Domenica 21 giugno 2026
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VAL DI SUSA A UN ANNO DALLA LOTTA CONTRO LA TAV

L'INFORMATORE · · 0 interventi
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A Venaus un anno dopo invece del TAV sta nascendo la solidarietà popolare
Fonte: ATTAC Italia, Granello di sabbia http://attac.org/indexit.htm
di Marco Cedolin
E' passato un anno da quando l'8 dicembre 2005 i valsusini e gli amici
accorsi loro in aiuto da ogni angolo d'Italia, invasero a decine di
migliaia, i prati di Venaus, travolgendo come un fiume in piena il cantiere
dell'alta velocità e le forze dell'ordine che lo presidiavano.
Quell'esercito di gente comune, di operai e impiegati, di studenti e
anziani, di ragazzi dei centri sociali e di mamme con la carrozzina, non
spazzò solo l'arroganza dei gruppi di potere del cemento e del tondino e la
prevaricazione dei partiti politici che attraverso la militarizzazione della
Valle e le manganellate intendevano imporre con la forza un progetto senza
senso. Le decine di migliaia di persone che l'8 dicembre scesero a Venaus
per dire "Basta" dimostrarono che anche quando un futuro fatto di morte e
devastazione viene imposto con la violenza da chi detiene il potere è
possibile ribellarsi attraverso la mobilitazione popolare e vincere la
propria battaglia prendendo consapevolezza che si può riuscirci.
Venaus un anno dopo sembra ancora la stessa, con i prati strapieni di gente,
di colori, di bandiere NO TAV, con un presidio nuovo e più grande
che ricorda gli chalet di montagna, con i piloni dell'autostrada che si
ergono come giganti impettiti e la fallimentare centrale idroelettrica di
Pont Ventoux che sta lì a dimostrare come non dovrebbero mai essere spesi i
soldi del contribuente. Ma le tantissime persone che affollano Venaus per
questa tre giorni di festa, non sono qui solamente per celebrare una
ricorrenza, bensì anche per continuare a costruire il futuro della
mobilitazione popolare di un anno fa. Un futuro che parla il linguaggio
della solidarietà con gli altri comitati, reti movimenti che in tutta Italia
stanno combattendo contro grandi e piccole nocività. A Venaus raccontano le
realtà della propria lotta i ragazzi che combattono il Mose, la centrale a
carbone di
Civitavecchia, gli inceneritori, i rigassificatori, la privatizzazione delle
acque, le più svariate forme di distruzione dell'ambiente e del territorio.
A Venaus, dove il fragore della dinamite e il lavorio delle talpe meccaniche
avrebbero dovuto far nascere un tunnel nel quale infilare il futuro di noi
tutti, stanno invece nascendo la condivisione e la solidarietà fra le
moltissime realtà che nel Paese hanno deciso di opporsi ad un modello di
sviluppo violento, energivoro, nemico dell'ambiente e delle persone, in
quanto unicamente finalizzato alla costruzione del profitto dei grandi
gruppi di potere.
Si percepisce netta la sensazione che si tratterà di una lunga strada,
lastricata oltre che da buone intenzioni anche da tranelli, agguati e lunghi
tratti da percorrere in salita magari con il fiato corto, ma ritengo sia già
incredibilmente importante avere intrapreso tutti insieme un percorso
destinato a portare lontano. La prossima tappa, probabilmente altrettanto
viva e partecipata, sarà Venezia, dove la lobby del Mose (praticamente la
stessa che sponsorizza il TAV) intende porre rimedio al fenomeno delle acque
alte, violentando la laguna attraverso una "grande muraglia" di cemento
armato che peserà come un macigno sulle spalle dei contribuenti, senza
rimediare a nulla, se non ai buchi di bilancio delle grandi imprese di
costruzione.
L'atmosfera di "festa" e genuina soddisfazione per i risultati conseguiti
che si è respirata in questi giorni a Venaus non deve però trarre in
inganno, inducendo a pensare che la battaglia contro il TAV sia ormai stata
vinta o vada letta attraverso lenti permeate di ottimismo. Il neo Ministro
delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha già chiarito al di là di ogni
ragionevole dubbio come il governo di centrosinistra intenda procedere alla
costruzione dell'alta velocità Torino - Lione con la stessa risolutezza
appartenuta alla maggioranza che l'ha preceduto.
