, aver fatto il direttore di quel giornale, "Lotta Continua", con nella testata le vittoriose barricate di Parma nel '22. I ragazzi Provisional dell'Ira erano molto cattolici, ma stavamo incondizionatamente con la loro lotta contro il nemico principale. Oggi chi sta con i guerriglieri islamici? "La resistenza irachena non ci parla", sentenziò un fesso di RC.
Grazie alle BR, ma prima ancora, grazie alle stragi dello Stato Cia-P2, alla collusione-collisione tra PC e DC, Confindustria e Sindacato (un po' come tra Usa e Iran), fummo fregati, neutralizzati, incarcerati, espulsi, uccisi. Alcuni suicidi, alcuni passati al nemico e retribuiti con poltronissime nei media e altrove, molti appassiti nella rassegnazione. La situazione non è buona: il Vietnam, vittorioso sul campo e che s'è venduto la vittoria, la Jugoslavia in pezzi miserandi, l'Irlanda del Nord cogestita da proconsoli coloniali e combattenti della riunificazione che hanno indossato cravatta e "realismo", le nostre sinistre. ne abbiamo parlato abbastanza e ci fanno anche un po' nausea. In Palestina, Iraq e Afghanistan una resistenza eroica e indomabile non ci compensa delle mostruosità inflitte a quei popoli. La situazione non è buona.
One solution, revolution!
Ma le guerre gli strateghi dello sterminio le stanno perdendo inesorabilmente. Se quei resistenti, ovunque all'offensiva, potessero animarci a casa nostra come ci animarono i Vietcong e i fedayin! E, con orgoglio, i nostri partigiani. La Russia si è rimessa in piedi, ha riacquistato dignità alla faccia dei detrattori sinistri che echeggiano le parole d'odio e di paura dei padroni d'Occidente. Non è il socialismo, ma è la fine delle ruberie, della sottomissione, dello spadroneggiare dei predatori occidentali. Ed è il requilibrio geostrategico, quello che per mezzo secolo ci ha preservato dallo scatenarsi dei signori della guerra Usa. Non è poco, in difesa della vita. E' una crisi, forse terminale, del sistema che ci ha portato all'orlo dell'apocalisse. E' lo spuntare all'orizzonte di uno scontro tra potenze discendenti e potenze ascendenti che, come sempre nella storia, da Roma dei Barbari al '17 dell'Ottobre, ha aperto la strada a sconvolgimenti epocali. Si tratta di farcisi valere. Come sta avvenendo in America Latina, intero continente in un sisma guidato da rivoluzionari. Difficile oggi? Era più difficile per guerriglieri cubani che, in poche dozzine, avevano di fronte una dittatura armata fino ai denti e tutti gli Stati Uniti? Era più difficile per i paesi sudamericani che fino a ieri avevano sul collo il giogo più pesante della loro storia? E' più difficile in Iraq, dove basta attraversare la strada per essere fulminati da un videogiochista di Dallas, dove si buttano in carcere le donne e i figli perché rivelino cosa fanno i loro mariti e padri, dove agli angoli ti aspetta il fanatico al servizio dell'Iran per trapanarti il cranio? E' più difficile a Gaza dove, con l'ultima pagnotta lontana dalla pancia, l'ultimo lavoro perso nella polvere degli anni vanificati dai traditori, l'ultimo salario dimenticato, l'ultimo farmaco scomparso, l'ultima incubatrice spenta, il popolo si alza in piedi, rompe il muro e corre? Li richiuderanno, ma quei giorni all'aperto hanno fornito ossigeno per un altro bel po' di lotta. Il pendolo va avanti e indietro. Poi torna avanti. In fondo al tunnel più lungo lumeggia qualcosa. Siamo fortissimi, oltre l'80% della specie umana. Tutti bassotti. C'è chi può dire che, alla vista di quanto emerge da queste pagine, che le cose non stiano così? Che ci sia altra soluzione che la rivoluzione?
Fulvio Grimaldi
Mondocane Fuorilinea
01.02.2008
Postato il Lunedi 4 Febbraio 2008 (19:00) di carlo
Informazione DI FULVIO GRIMALDI
Mondocane Fuorilinea
Necrofori, necrofagi
Un paese dell'illegalità e dell'assassinio di massa fisico e sociale, che a perfezione si inserisce nell'incastro della guerra preventiva, globale, infinita.
