UCCISO AL ZARQAWI, LEADER DI AL QAEDA IN IRAQ. “REGISTA” DELLE STRAGI PIÙ EFFERATE, CARNEFICE DI MIGLIAIA DI PERSONE
Quel matto che si faceva filmare con accanto mitra e corano e che minacciava morte e terrore, è morto sotto le bombe
degli aerei americani e giordani. Al Zarqawi, numero uno di Al Qaeda in Iraq, ora smetterà di farneticare.
Per gli islamici forse sarà un martire. Per me, un criminale matricolato. S'è meritato la morte che gli spettava. Per questo mi auguro che Al Zarqawi bruci già all'inferno. Quell'inferno che ha fatto vedere ai suoi ostaggi, bendati e decapitati. Quell'inferno che ha fatto vedere a New York come a Londra, a Madrid come a Sharm el Sheikh.
Quell'inferno che lui e i suoi fanatici integralisti, terroristi, hanno creato sulla terra. E dove ci abbiamo dovuto mandare i nostri soldati. Alcuni dei quali sono morti in nome di una libertà e di una democrazia che fanno fatica a essere apprezzate universalmente.
Che ora bruci, Al Zarqawi. All'inferno. Altro che volato in quel paradiso di matti bombaroli, kamikaze e terroristi dove lo vorrebbero destinato i suoi truci compagni di milizia e di terrore. L'inferno è il posto che gli auguro e che si merita: tra le fiamme perenni e il dolore perpetuo. Che paghi per il male assoluto che ha inflitto al mondo.
A cominciare dal "suo" mondo, dalla "sua" gente, dove innocenti hanno perso la vita per effetto di una guerra che senza Al Qaeda non ci sarebbe stata. Il controllo del petrolio? La politica, gli affari e certe relazioni internazionali portano maggiori risultati senza sparare un colpo. Nel business globale e globalizzato non si apre il fuoco.
Se l'Onu ha avallato l'operazione militare è stato perché dopo l'Undici Settembre è cambiato il mondo. Perché dopo quella data o si stava di qua o si stava di là. Noi abbiamo scelto di stare di qua. A costo di piangere per la gravità che tale scelta comportava. Democrazia contro soprusi. Il Diritto contro la sharìa.
Lo hanno ucciso e in Iraq hanno gioito. Hanno applaudito alla notizia. Segno tangibile che il dolore che loro stessi, gli iracheni, hanno patito, era un dolore catartico per rinascere. Con la morte di Zarqawi non finisce il terrorismo. Finisce l'idea che i signori del Terrore possono farla sempre franca. Con i comunicati di morte, con video dove minacciavano ogni male a chi non si piegava alla loro dittatura, Al Qaeda credeva davvero di godere dell'immunità e della sacralità. Con la morte del leader qaedista, i fiancheggiatori del terrorismo ora sanno che la Giustizia arriva anche per loro. Affermare oggi che «Ogni volta che apparirà un Zarqawi, lo uccideremo» (come ha detto il primo ministro del governo di Baghdad) non è soltanto un segnale di forza militare, è una promessa di Giustizia che si mantiene.
Altri Zarqawi si formeranno? Moriranno. Non c'è alternativa quando dall'altra parte il dialogo non funziona. Al Qaeda si alimenta di sangue e fanatismo.
Non finisce tutto oggi, lo sappiamo bene. Altri attentati saranno compiuti nel nome di Allah. Temo - Dio non voglia - per ciò che potrebbe accadere in Germania, dove tra qualche ora cominceranno i mondiali di calcio. Quale miglior "teatro" per spaventare il mondo e farlo ripiombare nel Terrore?
Per frenare la loro escalation di morte e il loro folle disegno di conquista del mondo attraverso il proselitismo religioso, abbiamo dovuto ingoiare scelte sofferte. Se i nostri soldati - i nostri come quelli alleati - sono visti da una minoranza della popolazione come forze occupanti, c'è da domandarsi il perché. Parlare di libertà con i mitragliatori in braccio è un ossimoro. Ma senza quei mitragliatori e senza quei raid aerei, il numero uno di Al Qaeda sarebbe ancora a pianificare attentati e Saddam Hussein sarebbe ancora nelle sue regge dorate a scegliere quali popoli avessero dignità di vita e quali no. Non mi interessa ascrivere all'impegno dei nostri soldati il successo di questa operazione. E neanche soffermarmi troppo su quanto poco oggi possano parlare Prodi e i suoi comizianti comunisti e cattocomunisti, pseudo pacifisti di corteo. Mantenere un impegno internazionale così delicato e finanche impopolare è costato molto, sotto ogni punto di vista, al passato governo e alla stessa Lega. Ma c'era un pericolo globale che si stava ramificando seminando terrore. I "colpi" messi a segno dal fanatismo islamico sono duri da dimenticare. Le Torri Gemelle (e lo dico anche al mio amico Maurizio Blondet che anche su questo giornale è sempre stato libero di scrivere e argomentare i suoi dubbi di complottista) sono stati il primo mattoncino di un domino drammatico passato per Madrid, Londra, Cairo, Sharm el Sheik e un bel po' di altri luoghi saltati per aria.
La foto di Al Zarqawi col volto tumefatto e la bocca chiusa per sempre mi rallegra. Non è politicamente corretto dirlo, ma lo dico. Tanto so che questo folle criminale in qualche angolo di mondo troverà certamente un pirla pronto a difenderlo, che lo scusa o che ne attenua le responsabilità. Neanche mi sorprenderei se sapessi che è pronta l'aureola di martire della resistenza irachena: la madre degli imbecilli è sempre incinta. Proprio come quella dei terroristi
degli aerei americani e giordani. Al Zarqawi, numero uno di Al Qaeda in Iraq, ora smetterà di farneticare.
