Il vero male italiano...
Il nostro primato in Eurolandia
Il 26,8% degli stipendi italiani finisce nel pubblico impiego
di Serena Danna
La spesa per il pubblico impiego in Europa ha rappresentato oltre il 20% dei redditi da lavoro dipendente nel periodo 1999-2006, una media che sale al 26,8% per l'Italia. È quanto emerge dal bollettino mensile della Banca centrale europea (Bce) che ha analizzato i salari nel settore della pubblica amministrazione della zona Eurolandia.
Germania e Spagna virtuose. La situazione presenta notevoli differenze: la Germania, che guida la crescita di Eurolandia, con il suo 14,9%, è il Paese che spende meno per gli stipendi della PA, seguono a poca distanza il Lussemburgo e i Paesi Bassi, mentre ruotano intorno al 20% Austria e Irlanda. Nota di merito per la Spagna che con il suo 20,8 % di spesa in salari destinati al settore pubblico, si conferma tra i paesi europei che hanno saputo dare un'impronta maggiormente riformatrice alle scelte di politica economica. In una posizione più scomoda, insieme all'Italia, spicca, invece, la Francia con il 25,6 per cento. Il dato va comunque inteso in senso peggiorativo, considerando l'importante investimento francese nel pubblico che riguarda anche settori molto forti dell'economia del Paese, come l'energia e le telecomunicazioni. Una situazione molto diversa da quella italiana, dove le liberalizzazioni nel settore energia e trasporti, per fare due esempi eclatanti, non hanno ancora avuto l'effetto di alleggerire il peso di salari e pensioni che grava sulle casse dello Stato.
L'Italia mostra una dinamica più allarmante anche sul fronte dell'incremento degli stipendi della pubblica amministrazione, che è stato nel periodo del 36,7% contro una media europea del 27,5 per cento. In questo caso c'è chi sta molto peggio di noi (+131% in Irlanda) ma l'andamento è ben superiore a quello segnalato per la Germania (+0,5%) e per la Francia (27,1%).
Il «tesoretto» italiano sia usato per risanare i conti. Francoforte invita l'Italia a dedicare interamente le extra entrate fiscali al risanamento dei conti pubblici. «Occorre sfruttare l'attuale periodo economico propizio - rileva l'istituto di Francoforte - per risanare rapidamente gli squilibri fiscali residui nei paesi dell'area e per accelerare l'aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine di posizioni di bilancio solide, incentrandosi sul contenimento della spesa». È dunque «essenziale», continua la Bce, che i paesi con disavanzo eccessivo «persistano nei loro sforzi di risanamento strutturale anche dopo la correzione».
Secondo l'istituto questi dovrebbero evitare «un allentamento prociclico della politica di bilancio» e lasciare agire, di norma, gli stabilizzatori automatici. Da parte della Bce c'è un richiamo alla prudenza, riferibile a tutta l'Eurozona, per le politiche relative alle retribuzioni del pubblico impiego che possono potenzialmente aggravare anzichè attenuare le fluttuazioni macroeconomiche.
Il 26,8% degli stipendi italiani finisce nel pubblico impiego
di Serena Danna
La spesa per il pubblico impiego in Europa ha rappresentato oltre il 20% dei redditi da lavoro dipendente nel periodo 1999-2006, una media che sale al 26,8% per l'Italia. È quanto emerge dal bollettino mensile della Banca centrale europea (Bce) che ha analizzato i salari nel settore della pubblica amministrazione della zona Eurolandia.
Germania e Spagna virtuose. La situazione presenta notevoli differenze: la Germania, che guida la crescita di Eurolandia, con il suo 14,9%, è il Paese che spende meno per gli stipendi della PA, seguono a poca distanza il Lussemburgo e i Paesi Bassi, mentre ruotano intorno al 20% Austria e Irlanda. Nota di merito per la Spagna che con il suo 20,8 % di spesa in salari destinati al settore pubblico, si conferma tra i paesi europei che hanno saputo dare un'impronta maggiormente riformatrice alle scelte di politica economica. In una posizione più scomoda, insieme all'Italia, spicca, invece, la Francia con il 25,6 per cento. Il dato va comunque inteso in senso peggiorativo, considerando l'importante investimento francese nel pubblico che riguarda anche settori molto forti dell'economia del Paese, come l'energia e le telecomunicazioni. Una situazione molto diversa da quella italiana, dove le liberalizzazioni nel settore energia e trasporti, per fare due esempi eclatanti, non hanno ancora avuto l'effetto di alleggerire il peso di salari e pensioni che grava sulle casse dello Stato.
L'Italia mostra una dinamica più allarmante anche sul fronte dell'incremento degli stipendi della pubblica amministrazione, che è stato nel periodo del 36,7% contro una media europea del 27,5 per cento. In questo caso c'è chi sta molto peggio di noi (+131% in Irlanda) ma l'andamento è ben superiore a quello segnalato per la Germania (+0,5%) e per la Francia (27,1%).
Il «tesoretto» italiano sia usato per risanare i conti. Francoforte invita l'Italia a dedicare interamente le extra entrate fiscali al risanamento dei conti pubblici. «Occorre sfruttare l'attuale periodo economico propizio - rileva l'istituto di Francoforte - per risanare rapidamente gli squilibri fiscali residui nei paesi dell'area e per accelerare l'aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine di posizioni di bilancio solide, incentrandosi sul contenimento della spesa». È dunque «essenziale», continua la Bce, che i paesi con disavanzo eccessivo «persistano nei loro sforzi di risanamento strutturale anche dopo la correzione».
Secondo l'istituto questi dovrebbero evitare «un allentamento prociclico della politica di bilancio» e lasciare agire, di norma, gli stabilizzatori automatici. Da parte della Bce c'è un richiamo alla prudenza, riferibile a tutta l'Eurozona, per le politiche relative alle retribuzioni del pubblico impiego che possono potenzialmente aggravare anzichè attenuare le fluttuazioni macroeconomiche.