Centinaia di nostri militari sono morti, o stanno morendo, uccisi dalle gerarchie politiche e militari che li hanno spediti senza protezioni in teatri all'uranio, di guerra o di esercitazioni. Decine di migliaia sono le vittime militari tra i veterani Usa delle due guerre all'Iraq. Da uno studio del governativo Centro per gli Affari dei Veterani, a Washington, risulta che il 67% dei bambini nati da veterani della Guerra del Golfo denunciano deformità genetiche e patologie gravi alla nascita: mancano gli occhi, i cervelli, gli organi genitali, orecchie, bocche, nasi, arti. Milioni di innocenti spendibili e da sfoltire nel Sud del Mondo sono stati distrutti e si lasciano dietro generazioni a non finire che nascono mostruosizzate e non vivranno mai, nel senso della vita, per quattro miliardi e mezzo di anni. L'uranio ineliminabile avanzato dalle centrali nucleari, ceduto gratuitamente ai guerrafondai, è con la droga, le bombe e la devastazione ambientale, il simbolo e il rompighiaccio di un'oligarchia criminale che, per allargarsi e togliersi dai piedi esuberi e disturbatori, si propone - nel caso migliore acconsente - l'eliminazione della maggioranza delle specie viventi. Stupefacente è che né la gente in generale, né le sinistre nello specifico, e neppure il papa, all'apparenza tanto tormentato dalle privazioni dei poveri, prestino a questa strategia di olocausto planetario l'attenzione centrale e la massima informazione-mobilitazione.
Ne va di qualcosa che supera perfino i confini della lotta di classe, già di per sé obnubilata e deviata verso subordinate. Tra il 1991 e il 2003 gli Usa hanno cosparso l'Iraq di quasi cinquemila tonnellate di uranio. L'hanno scagliato su Somalia, Jugoslavia, Afghanistan. E' stato adoperato in Libano, insieme ad altri orrori chimici ed elettromagnetici. Gli elementi radioattivi e chimici dell'uranio entrano nella catena alimentare attraverso acqua e suolo, volano col vento a distanze imprecisabili, anche se nessuno potrà mai ricondurre l'esponenziale crescita delle nostre patologie al loro probabilissimo innesco. Cernobyl sta alla diffusione militare dell'uranio 238 e 235, come il ponentino romano sta a Katrina. E, con tutto questo, il governo Usa allestisce campagne belliche che prevedono l'uso non solo di proiettili all'uranio, ma addirittura di ordigni atomici, seppure chiamati "mini" e gli ex-capi di Stato Maggiore di Gran Bretagna, Olanda, Germania e Francia, padroni della Nato, hanno pubblicato a gennaio un documento collettivo in cui si perora il riarmo atomico in vista dell'arma nucleare da adoperare contro la "proliferazione terroristica". Nessun governante o politico li ha richiamati all'ordine, o alla sensatezza. Del resto, sono loro a comandare, a decidere strategia politiche che corrispondano ai profitti del complesso militar industriale. Nella rovina dell'economia capitalista, sempre più evidente a partire dal suo cuore statunitense, il PIL, vale a dire la ricchezza degli strati privilegiati, dipende dalle guerre, dalla costante espansione produttiva e finanziaria dell'industria militare (armi, elettronica, spazio, chimica, farmaceutica, metallurgia, sicurezza).
Uranio per ridurre la densità umana
Gli scienziati dell Uranium Medical Research Center hanno registrato nelle urine in Iraq, Afghanistan, ma anche in paesi assai lontani, livelli di radioattività anche venti volte superiori a quelli normali. Nel convegno sulle armi all'uranio, impoverito o non, tenutosi ad Amburgo nell'ottobre del 2003, scienziati di tutto il mondo hanno documentato lo spaventoso aumento di tumori e deformità alla nascita, ovunque siano state usate queste armi. Le quasi mille tonnellate allora già gettate sull'Afghanistan corrispondevano a 83.000 bombe di Nagasaki. La quantità usata sull'Iraq equivale a 250.000 bombe di Nagasaki (Università Ryukyus di Okinawa). Per aver denunciato questi orrori, una biologa irachena, Ouda Hamash, membro del Consiglio della Rivoluzione, è stata definita "Dottoressa Veleno" e imprigionata dagli Usa. L'avevo ascoltata e poi intervistata negli anni '90 a Baghdad quando, per prima al mondo, documentò scientificamente, incontrando anche scienziati europei e veterani Usa, l'uso dell'uranio (allora negato) e i suoi effetti genocidi. Glie l'hanno fatta pagare. Nel 1989, prima delle due guerre, in un Iraq dalla sanità esemplare, le deformità alla nascita erano 11 su centomila. Nel 2001, dopo dieci anni di embargo, erano cresciute del 1000%.. Si può immaginare cosa abbiano prodotto le 4000 tonnellate di uranio del 2003. A Basra mi era occorso di visitare l'ospedale pediatrico, già privato dall'embargo di farmaci e supporti sanitari. La mortalità infantile era decuplicata, i neonati deformi, con gli organi mancanti, o spostati come in un puzzle impazzito. Non si leveranno mai più dagli occhi della mente. E non ci avevano ancora messo la denutrizione (due terzi dei minori iracheni nel 2007), il totale collasso del sistema idrico e fognario (ecatombe per diarree e dissenterie), la frenesia assassina dei marines e la pulizia etnica delle milizie di governo e filo iraniane. Per misurare la dimensione criminale di chi ci governa,pensate che, di questo passo, grazie ai vettori naturali, fra un po' saremo irradiati e contaminati tutti.
