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Terroristi: veri e false-flag

hebrew · · 0 interventi
Terroristi: veri e false-flag
Maurizio Blondet
06/09/2007
Dal New York Times la foto di uno dei 3 sospettati sotto scorta della polizia tedesca

FRANCOFORTE (GERMANIA) - «Israele di fatto non vuole la pace. Non può sopravvivere senza aggressione, slealtà e avvertimenti militari»: questo il commento del ministro dell'Informazione siriano Mohsen Bilal dopo che caccia dell'aviazione israeliana hanno violato (l'ennesima volta) lo spazio aereo siriano in un'oscura operazione di provocazione (1).
Gli aerei israeliani hanno infiltrato il territorio siriano dalla frontiera nord; venivano dal Mediterraneo e dirigevano ad est, traversando il territorio come fosse casa loro.
Hanno sganciato forse munizioni (dicono i siriani), forse serbatoi supplementari.
Hanno superato la barriera del suono producendo il «bang», il che indica l'intenzione provocatoria della manovra.
Solo pochi giorni fa l'International Security Network di Zurigo notava come da mesi gli israeliani stessero ammassando truppe contro la Siria sul Golan, eseguendo clamorose esercitazioni militari; e come i capi militari sionisti (più che lo stesso governo civile) fossero impegnati a far credere al mondo che la Siria avesse intenzioni bellicose, e allestivano una provocazione che facesse scoppiare il desiderato «incidente di frontiera», il pretesto per l'ennesima guerra.
Un'accorta campagna diplomatica di Damasco ha fatto sostanzialmente fallire questo piano.
Non sapendo come giustificare il fallimento, il generale Amos Gilad, capo supremo dell'eroico Tshal, non ha trovato di meglio che accusare la Russia: «E' stata Mosca ad aver fatto credere ai siriani che Israele voleva attaccarli, per aumentare le loro vendite di armi».
I russi hanno risposto che le armi vendute ai siriani erano soprattutto missili di difesa del palazzo presidenziale, ostentatamente sorvolato dai caccia israeliani non una, ma infinite volte, per mera provocazione.
Il ministro ha detto una profonda verità: «Israele non può sopravvivere se non aggredisce».
E' uno Stato artificiale che si sta svuotando (sempre più ebrei stanno tornando a casa, ossia in Europa, già affollano la Germania e aprono sinagoghe...) ha bisogno di far sentire la propria esistenza con la minaccia.
Ha bisogno di mettersi in pericolo per potersi poi salvare, e suscitare la solidarietà (e i finanziamenti) della diaspora.
La pace lo farebbe svanire come brina al sole, come una moda che è passata.
Perciò è pericoloso.

Già che ci siamo, parliamo dei terribili terroristi islamici bloccati in Germania «appena in tempo», mentre stavano mettendo a punto «massicci attacchi» contro la base americana di Ramstein e «vari siti frequentati da americani, bar e discoteche».
Ovviamente, il New York Times dice che «tali indicatori fanno sospettare connessioni con Al Qaeda».
Naturalmente, Al Qaeda.
Rullano i tamburi mediatici.
Monika Harms, che è il procuratore federale tedesco, precisa invece che gli arrestati «appartengono ad una cellula tedesca della Islamic Jihad Union, un gruppo sunnita estremo con base in Asia Centrale staccatosi dall'estremista Islamic Movement of Uzbekistan».
Islamic Jihad Union?
Il gruppo è noto per aver rivendicato un attentato nella capitale uzbeka, Tashkent, contro le ambasciate di USA e Israele, fatto strettamente locale.
Ma l'ex ambasciatore britannico in Uzbekistan Craig Murray dice: «Gli indizi che questa organizzazione esista effettivamente sono estremamente tenui, e se esiste è quasi certamente il frutto di un'operazione di un agente provocatore uzbeko» (2).
Senti senti.
Una provocazione.
D'altra parte, anche la natura del gruppo, da cui la cellula impazzita uzbeka e riapparsa in Germania si sarebbe staccata, è alquanto discutibile.
Il citato Islamic Movement of Uzbekistan è stato formato nel 1998 da un ex-parà sovietico di nome Juma Namangani.
Anzichè combattere i nemici di Allah, il gruppo del parà è noto per aver lanciato tra il 1999 e il 2000 varie incursioni contro Kirghizistan e Uzbekistan, partendo dalla zona dell'Afghanistan controllato dai Talebani.
E come spiega Ahmed Rashid, il più famoso giornalista pachistano e il più esperto di terrorismo, «le incursioni dall'Afghanistan sotto controllo talebano contro le tre repubbliche dell'Asia Centrale, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan, da parte dei guerriglieri islamici dell'Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) sono parte di una più ampia coordinazione strategica coi Talebani. Per questa offensiva i Talebani hanno 6-7 mila armati che includono afghani, pakistani, arabi della galassia Bin Laden... e ceceni e uiguri... Hanno ricevuto reclute e finanziamenti da partiti islamici del Pakistan come lo sciita Sipha-e-Sahaba e Harkat Ul Mujheddin».
Una brigata internazionale.

