tasse cinesi
Giro di vite sui benefit alle imprese straniere in Cina.
Sistema fiscale
Dal primo gennaio 2008 il fisco cinese armonizzerà il livello di tassazione tra le società nazionali e quelle straniere: tutti pagheranno il 25%.
Le imprese straniere che nelle Zone Economiche Speciali pagavano (a seconda della regione di insediamento) dal 10 al 24%, avranno 5 anni di tempo per allinearsi al nuovo regime fiscale varato dall'Assemblea Nazionale del Popolo.
Scompare anche la tax holiday che consentiva, alle aziende straniere appena sbarcate in Cina, di non versare nulla al fisco per i primi due anni e di pagare un'imposta dimezzata per i tre anni successivi.
Il carico fiscale cambia anche per le imprese cinesi che si vedranno ridurre l'aliquota dall'attuale 33% al 25%.
Nuove agevolazioni
Dal 2008 le imprese straniere potranno ottenere riduzioni fiscali solo in due casi ben definiti:
se di piccole dimensioni (pagheranno il 20%)
se innovative con produzioni ad alto contenuto tecnologico (avranno un'aliquota del 15%).
Non sono ancora ben definiti i criteri con cui le imprese verranno considerate "piccole" o "ad alta tecnologia".
Cancellati gli incentivi all'export
La strategia del governo cinese è abbastanza evidente:
da un lato punta ad attrarre dall'esterno investimenti più qualificati
dall'altro vuole gradualmente riequilibrare il suo modello di sviluppo riducendo il ruolo delle esportazioni (vero fattore trainante degli ultimi venti anni) e incrementando il peso della domanda interna e dei consumi.
Per arginare il maxi surplus nell'interscambio e sottrarsi in parte alle pressioni degli USA e dell'Ue, il governo di Pechino ha cancellato gli sgravi fiscali su quasi tremila prodotti destinati all'esportazione.
La misura, già in vigore dal primo luglio, ha colpito prodotti metallurgici, del tessile - calzature, alimentari, chimici e siderurgici. Ma anche beni ad elevato contenuto tecnologico che finora avevano sempre potuto contare sugli incentivi statali.
Altre riforme
Pur non accettando i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto, la Cina ha recentemente annunciato gli obiettivi della sua nuova politica ambientale: ridurre del 20% entro il 2010 l'intensità energetica (il consumo di energia per unità di Pil) attraverso lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, il potenziamento delle infrastrutture agricole, il rimboschimento, il miglioramento del trattamento delle acque e dei rifiuti.
Il governo di Pechino ha inoltre ridotto il numero dei reati che prevedono come pena la condanna a morte e sta cercando di contrastare in maniera più decisa la corruzione e il ricorso al lavoro coatto.
Ma l'opinione pubblica occidentale si domanda se le autorità cinesi centrali saranno in grado di far rispettare le nuove norme anche nelle zone periferiche controllate dai "potentati locali".
di Enrico Forzato - Fonte Newsmercati.com
Sistema fiscale
Dal primo gennaio 2008 il fisco cinese armonizzerà il livello di tassazione tra le società nazionali e quelle straniere: tutti pagheranno il 25%.
Le imprese straniere che nelle Zone Economiche Speciali pagavano (a seconda della regione di insediamento) dal 10 al 24%, avranno 5 anni di tempo per allinearsi al nuovo regime fiscale varato dall'Assemblea Nazionale del Popolo.
Scompare anche la tax holiday che consentiva, alle aziende straniere appena sbarcate in Cina, di non versare nulla al fisco per i primi due anni e di pagare un'imposta dimezzata per i tre anni successivi.
Il carico fiscale cambia anche per le imprese cinesi che si vedranno ridurre l'aliquota dall'attuale 33% al 25%.
Nuove agevolazioni
Dal 2008 le imprese straniere potranno ottenere riduzioni fiscali solo in due casi ben definiti:
se di piccole dimensioni (pagheranno il 20%)
se innovative con produzioni ad alto contenuto tecnologico (avranno un'aliquota del 15%).
Non sono ancora ben definiti i criteri con cui le imprese verranno considerate "piccole" o "ad alta tecnologia".
Cancellati gli incentivi all'export
La strategia del governo cinese è abbastanza evidente:
da un lato punta ad attrarre dall'esterno investimenti più qualificati
dall'altro vuole gradualmente riequilibrare il suo modello di sviluppo riducendo il ruolo delle esportazioni (vero fattore trainante degli ultimi venti anni) e incrementando il peso della domanda interna e dei consumi.
Per arginare il maxi surplus nell'interscambio e sottrarsi in parte alle pressioni degli USA e dell'Ue, il governo di Pechino ha cancellato gli sgravi fiscali su quasi tremila prodotti destinati all'esportazione.
La misura, già in vigore dal primo luglio, ha colpito prodotti metallurgici, del tessile - calzature, alimentari, chimici e siderurgici. Ma anche beni ad elevato contenuto tecnologico che finora avevano sempre potuto contare sugli incentivi statali.
Altre riforme
Pur non accettando i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto, la Cina ha recentemente annunciato gli obiettivi della sua nuova politica ambientale: ridurre del 20% entro il 2010 l'intensità energetica (il consumo di energia per unità di Pil) attraverso lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, il potenziamento delle infrastrutture agricole, il rimboschimento, il miglioramento del trattamento delle acque e dei rifiuti.
Il governo di Pechino ha inoltre ridotto il numero dei reati che prevedono come pena la condanna a morte e sta cercando di contrastare in maniera più decisa la corruzione e il ricorso al lavoro coatto.
Ma l'opinione pubblica occidentale si domanda se le autorità cinesi centrali saranno in grado di far rispettare le nuove norme anche nelle zone periferiche controllate dai "potentati locali".
di Enrico Forzato - Fonte Newsmercati.com