Altri strumenti di morte di massa
Al traffico delle sostanze stupefacenti, i cui centri di produzione si trovano tutti sotto controllo Usa, ci si aspetta, oltreché profitti calcolati dell'Osservatorio Mondiale di Parigi in oltre un trilione di dollari l'anno e che entrano nel circuito finanziario ufficiale, così sostenendo i poteri esistenti, si deve attribuire un ulteriore decimazione della popolazione mondiale. Nascono e partono, sempre sotto controllo Cia, da Colombia, Afghanistan, Triangolo d'Oro, ora anche dall'Iraq dove, sotto il regime degli occupanti e dei criminali loro fantocci, al posto di fragole e verdure ora si coltivano papaveri. Attraversano corridoi fidati e controllati come i Caraibi, il Kurdistan iracheno, laTurchia, il Kosovo-Albania. Infine si riversano nel sangue di milioni di emarginati e disperati, come di giovani generazioni alla ricerca di senso, sotto forma di migliaia di tonnellate di morti psichiche o fisiche. 6000 tonnellate solo dall'Afghanistan occupato da Usa, Nato e complici signori della guerra, nel 2007, anno record, ma i primati si succedono. E' grottesco, se non agghiacciante, che la triade papa-ceto politico-Giuliano Ferrara abbia la sfrontatezza di invocare la moratoria della pena di morte (da accoppiare subito a quella dell'aborto, grata ai baroni banditi), mentre tace e, per la parte maggiore, sostiene la pena di morte collettiva inflitta a interim popoli senza che il mondo fiati. In Iraq, secondo l'autorevole società britannica di sondaggi ORB che ha condotto ricerche con tecnici su tutto il territorio del paese, nel settembre 2007 stavamo a 1,2 milioni di vittime causate dal conflitto, dato che conferma quello di oltre 600mila nel 2005 dell'altrettanto rispettata rivista medica Lancet. Non sorprendentemente "il manifesto" senza più Chiarini prende per buoni i 35-40mila morti registrati dall' Irak Body Count, una Ong cara al Pentagono perché elenca solo i decessi pubblicati nei media governativi. Il precedente conflitto aveva ucciso centomila iracheni. L'embargo ne ha eliminato, secondo l'ONU, un milione e mezzo. Siamo a quasi tre milioni e ci arriveremo prestissimo. E'stato fatto fuori un sesto del popolo iracheno, dato che dalla popolazione complessiva di 25 milioni tocca togliere quasi tre milioni di curdi, al sicuro nel protettorato USraeliano, i 700mila cristiani emigrati, i due milioni di profughi in Siria, Giordania e Libano. Come se all'Italia fossero stati ammazzati quasi dieci milioni di cittadini.
Il contributo necrogeno degli agro combustibili e del lavoro
A far smagrire l'umanità in eccesso ci penseranno anche gli agrocombustibili, che "il manifesto" insiste a chiamare "biocombustibili", anche se il brasiliano Frei Betto correttamente li chiama necrocombustibili. Lo sciagurato accordo tra la speranza spenta Lula e l'obbrobrio confermato Bush è destinata a incrementare non solo la deforestazione dell'Amazzonia che ci fa respirare (già una Francia e un'Italia combinate sono andate), ma il numero dei morti di fame nel mondo, da un miliardo oggi a quattro miliardi domani. Se i piani per la produzione di etanolo da soia, canna, grano, mais, verranno attuati, si toglierà all'alimentazione umana, a vantaggio di quella delle già necrogene automobili, un abbondante terzo del terreno coltivato. Visto che la deforestazione a scopo di pascolo e legname va aumentando a ritmi vertiginosi, le industrie del legno faranno superprofitti, i ricchi mangeranno più carne (che gotta li colga!) e una gran fetta di popolazione umana si toglierà dai coglioni.