La grande mobilitazione dell'8 dicembre dello scorso anno ha sicuramente
dimostrato come fosse impossibile per qualunque governo, ed oltretutto
controproducente al limite dell'autolesionismo, costruire un'opera
infrastrutturale attraverso la militarizzazione di un territorio, lo scontro
fisico, le manganellate, l'intimidazione. L'approccio al problema è cambiato
radicalmente, traslando da militare a politico, ma non è cambiato
l'obiettivo che resta quello di costruire assolutamente il TAV in Val di
Susa a prescindere dalla contrarietà degli abitanti e delle amministrazioni
comunali coinvolte.
E' stata scelta la strada delle mediazioni, dei tavoli, del falso confronto
e dell'altrettanto falsa disponibilità ad ascoltare le varie realtà locali,
con il palese intento di narcotizzare, spaccare, dimagrire il fronte del NO
che si è sempre mostrato tanto composito quanto inossidabile agli attacchi
esterni. I blindati delle forze dell'ordine hanno lasciato spazio
all'Osservatorio presieduto dall'architetto Mario Virano, personaggio tanto
scaltro quanto melenso, assai più pericoloso di una carica dei celerini. I
tranelli della polizia (che occupò il Seghino nottetempo con l'inganno)
hanno lasciato il posto alle sabbie mobili della Conferenza dei Servizi,
dove utilizzando come "carota" le deroghe alla legge obiettivo, si è tentato
(fortunatamente senza successo in virtù della recente diserzione dei sindaci
della Valle) di portare le amministrazioni locali a discutere sulla base di
progetti esecutivi. Gli insulti e le etichette (sfaccendati, montanari,
teppisti, no global, luddisti, nemici del progresso) dispensati a piene mani
in TV e sulle pagine dei giornali compiacenti nel tentativo di screditare
un'intera valle, sono stati sostituiti dalla presentazione di un nuovo
progetto alternativo che nelle parole di politici ed industriali, potrebbe
risolvere ogni questione attraversando i comuni festanti della Val Sangone
che verrebbero miracolati dal passaggio dell'alta velocità. Poco importa che
il progetto vecchio di anni mostrasse più polvere che contenuti e che in Val
Sangone in soli due mesi siano nati tanti Comitati NO TAV locali da far
pensare che gli abitanti si manifestino assai poco propensi ai
festeggiamenti. Ciò che conta è avere creato nell'immaginario collettivo una
dimensione di dinamicità e di movimento.
Proprio sull'immaginario collettivo, Mario Virano (coadiuvato da tutta la
schiera di pennivendoli asserviti, esperti compiacenti e uomini politici di
ogni risma e colore che sempre lo contornano) sta conducendo la propria
battaglia. Una battaglia "di fioretto" portata avanti con la ben nota
arguzia che lo contraddistingue. Intona sonetti alla "bellezza delle
infrastrutture" invitando a sogni aventi come oggetto il miracolo della
tecnologia, Mario Virano, vaticina riguardo a un futuro denso di
opportunità, di emozioni legate alle grandi opere che diverranno ben presto
appetita meta turistica, nonché fonte d'ispirazione per gli artisti delle
nuove generazioni. Non parla più di TAV, Mario Virano, ma caratterizza il
progetto come quello di una Linea Moderna, tentando di sostituire il
concetto velenoso di velocità con quello più accattivante e rassicurante di
modernità.
Per dargli voce fioriscono i convegni (sempre blindati) e gli incontri con
il pubblico, sempre ben selezionato. Mario Virano non insulta nessuno (se si
eccettua l'intelligenza di chi lo ascolta) ma non potendo vincere la
battaglia tecnica ed economica per assoluta mancanza di argomentazioni, sta
tentando semplicemente di spostare il piano inclinato sul quale si svolge lo
scontro, nel palese tentativo di barare indisturbato.
Sull'altro fronte il Ministro Di Pietro che del fioretto non conosce neppure
la sagoma, è impegnato nel portare avanti una conferenza dei servizi ormai
svuotata di ogni contenuto, però funzionale al perseguimento del suo
obiettivo. Fra qualche mese affermerà che il confronto con le realtà locali
si è concluso senza che si sia riscontrata una condivisione d'intenti e
pertanto rimetterà la decisione definitiva nelle mani del governo.
Il Consiglio dei Ministri con tutta probabilità si pronuncerà come il 12
novembre ha fatto riguardo al Mose, verrà dato il benestare per l'opera e
tutto ricomincerà daccapo, con le notti da passare ai presidi, la
militarizzazione, i check point.


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