Agli ordini di chi?
«Il capo dell'IMU Namangani (l'ex parà) ha ottenuto rifugio e sostegni dal pakistano ISI (i ben noti servizi segreti) fino almeno al 2001», dice Richard Weitz dell'Institute for Foreign Policy Analysis.
Senti senti: l'ISI.
Grande collaboratore della CIA (obtorto collo) e instancabile operatore in proprio di trame nell'area circostante.
Le operazioni contro Tagikistan, Uzbekistan e Kighizistan possono avere motivazioni di tipo anti-russo, o anche più oscure.
Ma la comparsa del gruppo uzbeko in Germania ha tutta l'aria di un false flag.
Bisognava ricordare l'11 settembre, far riprovare i brividi, e punire gli europei che non aiutano abbastanza Bush e Israele.
Gli arrestati: un turco e tutti gli altri tedeschi convertiti all'Islam.
Magari, in buona fede, strumenti: volevano colpire Ramstein (obbiettivo «legittimo», militare), non fare una strage indiscriminata come a Madrid o a Londra.
Avevano quintali di perossido di idrogeno, come i terroristi di Londra.
Perossido di idrogeno?
Nome colto per l'acqua ossigenata.
Che certo può concorrere a formare esplosivi (come ossidante), a patto di complicate elaborazioni chimiche, fra cui l'asciugamento dell'acqua pura, con apposite pompe e così via.
Fra qualche mese, vedremo che tutta questa storia è un buco nell'acqua.
Ci sono terroristi e terroristi, provocatori e provocatori.
Alcune provocazioni falliscono.

Attenti alla prossima: per il 14 settembre, il Combat Air Command degli USA ha ordinato una completa messa a terra di tutti gli aerei militari americani.
Lo scopo dichiarato: una totale revisione delle procedure dopo l'errore del 30 agosto scorso, quando un B-52 ha volato per sbaglio sul territorio patrio dal Dakota alla Louisiana, armato di missili atomici.
Cosa vietatissima.
Solo dopo l'atterraggio in Louisiana «l'equipaggio s'è accorto che i sei missili Cruise avanzati piazzati sotto le ali erano armati con testate W89-1, che hanno una potenza fra 5 e 150 kilotoni».
Niente paura, hanno rassicurato gli uffici competenti: le bombe atomiche non potevano scoppiare nemmeno se l'aereo fosse precipitato, «perchè le testate possono essere attivate solo su ordine del presidente».
Appunto, appunto.

Maurizio Blondet

Note
1) Yaakov Katz, «Syrian minister: Israel can't survive without aggression», Jerusalem Post, 6 settembre 2007.
2) Si veda il blog di Craig Murray, http://www.craigmurray.co.uk/archives/2005/10/hazel_blears_li.html


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