8000 morti sul lavoro dal 2001 al 2006, da tre a quattro al giorno, con la regolarità del pendolo. Si esagera dicendo che anche l'ininterrotta e immutata cadenza delle morti sul lavoro non sia effetto solo di colposa negligenza e di disprezzo della vita di sottoposti, ma che corrisponda a una precisa pianificazione di eliminazione di esuberi? Non sarà lucida intenzione del singolo Krupp di turno, ma l'indifferenza e la non messa in opera di misure di salvaguardia dell'incolumità rappresentano un assalto alla vita del lavoratore che a me non pare tanto distante da quello che i colonialisti compiono contro popoli inferiori da rimuovere. Che si tratti di città da radere al suolo come Falluja, di popolazioni da estinguere nella fame, nella sete e nelle stragi a casaccio, come a Gaza, di quartieri proletari e neri da annegare e poi restaurare alla speculazione come a New Orleans (dove fecero saltare gli argini a protezione dei quartieri neri: migliaia uccisi, duecentomila dispersi, 7 scuole pubbliche dove ce n'erano 123, 31 private al posto di 7), di operaie da stroncare nelle maquiladoras messicane delle multinazionali, di emarginati da far scomparire nella favelas, lontano da Copacabana. Quando le borghesie capitaliste e colonialiste occidentali prendono possesso di un paese, l'immediato obiettivo è quello di renderlo una fonte di arricchimento legale e criminale e uno strumento di morte. A questa bisogna servono l'impoverimento fino all'inedia, la distruzione delle infrastrutture alimentari (agricoltura, foreste, acqua) e igieniche, la droga, il traffico di donne, bambini, organi, forza lavoro schiavista. Pensiamo a quella fogna in cui è stato trasformato il Kosovo da Ong, Nato e basi Usa. Pensiamo all'America Latina dove, fatte salve le grandiose innovazioni in Venezuela, Bolivia e Ecuador, la denutrizione colpisce 52, 4 milioni di persone, il 10% della popolazione. Con la malnutrizione si arriva a metà. In Brasile, ma anche in Messico, Perù, Colombia, Centroamerica, il dilagare delle colture di necrocombustibili ha portato al passaggio dal lavoro ipersfruttato al lavoro schiavistico. Nel solo Stato brasiliano di Minas Gerais, in meno di quattro anni sono stati piantati 300mila ettari di canna da zucchero, sostituendo foreste e coltivazioni agricole. Grazie all'imperversare di questi combustibili, in mezz' anno abbiamo visto il costo dei viveri salire a livelli inaccessibili anche in Occidente: pane + 12,4%, cereali + 8%, pasta + 8%, formaggi e uova + 4,8%, frutta + 5%. Ed è solo l'inizio. Nel mondo, e qui in Italia siamo al vertice, ci sono quasi un miliardo di auto. Quante quelli che stanno morendo di fame. Bush, Lula, il capitalismo mondiale hanno deciso di nutrire le prime e di moltiplicare i secondi fino a che scompaiano: spazio alle macchine, mica agli esseri viventi, specie se sono in eccesso quanto a forza lavoro, non consumano, epperò mangiano. La deforestazione in Sud America, Africa, Indonesia, garantisce un'accelerazione del cambiamento climatico che seminerà milioni di morti, oltre a ondate bibliche di migranti votati alla repressione e all'emarginazione ovunque arrivino. Pensate al decreto espulsioni di Veltronussolini. Intanto le stragi africane da fame, epidemie, mancanza di igiene, vengono attribuite all'Aids e, dunque, alle colpevoli irregolarità sessuali dei primitivi. Il papa agita il ditino e noi ci sentiamo orgogliosi ribelli a raccomandare il profilattico.
La portata dell"umanicidio"
L'intero sistema capitalistico sta precipitando verso una crisi rispetto alla quale quella del '29 appare un'increspatura, alla faccia dei milioni di morti che già quella è costata. La polverizzazione industriale, che ormai risparmia solo i giganteschi produttori di morte militare e il circuito del banditismo finanziario ufficiale e illegale, contribuirà fortemente alla riduzione della densità umana. Nel sistema finanziario mondiale ogni banca può moltiplicare il proprio credito e usarlo in operazioni che travolgono l'economia reale, oppure la possono soffocare. Il successo è dato dal tasso di profitto, comunque conseguito. Intanto imprese, settori industriali, paesi interi dipendono dal credito internazionale, deciso da pochi operatori, legati tra loro da patti che rimangono segreti, come se le popolazioni non avessero il diritto di sapere. Quelle popolazioni che saranno poi tenute a pagare in termini di minori consumi e maggiore povertà, disoccupazione, fame, malattie, morte, per i delitti e i giochi segreti dei banchieri (Galapagos). E' questo il mondo in cui, dei tre miliardi di lavoratori (40% donne, altro che Luxuria), mezzo miliardo guadagna meno di un dollaro e quasi un miliardo e mezzo è sotto i due dollari. E' questo forzatamente il mondo in cui ogni giorno muoiono 26mila bambini sotto i cinque anni e quasi 10 milioni l'anno per fame, malattie e guerre (Unicef). Non si uccidono così anche i cavalli? Nell'Afghanistan "liberato" dai Taliban si ha una mortalità infantile di 257 su mille. Prima era di 60 su mille. Nel mondo la media è di 72, a Cuba, primato assoluto, si è scesi a 5,3. Questa sottrazione di vite al mantello nero con la falce dà la misura dell'assedio Usa alla vita. Si strepita sull'urgenza di cambiare produzione e stile di vita per non annegare e arrostire tutti fra vent'anni, ma se non rottamiamo macchine siamo nessuno e se non prendiamo il caffè sotto il "fungo", non sappiamo vivere. Non c'è più bar, pub, ristorante che non ci voglia far stare ai tavolini fuori, anche a 10° sottozero, appunto sotto il "fungo" a gas. In piena emergenza climatica siamo arrivati a scaldare anche l'aria, laddove nel Sud del mondo, gelato tra deserti e ghiacci, non si possono riscaldare neanche le case. In Inghilterra ce ne sono 630mila e sparano ulteriori 140mila tonnellate di C02 all'anno. Da noi si vedono, ma non ci si pensa, il Ministero dell'ambiente ha altre gatte da pelare. In un'ora, quell' aggeggio idiota consuma quanto una macchina in 25 km. Da noi a sfoltire la plebaglia del Sud ci pensano, in società con la camorra, il complesso politico-industriale del commercio e dell'avvelenamento da rifiuti: genocidio da economicidio ed ecocidio. Se non è strategia di sfoltimento questa!
