Tasse alle esequie
Spettabile Redazione,
da una settimana è deceduta una nostra congiunta ed abbiamo predisposto, secondo la sua volontà, alla cremazione. Il servizio è stato svolto presso il Tempio della cremazione al cimitero Comunale di Trespiano di Firenze. Abbiamo pagato il corrispettivo pari ad ¤ 440,00 + 88,00 ¤ di I.V.A. applicata al 20%.
Noi non riteniamo giusto che sulla cremazione sia applicato il 20% di Imposta sul Valore Aggiunto, ma purtroppo leggiamo nel sito dell'Agenzia delle Entrate che l'applicazione dell'aliquota ordinaria è da assoggettare solo nel caso che siano servizi prestati nell'ambito cimiteriale da concessionari. Mentre può considerarsi rientrante nell'attività non commerciale quando il servizio è reso direttamente dal Comune come Servizio Pubblico per l'utente, non può considerarsi tale se il servizio è reso da un Concessionario e quindi è da assoggettare ad I.V.A. Pertanto si può applicare o non applicare l'I.V.A. , secondo chi esegue la cremazione.
A chi verrebbe in mente di domandarsi chi esegue la cremazione del tuo caro estinto, se è il Comune o un Concessionario qualsiasi?
L'imposta sul "valore aggiunto" è un'imposta che, come dice la parola, tassa il valore che una produzione di beni o di servizi fornisce a coloro ai quali è erogata, quindi mi sorge spontanea la domanda "quale valore aggiungiamo nel morire ai nostri familiari per il quale essi debbano pagare l'IVA?" o anche, visto che di una cremazione si tratta "qual è il valore aggiunto dalla cremazione al nostro corpo dopo che siamo morti ?".
Siamo seri: la vera risposta è che per una cremazione non si tratta di "VALORE AGGIUNTO" ma di un servizio pubblico al quale tutti noi non vorremmo mai ricorrere, né per noi né tantomeno per i nostri cari; casomai è un giusto onere che dovrebbe accollarsi lo Stato nel quale siamo nati, per il quale abbiamo lavorato, e al quale con il nostro lavoro un po' di valore abbiamo aggiunto.
Per finire con un po' d'ironia ci conforta il fatto che per l'Erario anche dopo morti siamo considerati come un bene da assoggettare ad IVA, come il risultato di un'attività commerciale, e pure di lusso essendo IVA ad aliquota piena del 20%.
La nostra famiglia non ha potuto rinunciare a riflettere ed esternare questa triste valutazione del nostro bizzarro regime tributario.
Famiglia Giunti-Mugnaini
Scandicci, 25 luglio 2007.
da una settimana è deceduta una nostra congiunta ed abbiamo predisposto, secondo la sua volontà, alla cremazione. Il servizio è stato svolto presso il Tempio della cremazione al cimitero Comunale di Trespiano di Firenze. Abbiamo pagato il corrispettivo pari ad ¤ 440,00 + 88,00 ¤ di I.V.A. applicata al 20%.
Noi non riteniamo giusto che sulla cremazione sia applicato il 20% di Imposta sul Valore Aggiunto, ma purtroppo leggiamo nel sito dell'Agenzia delle Entrate che l'applicazione dell'aliquota ordinaria è da assoggettare solo nel caso che siano servizi prestati nell'ambito cimiteriale da concessionari. Mentre può considerarsi rientrante nell'attività non commerciale quando il servizio è reso direttamente dal Comune come Servizio Pubblico per l'utente, non può considerarsi tale se il servizio è reso da un Concessionario e quindi è da assoggettare ad I.V.A. Pertanto si può applicare o non applicare l'I.V.A. , secondo chi esegue la cremazione.
A chi verrebbe in mente di domandarsi chi esegue la cremazione del tuo caro estinto, se è il Comune o un Concessionario qualsiasi?
L'imposta sul "valore aggiunto" è un'imposta che, come dice la parola, tassa il valore che una produzione di beni o di servizi fornisce a coloro ai quali è erogata, quindi mi sorge spontanea la domanda "quale valore aggiungiamo nel morire ai nostri familiari per il quale essi debbano pagare l'IVA?" o anche, visto che di una cremazione si tratta "qual è il valore aggiunto dalla cremazione al nostro corpo dopo che siamo morti ?".
Siamo seri: la vera risposta è che per una cremazione non si tratta di "VALORE AGGIUNTO" ma di un servizio pubblico al quale tutti noi non vorremmo mai ricorrere, né per noi né tantomeno per i nostri cari; casomai è un giusto onere che dovrebbe accollarsi lo Stato nel quale siamo nati, per il quale abbiamo lavorato, e al quale con il nostro lavoro un po' di valore abbiamo aggiunto.
Per finire con un po' d'ironia ci conforta il fatto che per l'Erario anche dopo morti siamo considerati come un bene da assoggettare ad IVA, come il risultato di un'attività commerciale, e pure di lusso essendo IVA ad aliquota piena del 20%.
La nostra famiglia non ha potuto rinunciare a riflettere ed esternare questa triste valutazione del nostro bizzarro regime tributario.
Famiglia Giunti-Mugnaini
Scandicci, 25 luglio 2007.