Giovedì 18 giugno 2026
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Un vescovo francescano e i campesinos contro la deviazione di un fiume in Brasile

L'INFORMATORE · · 0 interventi
dal Gevam Onlus: www.gevam.it


BRASILE. Vescovo in sciopero della fame induce il presidente Lula a bloccare
i lavori di deviazione del fiume
Fonte: La Nuova Ecologia http://www.lanuovaecologia.it
Il presidente brasiliano ha interrotto fino a data da destinarsi la
costruzione di 720 chilometri di canali che devieranno il fiume Sao
Francisco. Ma per il vescovo Cappio, che ha già perso otto chili, il governo
è troppo insensibile
Lula ha ceduto, almeno in parte, allo sciopero della fame del vescovo
brasiliano, Luiz Flavio Cappio, oriundo vercellese, che da 22 giorni beve
solo acqua per protestare contro la deviazione del fiume Sao Francisco, i
cui lavori sono iniziati un anno fa per irrigare l'arido "sertao" del
nord-est del Brasile.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha interrotto fino a data
da destinarsi i faraonici lavori di costruzione di 720 chilometri di canali,
affidati all'esercito, che costeranno più di 2 miliardi di euro. Ed ha
inviato il suo capo di gabinetto, Gilberto Carvalho, a discutere col vescovo
francescano e con i vertici della conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) la
ripresa della realizzazione di un milione di cisterne nelle aree più
assetate del Pernambuco, Paraiba, Cearà e Rio Grande do Norte, messa nel
cassetto nel 2003.
Con questo escamotage il governo Lula, dopo avere fatto inutili pressioni
sul Vaticano per evitare lo sciopero della fame, tenta di promuovere una via
d'uscita onorevole per il vescovo 61/enne di Barra (Bahia) e per il
presidente.
Oggi per la prima volta monsignor Cappio non ce l'ha fatta a dire messa
nella cappella di San Francesco, a Sobradinho (Bahia), dove ha stabilito il
suo quartier generale. Lo sciopero della fame gli ha fatto già perdere otto
chili, ma il vescovo prosegue irriducibile il suo digiuno.
"La proposta del governo di fermare i lavori - ha detto Cappio - non è
dovuta all'esecutivo ma è stata imposta da una decisione giudiziaria. Il
governo Lula è troppo insensibile". È vero comunque che Lula ha mandato
anticipatamente in ferie natalizie fino al 7 di gennaio le migliaia di
soldati che stanno lavorando alla deviazione del "Velho Chico" (Vecchio
Cico), il fiume dell'integrazione nazionale, che a differenza del Rio delle
Amazzoni e del Paranà scorre tutto in territorio brasiliano. Il "presidente
operaio", di sinistra, ma da sempre vicino alla chiesa, vuole risolvere
entro quella data la spiacevole impasse imposta dal vescovo
italo-brasiliano.
La protesta, basata sui timori che la deviazione delle acque si trasformi
nella morte idrica del Sao Francisco, sta prendendo piede in tutto il
Brasile. A Sobradinho, il luogo dove il vescovo digiuna e inizia a
lamentarsi di cefalee e di pressione bassa (per combattere l'ipotensione
dovuta anche al forte calore dell'estate australe, le sue braccia vengono
immerse a distanza di ore nell'acqua gelata), un centinaio di persone è
impegnata in una veglia presso l'albero sotto cui il francescano riposa.
A Manaus, la capitale dell'Amazzonia, una ventina di persone hanno iniziato
ieri un digiuno di appoggio a monsignore Cappio. Lo stesso è successo a
Porto Alegre, nell'estremo meridione del paese. A Brasilia contadini legati
a movimenti come Via Campesina e dei "sem terra", hanno organizzato una
protesta di fronte al palazzo presidenziale del Planalto.
Lula ha ribadito comunque che le opere di deviazione del fiume, fiore
all'occhiello del suo secondo mandato, devono continuare ad ogni costo.
Cappio ha respinto l'invito a interrompere "il gesto estremo", proveniente
dalla Santa Sede. "Io devo obbedienza solo al Papa Benedetto XVI - ha
scandito il vescovo di Barra - La lettera del Vaticano è solo una richiesta
generica che io non accetto".



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