Suharto, un modello sempre valido
In casi che si prestano si ricorre al metodo diretto. Un castigamatti al servizio dell'imperialismo sfoltimondo, che intervenga con drasticità in cambio di vitalizi di potere e ruberie. Insieme ai generali vietnamiti come Diem o Cao Ky, a quelli argentini, a Pinochet, ai dittatori Cia del Sudamerica in genere, è un classico esempio il generale Suharto di Indonesia, cui gli Usa nel 1965 garantirono copertura e impunità (più un regno assoluto trentennale) nell'eliminazione di un milione di comunisti indonesiani che rischiavano di trascinare il paese verso il campo nemico e di negargli il ruolo di anello nell'assedio Usa all'Asia Orientale. Marina Forti, altra dama del "manifesto", e il chierico Emanuele Giordana, "Lettera 22", che su quel giornale insiste a rifilarci la "società civile"(cioè borghese, saprofita, collaborazionista) asiatica con le sue Ong , sono riusciti a riempire una pagina del quotidiano senza far riferimento, neanche di sfuggita, al padrinato statunitense sul dittatore e sul suo arcipelago strategico (petrolio, legname, basi). Deprimentemente meglio "la Repubblica".
L'epitome della strategia capitalista di riduzione della popolazione mondiale sono gli attuali scenari di guerra: Iraq su tutti, Palestina, Afghanistan, ognuno col suo Suharto, che si chiami Al Maliki, Mahmud Abbas, o Karzai. Truffaldina è la conta dei morti mercenari, dell'esercito o privati, taciuta o ridicolmente ridotta quella delle vittime civili, gonfiata quella dei resistenti, pervicacemente ignorata quella degli effetti letali sulla salute e vita delle popolazioni. In Palestina non si fanno somme: come quella dei cinquemila palestinesi ammazzati dall'inizio dell'Intifada e delle migliaia destinati a estinguersi nel più criminale meccanismo di privazioni visto da Auschwitz in qua. E per 30 dollari la ditta israeliana Magen Yehuda vi fa fare un tour dell'omicidio in cui assassini veterani insegnano ad appassionati dai 7 anni in su come si spara a un palestinese. Viva, dunque, sia il coraggio e la determinazione di Hamas che, stupendo il mondo, ha fatto saltare uno dei muri sionisti, dando al popolo di Gaza alcuni giorni di libertà e ribadendo, contro l'infame complicità dei boss di Fatah, la validità della resistenza. E viva anche l'unico contributo possibile del mondo: il boicottaggio di Israele, stigmatizzato dalla lobby ebraica capeggiata da Valentino Parlato. In Iraq, situazione più tragica e più oscenamente ignorata da tutti, sinistre comprese, a inizio 2008 vengono uccisi, grazie anche a un aumento di 500 volte rispetto all'anno prima delle incursioni aeree, una media di 50 cittadini al giorno, in parte torturati e liquidati, dalle bande "di Stato" di obbedienza iraniana. La Resistenza, rifattasi sotto dopo i mesi di allentamento a fine 2007, dovuti alla riduzione dei pattugliamenti Usa e alla corruzione di alcuni capitribù sunniti pagati per costituire i collaborazionisti cosiddetti "Consigli del risveglio" (e subito decimati dalla Resistenza), all'inizio del 2008 torna a eliminare una media di tre occupanti (ammessi) al giorno. In Afghanistan, dei bilanci di villaggi rasi al suolo dall'alto non si sa praticamente nulla. In compenso gli analisti occidentali assegnano al controllo della Resistenza il 52% del paese e la sua presenza nei due terzi.
Ma la guerra al terrorismo c'è?
