I terribili delinquenti, extracomunitari
A parte Poggiolinovic e De Lorenzovic volevo parlare anche di:
Cusani. La sua fama deriva dalla vicenda delle tangenti Enimont, pagate dall'imprenditore Raul Gardini a numerosi esponenti politici in seguito alla vendita dell'azienda. La "madre di tutte le tangenti" - come fu definita - ammontava a circa 150 miliardi di lire, dati da Montedison per favorire il burrascoso divorzio dall'Eni dopo il fallimento della joint venture.
Raul Gardini voleva uscire (in fretta e con una supervalutazione delle sue azioni) da Enimont; per farlo secondo l'accusa occorreva pagare i partiti e Gardini incaricò Sergio Cusani di reperire i fondi necessari, ovviamente "in nero". A Cusani viene in mente il "personaggio dalla liquidità spaventosa" che aveva già fatto affari immobiliari con la Ferruzzi e con la Montedison ai tempi di Serafino: Domenico Bonifaci, immobiliarista romano [1]. A Bonifaci si chiese di acquistare la società Sviluppo Linate con una complessa operazione, in cui 60 miliardi furono anticipati dalla stessa Montedison. Bonifaci accettò e pagò in nero: parte in contanti e parte in CCT, dei quali compilò un minuzioso elenco, rivelatosi preziosissimo poi per gli inquirenti quando si tratterà di vedere dove erano andati a finire quei soldi.
Dopo l'inizio delle inchieste di Tangentopoli, Cusani comprese che si avvicinava il momento dell'arresto e liquidò la società di consulenza per dedicarsi alla propria difesa: essa si incentrò su un ostinato esercizio della facoltà di non rispondere al di fuori dello stretto indispensabile per difendere la memoria del suo mentore Gardini; ma tale atteggiamento processuale si tradusse nell'unico vero baluardo che nel turbine di Tangentopoli si frappose alla possibilità di qualificare come corruzione la posizione giudiziaria di Bettino Craxi, per cui la stampa tendeva a qualificarlo come finanziere del Partito Socialista Italiano.
Eppoi Gelli, Forlani, Francesco Pacini Battaglia che svela 500 miliardi di fondi neri Eni usati per pagare mediatori e fornitori esteri e per finanziare i partiti di governo in Italia.
Giulio Andreotti condannato per collusione con la mafia. In Cassazione.
Inoltre avvisi di garanzia a Giulio Andreotti per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti e Arnaldo Forlani per ricettazione nell'ambito dell'inchiesta Anas.
Avviso di garanzia al giudice della Cassazione Corrado Carnevale per concorso in associazione mafiosa, è accusato di per aver deliberatamente annullato sentenze di condanna ai boss mafiosi. Alcuni pentiti sostengono che "il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale. E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi".
Carlo De Benedetti consegna a Di Pietro un memoriale con l'ammissione che anche il gruppo Olivetti ha versato "a partire dal 1987" finanziamenti illeciti per circa 20 miliardi a Dc, Psi, Psdi e Pri. Si dice vittima di "un regime politico prevaricatore: ho più volte resistito, ma mi sono rassegnato a cedere solo per difendere la sopravvivenza dell'impresa e l'interesse di decine di migliaia di dipendenti e azionisti". "Potrei cercare paraventi nella complessa gerarchia aziendale, ma la mia scelta è di assumermi per intero le mie responsabilità e quelle dei miei collaboratori".
Isaia Kwick Zingaro ROM
Cusani. La sua fama deriva dalla vicenda delle tangenti Enimont, pagate dall'imprenditore Raul Gardini a numerosi esponenti politici in seguito alla vendita dell'azienda. La "madre di tutte le tangenti" - come fu definita - ammontava a circa 150 miliardi di lire, dati da Montedison per favorire il burrascoso divorzio dall'Eni dopo il fallimento della joint venture.
Raul Gardini voleva uscire (in fretta e con una supervalutazione delle sue azioni) da Enimont; per farlo secondo l'accusa occorreva pagare i partiti e Gardini incaricò Sergio Cusani di reperire i fondi necessari, ovviamente "in nero". A Cusani viene in mente il "personaggio dalla liquidità spaventosa" che aveva già fatto affari immobiliari con la Ferruzzi e con la Montedison ai tempi di Serafino: Domenico Bonifaci, immobiliarista romano [1]. A Bonifaci si chiese di acquistare la società Sviluppo Linate con una complessa operazione, in cui 60 miliardi furono anticipati dalla stessa Montedison. Bonifaci accettò e pagò in nero: parte in contanti e parte in CCT, dei quali compilò un minuzioso elenco, rivelatosi preziosissimo poi per gli inquirenti quando si tratterà di vedere dove erano andati a finire quei soldi.
Dopo l'inizio delle inchieste di Tangentopoli, Cusani comprese che si avvicinava il momento dell'arresto e liquidò la società di consulenza per dedicarsi alla propria difesa: essa si incentrò su un ostinato esercizio della facoltà di non rispondere al di fuori dello stretto indispensabile per difendere la memoria del suo mentore Gardini; ma tale atteggiamento processuale si tradusse nell'unico vero baluardo che nel turbine di Tangentopoli si frappose alla possibilità di qualificare come corruzione la posizione giudiziaria di Bettino Craxi, per cui la stampa tendeva a qualificarlo come finanziere del Partito Socialista Italiano.
Eppoi Gelli, Forlani, Francesco Pacini Battaglia che svela 500 miliardi di fondi neri Eni usati per pagare mediatori e fornitori esteri e per finanziare i partiti di governo in Italia.
Giulio Andreotti condannato per collusione con la mafia. In Cassazione.
Inoltre avvisi di garanzia a Giulio Andreotti per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti e Arnaldo Forlani per ricettazione nell'ambito dell'inchiesta Anas.
Avviso di garanzia al giudice della Cassazione Corrado Carnevale per concorso in associazione mafiosa, è accusato di per aver deliberatamente annullato sentenze di condanna ai boss mafiosi. Alcuni pentiti sostengono che "il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale. E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi".
Carlo De Benedetti consegna a Di Pietro un memoriale con l'ammissione che anche il gruppo Olivetti ha versato "a partire dal 1987" finanziamenti illeciti per circa 20 miliardi a Dc, Psi, Psdi e Pri. Si dice vittima di "un regime politico prevaricatore: ho più volte resistito, ma mi sono rassegnato a cedere solo per difendere la sopravvivenza dell'impresa e l'interesse di decine di migliaia di dipendenti e azionisti". "Potrei cercare paraventi nella complessa gerarchia aziendale, ma la mia scelta è di assumermi per intero le mie responsabilità e quelle dei miei collaboratori".
Isaia Kwick Zingaro ROM