Per gli islamici forse sarà un martire. Per me, un criminale matricolato. S'è meritato la morte che gli spettava. Per questo mi auguro che Al Zarqawi bruci già all'inferno. Quell'inferno che ha fatto vedere ai suoi ostaggi, bendati e decapitati. Quell'inferno che ha fatto vedere a New York come a Londra, a Madrid come a Sharm el Sheikh.
Quell'inferno che lui e i suoi fanatici integralisti, terroristi, hanno creato sulla terra. E dove ci abbiamo dovuto mandare i nostri soldati. Alcuni dei quali sono morti in nome di una libertà e di una democrazia che fanno fatica a essere apprezzate universalmente.
Che ora bruci, Al Zarqawi. All'inferno. Altro che volato in quel paradiso di matti bombaroli, kamikaze e terroristi dove lo vorrebbero destinato i suoi truci compagni di milizia e di terrore. L'inferno è il posto che gli auguro e che si merita: tra le fiamme perenni e il dolore perpetuo. Che paghi per il male assoluto che ha inflitto al mondo.
A cominciare dal "suo" mondo, dalla "sua" gente, dove innocenti hanno perso la vita per effetto di una guerra che senza Al Qaeda non ci sarebbe stata. Il controllo del petrolio? La politica, gli affari e certe relazioni internazionali portano maggiori risultati senza sparare un colpo. Nel business globale e globalizzato non si apre il fuoco.
Se l'Onu ha avallato l'operazione militare è stato perché dopo l'Undici Settembre è cambiato il mondo. Perché dopo quella data o si stava di qua o si stava di là. Noi abbiamo scelto di stare di qua. A costo di piangere per la gravità che tale scelta comportava. Democrazia contro soprusi. Il Diritto contro la sharìa.
Lo hanno ucciso e in Iraq hanno gioito. Hanno applaudito alla notizia. Segno tangibile che il dolore che loro stessi, gli iracheni, hanno patito, era un dolore catartico per rinascere. Con la morte di Zarqawi non finisce il terrorismo. Finisce l'idea che i signori del Terrore possono farla sempre franca. Con i comunicati di morte, con video dove minacciavano ogni male a chi non si piegava alla loro dittatura, Al Qaeda credeva davvero di godere dell'immunità e della sacralità. Con la morte del leader qaedista, i fiancheggiatori del terrorismo ora sanno che la Giustizia arriva anche per loro. Affermare oggi che «Ogni volta che apparirà un Zarqawi, lo uccideremo» (come ha detto il primo ministro del governo di Baghdad) non è soltanto un segnale di forza militare, è una promessa di Giustizia che si mantiene.
Altri Zarqawi si formeranno? Moriranno. Non c'è alternativa quando dall'altra parte il dialogo non funziona. Al Qaeda si alimenta di sangue e fanatismo.
Non finisce tutto oggi, lo sappiamo bene. Altri attentati saranno compiuti nel nome di Allah. Temo - Dio non voglia - per ciò che potrebbe accadere in Germania, dove tra qualche ora cominceranno i mondiali di calcio. Quale miglior "teatro" per spaventare il mondo e farlo ripiombare nel Terrore?
Per frenare la loro escalation di morte e il loro folle disegno di conquista del mondo attraverso il proselitismo religioso, abbiamo dovuto ingoiare scelte sofferte. Se i nostri soldati - i nostri come quelli alleati - sono visti da una minoranza della popolazione come forze occupanti, c'è da domandarsi il perché. Parlare di libertà con i mitragliatori in braccio è un ossimoro. Ma senza quei mitragliatori e senza quei raid aerei, il numero uno di Al Qaeda sarebbe ancora a pianificare attentati e Saddam Hussein sarebbe ancora nelle sue regge dorate a scegliere quali popoli avessero dignità di vita e quali no. Non mi interessa ascrivere all'impegno dei nostri soldati il successo di questa operazione. E neanche soffermarmi troppo su quanto poco oggi possano parlare Prodi e i suoi comizianti comunisti e cattocomunisti, pseudo pacifisti di corteo. Mantenere un impegno internazionale così delicato e finanche impopolare è costato molto, sotto ogni punto di vista, al passato governo e alla stessa Lega. Ma c'era un pericolo globale che si stava ramificando seminando terrore. I "colpi" messi a segno dal fanatismo islamico sono duri da dimenticare. Le Torri Gemelle (e lo dico anche al mio amico Maurizio Blondet che anche su questo giornale è sempre stato libero di scrivere e argomentare i suoi dubbi di complottista) sono stati il primo mattoncino di un domino drammatico passato per Madrid, Londra, Cairo, Sharm el Sheik e un bel po' di altri luoghi saltati per aria.
La foto di Al Zarqawi col volto tumefatto e la bocca chiusa per sempre mi rallegra. Non è politicamente corretto dirlo, ma lo dico. Tanto so che questo folle criminale in qualche angolo di mondo troverà certamente un pirla pronto a difenderlo, che lo scusa o che ne attenua le responsabilità. Neanche mi sorprenderei se sapessi che è pronta l'aureola di martire della resistenza irachena: la madre degli imbecilli è sempre incinta. Proprio come quella dei terroristi