Tutto questo va, e viene giustificato, sotto la denominazione di "guerra al terrorismo", partorita dal solito terrorismo di Stato dell'11/9. Vediamo in Tv e compiangiamo le vittime di una dissennata lotta armata, come raccontate dai figli Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Marco Alessandrini, che rivendicano punizioni senza fine ai responsabili. Avete mai visto in Tv i famigliari delle decine di ragazzi uccisi dalle "forze dell'ordine", in risposta al movimento di liberazione degli anni 60-70? Vi hanno detto quanti sono? Hanno potuto chiedere giustizia e risarcimenti? Quanti morti ha fatto la "guerra al terrorismo" e quanti il "terrorismo"? Dov'è la sinistra che ha decostruito il paradigma grazie al quale un colonialismo e una lotta di classe unilaterale stanno sterminando popoli, rapinano risorse, si appropriano e distruggono beni comuni e tornano a imporre un effettivo schiavismo ai subordinati del mondo? Stiamo assistendo a una guerra globale interciviltà senza campi di battaglia e senza confini, mascherata da rimozione dei Taliban e di un Al Qaida, paradossalmente onnipresente e onnipotente, a dispetto della massima coalizione militare e di intelligence di tutti i tempi. Un'organizzazione virtuale, ma il cui logo viene appiccicato a qualsiasi cosa si muova in controtendenza al dominio imperialista assoluto. Per mantenerci nella nostra sciagurata indifferenza e ostilità rispetto a popoli combattenti che rappresentano l'ultima, auspicabilmente la nuova, trincea della giustizia e della libertà, si dà a tutti, dall'Iraq all'America Latina, dall'Afghanistan all'Europa, l'infamante nome di Al Qaida. Sigla che sarà pure stata assunta da qualche gruppo di illusi manipolati, ma che rimane tutta di origine e utilizzo anglo-euro-israelo-statunitense. Basterebbe ricordare il ruolo di Osama bin Laden, per conto degli Usa, contro i sovietici, contro i serbi, contro gli afghani (che avevano offerto, prima dell'attacco Usa, di consegnarlo purchè si fornissero le prove delle sue responsabilità), contro il Sudan, che, pure, lo aveva invano offerto a Washington nel 1998. Il terrore è un mezzo per perseguire fini politici e uno strumento di lotta. Che senso ha muovere guerra a un mezzo e a uno strumento? E se il terrore punta all'intimidazione politica e al consenso minacciando o utilizzando la violenza contro civili, non sono forse gli Usa, Israele e i loro alleati a fare proprio questo con le guerre "shock and awe" (colpisci e terrorizza), le bombe sugli abitati, le armi proibite, gli assassini mirati, le punizioni collettive, gli squadroni della morte, il sequestro e la tortura?
Religione, ideologia di guerra e dominio
Quando si dice che papa Ratzinger, non meno di quanto abbia fatto il predecessore Woytila, ma il polacco con più diplomazia e charme, ci sta riportando al Medioevo, non si gonfia in iperbole una strategia di fatto. Si descrive secca secca la realtà. Del resto, non è forse che a forza di panzane, ricatti morali e spietata repressione che da 2000 anni questa Chiesa, sempre più arida di fede, sempre più enfia di ubbie e negromanzie, garantisce a sé e ai suoi partner politici la coesione degli alloccati che stanno sotto? Se, con il concorso di Bertinotti (spirale guerra-terrorismo), Veltroni, Berlusconi, le elites dominanti che esprimono i Bush, i Gordon Brown, i Tony Blair, i Sarkozy, hanno inteso offuscare e rimuovere il concetto di lotta di classe per convogliare i loro oppressi e sfruttati nello scontro di civiltà contro popoli oppressi e sfruttati, il corollario ideologico è fornito dalla religione. Qualunque religione, come interpretata e utilizzata dai padroni, con il monarca assoluto del Vaticano in testa. Come ai tempi dell'impero, delle conquista del nuovo mondo, del feudalesimo, del colonialismo e dello Stato borghese, del fascismo. I protagonisti dello scontro epocale cui assistiamo non sono i poveri, i ricchi, i fuoriquota, i padroni, i lavoratori. Inseriti nel calderone terroristico, si agitano e si combattono - o piuttosto si fanno combattere, auspicando che si facciano a pezzi - militanti cristiani evangelici e cattolici creazionisti contro laici, sunniti e sciti, buddisti, musulmani, indù e cristiani, ayatollah ed ebrei, il Dalai Lama e i contrapposti guru indiani, i Kikuyu cristiani e i Luo che vogliano tornare alle origini.
E' una conflittualità sanguinosa, sterminatrice, ma artefatta. Si devia dalla scontro naturale, fisiologico, necessitato, storico, tra haves and havenots (chi ha e chi non ha), si salvaguarda il potere esistente e si fa in modo che gli altri si sbranino tra di loro. E' da sempre lo strumento della conquista, della divisione, del colonialismo. Ma è di più. Con la supremazia ontologica ed escatologica delle religioni si torna a imporre la superstizione al posto della ragione conquistata faticosamente, contro roghi e eccidi, secoli fa. E con la superstizione che obnubila la visione della realtà, del vero e del possibile, si ricostituisce anche il dominio assoluto che si vanta disceso da verità rivelate, indiscutibili a scanso di iconoclastia, emananti dall'Assoluto. Di cui evidentemente l'autorità costituita è interprete e impositrice. Con strumenti della superstizione-repressione, quali la sacralità della famiglia codificata una volta per tutte, con il recupero del dominio totalitario su sessualità, accoppiamento, procreazione, nascita e morte, si tolgono di mezzo i diritti al libero arbitrio, alla libertà di scelta, all'uscita dal seminato. Walter Veltrussolini è l'uomo dell'esclusione bipartitica delle frange dissidenti e dello Stato di polizia travestito da presidenzialismo. Non per nulla gli occorre il quadro ideologico della religione "rivelata" e della Chiesa trionfante. Nell'era in cui le oligarchie credono di aver bisogno del ristabilimento del principio, verticale, tirannico, di gerarchia, le religioni, in particolare quelle intolleranti e fondamentaliste, cattolicesimo in testa, forniscono gli strumenti per la guerra globale e infinita e per la riduzione in schiavitù dei subalterni. Si consacra il rapporto uomo-caporale. Ahamedinejad e i neo-teo-con faranno finta di accapigliarsi, il papa sbertuccerà l'Islam, il gioco concordato provocherà pure qualche sbavatura, qualche scontro vero, ma c'è un filo che unisce questi rappresentanti della trascendenza in un interesse, in un disegno antiumano comune. Alro che "oppio dei popoli". Dei popoli la religione è l'acido lisergico, una roba che propone lucciole per lanterne, mentre è la coca per i potenti.
Integralismi allo sbaraglio
La duplicità tra apparenza e sostanza si è manifestata in termini addirittura grotteschi in occasione del tour di Bush in Medioriente all'inizio del 2008. Data a Israele l'ennesima via libera alla liquidazione dei palestinesi, il presidente Usa ha preteso nelle varie capitali degli arabi vassalli di creare un fronte contro l'Iran, da lui definito "massimo promotore mondiale del terrorismo". Oltre a riequilibrare un po' il sorpasso persiano nella spartizione dell'Iraq, l'operazione, del tutto propagandistica, serviva a rinfocolare il mantra della guerra al terrorismo e dello scontro di civiltà, tanto necessario alla eliminazione degli spazi di democrazia in Occidente e alla lubrificazione della macchina militar-industriale. Non erano passati che pochi giorni che l'intero pollaio mediorientale rettificava l'assunto e rimetteva le cose nel giusto ordine: il governo fantoccio di Baghdad e i paesi del Golfo invitavano a casa loro, con cordialità, il presidente iraniano, appena reduce dal suo primo coccolatissimo pellegrinaggio alla Mecca, Condoleezza Rice si vestiva da soubrette per ammansire diplomaticamente Tehran. L'Egitto apriva addirittura al ristabilimento delle relazioni diplomatiche. Si tratta di paesi nei quali, notoriamente, non si muove foglia senza che il padrino di Washington non voglia. Altro che coalizione per la guerra all'Iran messa in piedi da Bush. C'è poco da ciurlare nel manico.
Svegliati, amore
Svegliati, amore, la situazione non è buona. Anzi, è molto peggio di come ce la presentano le cosiddette sinistre politiche e mediatiche. E finché non ne prendiamo atto, combattiamo con il braccio legato alla schiena Eccoci qua, a sessant'anni dalla Costituzione e, più strappacuore, a quarant'anni dalla rivolta sociale e generazionale del '68, a poche ore dal vomito rigettato su quegli anni dagli scampati di Palazzo, soprattutto da quelli "recuperati", come Ferrara, l'enfio e spampanato Liguori, Riotta che scimmiotta i conduttori Usa, il vivandiere d'armata Sofri, perennemente spaventati dal potenziale di forza delle masse, a dispetto di calmieratori come i capi delle nostra "sinistre". Gli abbiamo messo addosso una paura che ancora oggi gli deforma le facce: guardate Veltroni, Fassino.I sensi di colpa, per quanto sepolti sotto montagne di dollari e broccati da cerimonia, ti corrodono senza che te ne accorgi. Eravamo laici, anticonformisti, ribelli, comunisti, innamorati gli uni degli altri, della vita, del futuro. Avevamo venti, trent'anni, anni spumeggianti di idee coraggio, disposti a ogni sacrificio, straboccanti di musica fatta e cantata, non solo ascoltata, il privato era pubblico. Oggi siamo appena a cinquanta, sessanta, neanche tanto vecchi da non rifare tutto, magari meglio, ma molti quanto invecchiati! Addirittura, se guardiamo ai convertiti, putrefatti. Io quella vicenda l'ho vissuta tra Boulevard S. Michel, la valle del Giordano insieme ai Fedajin di Hawatmeh e del mai dimenticato e sempre rimpianto George Habash, le casupole da fiammiferi di Belfast e Derry, la savana dell'Eritrea in lotta di liberazione, il Vietnam, la Sapienza, Piazza Cavour, Bologna. Inestimabili e assolutamente da ritrovare le intuizioni e i contenuti di allora. Uscivamo, a forza di Bee-Bee-Berlinguer, dal riformismo di Togliatti e di una burocrazia a rischio - realizzato - di corruzione e integrazione, che effettuava la "lunga marcia attraverso le istituzioni", perdendo a ogni passaggio un pezzo di forza, integrità, pulizia, etica. Fino a D'Alema, fino a Fassino, Veltroni, Napolitano, Bertinotti. Scoprimmo che ci avevano incastrato in una scala gerarchica senza pioli, ma con in cima monarchi e preti. Liberammo i corpi e l'anima dai ceppi e cappi dell'antisessualità. Scoprimmo, soprattutto con Lotta Continua, che accanto agli operai, non ancora normalizzati, c'erano fasce escluse o lobotomizzate, soggetti di giusta e forte potenzialità politica: i carcerati, i militari di leva, i poliziotti e, alla grande, un popolo dimenticato, formicolante nelle periferie, i senza servizi sociali, i rincoglioniti nelle scuole di classe, i senza casa, i senza lavoro, i senza felicità, il Sud, quelli che già paventavano il collasso della biosfera, gli antiguerra vincenti di Comiso (da rifare a Vicenza), le donne non ingabbiate da manipolazioni ginocratiche, speculari a quelle patriarcali, i bambini, gli scugnizzi, i senza sindacato passati da Enna alle acciaierie della Ruhr. Vennero i Consigli di fabbrica a mettere in riga i gialli, le gigantesche conquiste dei lavoratori in termine di salute, ambiente, salario, diritti, "sapere alto" (le "150 ore"), vennero gli organi collegiali, tutto strappato a forza di scontri di piazza, scioperi, occupazioni, comunicazione intelligente e vera.Che onore, aver fatto il direttore di quel giornale, "Lotta Continua", con nella testata le vittoriose barricate di Parma nel '22. I ragazzi Provisional dell'Ira erano molto cattolici, ma stavamo incondizionatamente con la loro lotta contro il nemico principale. Oggi chi sta con i guerriglieri islamici? "La resistenza irachena non ci parla", sentenziò un fesso di RC.
Grazie alle BR, ma prima ancora, grazie alle stragi dello Stato Cia-P2, alla collusione-collisione tra PC e DC, Confindustria e Sindacato (un po' come tra Usa e Iran), fummo fregati, neutralizzati, incarcerati, espulsi, uccisi. Alcuni suicidi, alcuni passati al nemico e retribuiti con poltronissime nei media e altrove, molti appassiti nella rassegnazione. La situazione non è buona: il Vietnam, vittorioso sul campo e che s'è venduto la vittoria, la Jugoslavia in pezzi miserandi, l'Irlanda del Nord cogestita da proconsoli coloniali e combattenti della riunificazione che hanno indossato cravatta e "realismo", le nostre sinistre. ne abbiamo parlato abbastanza e ci fanno anche un po' nausea. In Palestina, Iraq e Afghanistan una resistenza eroica e indomabile non ci compensa delle mostruosità inflitte a quei popoli. La situazione non è buona.
One solution, revolution!
Ma le guerre gli strateghi dello sterminio le stanno perdendo inesorabilmente. Se quei resistenti, ovunque all'offensiva, potessero animarci a casa nostra come ci animarono i Vietcong e i fedayin! E, con orgoglio, i nostri partigiani. La Russia si è rimessa in piedi, ha riacquistato dignità alla faccia dei detrattori sinistri che echeggiano le parole d'odio e di paura dei padroni d'Occidente. Non è il socialismo, ma è la fine delle ruberie, della sottomissione, dello spadroneggiare dei predatori occidentali. Ed è il requilibrio geostrategico, quello che per mezzo secolo ci ha preservato dallo scatenarsi dei signori della guerra Usa. Non è poco, in difesa della vita. E' una crisi, forse terminale, del sistema che ci ha portato all'orlo dell'apocalisse. E' lo spuntare all'orizzonte di uno scontro tra potenze discendenti e potenze ascendenti che, come sempre nella storia, da Roma dei Barbari al '17 dell'Ottobre, ha aperto la strada a sconvolgimenti epocali. Si tratta di farcisi valere. Come sta avvenendo in America Latina, intero continente in un sisma guidato da rivoluzionari. Difficile oggi? Era più difficile per guerriglieri cubani che, in poche dozzine, avevano di fronte una dittatura armata fino ai denti e tutti gli Stati Uniti? Era più difficile per i paesi sudamericani che fino a ieri avevano sul collo il giogo più pesante della loro storia? E' più difficile in Iraq, dove basta attraversare la strada per essere fulminati da un videogiochista di Dallas, dove si buttano in carcere le donne e i figli perché rivelino cosa fanno i loro mariti e padri, dove agli angoli ti aspetta il fanatico al servizio dell'Iran per trapanarti il cranio? E' più difficile a Gaza dove, con l'ultima pagnotta lontana dalla pancia, l'ultimo lavoro perso nella polvere degli anni vanificati dai traditori, l'ultimo salario dimenticato, l'ultimo farmaco scomparso, l'ultima incubatrice spenta, il popolo si alza in piedi, rompe il muro e corre? Li richiuderanno, ma quei giorni all'aperto hanno fornito ossigeno per un altro bel po' di lotta. Il pendolo va avanti e indietro. Poi torna avanti. In fondo al tunnel più lungo lumeggia qualcosa. Siamo fortissimi, oltre l'80% della specie umana. Tutti bassotti. C'è chi può dire che, alla vista di quanto emerge da queste pagine, che le cose non stiano così? Che ci sia altra soluzione che la rivoluzione?
Fulvio Grimaldi
Mondocane Fuorilinea
01.02.2008